# "dt à

“SUPPLEMENTO AL BOLLETTINO DELLA SOCIETÀ ENTOMOLOGICA ITALIANA

MEMORIE | SOCIETÀ ENTOMOLOGICA = ITALIANA

FONDATA NEL 1869 - ERETTA IN ENTE MORALE CON R. DECRETO 28 MAGGIO 1936

NOLONMNESASSXVIL#.1958

PASCICOLO of

Pa SE de Se, are

ge POL a teme,

ta NON 2. st Pn PAR Dr on 4 i LI E À >, SME ESI AA?

|

\ ioni ine \ JUL <UUò

SE La | i D Sia m) Cc S So" oh er se fd N TA Ne | = Vs: we Mann. RP e si

ur

Sede della Societä Genova Via Brigata Liguria, 9

Pubblicato col contributo del Consiglio Nazionale delle Ricerche

GENOVA FRATELLI PAGANO. - TIPOGRAFI EDITORI 1958

SOMMARIO

BINAGHI G, - Sulle variazioni di colore e di grandezza in una popolazione a biotopo definito di Phymatodes testaceus L.(Indagini statistiche e con: siderazioni) (Col. Cerambycidae). (20-3-1958)

BinacHı G. - Leopoldo Cercasi (15-6-1958)

Mariani G. - Revisione delle ‘specie italiane di Geotrupes subgen. Trypo- copris a (Col. Lamell, - Geotrupinae) (15-6-1958)

Parenti U. - Una nuova specie italiana di Leucoptera Hb, A

Cemiostomidae). (15-6-1958)

=e

MACKAUER M. - Eine Content tent boule aus dem noerdlichen Sizilien (Coleopt. Scarabaeidae), (16-6-1958)

RoncHETTI G. - Ricerche sull’attività insetticida dell’iridomirmecina (18-

(7-1958)

9

Pomp C.B. e Aıtken T.H.G. - Records of Tabanidae from Sardinia and Corsica (21-11-1958) |

Berio E. - Un impianto per la determinazione rapida delle entità tasso- -nomiche (21-11-1958)

La data che segue i titoli è quella di pubblicazione dell’estratto.

Dott. FELICE CAPRA - Direttore responsabile

BEGOGISTRATD AL'CPRIBOU NACL BODE GEN O VA CAL EN NET 0 TA LU GE tO

FRATELLI PAGANO - TIPOGRAFI EDITORI - Via Monticelli, 11

20

46

98

1949)

GENOVA

, STAMPATO IN ITALIA

ME MO RIE

DELLA

SOCIETÀ ENTOMOLOGICA ITALIANA

EUR

Dr PURE

SUPPLEMENTO AL BOLLETTINO DELLA SOCIETÀ ENTOMOLOGICA ITALIANA

MEMORIE

DELLA

SOCIETÀ ENTOMOLOGICA

ITALIANA

FONDATA NEL 1869 - ERETTA IN ENTE MORALE CON R. DECRETO 28 MAGGIO 1936

VOLUME XXXVII - 1958

Sede della Società

Genova Via Brigata Liguria, 9

GENOVA FRATELLI PAGANO = TIPOGRAFI EDITORI 1958

G. BINAGHI

Osservatorio per le malattie delle Piante di Genova Direttore Prof. Giuseppe Jannone

SULLE VARIAZIONI DI COLORE E DI GRANDEZZA IN UNA POPOLAZIONE A BIOTOPO DEFINITO DI : PHYMATODES TESTACEUS L, |

(INDAGINI STATISTICHE E CONSIDERAZIONI) (Col. Cerambycidae)

Tra i Cerambicidi pertinenti alla coleotterofauna europea, il Phymatodes

testaceus L. (1758) è la specie che dal punto di vista cromatico presenta la più accentuata variabilità, che si manifesta prevalentemente mediante un policromt- smo nel quale, come è noto, entrano in giuoco i colori nero, bruno, giallo, azzur- _ ro, verdastro e rosso. Infatti nell’ambito di una stessa popolazione si possono avere, in linea di massima, individui presentanti le seguenti principali combinazioni

di colori (Tav. 1): a) individui totalmente bruni;

b) » bruni con elitre più o meno estesamente colorate di nero-az- zurrognolo;

c) individui neri con elitre brune; d) » bruno rossicci con elitre azzurre o verdastre;

e) » con pronoto bruno-rossiccio pil 0 meno estesamente invaso dal nero, con elitre azzurre o verdastre;

f) individui neri o nero-azzurrognoli con elitre azzurrognole;

» neri o nero-azzurrognoli con elitre azzurrognole ed addome giallo-bruno. |

In altre specie di Cerambicidi europei, come p. es. presso la Leptura (Stran- galia) revestita L. e pubescens F. la variabilità cromatica è limitata al giuoco di due soli colori (nero e bruno o nero e giallo-rossiccio) con un dicromismo in linea di massima vincolato al sesso (dicromismo sessuale).

Un altro tipo di dicromismo si manifesta nell’ Aromia moschata L., ove si hanno individui con tegumenti di colore cupreo se lo sviluppo larvale si è deter- minato nel legno dei Salix alba e fragilis, mentre si hanno individui a tegumenti di colore verde intenso o verde-azzurro se le larve si sono sviluppate nel legno di Salix viminalis (dicromismo alimentare).

Sempre nell’ambito della stessa specie si nota altresì un dicromismo raz- ziale costituito dalla comparsa nelle popolazioni meridionali e dell’estremo oriente di aree rossastre nella regione pronotale (dicromismo geografico).

In altre specie ancora, la variabilità non rientra nel ruolo vero e proprio dei valori cromatici, ma essa è data da variazioni di disegno interessanti specialmente la superficie elitrale, disegni che, secondo schemi fissi per ogni specie, si estendono

6. G. BINAGHI

o si riducono come nell’Evodinus interrogatioms L., Evodinellus clathratus F., Rosalia alpina L., Neoclytus acuminatus F., Purpuricenus budensis Goeze e Kaeh- leri L. |

Il prof. G. Müller, che in varie riprese si è occupato della variabilità del Phymatodes testaceus (1), ha riscontrato che la variabilità cromatica subisce oscil- lazioni in rapporto alla distribuzione geografica della specie. Egli osserva un gra- duale annerimento delle zampe e delle antenne, come pure del protorace, pro- cedendo dal sud al nord e dalle zone litoranee a quelle dell’entroterra montano. Egli, analizzando la specie sotto questo punto di vista precisa: « Gli esemplari dell'Europa sudorientale hanno quasi sempre le zampe, le antenne ed anche il protorace giallo-rossiccio; essi costituiscono, specialmente in Dalmazia, nel Mon- tenegro ed in Grecia una razza ben definita, alla quale spetta il nome di ssp. similaris Küst. Il colorito delle elitre non ha invece importanza geografica; esso può variare tra gli individui del similarıs nel medesimo sito ».

« Nei paesi al nord delle Alpi predominano le forme variabilis e fennicus, coi femori, le antenne e spesso anche il pronoto anneriti. Anche queste forme, sebbene frammiste in certe zone di passaggio a singoli esemplari del similaris, presentano altrove una tale costanza o predominanza di colorito, da potersi con- siderare come una forma o razza geografica caratteristica delle regioni nordiche e montane ).

Tali precisazioni sono il risultato di indagini comparate estese a materiali provenienti da varie località e, dal punto di vista biologico, presentano un valore generico, avente il merito di suscitare e giustificare una più precisa indagine su un biotopo definito. Non mi risulta infatti che, allo scopo di formulare indici di comparazione più esatti, sia stato redatto uno studio inteso ad analizzare una sin- gola popolazione sfarfallata da larve sviluppatesi nel legno di una determinata essenza e su un’area ristrettissima, ricavando con criterio statistico, le percentuali di frequenza di ogni singola forma cromatica sulla scorta di una grande serie di individui che per gli scopi indicati si è ritenuto di non poter limitare ad un numero inferiore ai mille esemplari.

Profittando di una particolare circostanza che ha consentito di radunare ap- punto una tale numero di individui ed ı relativi dati ecologici, e invogliato in tale studio dal mio Direttore prof. Giuseppe Jannone, cerco nella presente memoria di completare i dati raccolti dal Müller elaborando le basi di una indagine condotta con criterio statistico le cui risultanze, espresse in dati numerici sufficientemente approssimati, possano essere comparativamente utilizzati da altri ricercatori ed in altre regioni allo scopo di orientare le indagini sulla variabilità del Phymatodes testaceus su basi biologicamente più circoscritte e meglio definibili. Infatti il presente studio viene integrato coi dati relativi sia alla frequenza dei sessi rispetto ad ogni singola forma cromatica costituente la popolazione investigata, sia coi dati relativi alla statura, tenuti naturalmente distinti tra maschi e femmine, con valori che vengono espressi mediante grafici opportunamente elaborati.

Essendo stato accertato che le larve del Phymatodes testaceus possono svi- lupparsi, oltre che nel legno di Rovere (essenza prediletta), anche in quello di

(1) MÜLLER J. - Ueber einige europäische Bockkäfer (Cerambycidae) - Coleopterologisches Centralblatt, Bd. I, H. 5/6, pp. 310-315, Berlin-Mariendorf, 1927 (Phymatodes testaceus) pp. 310-313.

I Coleotteri della Venezia Giulia - Vol. II (Cerambycidae, Chrysomelidae, Bruchidae) pp. 685, Trieste 1949-1953.

VARIAZIONI DI PHYMATODES TESTACEUS +

Faggio, di Castagno, Carpino, Olmo, Pruno domestico, di Melo, sulla vite, etc., ritengo sia indispensabile, ai fini comparativi, che le eventuali nuove indagini prendano in considerazione solo popolazioni sfarfallate sicuramente da una delle predette specie botaniche. Ciò allo scopo di accertare se per caso, eventuali in- fluenze del substrato trofico possano interferire nella ricorrenza delle forme cro- matiche come è stato rilevato p. es. nella Aromia moschata di cui si è fatto cenno nelle precedenti righe.

Per quanto si riferisce alla interpretazione tassonomica delle varie forme, in linea di massima, mi sono attenuto alla nomenclatura proposta dal Müller nella sua opera sui Cerambicidi della Venezia Giulia (1949-1953 p. 127) ove discrimina sinteticamente in tabella le forme cromatiche meglio caratterizzate di questa specie.

Nel corso delle operazioni intese a separare le varie forme cromatiche ricor- renti nella popolazione presa in esame e raggruppate indiscriminatamente durante lo sfarfallamento, si è ovviamente proceduto in un primo tempo a raggruppare quelle meglio caratterizzate, cioè quelle riferentesi alle forme Phym. testaceus f. tipica, f. praeustus, f. dimidiatipennis, f. similaris, f. analis, f. variabilis e f. vio- laceoniger. Al termine di tale disamina sono rimasti indeterminati n. 90 individui ‘pertinenti a forme cromatiche non ben definite, presentanti cioè caratteri in- termedi tra le forme testaceus tipico, praeustus e analis, forme che, data la loro li- mitata caratterizzazione, non sono state prese in considerazione dal Miiller nella sua tabella, ma che nel presente studio, ricorrendo nella non trascurabile misura del 9%, si sono dovute debitamente conteggiare. Per l’identificazione tassonomica di tali forme sono ricorso alla consultazione della tabella redatta dal Depoli e riportata dal Porta nel suo « Supplementum II - Fauna Coleopterorum italica » pp. 276-277. Sulla scorta di tale tabella è stato possibile riferire la predetta serie di individui in parte alla f. semiflavus Fleisch. ed in parte alla f. marginalis Fleisch. Trattandosi però di forme tra di loro assai poco differenziate dal punto di vista cromatico e dotate di passaggi intermedi, allo scopo di contenere entro limiti di modesta entità la valutazione soggettiva delle varie forme, ho ritenuto utile, ai fini della elaborazione del calcolo, considerarle unitamente come facenti parte di un unico complesso.

Il materiale utilizzato per il presente studio è stato raccolto a Genova e pro- viene da una catasta di legna da ardere depositata nello scantinato dello stabile ove ha sede l'Osservatorio per le malattie delle Piante, costituita da pezzi di legno di Roverella (Quercus pubescens) con corteccia del diametro medio di cm. 5 e della lunghezza di cm. 25-30. Trattasi di legname proveniente da Gremiasco nel comune di San Sebastiano Curone in provincia di Alessandria (m.s.m. 395), ottenuto dall’abbattimento di piante di 8-12 anni facenti parte di un ceduo. Il taglio di sfoltimento ha avuto luogo nei mesi di Settembre-Ottobre del 1955. Il legname ottenuto è stato trasportato e depositato nel cortile di una casa colonica a S. Sebastiano Curone, ove esso è rimasto per la stagionatura sino al mese di Ottobre- Novembre del 1956, epoca nella quale fu trasportato a Genova, conveniente- mente segato in pezzi e sistemato come detto.

La raccolta degli adulti ha avuto inizio il 14 Giugno 1957 e si è protratta sino al 7 Luglio successivo. Entro tale periodo sono stati radunati poco più di 1000 individui, dei quali esattamente 1000 sono stati poi utilizzati per l’elabo- razione del presente studio e riferiti alle 8 forme cromatiche qui appresso singo- larmente analizzate.

8 eo G. BINAGHI

a) Phymatodes testaceus f. typica L. (Tav. I, fig. a)

Zampe ed antenne interamente giallo-rossicce. Elitre completamente brune con pubescenza giallognola. Corpo bruno-rossiccio, il metasterno nella femmina di solito parzialmente nero, nel maschio anche l’addome annerito. Il capo bruno- rossiccio, nel maschio talvolta parzialmente annerito (Küsteri Dep. 1940 = subtestaceus Plav. 1934).

Dee 0 0

6 710910 11 14 13 1615 40

3

OS a _ Nn YS a mn wa o

5 4 3 2 1 0) m

mm. BIO MTS LEE IS M0 m

OPS 9 2.1.2 OB MB

Fig. I - Diagrammi dell’andamento della statura dei maschi e delle femmine di Phymatodes te-

staceus L. pertinenti ad una popolazione sfarfallata da tronchi di Roverella. Sulle ascisse figurano

i valori della statura espressa in millimetri con un divario tra un valore e l’altro di mezzo milli-

metro; sulle ordinate il numero di individui pertinenti ad ogni singolo valore. Per i maschi uso

una linea’ piena, per le femmine una linea tratteggiata. - a Phym. testaceus f. tipica, b f. ra stus F., c f. dimidiatipennis Chevr.

A questa forma cromatica, intesa nei termini predetti proposti dal Müller in l.c., sono stati attribuiti 109 individui e precisamente 25 maschi ed 84 femmine con un rapporto tra i sessi dell’1:3,3 e perciò con una netta prevalenza femminile. Il tasso di frequenza della forma in discussione nella popolazione studiata è del

1000

I dati relativi alla statura vengono rappresentati nel diagramma della fig. I, a. La lunghezza é stata misurata dal vertice del capo all’estremita del pigidio in po- sizione normale, come di consuetudine.

In questa forma cromatica i valori relativi alla statura oscillano da un mi- nimo di mm. 8 ad un massimo di mm. 16 per le femmine e da un minimo di mm.

VARIAZIONI DI PHYMATODES TESTACEUS 9

8,5 ad un massimo di mm. 14,5 per i maschi. Nei maschi la lunghezza più fre- quente è di mm. 12,5 e spetta a 4 individui, mentre nelle femmine è di mm. 13; lunghezza che è stata riscontrata su 19 individui.

b) Phymatodes testaceus f. praeustus FE... (Tay. 1, fio db)

Zampe ed antenne interamente giallo-rossiccie. Elitre brune con l’apice nero-azzurrognolo. I restanti caratteri come nella forma precedente. Capo rosso oppure parzialmente annerito (Mülleri Dep. = subpraeustus Plav.). i

A questa forma sono stati riferiti 102 individui e precisamente 52 maschi e 50 femmine con un rapporto tra i sessi dell’1:0,96. Il tasso di frequenza di questa forma cromatica nella popolazione è del 10,2%. |

Come risulta dalla lettura dei dati espressi nel diagramma della fig. I, b, i valori relativi alla statura di questa forma cromatica, oscillano dagli 8 ai 15 mm., statura quest’ultima raggiunta solo dalle femmine. I valori che ricorrono con mag- giore frequenza sia nella serie maschile sia nella serie femminile sono di mm. 11,5-12.

Nelle femmine si ha inoltre un notevole numero di individui di elevata statura oscillanti cioè tra i mm. 13,5 ed i 15 mm., mentre nei maschi la statura mas- sima è solo di 13 mm.

c) Phymatodes testaceus f. dimidiatipennis Chevr. (Tav. I, fig. c)

Caratteri cromatici come nella forma precedente; si distingue per una mag- giore espansione della colorazione azzurrognola sulle elitre che occupa la metà apicale con tendenza ad espandersi anche verso la base.

Müller (l.c.) iscrive questa forma cromatica nel gruppo del praeustus. Nella popolazione analizzata essa però presenta caratteri di immediato rilievo che risultano apprezzabili alla stessa stregua di quelli che caratterizzano le forme testaceus tipico, similaris, analis, variabilis e violaceoniger, per cui ritengo utile considerarla, dal punto di vista tassonomico, sullo stesso piano delle forme dianzi riferite. Trattasi solo di 6 femmine, corrispondenti, nella popolazione controllata, ad un tasso di frequenza dello 0,6%.

La loro statura oscilla da un minimo di mm. 12,5 ad un massimo di mm. 13,5 con l'andamento dettagliato nel diagramma della fig. I, c.

Nel corso del presente studio è questo l’unico caso in cui di una forma cro- matica sono state riscontrate solo femmine; non mi è stato possibile reperire dei maschi, che, d’altronde sono conosciuti per popolazioni di altre provenienze.

d) Phymatodes testaceus f. similaris Küst. (Tav. I, fig. d)

Zampe ed antenne interamente giallo-rossiccie. Elitre completamente az- zurre o verdastre, con pubescenza scura, talvolta la pubescenza gialla (ab. ful- vipilis Mill. 1927), in tal caso spesso anche il margine suturale e laterale rossicci verso la base. Regioni anteriori del corpo di solito rosse, talvolta il capo ed il pronoto parzialmente anneriti; il metasterno od anche ilmesosterno neri; l'addome del maschio nero con l’apice rosso (similarıs Küst.) quello della femmina comple- tamente rosso (Sellae Kraatz).

A questa forma intesa nell’esteso significato dianzi riferito e proposto dal Müller in l.c., vanno attribuiti 186 individui, pari al 18,6% della popolazione in- vestigata. Tale lotto è costituito da 19 maschi e dal 167 femmine con un rapporto dei primi rispetto alle seconde dell’1:8,78. Trattasi di una forma cromatica con una .netta prevalenza femminile.

10 G. BINAGHI

Per quanto si riferisce alla statura della form: si hanno le oscillazioni espres- se nel diagramma della fig. II, d. Le stature minime per le femmine cadono su valori di mm. 8, nel mentre le massime raggiungono 1 mm. 16, con fenomeni di nanismo e di gigantismo interessanti un limitato numero di individui più o meno eguale ai due estremi. Le stature più ricorrenti sono di mm. 12,5-13-13,5. Nei pochi maschi attribuiti a questa forma si ha una oscillazione tra i mm. 8,5 ed 1 13 con un maggior numero di individui aventi statura di mm. 12.

29 24 eo 22 21 21 20 20 19 19 18 18 | 17 17 16 16 15 15 14 14 13 13 12 12 11 11 10 10 9 9 8 8 7 7 6 6 5 5 4 4 3 3 2 2 1 1 0 0 mm. DPR 011121971415 10 mm. 6 7: 10.951011. Te 4d 96. 0 16

Fig. II - Diagrammi dell’andamento della statura dei maschi e delle femmine di Phymatodes testaceus L. pertinenti ad una popolazione sfarfallata da tronchi di Roverella; d f. similaris Küst., e f. analis Redt.

e) Phymatodes testaceus f. analis Küst. (Tav. I, fig. e)

Zampe ed antenne totalmente nere. Elitre completamente brune con pube- scenza gialla. Il resto del corpo nero; soltanto la fronte e gli ultimi tre uriti bruno- giallognoli; oppure anche l’addome completamente nero (nigricollis Muls. 1839, fulvipennis Reitt. 1922, nigriventris Rag. 1924).

A questa forma intesa nei limiti predetti ed assegnati ad essa dal Müller in l.c., vanno riferiti 195 individui e precisamente 156 maschi e 39 femmine con un rapporto dell’1:0,25 tra maschi e femmine. Trattasi di una delle forme cro- matiche meglio definite e più frequenti nella popolazione qui presa in esame in- cidendo la sua ricorrenza nella misura del 19,5%. Contrariamente a quanto è

VARIAZIONI DI PHYMATODES TESTACEUS 11

stato rilevato per la forma similaris, in questo caso si ha una netta prevalenza ma- schile. Dal punto di vista della colorazione dell’addome si nota nelle femmine la presenza di individui ad addome bruno-giallastro e di altri ad addome nero come nei maschi. |

Nel diagramma della statura rappresentato nella fig. II, e, 1 valori più frequenti sono di mm. 10,5 per i maschi e di mm. 12-12,5 per le femmine. I nanismi sono costituiti, nella serie maschile, da 4 individui di mm. 7,5 e da un individuo di mm. 8,5 nella serie femminile, nel mentre i gigantismi rispecchiano valori di mm. 14,5 sia per i maschi che per le femmine, statura alla quale si ri- feriscono un maschio e tre femmine.

f) Phymatodes testaceus forme semiflavus Fleisch. e marginicollis Fleisch. (Tav. I, fig. f)

Zampe ed antenne almeno parzialmente annerite. Elitre completamente bru- ne con pubescenza gialla. Capo più o meno infumato di nero. Pronoto interamen- te rossastro (semiflavus) o scuro con margini rossastri (margimcolhs). Addome per lo più nero nei maschi, giallastro nelle femmine, in alcuni individui nero come nei maschi. 2

A tale diagnosi sono stati attribuiti 90 individui presentati dal punto di vista cromatico caratteri incerti e privi di immediato risalto. ‘Trattasi di una serie spuria che si presume sia il prodotto della ibridazione delle forme testaceus tipi- co, praeustus e analis, e cioè di forme aventi prevalentemente i tegumenti di co- lore bruno o giallo-bruno dove i colori risultano ben definiti e distribuiti su aree delimitate.

Tale serie è costituita da 40 maschi e da 50 femmine e rappresenta il 9% della popolazione con un rapporto tra maschi e femmine dell’1:1,25.

I dati relativi aile stature dei maschi e delle femmine di tale complesso, espressi nel diagramma della fig. III, f, presentano un andamento del tutto parti- colare che non trova riscontro con quelli ricavati dalle altre forme cromatiche. Trattasi di un andamento privo di correlazione tra maschi e femmine e tale da avvalorare l’ipotesi in precedenza formulata intesa a supporre che la serie in discussione costituisca il prodotto della ibridazione delle forme dianzi specificate. Infatti l'andamento della statura dei maschi oscilla entro limiti di mm. 7 a mm. 12,5, con maggiore frequenza di individui aventi statura di mm. 9,5 mentre nelle fem- mine il margine è molto più lato ed oscilla dai mm. 7,5 ai mm. 16 in cui la sta- tura più ricorrente è data da individui di mm. 13.

g) Phymatodes testaceus f. variabilis (L.) Ganglb. (Tav. I, fig. g)

Zampe ed antenne almeno parzialmente annerite. Elitre completamente az- zurre con pubescenza normalmente scura, di rado gialla (ab. Kanabei Dep. 1940 = fulvotectus Heyr. Casopis 1946, 2); pronoto normalmente rosso, la clava dei fe- mori annerita, anche gli articoli delle antenne più o meno anneriti all’apice. Metasterno, spesso anche il mesosterno, nero; addome rosso (femmina), o nero con l’apice di solito rossiccio (maschio).

Gli individui riferiti a questa forma cromatica presentano tutti la regione discale del pronoto nera ed i lati rossi, carattere che conferisce loro un aspetto particolare. Solo in due femmine il pronoto è interamente rosso. Trattasi di 88 individui di cui 67 maschi e 21 femmine con un rapporto dell’1:0,31 tra maschi e femmine ed una incidenza della forma nella popolazione dell’8,8%. Anche in questo caso, come nella forma analis e nella forma violaceoniger, che verrà trat-

12 G. BINAGHI

tata nel prossimo capoverso, sebbene con diverso rapporto, la prevalenza si ma- nifesta sulla linea maschile.

L'andamento della statura è rappresentato nel diagramma della fig. III, g. La statura minima nei maschi è di mm. 7, mentre la massima è di mm. 15,5; le maggiori frequenze cadono sul valore di mm. 10,5. Nelle femmine la statura oscilla da un minimo di mm. 9 ad un massimo di mm. 14,5 con maggiore fre- quenza di individui aventi statura di mm. 9,5. In questa serie 1 casi di nanismo e di gigantismo si manifestano nella linea maschile ed interessano più o meno uno stesso limitato numero di individui.

\ e x

12 12 11 11 10 10 9 9 8 8 7 7 6 6 =) 5 4 4 3 3 2 2 1 1 0 | 0 mm. Ce Mea} 9 1051490 RE NC TEE 46 mm 04. 069.10 TT IZ A AG 1506

Fig. III - Diagrammi dell’andamento della statura dei maschi e delle femmine di Phymatodes testaceus L. pertinenti ad una popolazione sfarfallata da tronchi di Roverella: f forme semiflavus Fleisch. e marginicollis Fleisch., g f. variabilis (L.) Ganglb.

h) Phymatodes testaceus f. violaceoniger Kanabé (Tav. I, fig. h)

Zampe ed antenne interamente nere. Elitre azzurro-cupo con pubescenza scura o brunastra. ‘Tutte le restanti parti del corpo nero-metalliche ad eccezione di una stretta fascia disposta al margine posteriore degli ultimi tre sterniti vi- sibili, delle anche e dei trocanteri che risultano di colore bruno. In alcuni casi anche l’intera regione addominale della femmina è di colore bruno-giallastro.

Questa forma cromatica, seguendo il criterio adottato dal Müller nella sua tabella, rientra nel complesso del fennicus (L.) Ganglb. - Nella popolazione in esame essa presenta costantemente i caratteri cromatici in precedenza specificati, che le conferiscono un aspetto ben definito ponendola sullo stesso piano delle forme cromatiche sin qui discriminate. Ad essa si riallacciano 224 individui, corrispondenti a circa un quarto della popolazione, con un tasso di ricorrenza del 22,4%, che è il maggiore riscontrato. Tale serie è costituita da 209 maschi e sol- tanto da 15 femmine, con un rapporto tra i sessi dell’1:0,07. Trattasi di una forma a netta prevalenza maschile, in una misura ancora più accentuata di quella riscon- trata per la f. analıs, ove il rapporto tra maschi e femmine è dell’1:0,25.

x

Il diagramma relativo alla statura di questa forma è rappresentato nella fig. IV,-h; esso presenta, nel suo complesso, un netto andamento unimodale con

VARIAZIONI DI PHYMATODES TESTACEUS 13

parallelismo, nella serie maschile, tra gli individui pertinenti a basse stature con quelli pertinenti alle maggiori stature. Il divario della statura nei maschi oscilla da un minimo di 6,8 mm. ad un massimo di mm. 15,5 con maggiore frequenza di

32 317 30 29 28 27 26 <5 24 23 ze

PONS I a

a> Sq MAS RA OS Ao Cae Be i ON.

_ N)

DEE a Sa Le

Mich TS 0 mm. 6: 7,8: 9 MN 1213.14 15°16

=

Fig. IV - Diagrammi dell’andamento della statura dei maschi e delle femmine di Phymatodes

testaceus L. pertinenti ad una popolazione sfarfallata da tronchi di Roverella: h f. violaceoniger

Kanabe. - : diagramma dell’andamento della statura dei maschi e delle femmine del lotto costituito da 1000 individui.

individui di mm. 10. Nelle poche femmine pertinenti a questa forma cromatica, per contro, la statura oscilla dagli 11 ai 14 mm. con maggiore ricorrenza di indi- vidui di mm. 13.

14 G. BINAGHI

ENTITA E NATURA DEI DANNI INDOTTI DAL PHYMATODES TESTACEUS

Il danno indotto da questa specie al legname è costituito dalle escavazioni che vengono praticate dalla larva nei vari suoi stadi di sviluppo, fig. V. Nelle infestazioni massive, qualora il Phymatodes si sia insediato, come nei casi più ricorrenti, nella legna da ardere di Rovere o di Roverella con corteccia, il danno

Fig. V - Porzione di tronchi difRoverella provenienti da S. Sebastiano Curone danneggiati da

Phymatodes testaceus L. (ridotti di circa un terzo). - A Porzione di tronco scortecciato mostrante le

gallerie e le celle pupali scavate dalle larve nel legno, dopo aver raggiunta la maturità. - B Por- zione di tronco con corteccia mostrante i fori di uscita degli adulti.

VARIAZIONI DI PHYMATODES TESTACEUS 15

prodotto dall’attivita alimentare delle larve si riflette in una diminuzione del peso e quindi nella minore resa in calorie. Pure il legname da opera infestato da questo Cerambicide è soggetto ad un sensibile deprezzamento per danno di natura tecno- logica, dovendosi eliminare la zona periferica del tronco per uno spessore di al-

meno 2 cm., zona che risulta interessata dalle gallerie scavate dalla larva matura del Phymatodes.

Fig. VI - Serie successive di sezioni trasversali di tronco di Roverella proveniente da S. Seba- stiano Curone, mostranti gallerie scavate dalla larva matura del Phymatodes testaceus L. nellegno, atte a dimostrare la natura e la profondità dell’escavazione (Ridotti di circa un terzo).

Nei primi stadi di sviluppo le larve vivono nella regione subcorticale e cam- biale del tronco, ove praticano delle escavazioni larghe e piatte che riempiono di rosume e di deiezioni. Raggiunti stadi di sviluppo più avanzati penetrano nel legno ove scavano gallerie del diametro di 3,3-4 mm. con un andamento che di norma si presenta parallelo all’asse del tronco, fig. V, a. Raggiunta la maturità dirigono l’escavazione prima nel senso normale all’asse del tronco, ripiegandola poi ad uncino, galleria che penetra nel legno per una profondità di 7-10-17 mm. (Fig. VI), allo scopo di trasformarsi in pupa in un substrato più resistente di quello rappre- sentato dagli strati profondi della corteccia e che offra quindi una maggiore pro- tezione al delicato stadio raggiunto dall’insetto. Sono quindi le larve mature che in Maggio-Giugno producono al legname il danno più rilevante.

Gli sfarfallamenti degli adulti iniziano di solito verso la fine di Maggio e si protraggono per tutto Giugno sino ai primi giorni di Luglio. Gli adulti nel fuoriuscire praticano nella corteccia dei fori nettamente circolari del diametro di mine he Virb;

La femmina del Phymatodes testaceus depone le uova sulla corteccia delle piante deperienti, su quelle morte di recente o su altre tagliate da poco, predili-

16 G. BINAGHI

gendo i tronchi a superficie scabrosa senza però fare discriminazione dei tronchi o dei rami in relazione al loro diametro o all’età dei soggetti. La femmina depo- nente ricerca solo corteccia presentante un determinato grado di freschezza, atto a garantire favorevoli condizioni del libro per lo sviluppo delle larve. Le larve a volte sono così affollate sotto la corteccia dei tronchi o dei rami intensa- mente colpiti che, a causa del ravvicinamento delle gallerie scavate nel libro, la corteccia stessa si solleva con molta facilità.

Non ho dati relativi al tempo impiegato dalla larva per raggiungere il suo completo sviluppo. Posso solo rilevare che procedendo verso la meta. del mese di Settembre 1957, allo scortecciamento dei pezzi di legno di Roverella da cui erano sfarfallati in Giugno gli adulti di Phymatodes utilizzati per l'elaborazione del presente lavoro, sono state rinvenute nella zona del libro ancora numerose larve della lunghezza media di 11 mm., in piena attività alimentare. Il che fa presumere che la deposizione sia avvenuta scalarmente nel tempo e quindi che anche lo sviluppo postembrionale sia stato scalare. Non penso che vi siano diversità di acceleramento di sviluppo tra le varie forme, dato che quelle raccolte sono sfar- fallate nello stesso intervallo di tempo.

CONSIDERAZIONI SUI RISULTATI STATISTICI DELLE INDAGINI

Sulla popolazione entomatica di Phymatodes testaceus sottoposta alle inda- gini analitiche già citate nel testo e riguardanti la frequenza delle varie forme cromatiche, la statura corporea dei vari gruppi, i rapporti tra 1 sessi nell’ambito delle diverse forme, l’unicità geografica e trofica della sua origine, la brevità del periodo di sfarfallamento che non ha esaurito tutto il carico di individui vi- venti nel legno, etc., si possono fare alcune considerazioni riassuntive e discutere i risultati ottenuti allo scopo di inquadrare meglio le finalità del lavoro.

- Dal punto di vista degli indici di frequenza delle forme cromatiche, la fisionomia della popolazione investigata di 1000 individui viene ad essere così espressa:

Rapporto Percentuale di Forme cromatiche ie op tra dd Totale | frequenza del- es Sg ere) pi parziale |le forme nella 3 BT. Bm popolazione a) testaceus f. tipica 25 84 TNA 109 10,9% b) f. praeustus Fab. 52 50 1: 40,06 102: | 10,2% c) f. dimidiatipennis Chevr. "a 6 er 6 0,6% d) f. similaris Küst. 19 167 go, 186 18,6% e). f. analis Redt: 156 39 I : 0,25 195 19,5% f) f. semiflavus Fleisch. + 40 50 r 21,25 90 9,0% f. marginicollis Fleisch. g) f. variabilis (L.) Glb. 67 i Ps Oat 88 8,8% h) f. violaceoniger Kanabé 209 15 E 0,07 224 22,4% TOTALI | 568 432 1.2.0768 1000 100,0% |

Come si nota dal suddetto specchietto e dalla espressione grafica rappresen- tata nell’istogramma della fig. VII, le forme violaceoniger, analis e similaris, che sono comparse nella popolazione rispettivamente con indici di frequenza del

VARIAZIONI DI PHYMATODES TESTACEUS | hi

22,4%, 19,5% e 18,6%, hanno dato il tono fondamentale a tutto il gruppo, tono che è stato possibile scindere subito, essendo le tre forme suddette le meglio caratterizzate dal punto di vista cromatico.

210 200 190 160 1

170 ae 160 =

150

140

130

120 =: 110 100 90 80 70 60 50 40

UAN (qin Kal)

| |

A ve

he

| Î |

| ul, lle

| \

ly fi

( I

| |

| | { hi ll

| An 4 (] N sli ‚| n

(| 1 di

IS) EE eri © | [4/1

MU? RE tr À

Mi

Fig. VII - Istogramma della popolazione di Phymatodes testaceus L. sfarfallata da tronchi di

Roverella in rapporto alla costituzione numerica delle varie forme cromatiche ed alla ricorrenza

dei sessi nell’ambito di ogni singola forma. a Phymatodes testaceus f. tipica, b f. praeustus F., c f.

dimidiatipennis Chevr., d f. similaris Küst., e f. analis Redt., f forme semiflavus e marginicollis Fleisch., g f. variabilis (L.) Ganglb., h f. violaceoniger Kanebe.

In tutto il gruppo, poi, sono comparse in minore entità delle forme facil- mente confondibili a prima vista fra di loro, ma che è stato possibile isolare e determinare dopo opportuna preparazione ed esame. Esse sono:

f. testaceus tipico con il 10,9% » praeustus NU 1027 » semiflavus + marginicollis >». RO » vartabilis a sols «5/7 » dimidiatipennis IMRE Diani; LA

La più rara, come appare evidente, si è dimostrata la forma dimidiatipen- nis, della quale sono stati riscontrati appena 6 individui su 1000. Ciò non esclude però che in altre popolazioni di origini più o meno lontane da quelle di provenienza del materiale di questo studio, non possa verificarsi l'opposto e cioè che la di- midiatipennis diventi la più frequente o tra le più frequenti, mentre la violaceo- niger diventi la più rara o tra le più rare.

18 G. BINAGHI

E poichè dal punto di vista genetico vi è una assoluta interdipendenza tra le varie forme, dato che esse si accoppiano indifferentemente l’una con l’altra, si pensa che la maggiore o minore frequenza di una forma cromatica rispetto all’al- tra sia dovuta alla dominanza numerica sempre di una forma rispetto all’altra; le forme cromatiche meno rappresentate derivano probabilmente da combina- zioni genetiche più rare nel giuoco dell’eredità dei caratteri. Sarebbe interessante da questo punto di vista catturare popolazioni della stessa entità numerica pro- venienti da legno di Roverella della medesima località e per vari anni successivi (ciò che non è molto facile), allo scopo di poter vedere se gli indici di frequenza delle varie forme cromatiche si mantengono costanti o subiscono delle variazioni in rapporto ad altri fattori che non siano soltanto quelli insiti nel gene.

- La soprariportata e discussa fisionomia di frequenza delle varie for- me nella popolazione studiata di Phymatodes testaceus può subire profonde modi- ficazioni a seconda delle regioni, come si può rilevare comparando i dati da me ottenuti con quanto riferito dal Müller (l.c.). Infatti, nel territorio della Venezia Giulia, la forma violaceoniger (quasi perfettamente nera, con le elitre azzurre) è estremamente rara, tanto che il Muller riferisce di averne visto un solo individuo allevato da legno di rovere del Carso; mentre, come è stato già specificato, nella popolazione da me studiata e proveniente da Valle Curone, detta forma è la frequente tra quelle individuate, tanto da ricorrere nella notevole misura del 22,4%. Secondo il mio parere tale constatazione può costituire un incentivo ad estendere lo studio a biotopi diversi, non presentando la ricerca difficoltà insormontabili. Disponendo, dopo numerose catture di risultati facilmente com- parabili, si potrà probabilmente arrivare a una definizione della variabilità del Phymatodes testaceus mediante una espressione matematica, nella quale siano op- portunamente valutate le deviazioni dovute alla inevitabile interpretazione sog- gettiva dei caratteri cromatici.

- Dal punto di vista della prevalenza di un sesso rispetto all’altro è stato constatato che nella forma violaceoniger, analis e variabihs la prevalenza degli individui di sesso maschile era fortissima, però decrescente dalla prima alla terza, mentre nelle forme similaris e testaceus vi era una forte prevalenza di indi- vidui di sesso femminile, ma con un sensibile scarto percentuale della prima ri- spetto alla seconda. Della forma dimidiatipennis, della quale sono stati raccolti soltanto 6 esemplari, è stata notata una assenza assoluta di maschi. Di converso una relativa equivalenza numerica degli individui dei due sessi è stata riscontrata nelle due forme praeustus e semiflavus + marginicollis. Considerando nel suo in- sieme il lotto dei 1000 individui esaminati, tutti appartenenti alla stessa entità specifica, è stata riscontrata una tendenza verso l’equilibrio numerico tra maschi e femmine. Infatti su 1000 individui vi erano 568 maschi e 432 femmine, con un rapporto di 1:0,76, cosa frequente in molte specie di insetti dove 1 maschi si rivelano in numero leggermente superiore alle femmine.

40 - I valori relativi alla statura delle singole forme cromatiche, espressi in diagramma, dimostrano una tendenza all’uniformità dell'andamento delle curve tra maschi e femmine per le forme cromatiche ben caratterizzate (figg. I, II, III e IV, a, b, c, d, e, g, h); rivelano, per contro, una accentuata difformità ed una ben definita plurimodalità per le forme aventi caratteri cromatici sistema- ticamente indefiniti come nelle forme semiflavus e marginicollis considerate as- sieme, fig. III, f. Tale plurimodalità e differente punto di caduta dei valori più ricorrenti della statura dei due sessi, potrebbero anche essere interpretati come

VARIAZIONI DI PHYMATODES TESTACEUS 19

indici dimostranti un ibridismo delle forme, a sostegno di analoga considerazione tratta dalla loro indefinita caratterizzazione cromatica.

50 - Per quanto riguarda l'andamento della statura nella popolazione con- siderata nell’insieme dei 1000 individui costituenti il lotto prelevato ai fini delle analisi statistiche, e rappresentato nel grafico della fig. IV, î, si ha un netto anda- mento unimodale sia nel grafico dei maschi che in quello delle femmine, con li- mitata ampiezza delle basi ed equilibrato ricorso di nanismi e gigantismi. Tale andamento è una ulteriore prova della pertinenza della popolazione ad un’u- nica entità specifica, dell’uniformità del biotopo e del fattore trofico. La per- tinenza ad un'unica entità specifica della popolazione è stata altresì accertata me- diante opportuni esami comparati degli apparati genitali maschili delle varie for- me cromatiche che la costituiscono. ‘Tutti i falli presentano una identica forma sia per quanto riguarda la chetotassi del perifallo, la rastremazione della porzione apicale del fallo ed infine la struttura del pacchetto squamifero dell’endofallo.

Per i maschi i valori più frequenti della statura cadono sui mm. 10,5, nel mentre le femmine hanno statura maggiore con valori più frequenti di mm. 13, il che è un fatto normale nelle specie della famiglia non polimorfe, policroma- tiche. |

Genova, 30 Settembre 1957

21

G. BINAGHI

LEOPOLDO CERESA

I ricordi dei miei primi contatti col mondo degli Insetti, mondo al quale mio padre mi inizio sin da giovinetto, si fondono con simpatia e commozione col nome di Leopoldo Ceresa. Egli mi fu amico, animatore e compagno di escursioni nell’ormai lontano periodo che decorre dal 1923 al 1937, quando a Milano ci spingevamo nei giorni di festa a battere la campagna, affratellati in un comune entusiasmo, in estenuanti fatiche, alla ricerca di sempre nuovi materiali entomo- logici.

Ed è nel corso di questi lunghi anni vissuti in stretta comunanza di spirito e di opera che ho potuto apprezzare e valutare le doti di intelligenza di Leopoldo Ceresa ed ammirare in lui lo straordinario intuito del ricercatore, capace di in- dividuare ambienti e costumi particolari di determinate specie, intuito che gli consentiva di radunare elementi di estremo interesse. A tali doti si addizionava uno spirito critico non comune, che gli dava la possibilità di discriminare a prima vista le specie banali da quelle rare, e di orientare rapidamente le indagini verso la cattura di queste ultime, rilevando con osservazioni metodiche i costumi ed 1 particolari comportamenti delle entità ricercate.

Spinto all’Entomologia più dalla passione del raccogliere che dal desiderio di uno studio profondo condotto a tavolino, in Leopoldo Ceresa si era formata, nel corso del tempo, una vastissima cultura su variordini di insetti. I Coleotteri, gli Emitteri, i Ditteri (Sirfidi (1), Conopidi ed Asilidi) e gli Imenotteri aculeati erano 1 gruppi che prediligeva, riuscendo sempre a radunare in serie specie di notevole interesse che, preparate in modo impeccabile, destavano la meraviglia degli spe- cialisti a cui le inviava in studio.

Se a questa singolare irrequietezza, che gli conferiva d’altronde una ben de- finita personalità, si fosse inserita la possibilità di conservare il frutto di tanti anni di ricerche, oggi Egli avrebbe potuto vantare una delle più interessanti col- lezioni entomologiche private. Ma purtroppo carenza di spazio ed a volte di mezzi, lo inducevano, sebbene a malincuore, a liberarsi di alcuni lotti di in- setti per i quali l'entusiasmo si era sopito, per dedicarsi con nuovo ardore verso la raccolta e l'ordinamento di nuovi gruppi.

Raccoglitore instancabile ed appassionato, svolse ricerche specialmente nelle seguenti località: :

Alto Adige, Casere e Campo Tures 1934, Val Gardena 1928; Trentino, Val Sugana 1933, M.te Baldo; varie località delle prealpi lombarde (Pizzo dei Tre Signori, M.te Legnone, M.te Grigna; Sesto Calende e fiume Ticino; Varesotto, Mercallo; zona della confluenza Po-Ticino; valle Vigezzo, M.te Laurasca 1937; alta valle del Toce; Alpi Marittime 1937; M.ti Sibillini 1935 e M.te Petrano 1940; Parco Nazionale degli Abruzzi 1941; Bari e dintorni 1933; Sila Grande 1939.

(1) Ceresa L. Tre nuove specie di Quichuana Knab. (Diptera Syrphidae). Atti Soc. It. Sc. Nat., LXXIII, 1934, pp. 383 - 392, 4 figg.

22 G. BINAGHI

Particolare rilievo meritano le 5 spedizioni compiute in Sardegna dal 1952 al 1956 col precipuo scopo di raccogliere Imenotteri aculeati.

Tra il ricchissimo materiale radunato in circa 35 anni di attività, vanno ri- cordate le seguenti specie che sono risultate nuove per la scienza: Coleotteri, Stomis rostratus ssp. Ceresae Schatzm., Trechus Ceresai Binaghi del M.te Laurasca, Aphodius Ceresai Schatzm. della Sila. Imenotteri Calcididi: Polymoria calabra Masi della Sila. Tra i Mutillidi raccolti in Sardegna le seguenti 6 specie nuove descritte recentemente dal Marchese Fabio Invrea testimoniano la perspicacia del racco- glitore: Smicromyrme Ceresae, trioma, sulcisia, fusculina e Moltonii, Myrmilla leo- poldina. Tra i Crisidi sardi figura la Holopyga amoenula var. sardoa descritta pure dall’Invrea nel 1952.

Il giorno 25 Giugno 1957, a soli 56 anni, di ritorno da una campagna di ricerche svolta nella Francia meridionale, ove si era recato in motociclo, una morte violenta lo strappava alla vita, all’affetto dei suoi cari ed alla gioia che Egli sempre riponeva nello scrutare il meraviglioso libro della Natura e che costituiva il pre- minente scopo della sua vita. Forse in quell’istante il suo pensiero prevedeva nuove raccolte in lontane contrade in uno strano luccichio di favolosi insetti dorati! Ed è con profonda commozione di amico e collega che oggi a Lui rivolgo il mio mesto pensiero, confidando che l’entusiasmo che nutriva verso le ricerche entomologiche e che sapeva infondere a quanti gli erano vicini, si perpetui nel tempo, continuità di una passione che valga di tributo ed ossequio alla Sua me- moria.

L’amico Leopoldo Ceresa, nato a Ispra (Varese) il 22 Luglio 1901, il 25 Giugno 1957 moriva vittima di un incidente stradale, a S. Lorenzo a Mare, presso Imperia.

La sua collezione, costituita prevalentemente da Imenotteri aculeati, è stata ceduta al Museo Civico di Storia Naturale di Milano, ad eccezione dei Mutillidi che sono stati acquistati dal Marchese Fabio Invrea.

GIOVANNI MARIANI

REVISIONE DELLE SPECIE TTALIANE DI GEOTRUPES SUBGEN. TRYPOCOPRIS Motsch.

(Col. Scarabaeidae - Geotrupinae)

Già da tempo, nel classificare degli esemplari di Trypocopris raccolti da FOCARILE nell'Italia meridionale mi ero reso conto che la sistematica delle specie italiane di questo sottogenere era ancora assai incerta, che fui invogliato ad in- traprendere uno studio più approfondito nel desiderio di ovviare alla confusione esistente.

Il sottogenere Trypocopris, stabilito dal MoTscHULSKY nel 1859, è rappresen- tato in Italia da tre specie: vernalis L., pyrenaeus Charp. e alpinus Hag. Nella loro forma tipica esse sono facilmente distinguibili l’una dall’altra: ma, dato il loro notevole polimorfismo, che si esplica in parecchie varietà e razze, queste sono state spesso confuse fra di loro, generando una complicata sinonimia. Natural- mente, mancando una sistematica precisa del gruppo, era fino ad ora anche assai malamente conosciuta la geonemia delle varie forme.

Grazie al concorso prezioso di molti amici e colleghi ho potuto esaminare un materiale veramente abbondante; e qui ringrazio sentitamente i Signori: Barajon, Bari, Binaghi, Burlini, Cerruti, Focarile, Magistretti, Mancini; e il dott. Capra, il dott. Moltoni, il prof. Ruffo, il prof. Marcuzzi, il dott. Tamino, che tutti con la massima liberalità mi misero a disposizione le loro collezioni e quelle dei Musei di Genova (anche la coll. Dodero), di Milano, di Verona, di Roma (coll. Luigioni). Ringrazio vivamente anche i colleghi francesi Signori Coiffait, Nicolle, Nègre e Poulard, che anch’essi con la più grande cortesia mi inviarono il loro materiale in studio, e mi comunicarono dati e osservazioni; e così pure 1

Sig. Miksic di Serajevo. Il materiale esaminato ammonta a più di 1300 esemplari.

G. (Trypocopris) vernalis L.

Questa specie è la prima che fu descritta (Linneo 1758), e per lungo tempo in essa vennero comprese anche le altre due. E la più variabile delle tre specie e la più largamente diffusa, poichè, con le sue varie razze, occupa |’ Europa continen- tale dalla Francia alla Polonia, la penisola Italiana e la Balcanica, spingendosi fino in Anatolia (PAULIAN 1941). Si distingue per la punteggiatura del pronoto, sempre ben marcata, per gli sterniti ventrali rugosamente punteggiati e con setole anche nella parte centrale e per il clipeo a contorno sub-trapezoidale (Fig. 13). Dimensioni medie fra 15 e 18 mm. Fallo - in visone laterale - come da figure (5-6-7-8) ossia, in confronto a quelli delle altre due specie, più snello, a lati sub- paralleli, senza particolare ingrossamento all'estremità. |

24 G. MARIANI

In Italia esistono la forma tipica e due sottospecie ben distinte, che abitano regioni nettamente separate fra di loro (1).

G. vernalis vernalis L. - La forma tipica è di colore blu metallico splendente più o meno scuro fino a quasi nero (ab. obscuratus Schm.) o verde metallico (ab. autumnalis Er.). Nella Balcania particolarmente sono frequenti gli esemplari verdi, il cui colore varia dal verde-oro al verde-azzurro metallico splendente.

In Italia la si trova solo in Istria e nelle Alpi Orientali, e la specie sembra essere rappresentata esclusivamente dalla ab. autumnalis Er., che qui parrebbe quindi prendere il ruolo di razza geografica (Mıxsıc 1954 b, 1957). Tale varietà è assai comune sul Carso e arriva fino al Cansiglio.

Depo tt (1912, 1924), che tratta in modo particolare del vernalis, come specie frequente in Liburnia, distingue ben nove « forme », incorrendo però in parecchie inesattezze. Anzitutto considera vernalis s. str. la forma verde-azzurra, che è la più frequente in Liburnia, attribuendo gli esemplari azzurri violacei alla f. cyanescens Leoni. La forma blu è invece la tipica, la verde azzurra va considerata. autumnalis Er. Non si può del resto dare un valore alle forme descritte dal LEONI (1911), data la impossibilità di identificarle, e d’altra parte ritengo inutile e dannoso moltiplicare 1 nomi per delle piccole variazioni di colore. Lo stesso può dirsi per la forma cyanicollis Depoli, con elitre verdi e protorace blu, che si può far rientrare nel vernalis typ. o nell’autumnalis a seconda della prevalenza dell’uno o dell'altro colore. Altra forma citata erroneamente da DEPOLI è lo splendens Er., che è una razza del G. pyrenaeus. Poichè si tratta di individui verdi con riflessi rosso-rame, sono da riferire alla ab. balcanicus Rtt., che DEPOLI cita di Abbazia (coll. Besze- des): è una varietà di colore verde dorato, con riflesso rosso, disotto verde metallico, statura più grande (17-20 mm.), descritta dal REITTER (4395) del Rhilo- Dagh (Bulgaria). Per quanto riguarda la forma obscurus Muls., ne faccio un'ampia trattazione al paragrafo prossimo: qui basti dire che gli individui neri della Li- burnia vanno chiamati obscuratus G. Schmidt.

Infine Deport descrive due nuove forme: thoracalis (1912) e rugosus (1924). La prima ha colorazione simile all’obscurus, protorace solo con punteggiatura semplice, e visibile solo a forte ingrandimento; pochi punti grossi e profondi su fondo opaco, blu. Mixsıc (1957), che ha visto il tipo, lo considera un esemplare vecchio e un po’ sciupato (abraso) della forma tipica. Del rugosus, di cui in nota la descrizione (2), non posso dir nulla, non avendone visti esemplari.

È interessante esaminare brevemente la geonemia del G. vernalis vernalis L. Personalmente ho potuto avere sott'occhio un materiale abbastanza abbondante della Venezia Giulia e della Balcania, proveniente per lo più dalle collezioni dell’ex Museo Pietro Rossi di Duino (ora al Museo Civico di Milano). Ma specialmente ci si può giovare degli accurati lavori di Mıxsıc (1954 b, 1957), in cui egli tratta particolarmente questo argomento. Secondo questo A. la specie è largamente dif-

(1) In questo lavoro (vedi le tre cartine di distribuzione) considero come confine geografico della Regione Italiana quello definito a pag. 12 del volume « Italia Fisica » del Touring Club Ita- liano (Milano 1956).

(2) «Zampe, antenne, clipeo, protorace, ventre come nel vernalis ; elitre con strie fortemente segnate, la prima stria si affossa verso l’apice, per cui la sutura è un poco carenata. Inoltre sulle elitre si nota una forte rugosità, quasi un raggrinzamento formato da tratti obliquamente trasversali, simmetrici: particolarmente caratteristiche due forti rughe alla base. Questo aspetto rugoso non può classificarsi teratologico, sia perchè costante in parecchi esemplari, sia perchè il protorace è

perfettamente normale».

TRYPOCOPRIS ITALIANI 25

di

Figg. 1-12 - Falli, in visione laterale destra, di Trypocopris: fig. 1, Tr. pyrenaeus Charp. typ. (Francia: Ecouves, Orne); fig. 2, Tr. pyrenaeus sbsp. splendens Heer (Colle della Vecchia, Prealpi Biellesi); fig. 3, Tr. pyrenaeus sbsp. cvanicolor Capra (Matese, App. merid.); fig. 4, Tr. pyrenaeus sbsp. cyanicolor Capra (Caronia, Sicilia); fig. 5, Tr. vernalis L. typ. (Germania: Thü- ringerwald); fig. 6, Tr. vernalis ab. autumnalis Er. (M. Volnik, A. Giulie); fig. 7, Tr. vernalis sbsp. Fauveli Bed. (M. Zeda, A. Lepontine); fig. 8, Tr. vernalis sbsp. apenninicus nov. (Matese, App. merid.); fig. 9, Tr. alpinus Hag. (M. Cavallo, Prealpi Carniche); fig. 10, Tr. alpinus Hag. (M. Le- gnone, A. Orobie); fig. 11, Tr. alpinus sbsp. opacus nov. (V. Pesio, A. Liguri); fig. 12, Tr. alpinus

sbsp. opacus nov. (Francia: Tignes, Savoia)

{ MM.

26 G. MARIANI

fusa nella parte occidentale e centrale della penisola Balcanica, spingendosi fino in Grecia (ha visto 2 es. anche dell’Isola di Eubea), con tendenza a formare qua e la delle sottorazze locali, distinte soprattutto per il colore. Abita sempre zone montuose, solo nel Nord della Serbia (Belgrado) la si trova anche in pianura, che diventa il suo habitat normale nell’ Europa centrale (regioni boscose: in Francia è comune a Fontainebleau).

È perciò notevole che la specie (rappresentata, come si è detto, con assoluta prevalenza dalla ab. autumnalis Er.) scenda nella costa liburnica fino al mare, tanto che la si ritrova anche nelle Isole del Quarnaro (3). Non esiste invece più nelle Isole Dalmate, in corrispondenza delle quali, sulla costa, la specie è confi- nata in montagna.

Nell’Istria e nella Venezia Giulia abita ‘esclusivamente le montagne. È comune in tutto il Carso, e si spinge nelle Alpi Carniche fino al Passo di Monte Croce Carnico e al M. Paularo. La località più occidentale da me controllata è il Cansiglio. Tutti gli esemplari visti, anche di alta montagna, sono degli autumna- hs: Ets

Località italiane accertate (figura 15).

Istria: M. Maggiore, leg. Ravasini (Manc., Bari, M. Gen.) - M. Taiano V, leg. Mancini (Manc.) e V, leg. Schatzmayr (M. Mil.). - Hide leg. Meyer (Bin.).

Carso: lee Boldori (Bin.); V, leg. Drioli (M.F.) - Cossana V (M.F.) - Auremiano VIII (M. F.)- Sesana (Trieste) V (M.F.) - Lipizza (Trieste) V (Mag., M. ee , M.F.) - Trieste leg. Mancini (Manc.) e leg. Ravasini (Luig.).

Alpi Giulie: M. Nevoso (M. Mil.) - Selva Tarnova VII, leg. Gagliardi (Burl.) e leg. Mancini (Manc.) - M. Canin VI (M. Mil.) - M. Scherbinc (Tolmino) (Manc.).

Alpi Carniche: Paularo VIII, leg. Gagliardi (Burl.) - Passo M. Croce IX (M. Mil.).

Prealpi Carniche: Cansiglio (M.F.).

G. (Trypocopris) vernalis subsp. Fauveli Bed.

Nelle Alpi occidentali il vernalis L. è rappresentato esclusivamente dalla razza Fauveli Bed., nera semiopaca a lucentezza sericea, che è diffusa anche nelle montagne della Francia meridionale. La identificazione di questa forma, attra- verso le descrizioni e le citazioni dei vari Autori, è piuttosto complicata, come si vedrà da quanto ora verrò esponendo.

HEER (1841) descrive un vernalis var. e, che egli identifica con un alpinus Hoppe (4). MuLsanT (1842) descrive una var. a - G. obscurus : nero, o nero ver- dastro, o nero bronzato, senza dare indicazioni di località. ERICHSON (1848) ri- prende la var. e di HEER, distinguendola dall’a/pinus dell’Austria, e dando una descrizione un po’ più estesa. MULSANT e Rey (1871) non citano più la var. ob- scurus; descrivono invece una nuova specie, che attribuiscono a un nuovo genere

(3) I. Lussin, leg. Bussani (M.F.), Lussingrande, leg. Gagliardi (Luig.), leg. Gridelli (M. Gen.) - Is. Arbe, leg. Rossi (Burl.) - Is. S. Gregorio, leg. Rossi (Burl.) - Is. Veglia, teste Miksic (1954b).

Le località citate, qui e in seguito, sono state tutte da me personalmente accertate. Do inoltre qui l’elenco delle abbreviazioni da me usate per indicare le collezioni in cui sono attualmente conservati gli esemplari visti: Baliani (Bal.), Barajon (Bar.), Bari (Bari), Binaghi (Bin.), Burlini (Burl.), Cerruti (Cer.), Dodero (Dod.), Luigioni (Luig.), Magistretti (Mag.), Mancini (Manc.), Marcuzzi (Marc.), Mariani-Focarile (M.F.), Museo Genova (M. Gen.), Museo Milano (M. Mil.), Museo Verona (M. Ver.), Museo Roma (M. R.), Pozzi (Poz.), Sartorio (Sart.), Zangheri (Zangh.).

(4) « Minor, pronoto confertissime undique punctulato, elytris confertim rugoso-punctatis, striis nonnullis obsoletis ».

TRYPOCOPRIS ITALIANI 27

Silotrupes Muls. e Rey, il quale si distinguerebbe per il dente anteriore del primo paio di zampe del $ che è semplice invece che bifido. Questa nuova specie, S. epistomalis Muls. e Rey ha colore nero lucido, epistoma semicircolare, ventre densamente e rugosamente punteggiato, lunghezza mm. 13. E di presunta pro- venienza dal mezzogiorno della Francia, ma gli stessi Autori dubitano che possa essere estranea alla sua fauna.

Più tardi il FauveL (1892), in una nota sul G. vernalis, identifica la var. e di HERR e di ERICHSON con l’obscurus di MULSANT, e, ritenendola una delle più distinte varietà, e meritevole di essere conservata, ne una nuova più dettagliata descrizione (5). La indica come abbastanza diffusa sulle Alpi del Vallese, del Del- finato e della Provenza.

CROISSANDAU (1892) cita un Geotrupes, raccolto nelle Alpi Marittime, che egli dubitativamente considera diverso dal vernalis var. alpinus Auct. e dal- l’epistomalis Muls., non avendo visto 1 tipi, e denomina Szlotrupes Auverti. A complicare ancora la sinonimia compare anche un G. manifestus Reitt. (REITTER 1893), superiormente nero lucido, della Francia meridionale. Il REITTER inoltre cita il vernalis var. obscurus Muls. come varietà nera opaca sericea; e pone G. epistomalis Muls. e Rey e S. Auverti Croiss. = G. alpinus Hag. La stessa classifi- cazione mantiene nel Cat. Col. Europ. (REITTER 1906).

BoucomonT (1910) considera il manifestus Reitt. come sinonimo dell’obscu- rus Muls., e successivamente nel Catalogo Junk (1912) mette anche G. epistomalis Muls. e Rey in sinonimia con obscurus Muls. BEDEL (1911), nella « Faune du Bassin de la Seine », ritiene la var. obscurus descritta dal FAUVEL come differente dall’obscurus Muls., e la denomina Fauveli, definendola come la forma nera ca- ratteristica delle Basse Alpi. Ritiene poi il G. epistomalis Muls. e Rey come molto simile all’alpinus, ma tuttavia non separabile specificamente dal vernalis. SAINTE- CLAIRE-DEVILLE (1935), nel Cat. dei Coleotteri della Francia distingue: subsp. epistomalis Muls., delle Alpi Marittime, e subsp. Fauveli Bed., delle Basse Alpi.

G. Scumipt (1935), studiando particolarmente la questione, e sulla scorta del materiale proprio e del Deutsche Entomologische Institut, giunge alle seguenti conclusioni: MULSANT, sotto la sua denominazione di obscurus ha certamente compreso anche l’alpinus, che non gli era noto. Invece BEDEL ha ben caratterizzato la forma nera delle Alpi occidentali, col nome Fauveli Bed. Il G. mamifestus Rtt. deve essere messo in sinonimia con obscurus Muls., il qual nome resterebbe a indicare le varietà melaniche del vernalis. Per evitare però la confusione che na- scerebbe dal mantenere il nome obscurus Muls. con tali limitazioni, l'Autore crea il nuovo nome obscuratus G. Schmidt, che starà quindi ad indicare una semplice varietà di colore. Lo SCHMIDT ritiene poi epistomalis Muls. sinonimo di alpınus Hag.

Infine PauLIAN (1941), nella « Faune de France», cita: vernalis obscurus Muls. (= epistomalis Muls.), e vernalis Fauveli Bed., entrambi delle Alpi: ma i caratteri che non permettono di distinguere una razza dall’altra. Avendo egli visto i tipi di MULSANT, conservati a Saint-Chamond. e trasferiti al Museo di

(5) « Saepius vernali typico duplo minor, niger, elytrorum marginibus vix pedibusque caeruleo-violaceis, abdomine virescente, punctura thoracis ut in alpino creberrima, duplici (punctis majoribus minus quam minora numerosis), elytris alutaceis, plus minusve opacis, subtiliter striato- punctulatis, interstitiis transversim parce vermiculatis, rarius vix punctulatis >.

28 G. MARIANI

| Parigi per sua cura (6), dobbiamo ritenere come acquisita la sinonimia obscurus Muls. = epistomalis Muls. Mantiene poi valido il manifestus Reitt.

Degli AA. italiani che hanno trattato questo argomento, LEONI (1911) non lo ha certo chiarito, confondendo insieme le tre specie di Trypocopris ; DE- POLI (1924) porta la forma obscurus Muls. come varietà nera del vernalis, senza particolari osservazioni; LuIGIONI (1929) cita il G. vernalis a. Fauveli Bed. (obscu- rus Fauv.) delle Alpi Pennine; G. vernalis a. obscurus Muls. (epistomalis Muls., manifestus Reitt.) delle Alpi Marittime, Piem., Ven. Giulia, It. centr., Calabria. Capra (1930) cita «la forma superiormente nera opaca a pronoto fittamente pun- teggiato (var. Fauveli Bed.) » come l’unica esistente in Val d’Ossola.

13 14

Profilo schematico del clipeo di: fig. 13, Tr. vernalis sbsp. apenninicus nov. (Matese, App. merid.); fig. 14, Tr. alpinus Hag. (M. Cavallo, Prealpi Carniche)

Da questa rivista della letteratura appaiono con evidenza la complicazione e la confusione che hanno regnato sempre a proposito delle forme nere del ver- nalıs.

In base al materiale da me esaminato, della Francia e dell’Italia (un centi- naio di esemplari), ritengo di poter fare le seguenti considerazioni: e dico subito che esse vengono a confermare quanto dice G. SCHMIDT.

Anzitutto la var. e di HEER è con tutta probabilità da identificarsi con l’al- pinus, come egli stesso aveva già fatto. Le elitre «confertim rugoso-punctatis » e la piccola statura, l’habitat di alta montagna e la distribuzione in tutte le Alpi svizzere confermano questa conclusione, malgrado la distinzione fatta poi da E- RICHSON. Anche nelle Alpi svizzere (Canton Ticino) si trova il vernalis nero; ma gli esemplari - in media - non sono affatto di piccola statura, ed hanno elitre lisce opache, senza punteggiature o rugosità.

Per quanto riguarda la Francia, nel materiale esaminato (una cinquantina di esemplari), trovo individui neri opachi di tutta la Francia sud-orientale, in massima parte di dimensioni medie o grandi, e del tutto uguali a quelli delle Alpi occidentali italiane. Solo tre degli esemplari visti hanno dimensioni comprese fra mm. 13,5 e 15. In queste regioni della Francia mi sembra che la forma nera sia esclusiva.

x .

MULSANT per il suo obscurus non parla di dimensioni, ma è evidente che in questa varietà comprendeva tutte le forme scure. FAUVEL insisteva sulla piccola statura saepius vernali typico duplo minor »), e questo concetto viene ricon- fermato da PAULIAN nella Faune de France. Secondo me proprio qui sta l’errore, perchè non esiste una razza del vernalis di piccole dimensioni, ma solo degli in- dividui isolati, che rientrano nei normali limiti di variabilità della specie. E questo

(6) Notizia gentilmente comunicatami dal collega francese H. NICOLLE.

TRYPOCOPRIS ITALIANI 29

errore è dovuto a una confusione fatta fra vernalis e alpinus. È dimostrativa al proposito l’incertezza di BEDEL nella « Faune du Bassin de la Seine» (1911, p. 103). L’alpinus è appunto di piccole dimensioni, e finora non era stato indicato come esistente sul territorio francese, mentre io ho potuto constatarne la presen- za non solo nel versante francese delle Alpi Marittime, ma anche nella Savoia (Tignes: Mariani 1950). E questi esemplari di alpinus occidentali (che io ho chiamato subsp. opacus nov. - vedere più avanti questo lavoro) differiscono alquanto dai tipici delle Alpi orientali, perchè hanno elitre non rugose e mancano di riflessi verdastri, e sono quindi quasi identici a dei piccoli vernalis neri, distinguibili però per la forma del clipeo e dell’organo copulatore.

È quindi da ritenersi più esatto il punto di vista del BEDEL, che non parla di dimensioni, e da il nuovo nome di Fauveli alla razza «a face dorsale d’un noir profond, à élytres presque mats », diffusa nelle montagne francesi, specialmente nelle Basse Alpi.

Per quanto una soluzione definitiva di questo problema, come anche di quello dell'identità del manifestus Reitt. si potrà avere soltanto esaminando i tipi e abbondante materiale francese, ritengo che questa lunga rapasiaine sl possa ricapitolare nel seguente modo:

Ci troviamo di fronte a: obscurus Muls. 1842; epistomalis Muls. 1871; manifestus Reitt. 1892; Auverti Croiss. 1892; Fauveli Bed. 1911. Di questi nomi, obscurus Muls. si può attribuire a tutte le forme nere, ivi compreso l’alpinus Hag.; epistomalis Muls. è senza dubbio un alpinus, come ritengono REITTER (1893) e ScHMIDT (1935) e come sono anch'io sicuro, perchè la descrizione si attaglia perfettamente a questa specie; inoltre, secondo PAULIAN (1941), sembra sicura anche l’identità obscurus Muls. = epistomalis Muls.; manifestus Reitt. è una forma assai dubbia; Auverti Croiss., già denominata con dubbio dall’ Autore, è un alpinus; Fauveli Bed. è invece attribuibile con sicurezza alla forma nera opaca che abita le montagne della Francia meridionale.

Il nome quindi da mantenere valido è Fauveli Bed. 1911.

La razza è così caratterizzata: dimensioni medie o grandi (da 15 a 18 mm.), colore nero, tutt’al più con qualche riflesso blu lungo gli orli delle elitre, pronoto ed elitre a superficie semiopaca, con una caratteristica lucentezza sericea, dovuta alla microscultura che è piuttosto marcata ed uniforme, specie sulle elitre. Que- st'ultimo carattere differenzia subito il Fauveli dagli esemplari neri di vernalis (obscuratus G. Schmidt o apenninicus mihi) che non hanno mai la superficie delle elitre con tali riflessi sericei. La punteggiatura del pronoto è generalmente ben

marcata. Le strie di punti delle elitre sono semicancellate, appena visibili.

Questa razza è diffusa in Francia in tutta la regione sud-orientale, limita- tamente alle catene montuose. Ho visto esemplari delle Cévennes (Lozère e Ar- deche), dei monti del Lionese (Rhöne), del M. Ventoux (Vaucluse), di Cha- monix, della Savoia, di Digne (Basses Alpes), delle Alpi Marittime.

In Italia è esclusivamente occidentale e alticola. La si trova in tutta la cerchia delle Alpi che cingono il Piemonte, dal punto in cui la catena comincia ad elevarsi ad occidente del Colle di Cadibona via via fino alla Val Leventina (Canton Ticino), dove la sua area di diffusione cessa bruscamente. Dalla serie degli esemplari esaminati (circa 50 di località italiane) sembrerebbe particolar- mente abbondante alle due estremità di questa zona, le A. Marittime e le A. Lepontine, più sporadica nelle valli piemontesi. Ma ciò può dipendere forse da scarsità di ricerche.

30 G. MARIANI

Località italiane accertate (figura 15).

Alpi Lepontine: Quinto Leventina (Canton Ticino) VIII, leg. Focarile (M.F.) - Bodio: (Canton Ticino) VIII, leg. Focarile (M.F.) - M. Zeda VI, leg. Mariani (M.F.) - Pian Cavallone (M. Zeda) VIII, leg. Moltoni (M. Mil.) - Val Cairasca (Sempione) VI, leg. Mancini (Manc.) - Mergozzo (Val d’Ossola) VII, leg. Mancini (Manc.).

/00 Km.

G. MARIANI dis.

Fig. 15 - Cartina della distribuzione in Italia del 77. vernalis L.

Cerchietti: ab. autumnalis Er. Quadrati: sbsp. Fauveli Bed. Tondi neri: sbsp. apenninicus nov. (Le aree punteggiate sono quelle ad altitudine superiore ai 500 m.)

TRYPOCOPRIS ITALIANI 31

Alpi Pennine: Macugnaga IX, leg. Tasso, Schatz., Koch (M. Mil. e M.F.)-S. Vincent (V. d’Aosta) VIII, coll. Fea (M. Gen.).

Alpi Graie: Entrèves (Courmayeur - V. d’Aosta) VII, leg. Mantero (M. Gen.) - Cogne (V. d’Ao- sta, VI, leg. D’Albertis (M. Gen.) - Ronco Canavese IX (Dod.) - Col S. Giovanni (V. di Viù) VII, leg. Pessina (M.F.).

Alpi Cozie: Dint. Susa VI, leg. Crozet (Luig.).

Alpi Marittime: Val Pesio IX, leg. Mancini (M. Gen. e Manc.) - M. Saccarello VI, leg. Focarile (M.F.) - Ponte di Nava VII, leg. Boldetti (M. Gen. e Manc.) - Ormea VI, leg. Mancini (M. Gen. e Manc.) - M. Gale (Garessio) VI, leg. Mantero (M. Gen.) - Finalborgo V, coll. Fea (M. Gen.).

G. (Trypocopris) vernalis subsp. apenninicus nov.

Secondo gli Autori, il vernalis è indicato di tutta Italia. Ma data la confusione che era sempre stata fatta tra vernalis e pyrenaeus, soprattutto per l’Italia centrale e meridionale, dopo il lavoro di Capra (1930) erano legittimi dei dubbi su questa diffusione. Grazie all’abbondante materiale di cui ho potuto disporre (più di 150 esemplari), ho potuto chiarire la questione. Il vernalis è effettivamente dif- fuso in quasi tutta l’Italia centro-meridionale (della Sicilia non ho visto materiale), accanto al pyrenaeus cyanicolor Capra; ed è rappresentato da una forma parti- colare, che differisce sia dalla tipica blu dell'Europa centrale e della Balcania, sia ancora più dalle altre due forme italiane, Fauveli Bed. e ab. autumnalis Er. Dato l'isolamento geografico in cui questa nuova forma viene a trovarsi (poichè verso Nord si spinge solo fino all’Umbria), e dato che nella sua area di diffusione essa è l’esclusiva rappresentante del vernalis, ritengo di poterle attribuire il rango di razza geografica col nome di subsp. apenninicus nov., e caratteriz- zandola come segue:

Lungh. mm. 15,5. Colore nero, abbastanza lucido, con tenuissimi riflessi blu-violacei sui lati del pronoto e delle elitre. Inferiormente con deboli riflessi violacei. Clipeo sub-trapezoidale. Pronoto a punteggiatura assai più leggera del vernalis tipico. La rugosità delle elitre è la stessa che nella forma tipica, con le strie di punti appena accennate. La microscultura, a forte ingrandimento (x 100) è ben visibile, isodiametrica, più netta che nella forma tipica data la minor lu- centezza. Sterniti ventrali e fallo come nel vernalis tipico.

Olotipo: 1 3 di Campitello m. 1500 (App. merid., Altop. del Matese), leg. A. Focarile, 18-VII-1943.

Paratipi: 107 es. gg e 92 di Campitello e M. Miletto (Altop. del Matese), Pontile (Marche), Bolognola (Marche, M. Sibillini), M. Pollino (Lucania).

Olotipo in coll. Mariani-Focarile; paratipi in coll. Mariani-Focarile e Museo di Milano.

Nella serie di esemplari della località tipica che ho sott'occhio (85 es.) queste caratteristiche possono un po’ variare. Le dimensioni sono comprese fra 12 mm. e 17,5 di massima, con una media di mm. 15,2, quindi questa razza è un po’ più piccola delle altre due. Riguardo al colore, vi sono degli individui a riflessi metallici alquanto più accentuati (5 o 6 in tutto), ma sempre senza arrivare alla lucentezza della forma tipica, mentre parecchi sono sensibilmente più opachi. La punteggiatura del pronoto può essere più o meno marcata, ma anche qui media- mente assai meno che nel vernalis tipico. Osservo che se anche esaminando sin- goli esemplari di colore blu più accentuato e di dimensioni più grandi si può forse trovare che assai poco differiscono dal vernalis tipico, tale differenza, che giustifica la creazione di una nuova razza è invece assai evidente e fuori di ogni dubbio se si esaminano serie di individui delle due forme.

32 G. MARIANI

Gli esemplari di altre località dell’Italia centrale e meridionale che ho esa- minato concordano tutti bene con i suesposti caratteri, con forse una maggior percentuale di individui a riflessi blu-metallici scuri.

Riassumendo, l’apenninicus si distingue dal vernalis tipico per il colore, la minore lucentezza, le dimensioni mediamente minori e la punteggiatura del pro- noto meno marcata.

Si trovano degli individui, specialmente negli Abruzzi, che hanno il clipco quasi semicircolare, e che per questo carattere, per la piccola statura e per il co- lore nero o quasi, vengono ad assomigliare molto a degli alpinus. Già DEPOLI (1936) aveva espresso i dubbi che simili esemplari gli suscitavano quanto alla loro determinazione, ma essendo in possesso di una sola £ non aveva potuto fare l’e- same del fallo. È certamente a questi che si riferisce il nome di pseudalpinus Leoni. Ho potuto vederne vari esemplari, 44 e 99, tutti dell’Abruzzo. Non ritengo però che valga la pena di mantenere un nome per una semplice e leggerissima varia- zione della forma del clipeo.

Esaminando la cartina di distribuzione, vediamo che questa razza è diffusa sulle montagne dell’Italia centro- meridionale. La località più settentrionale è Fossato di Vico in Umbria, e la si trova poi in tutti i gruppi più elevati della ca- tena Appenninica fino alla Sila. La larga interruzione che vi è tra l'altopiano del Matese e il M. Pollino dipende certamente dalla scarsità di ricerche in questa zona. Fra le varie località, notevole è Oriolo Romano, sul L. di Bracciano (leg. Luigioni), località che fa eccezione alle caratteristiche alpestri di tutte le altre.

Località accertate (figura 15)

Umbria: Fossato leg. Leoni (Luig.) - M. Maggio (Burl. e Manc.) - M. Maggiore leg. Crozet (Luig.) - Ferentillo leg. Picco (Luig.).

Marche: Bolognola VII, leg. Querci (Luig.) e VII, leg. Mariani (M.F.) - Pontile VII, leg. Bart. (M.F.).

Lazio: Oriolo Romano X, leg. Luigioni (Luig.) - M. Terminillo: Pian delle Valli VII, leg. Bari (Bari) - M. Terminillo m. 1600 VII, leg. Focarile e Mariani (M.F.) - M. Velino: Lago Du- chessa VIII (Cerr.) - M. Simbruini: Filettino VI e VII, leg. A. Rossi (Cerr. e M.F.); VI, leg. Dodero (Dod.); V e VIII, leg. Luigioni (Luig.); IX, leg. Straneo (M. Gen.) - M. Au- tore V e VI, leg. Luigioni (Luig.) - M. Viglio V e VI, leg. Luigioni (Luig. e M.F.) - M Ernici: Colle Obaco VI, leg. Luigioni (Luig.).

Abruzzo: Gran Sasso m. 2200 leg. Tasso, Schatz., Koch (M. Mil.) - Parco Naz.: M. Marsicano V, leg. Raffray (Cerr.); M. Palombo VI, leg. Luigioni (Luig.) - Pescasseroli VII, leg. Sac- (Cerr.) - M. Maiella VII, leg. Luigioni (Luig.) - Cerchio leg. Leoni (Luig.) - M. Sirente VII, leg. Magistretti (Mag.) - M. Genzana (Sulmona) leg. Straneo (Burl.).

Molise: Altop. del Matese: Campitello m. 1500 VII, leg. Focarile (M.F.); M. Miletto VIII, leg. Focarile (M.F.).

Lucania: M. Pollino m. 1700-2000 VII, leg. Focarile (M.F. e Mag.) - M. Pollino: Piani del Pollino leg. Ruffo (M. Ver.) - M. Pollino: Duglia VII, leg. Schatzmayr (M. Mil.).

Calabria: Sila Grande: Camigliatello X, leg. Patrizi (Luig.) - Sila Piccola: M. Gariglione VI, leg. A. Rossi (Dod.) - Tiriolo (Catanzaro) leg. Pomini (M. Ver.).

Concludendo, ed esaminando la geonemia delle tre razze italiane del vernalis, saremo subito colpiti dalla discontinuità che essa presenta, come mostra con molta evidenza la cartina. La forma tipica, con la sua ab. autumnalis Er., largamente diffusa nella penisola Balcanica, si affaccia appena all’estremo nostro limite orien- tale, estendendosi brevemente verso occidente. La forma nera opaca (Fauveli Bed.), diffusa nella Francia meridionale, si affaccia a sua volta al nostro confine occidentale, fermandosi alla valle del Ticino. Nelle Alpi e Prealpi Lombarde, e nella Venezia Tridentina quindi il vernalis non esiste con nessuna forma. Non ne ho visto mai nemmeno un individuo, malgrado la intensa esplorazione di queste

TRYPOCOPRIS ITALIANI 33

montagne fatta dagli entomologhi milanesi (e ne fanno fede le numerose località segnate sulla cartina di distribuzione del G. pyrenaeus e specialmente del. G. alpinus). Le citazioni fatte dagli Autori di località di queste regioni vanno riferite ad alpinus Hag. (7).

La terza razza, apenninicus mihi, abita invece l'Appennino: ed anche qui si ha un’ampia interruzione fra il suo habitat e quello del Fauvelt. Infatti non ho visto nessun individuo dell'Appennino Ligure, dell’ Appennino Tosco- Emiliano, malgrado il carattere alpestre della catena. ciò può dipendere da difetto di ricerche, poichè si tratta di una zona abbastanza esplorata (vedi cartina del G. pyrenaeus).

Per terminare le osservazioni che suggerisce lo studio di questa interessante specie, notiamo che, data l’affinità della razza meridionale con la forma balcanica assai maggiore che con le altre due razze italiane, si potrebbe essere portati a considerarla come una specie a diffusione transadriatica. Se, come sembra pro- babile, il suo centro di diffusione è la regione danubiana, si può fare l’ipotesi che essa si sia spinta fino alle Alpi occidentali aggirando a settentrione la catena al- pina, differenziandosi all’estremità di questa area nella subsp. Fauveh, mentre a Sud sarebbe passata dalla Balcania nell’Italia centro-meridionale formando an- che qui una razza distinta, tuttavia più vicina alla forma tipica balcanica di quanto non lo sia il Fauveh.

G. (Trypocopris) pyrenaeus Charp.

Questa specie, descritta da CHARPENTIER (1825), differisce dal vernalis e dall’alpinus per alcuni caratteri assai evidenti: punteggiatura del pronoto rada assai poco marcata, quasi nulla, e zona mediana dei segmenti ventrali glabra e liscia, priva di punteggiatura o zigrinatura e di setole. Inoltre il g ha, all’orlo an- teriore dei femori anteriori, un dente più o meno ben marcato. Questo carattere, che MARCHAND (1951) cita e raffigura come nuovo, era già stato indicato da REIT- TER (1895) per il pyrenaeus splendens Er. (= splendens Heer.). Ho potuto riscon- trarlo costante in entrambe le razze italiane, anche in maschi di piccole dimensioni. Il fallo è - visto di lato - più tozzo e robusto, nettamente globoso all’estremità (Figg. 1-2-3-4).

La forma tipica ha colore superiormente nero con riflessi verdi metallici, talvolta anche blu metallici, lucido, inferiormente blu metallico. Essa secondo gli Autori è diffusa in buona parte della Francia, è indicata inoltre della penisola Iberica, del Belgio, delle Isole Normanne e della costa meridionale dell’Inghil- terra (PAULIAN 1941).

In Italia il G. pyrenaeus tipico non esiste, esso è rappresentato dalle due sot- tospecie splendens Heer e cyanicolor Capra.

G. pyrenaeus subps. splendens Heer

Si distingue a prima vista dalla forma tipica per il colore che è verde metallico a riflessi purpurei: esattamente appaiono tre riflessi metallici: verde, blu e por- pora. Negli esemplari vecchi lo splendore metallico è assai attenuato, la superficie è quasi opaca, ma sussiste sempre una traccia visibile di riflessi verde-porpora. Talvolta (ab. autumnalis Heer) mancano i riflessi purpurei, e la parte superiore è

(7) Per il Trentino anche BRASAVOLA confermava di non avere mai catturato vernalis, visti in alcuna collezione trentina (Bertolini, Halbherr, Hoffmann) (Lettera privata al dott. Capra).

‘34 G. MARIANI

verde, generalmente assai splendente. Differisce inoltre dalla forma tipica per la punteggiatura del pronoto, un po’ più fitta e marcata, e per l’area glabra della zona mediana degli sterniti ventrali più ristretta e non così liscia. Le dimensioni medie sono di mm. 17 (media di 55 es. da mm. 14,5 a 20).

Gli Autori, seguendo BoucomonT (1910) hanno sempre chiamato questa razza col nome di Erichsoni Bouc. (= splendens Er. nec Heer). CAPRA in un ac- curato lavoro (1930) ha chiarito la sinonimia, mostrando che lo splendens Heer 1840 delle Alpi e lo splendens Er. 1847 dell'Appennino (poi mutato da Bouco- MONT in Erichsoni) si riferiscono entrambi alla medesima forma del pyrenaeus, ed è quindi valido il primo nome. Infatti, egli afferma (pag. 124), nel versante padano delle Alpi Centrali il vernalis si presenta solo con la varietà Fauveli Bed., nera opaca, mentre è invece comune la forma di pyrenaeus verde purpurea che corrisponde alla diagnosi di HEER. In altre parole egli sostiene che HEER non può aver descritto una varietà blu-rameica metallica (8) del vernalis del Canton Ti- cino, perchè questa non esiste. Per di più CAPRA ha potuto esaminare l’unico esem- plare esistente col nome di splendens nella collezione Heer: è dubbio che sia il tipo (del M. Camoghè), comunque si tratta di un pyrenaeus. I dati da me raccolti e l’esame di numerosissimi esemplari di queste regioni confermano esattamente le conclusioni di CAPRA (9).

Recentemente H. MarcHAnD (1951), evidentemente non a conoscenza del lavoro di CAPRA, conferma anch’egli indirettamente queste conclusioni, mo- strando che la forma verde metallica di Trypocopris che si trova nel Canton Ti- cino è appunto un pyrenaeus e non un vernalis.

Lo stesso può dirsi anche dell’autumnalis Heer di Locarno (10): poichè anch’esso non può essere riferito al vernalis, deve essere considerato semplice varietà cromatica del pyrenaeus splendens Heer (Capra 1930, p. 124).

La razza, come si è detto, è esclusivamente italiana, ed è diffusa in tutto il versante italiano delle Alpi, fino alla V. Lagarina e ai M. Lessini (11). Ma se è piuttosto frequente nelle Prealpi Venete e Bresciane, lo è assai poco nelle Alpi Retiche e, ciò che è ancora più strano, nelle Alpi Orobie. Non ho visto esemplari delle Valli Bergamasche, che pure sono state assai spesso esplorate dagli ento- mologhi. Lo splendens è poi veramente molto comune nelle montagne del Coma- sco, del Varesotto, del Biellese e del Canton Ticino. Ho visto esemplari di poche località delle Alpi Occidentali, ma questa rarità può dipendere da scarsità di ricerche.

E frequente anche nell'Appennino Ligure e Tosco-Emiliano e poi più spora- dicamente la si ritrova in varie località (sempre montuose) dell’Italia centrale fino al Gargano.

Località accertate (figura 16). Veneto: M. Lessini: Veia (V. Pantena) VII (M. Ver.); S. Mauro di Saline VIII (M. Ver.) -

M. Baldo varie località: Altissimo di Nago VI, leg. Capra (Manc.); Brentonico VII, leg. Schatzmayr (M. Mil.); Piani d’Avio VII (M. Mil.); Avio dint. VII (Bin.); Prada m. 1000 VIII, leg. . Capra (M. Gen.).

(8) « subtus violaceus, supra laete aeneo-violaceus, splendens. - G. splendens Ziegl. In transal- pinis (auf dem M. Camoghe im Ct. Tessin) ».

(9) Vedi anche indietro quanto ho detto a proposito della diffusione del vernalis.

(10) « Subtus violaceus, supra laete viridi-aeneus, splendens. G. autumnalis Ziegl. In trans- alpinis (bei Locarno) ».

(11) Mixsic (1957) lo cita di Vrhnika nella Slovenia occidentale (a occ. di Lubiana). È un reperto che merita conferma, perchè sposterebbe notevolmente verso Est l’habitat della razza.

TRYPOCOPRIS ITALIANI 35

Trentino: Tione (V. Rendena) VIII, leg. Parisi (M. Mil.) - Roen (V. di Non) leg. Macconi (M. Mil.).

A. Giudicarie: Magasa (Val Vestino) VII, leg. Bari, leg. Mariani, leg. Magistretti (Bari; M.F.; Mag.) - M. Pizzocolo IV, leg. Magistretti (Mag.).

Prealpi Bresciane: M. Palosso m. 1157 IV, leg. Dodero (Dod.) - Barghe IV, leg. Dodero (Dod.) - M. Selvapiana m. 965 V, leg. Boldori (Dod.).

Valcamonica: S. Fermo m. 1800 V, leg. Krüger (M. Mil.) - M. Colombine m. 2200 VI, leg. Ba- rajon (Bar.) - M. Guglielmo V, leg. Focarile (M.F.).

Alpi Retiche: M. Disgrazia (V. Malenco) m. 2500, leg. Frasca (M. Gen.) - Val dei Ratti VI, leg. Barajon (Bar.); VII, leg. Focarile (M.F.) - Val Codera VIII, leg. Barajon (Bar.).

Alpi Orobie: M. Legnone m. 1000, leg. Mariani, leg. Magistretti (M.F.).

Prealpi Bergamasche: Lago di Como: Esino leg. Pini (M. Mil., M. Gen.), VII, leg. Sommaruga (Sart.) - Vendrogno VII, VIII, leg. Bari (Bari).

Prealpi Comasche: Corni di Canzo m. 1000 VI, leg. Pozzi (Pozzi), V, leg. Focarile (M.F.) - Caglio (Asso) X, leg. Focarile (M.F.) - Sasso Gordona VIII, leg. Pozzi (Pozzi) - M. Generoso VI, leg. Pozzi (Pozzi), V, VI, leg. Bari (Bari), V, leg. Mariani (M.F.) - Lanzo Intelvi VII, leg. Bari (Bari), VII, leg. Pessina (M.F.) - M. Bisbino V, VIII, leg. Bari (Bari), IV, leg. Magi- stretti (Mag.) - Buco della Tonda (Urio) VII, leg. Sartorio (Sart.) - Seghebbia (Val Rezzo - Porlezza) VIII (Bin.) - Cusino (Val Cavargna - Porlezza) VIII, leg. Barajon (Bar.).

Prealpi Varesine: Maccagno VI, leg. Focarile (M.F.), VII, leg. Ceresa molti es. (Bin.) - Vararo (Laveno) VI (Bin.).

Alpi Lepontine: Val Darengo (Alto Lario) VII (Bari) - Canton Ticino varie località: Frasco (V. Verzasca) VI, leg. Pozzi (Pozzi), leg. Bari (Bari), leg. Mariani (M.F.); Fusio (V. Maggia) VII, leg. Pozzi (Pozzi), leg. Bari (Bari); Cimalmotto (Val di Campo) Lago Pozzoli VI, leg. Focarile (M.F.), P.so Lago Gelato VI, leg. Bari (M.F.) - Gruppo del Laurasca varie località: M. Laurasca VIII, leg. Barajon (Bar.); M. Zeda VII, leg. Bari (Bari), m. 2000 VIII, leg. Barajon (Bar.), VI, leg. Mariani (M.F.); Pollino (Premeno) IX, leg. Binaghi (Bin.); Pian Cavallone m. 1500 VIII, leg. Moltoni (M. Mil.); Ungiasca VII, leg. Moltoni (M. Mil.); Cheglio VIII (Bin) - Val Vigezzo varie località: Finero VII, leg. Perina (M. Mil.); Malesco VII, leg. Magistretti (Mag.); Pioda di Crana VII, leg. Focarile (M.F.); Craveggia m. 1800

leg. Straneo (M.F.).

Alpi Pennine: Solcio (Lesa - L. Maggiore) VIII, leg. Confalonieri (Burl.) - M. Mottarone VIII, leg. Brivio - Val Strona: Cima Capezzone m. 2000 leg. Mariani (M.F.) - Val d’Ossola: Mergozzo leg. Mancini (M. Mil., Manc.) - Val Devero: Cròveo VIII, leg. Magistretti (Mag.) - Val Formazza leg. Ghiliani (M. Gen.) - Valle Anzasca: Macugnaga VI, leg. Barajon (Bar.) - Val Sesia: Val Sabbiola (Varallo) X, leg. Focarile (M.F.); Alagna VIII, leg. Dodero (Dod.), leg. Mancini (Manc.).

Prealpi Biellesi: Val Sessera: M. Marca VI, leg. Bari (Bari), VI, leg. Magistretti (Mag.); A. Mon- tuccio m. 1300 leg. Capra (M. Gen.); Bocch. di Sessera VIII, leg. Capra (M. Gen.) - Val Cervo: Andorno VIII, leg. Mancini (Manc.); S. Giovanni d’Andorno VII (Sart.); Piedi- cavallo VIII, leg. Focarile (M.F.); Colle d. Vecchia m. 2372 VII, leg. Burlini (Burl.), VIII, leg. Sartorio (Sart.), VIII, leg. Magistretti (Mag.); M. Cresto VII, leg. Capra (M. Gen., Manc.); Lago d. Vecchia leg. Focarile (M.F.) - Val Chiobbia: A. Finestre m. 1700 VII, leg. Capra (M. Gen.); A. Le Piane VIII, leg. Capra (M. Gen., M.F.) - M. Massone m. 1200 leg. Focarile (M.F.) - M. Mucrone VI, leg. Barajon (Bar.) - Andrate (Ivrea) VIII, leg. Baliani (Bal.).

Val Locana: Locana VIII, leg. Dodero (Dod.).

Val di Viù: Col S. Giovanni (Viù) VII, leg. Pessina (M.F.).

Val Sangone: Coazze (Giaveno) VITI, leg. Dodero (Dod.).

Val Pesio: VIII, leg. Dodero (Dod.), VII, leg. Mancini (Manc.), VII, leg. Baliani (Bal.); Certosa di Pesio VII, VIII, leg. Dodero (Dod.).

Reg. di Mondovì: Bossea IX, leg. Dodero (Dod.); Borello (Bossea) VIII, leg. Barajon (Bar.).

Appennino Ligure: M. S. Giorgio (Savona) VIII, leg. Naldi (M.F., Bin.) - M. Beigua VIII, leg. Caneva (M. Gen.) - Bric del Dente (Voltri) VI, leg. Naldi (Bin.) - Acquasanta (Voltri) IX, leg. Caneva (M. Gen.) - Monti sopra Pegli VIII, leg. Caneva (M. Gen.) - P.so La Bocchetta (P.so Giovo) V, leg. Mantero (M. Gen.), leg. Marengo (Dod.) - Fumeri (P.so Giovi) leg. Baliani (Bal.) - Voltaggio (vers. piemontese) IX, leg. Mancini (Manc.) - Genova VI, leg. Mancini (Manc.), leg. Alberti (M. Gen.) - M. Penna VIII, leg. Doria (M. Gen.) - Rezzoa- glio d’Aveto IX, leg. Dodero (Dod.) - Spezia (M. Gen.) - Ameglia (Spezia) IX, leg. Man- cini (Manc.).

36 G. MARIANI .

Alpi Apuane: Petrosciana IX, leg. Mancini (Manc., M. Gen.) - Foce di Mosceta V, leg. Mancini (Manc.) - Molazzana V, leg. Mancini (Manc.) - M. Tambura V, leg. Mancini (Manc.) - Arni V, leg. Mancini (Manc.) - Cardoso III, leg. Dodero (Dod.) - Pania d. Croce X, leg. Gerini (M.F.).

/00 Km.

(> G: MARIANI dis.|

Fig. 16 - Cartina della distribuzione in Italia del Tr. pyrenaeus Charp.

Tondi neri: sbsp. splendens Heer. Cerchietti: sbsp. cyanicolor Capra. (Le aree punteggiate sono quelle ad altitudine superiore ai 500 m.)

TRYPOCOPRIS ITALIANI 37

Appennino Tosco-Emiliano: L. Santo (App. Parmense) VI, leg. Barajon (Bar.) - M. Giogo (P.so Cerreto) VI, leg. Fiorito (Bal.) - M. Alto (P.so Cerreto) VI, leg. Focarile (M.F.) - M. Va- lestra (App. Modenese) VII, leg. G. Fiori (M.F.) - Alpe S. Pellegrino (Foce d. Radici) m. 1525 VIII, leg. Borgioli (M. Gen.) - Tagliole (App. Modenese) VI, leg. G. Fiori (M.F.) - - M. Cimone IX, leg. Fiori (Dod.), VIII, leg. Ricci (M.F.) - Piansinatico (Abetone) m 948 IX, leg. Burlini (Burl.) - L. Scaffaiolo (Corno alle Scale) VI, leg. Magistretti (Mag.) - Corno alle Scale VIII, leg. Grandi (M. Mil.) - M.ti Pistoiesi leg. Tiberi (M. F., M. Mil. - Gaggio Montano (Porretta Terme) leg. Marchetto (Burl.) - M. Calvana (Firenze) IX, leg. Lanza (M.F.) - Grotta Pila (M. Calvana) VII, leg. Lanza (M.F.) - M. Senario (Firenze) VI, leg. Stolfa (M. Mil.) - S. Godenzo (Alpe di S. Benedetto) V, leg. Zangheri (Dod.) - Pratomagno leg. Andreini (Manc.) - Vallombrosa (M. Mil., M. Gen.), IV, leg. Righetti (Burl.).

Toscana: Sovicille (Montagnola Senese) X, leg. Cugini (M. Gen.) - Cortona leg. Garavaglia (Luig.) - Arcidosso (M. Amiata) leg. Dodero (Dod.).

Lazio: Colli Albani: Marino leg. Straneo (Bin.), VII, leg. Luigioni molti es. (Luig.), VI, leg. Lepri (Cerr.); M. Cavo leg. Straneo (Bin.), IX, leg. Luigioni (Luig.); Rocca di Papa VIII, leg. Sesino (Cerr., Luig.) - Colle Obaco (M. Ernici) VI, leg. Luigioni (Cerr. Luig.).

Abruzzi: Maiella VIII, leg. Torriani (Luig.); Maielletta VIII, leg. Lepri (Luig.).

Puglie: Gargano: S. Nicandro VII, leg. Moltoni (M. Mil.), Foresta Umbra IX, leg. Magistretti (Mag.).

G. pyrenaeus subsp. cyanicolor Capra

Nel suo lavoro citato (1930) Capra denomina cosi la forma di pyrenaeus blu scura che si trova nell'Italia centrale e meridionale, prendendo come tipici gli esemplari di Lippiano in Umbria, ma senza tuttavia precisarne il valore siste- matico, non avendo potuto vedere molti individui di queste regioni. Nel materiale da me esaminato queste erano invece abbondantemente rappresentate, specialmente nella collezione Luigioni. Ho potuto quindi raccogliere i dati che riporto più avanti e che ho messo in evidenza nella cartina (fig. 16), da cui risulta chiaramente che nell’Italia centrale le due forme coesistono, fino all’incirca al parallelo di Roma, mentre dell'Appennino meridionale ho visto solo esemplari di cyanicolor. È ovvio che i dati in nostro possesso sono ancora scarsi, e sarà interessante determinare più esattamente l’area di distribuzione delle due forme. Dai dati attuali, come si vede, sembra che la subsp. cyamicolor abbia risalito la valle del 'Tevere fino alle sorgenti (Balze, leg. Zangheri), mentre lo splendens si spinge sino al Gargano (leg. Moltoni, e Magistretti).

Ritengo comunque di poter senz'altro elevare questa forma al rango di sottospecie.

Il G. pyrenaeus sbsp. cyanicolor Capra si differenzia dallo splendens per il colore che è superiormente nero abbastanza lucido con riflessi bluastri o violacei, o, meno frequentemente blu o violaceo scuro (12), rari esemplari hanno un riflesso purpureo che li avvicina alquanto allo splendens ; inoltre la punteggiatura del pro- noto è in genere più marcata e più fitta, e la zona centrale degli sterniti ventrali presenta più frequentemente una certa zigrinatura, tanto che alcuni esemplari si distinguono difficilmente dai vernalis sbsp. apenninicus mihi, pure dell’Italia meridionale. Questa convergenza di caratteri delle due razze meridionali rispetti- vamente del pyrenaeus e del vernalis è stata causa di non poca confusione (vedi LEONI 1911). Permane tuttavia il carattere della mancanza di setole nella parte centrale degli sterniti ventrali, anche se questa area centrale è assai meno estesa, nonchè il dente ai femori anteriori del 3; e il fallo, che è quello tipico del pyre- naeus, toglie ogni dubbio in proposito.

(12) GAGLIARDI Hola ha I PIETRA ab. Lombardi gli individui PR rames neri O con lievissimi riflessi metallici.

38 G. MARIANI

Le dimensioni sono mediamente un po’ minori che nello splendens: su 31 es. si ha la lunghezza media di mm. 15,7 (fra 12.2 e 19). Devo però segnalare una serie di cinque esemplari esistenti nelle collezioni del Museo Civico di Milano (2 3g e 3 99), provenienti dalla Sicilia (Caronia, leg. R. Alliata), i quali, pur avendo tutti i caratteri del cyanicolor si staccano da tutti gli altri individui per le loro gran- di dimensioni (tra 20 e 22 mm.).

Località accertate (figura 16).

Appennino Tosco-Emiliano meridionale: Balze (M. Fumaiolo) leg. Zangheri (Zangh.) - Alpe della Luna IX (Manc.).

Appennino Tosco-Umbro: Lippiano VI, VII, IX, leg. Andreini (Dod., M. Gen., M. Mil.), VIII, leg. Lombardi (Burl.). |

Lazio: M. Cimini: M. Fogliano V, leg. Luigioni (Cerr., Luig.); M. Cimino IX, leg. Luigioni (Luig.) - M. Sabatinı: Bassano di Sutri V, leg. Luigioni (Luig.); Oriolo Romano XI (Luig.); Manziana VIII, leg. Luigioni (Luig.). |

Appennino meridion.: Campitello m. 1500 VII, leg. Focarile (M.F.) - Camaldoli (Napoli) IX (Luig.) - Vallo Lucano: VIII, leg. Pomini (M. Ver.), S. Biase leg. Solari (M. Gen.) - M. Vulture V, leg. Schatzmayr (M. Mil.).

Sicilia: Caronia VI, leg. Alliata (M. Mil.).

Devo poi dire ancora una parola sul G. Heyrowskyi Balthasar (BALTHASAR 1928). Tale specie, descritte su un unico esemplare proveniente da Canezza nel Trentino (forse Carezza ?), è stata da CAPRA (1930) messa in sinonimia col G. pyrenaeus splendens Heer, ma l’Autore in una successiva comunicazione (BAL- THASAR 1930) ne ha ulteriormente sostenuta la validità specifica. Occorrerebbe naturalmente vedere il tipo per ogni definitiva conclusione; ma poichè da allora esemplari attribuibili alla nuova specie di BALTHASAR non sono più stati trovati (anche nell’abbondante materiale esaminato non ho mai visto nulla che non fosse pyrenaeus splendens Heer, o vernalis L. o alpinus Hag.), ritengo di poter mantenere ancora la sinonimia stabilita da CAPRA.

G. (Trypocopris) alpinus Hag. e G. (T.) alpinus sbsp. opacus nov.

Questa specie, descritta da HAGENBACH fin dal 1825, è stata in seguito quasi sempre considerata una varietà del vernalis. Trascurando gli autori più antichi, e per non ripetere quanto ho già detto parlando del G. vernalis Fauveli Bed., vediamo che per REITTER (1893, 1906) è specie a sè, mentre BOUCOMONT (1912), WINKLER (1929) e ancora ScHMIDT (1935) lo indicano come varietà o sotto- specie del vernalis. Più recentemente Mixsic (1954 a) lo ritiene specie ben distinta. Fra gli Autori italiani, LEONI (1911) naturalmente non lo distingue come specie; per DepoLI (1924), che potè esaminare abbondante materiale, è senza dubbio buona specie; LuIGIONI (1929) lo pone come varietà e Capra (1930) infine lo ritiene nuovamente specie ben distinta. |

Non vi è dubbio che l’alpinus sia buona specie: esso presenta rispetto al vernalis e al pyrenaeus sensibili differenze nel fallo, che è, in visione laterale all’incirca di forma intermedia fra quelli delle due suddette specie, globoso al- l'estremità come quello del pyrenaeus, ma in modo meno accentuato (Figg. 9- 10-11-12) (13); ma è anche sempre facilmente distinguibile per il clipeo semicir- colare (fig. 14) (14). Inoltre è di statura nettamente minore (12-14 mm.), ed è

(13) Per la forma del fallo è comunque più vicino al pyrenaeus che al vernalis.

(14) Fra i caratteri distintivi indicati dal REITTER nelle sue Bestimmungstabellen (1893) questo è l’unico evidente e costante. Gli altri (pubescenza doppia dell’addome e punteggiatura delle elitre) non corrispondono alla realtà.

TRYPOCOPRIS ITALIANI 39

di abitudini più alticole. Tipicamente l’insetto è nero, lucido, con deboli riflessi verde-bronzei scuri, gli orli delle elitre e del protorace e le zampe più nettamente metallici. La superficie delle elitre presenta delle minute rugosità irregolari, che si sovrappongono senz’ordine alle strie di punti, che sono appena visibili. La mi- croscultura è quasi inesistente, a mala pena visibile a forte ingrandimento. Gli sterniti ventrali sono assai rugosi, e pubescenti, con setole brune meno lunghe e robuste che nel vernalis.

Gli esemplari delle Alpi occidentali però presentano una facies alquanto di- versa. Data la sua localizzazione geografica, questa varietà viene a prendere il valore di razza, e la denomino sbsp. opacus nov. Distinta dalla forma tipica per il colore nero abbastanza opaco senza riflessi verde-metallici, solo una traccia rimane negli orli delle elitre, macroscultura appena accennata (mentre nella forma tipica è ben visibile anche a occhio nudo), microscultura isodiametrica, evidente, perfettamente visibile con forte ingrandimento (x 100).

Olotipo: 1 3 di M. Saccarello (A. Liguri), leg. A. Focarile 3-VI-1950.

Paratipi: 12 es. Sg e 92 di Bobbio Pellice (A. Cozie), M. Saccarello, Val Pesio Gran Costa, M. Marguareis, Viozene (A. Liguri), Tignes (Savoia).

Olotipo in coll. Mariani-Focarile; paratipi in coll. Mariani-Focarile e Mu- seo di Milano.

Diffusa nelle Alpi occidentali, sia nel versante italiano che in quello francese.

Talvolta la microscultura è pressochè inesistente, si tratta sempre però di esemplari neri opachi, ad elitre lisce; talvolta invece è evidentissima. Quest’ul- timo caso è interessante perchè gli individui con tale microscultura vengono ad essere quasi identici a dei piccoli vernalis Fauveli Bed. Se quindi nelle Alpi orien- tali e centrali la distinzione dalle altre due specie è assai facile, anche dal solo colore, poichè il vernalis è sempre azzurro o verde metallico, il pyrenaeus sempre verde metallico con riflessi rameici, nelle Alpi occidentali la distinzione è assai meno facile, si da far confondere alla maggior parte degli Autori l’alpinus col ver- nalis Fauveli. Non mi dilungo su ciò avendone già parlato a proposito del vernalis.

Recentemente Mixsic (1954 a) ha descritto una sottospecie dei Balcani (bal- canicola Miksic) che anch’essa presenta rugosità attenuata e microscultura più evidente. Ne ho visti due esemplari, non corrispondono alla n. sbsp. opacus, assomigliano piuttosto a esemplari che ho in collezione provenienti dalle Alpi centrali italiane.

Località italiane accertate (figura 17).

G. alpinus:

Alpi Giulie: Jöf Fuart m. 2000 (M. Mil.) - M. Canin VII (M. Mil.).

Prealpi Giulie: M. Chiampon (Gemona) leg. Schatzmayr (M. Mil.).

Alpi Carniche: M. Osternig m. 2035 (M. Mil.) - Nassfeld (P.so di Pramollo) (M. Mil.).

Prealpi Carniche: M. Cavallo leg. Schatzmayr (M. Mil.), VI, leg. Barajon (Bar.), VI, leg. Magi- stretti (Mag., M.F.), VIII, leg. Focarile (M.F.) - M. Raut (Karis) IX, leg. Schatzmayr (M. Mil.) - Claut VIII, leg. Focarile (M.F.).

Dolomiti: Forcella Popera (P.so M. Croce Comelico) (M.F.) - Gr. Marmarole: Forcella Piccola m. 2200 VI, leg. Perini-Tomasi (M.F.) - Cortina d’Amp. VII, leg. De Wagner (Luig.) - Chiggiato (Calalzo - V. del Piave) m. 1100-1600 VIII, leg. Marcuzzi (M.F.) - Cima Pram- per (tra Agordo e Longarone) leg. Marcuzzi (M.F.) - Val Grisol (Longarone) leg. Marcuzzi (M.F.) - V. Fiemme VIII, leg. Scortecci (M. Mil.) - V. Gardena VII, leg. Barajon (Bar.) - Sagron m. 1069 VII, leg. Burlini (Burl.) - Sagron: Forcella Pelse VII, leg. Marcuzzi (M.F.).

V ette Feltrine: M. Pavione (M.F.).

Valsugana: M. Agaro (Castel Tesino) VIII, leg. Binaghi (Bin.) - Cimon Rava: L. Grande VI, leg. Binaghi (Bin.); id. M. Rava VI, leg. Binaghi (Bin.) - Passo Broccon VII, leg. Binaghi (Bin.) - Strigno VIII, leg. Barajon (Bar.) - M. Coppolo VII, leg. Binaghi (Bin.).

40 G. MARIANI

Veneto: M. Lessini: Campo Brun (Cima Posta) VI (M. Ver.) - Rivolto (Cima Posta) V, leg. Po- mini (M. Ver.) - Sega Ala (Corno Aquiglio) VII (M. Ver.) - Campo Fontana VIII (Sart.) - M. Baldo VI, leg. Barajon (Bar.).

Trentino: V. d’Ultimo VII, leg. Barajon (Bar.).

A. Giudicarie: M. Bruffione VII (M.F.) - M. Rimà VII, leg. Mancini (Manc., MF.) =:V. Ame pola V, leg. Mancini (Manc.). _

Valcamonica: M. Colombine VI, leg. Barajon (Bar.) - M. Frerone VII, leg. Bari, leg. Mariani (Bari, M.F.) - M. Gäslielme V, leg. Bari, leg. Magistretti, leg. Focane (Bari, Mag., M.F.).

rue Retiche: Giogo Stelvio (Burl.) - P.so Tonale IX, leg. Barajon (Bar.) - Val Cedeh (Alta Val- furva) VIII, leg. Magistretti (Mag.) - Bormio ai Focarile. (M.F.) - Chiesa. Valmalenco ‚VII, leg. Maesistretel (Mag.) - M. Disgrazia m. 2500 leg. Frasca (M. Gen.) - Madesimo VI, leg. Binaghi (Bin.) - Val Codera VIII, leg. Barajon (Bar.) - Val dei Ratti VI, leg. Barajon (Bar. h Ali leg. Focarile ar F.).

G. MARIANI dis.

Fig."17 - Cartina della distribuzione in Italia del Tr. alpinus Hag. Tondi neri: alpinus Hag. typ. Cerchietti: sbsp. opacus nov. (Le aree punteggiate sono quelle ad altitudine superiore ai 500 m.)

Alpi Orobie: L. Venerocolo (V. di Scalve) VII, leg. Binaghi (Bin.) - Prataccio (V. Armisa) VII, leg. Moltoni (M. Mil., Manc.) - Arigna: L. di Sopra S. Stefano m. 2000 IX, leg. Pocanile (M.F.) - Passo di Lesina (Tartano) m. 2000 VIII, leg. Piazzoli (M.F.) - P.so S. Simone (V. Brembana) VI, leg. Barajon (Bar.), VII, leg. Mariani leg. Focarile (M.F.) - P.so S. Marco (V. AR) VII, leg. Focarile (M. F.) - V. Pecherolo (V. Brembana) VIII, leg. Focarile (M.F.) - Gerola VI, leg. Binaghi (Bin.), m. 1300 VI, leg. Barajon (Bar.) - L. Deleguaccio (Premana - V. Vartone) ins 2190: VI leg; Focarile (M.F.) - M. Legnone m. 2100 VI, leg. Focarile (M.F.) - M. Legnone m. 1100 V, leg. Mariani, leg. Magistretti (M.F., Mag.), VI, leg. Focarile (M.F.), VII, leg. Bari (Bari) - M. Legnoncino VIII, leg. Bari (Bari).

Prealpi Bergamasche: Esino leg. Pini (Luig., M. Gen., M. Mil.), VI (Bin.) - M. Alben m. 2000 leg. Bari (Bari) - Vendrogno (Valsassina) VIII, leg. Bari (Bari) - Grigna Sett. m. 2000 VIII, leg. Focarile (M.F.).

Alpi Lepontine: Val Darengo (Alto Lario) VII, leg. Bari (Bari) - Lago Truzzo m. 2100 (Val S 1 Giacomo, vers. occ.) VII, leg. Bari (Bari) - M. Sasso Canale (Alto Lario) IX, A Focarile (M.F.) - Fusio (Cant. Pioizio) VII, leg. Pozzi (Pozzi), VIII, leg. Bari (Bari) - M. Tamaro (Cant. Ticino) VI, leg. Mariani (M.F.).

Alpi Pennine: Crodo (Val d’Ossola) VIII (Bin.).

TRYPOCOPRIS ITALIANI 41

G. alpinus opacus

Alpi Graie: Courmayeur (Coll. Demarchi-Dod.).

Alpi Crozie: Coazze (Giaveno - V. di Susa) VIII, leg. Dodero (Dod.) - C. Assietta m. 2472 (V. Chisone) VII, leg. Burlini (Burl.) - Sestrieres VII, leg. Bari (Bari) - Bobbio Pellice VII, leg. Focarile (M.F.) - Crissolo (V. del Po) leg. Baudi (Dod.) - M. Viso VI (Coll. Fea-M. Gen.).

Alpi Marittime: Vinadio (V. Stura) VIII, leg. Mancini (Manc.) - Terme Valdieri VII, leg. Dodero (Dod.) - Limone Piemonte, dint. leg. Burlini (M. Ver.) - Rocca Abisso (Colle Tenda) VI, leg. Mancini (Manc.) - V. Casterino (Tenda) VII, leg. Gestro (Luig., M. Gen.), VIII, leg. Mantero (M. Gen.).

Alpi Liguri: Val Pesio molti es.: VIII, leg. Dodero (Dod.), VIII, leg. Mancini (Manc.), VII, leg. Fiori (M.F.), VI, leg. Magistretti (Mag.); Gran Costa leg. Della Beffa (M.F.), M. Margua- reis m. 2000 VI, leg. Bari (Bari); M. Costa Rossa m. 2200 VII, leg. Bari (Bari) - Pizzo d’Or- mea VIII, leg. Solari (Manc.) - M. Mondolè m. 2000-2300 VII, leg. Ruffo (M. Ver.) - Viozene (V. Tanaro) VI, leg. Ceresa (M.F.), VII, leg. Barajon (Bar.) - Castella di Quarzina (V. Tanaro) VII (M. Gen.) - M. Saccarello (V. Tanarello) VI, VII, leg. Bari (Bari), VI, leg. Focarile (M.F.).

A queste località aggiungerò le seguenti francesi (la specie risulta nuova per la Francia):

Savoia: Vanoise VI, leg. Mancini (Manc.) - Tignes VIII, leg. Poulard (M.F.).

Alpi Marittime: Madonna delle Finestre (Val Vesubia) VIII, leg. Dodero (Dod.), VI, leg. Rocca (Pozzi).

A conclusione di questo studio porto qui di seguito una tabella per la classificazione delle forme italiane di Trypocopris.

I Sterniti ventrali sempre privi di pubescenza nella loro zona mediana. Pronoto a punteggiatura più rada, fina e leggera. Femori anteriori del maschio con un dente (talvolta appena accennato) al loro orlo anteriore. Fallo (in visione laterale) più tozzo e robusto, sensibilmente ingrossato all’estremità (Figg. 1-2-3-4) . 2

Sterniti ventrali punteggiati o rugosi e con forte pubescenza nella loro zona me- diana. Pronoto a punteggiatura piü fitta e marcata. Femori anteriori del maschio senza alcun dente . ER

2 Superiormente colore verde ‘metallico con riflessi rameici, di rado verde puro (ab. autumnalis Heer nec Er.) . i . pyrenaeus sbsp. splendens Heer

Superiormente colore da nero (ab. Lombardi Gagl.) a nero violaceo fino a blu scuro, lucente, punteggiatura del pronoto più marcata, area glabra ventrale più ri- dotta i . | . pyrenaeus sbsp. cyanicolor Capra

3 Clipeo a profilo sub-trapezoidale (Fig. 13) (15). Dimensioni mediamente mag- giori (13-20 mm.) Fallo, in visione laterale, più snello, a lati sub-paralleli, senza particolare ingrossamento all’estremità (Figg. 5-6-7-8). . à i i x RC”

Clipeo a profilo semicircolare alquanto appiattito (Fig. 14). Dimensioni media- mente più piccole (11-15 mm.). Fallo, in visione laterale, alquanto simile a quello del pyrenaeus, però più snello, meno fortemente globoso all’estremità (Figg. 9- IO-II-I2) i ; À ; 3 ; ; i À à ; ; 5

4 Colore superiormente blu metallico, o blu verdastro lucente (f. typ.) o verde-azzurro o verde metallico splendente (ab. autumnalis Er. nec Heer). Regioni nord-orientali vernalis L.

Colore superiormente nero, o nero-violaceo, lucido. Italia centrale e meridionale vernalis sbsp. apenninicus nov.

(15) Alcuni individui degli Abruzzi hanno clipeo quasi semicircolare. Non possono tuttavia essere confusi con l’alpinus per il colore e l’aspetto generale (oltre che per il fallo). Inoltre l’al/pinus non esiste negli Appennini.

42 G. MARIANI

Colore superiormente nero semiopaco a lucentezza sericea. Microscultura iso- diametrica, evidente. Alpı occidentali . ; ; : vernalis sbsp. Fauveli Bed.

5 Colore superiormente nero lucido con netti riflessi verde-bronzei. Zigrinatura delle elitre ben visibile a occhio nudo. Microscultura malamente visibile anche a forte ingrandimento (x 100). Alpi orientali e centrali . i . . alpinus Hag.

Colore superiormente nero più opaco, senza riflessi metallici eccettuata una traccia agli orli delle elitre. Zigrinatura delle elitre visibile solo a medio ingrandimento, così che a occhio nudo esse sembrano lisce. Microscultura generalmente ben marcata, isodiametrica. Alpi occidentali . { i . alpinus sbsp. opacus nov.

BIBLIOGRAFIA

BALTHASAR V., 1928 - Zehn neue palaearctische Formen aus der Familie der Lamellicornien. - Casopis Ceskosl. Spolec. Ent., Praze, XXV, p. 112-116.

BALTHASAR V., 1930 - Einige Bemerkungen zum Artikel des Herren dr. F. Capra über die Syno-

nimie des Geotrupes pyrenaeus ssp. splendens Heer und über Geotrupes Heyrovskyi m. - Casopis Ceskosl. Spolec. Ent. Praze, XXVII, pp. 67-68. |

BEDEL L., 1911 - Faune des Coléoptères du Bassin de la Seine, IV, 1, Scarabaeidae - Paris, p. 103.

BEDEL L., 1911 - Synonymies de Scarabaeidae paléarctiques - Bull. Soc. Entom. France, Paris, Pp. 379.

BERTOLINI S., 1891 - Contribuzione alla fauna trentina dei Coleotteri - Bull. Soc. Entom. Italiana, Firenze; XXIII, p:: 177.

BoucomonT A., 1910 - Contribution à la classification des Géotrypides - Ann. Soc. Entom. France, Paris, pp. 333-350.

BoucoMmonT A., 1912 - Coleopterorum Catalogus - Junk, pars 46.

Capra F., 1930 - Sulla sinonimia del Geotrupes (Trypocopris) pyrenaeus ssp. splendens Heer - Boll. Soc. Entom. Ital., Genova, LXII, pp. 122-127.

CHARPENTIER T., 1825 - Horae Entomologicae, p. 208. CROISSANDAU J., 1892 - Ann. Soc. Entom. France, Paris, LXI, Bull. p. LVIII.

DeroLı G., 1912 - Neue Käferformen aus dem Liburnischen Karst - Wien. Entom. Zeit., Wien, p. IOI. |

DepoLI G., 1924 - I Coleotteri della Liburnia, V°, Lamellicorni - Fiume, Riv. Soc. Studi Fiu- mani, II, e sem., pp. 145-169.

DepoLi G., 1936 - Materiali per la fauna coleotterologica del Gran Sasso d’Italia - Boll. Soc. En- tom. Ital., Genova, LXVIII, p. 138.

ERICHSON W.F., 1848 - Naturgeschichte Ins. Deutschlands, Berlin, III, p. 735.

FAUVEL A., 1892 - Note sur les Geotrupes vernalis et pyrenaeus - Rev. Entom. de Caen, XI, p. 57 e D. 92%

GAGLIARDI A., 1944 - Di alcuni Scarabeidi coprofagi nuovi per l’Italia - Redia, Firenze, XXX, pp. 27-28.

HAGENBACH, J. J. 1825 - Insecta Coleoptrata. quae in itineribus suis praesertim Alpinis, eol- ligerunt D. H. Hoppe et F. Hornschuch, cum notis et descriptionibus J. Sturm et J. Hagenbach - Acta Acad. Leop. Carol., 12,2, 1825, p. 487.

Heer O., 1841 - Fauna Coleopterorum Helvetica, I, p. 499.

HEYDEN L., REITTER E., WEISE J., 1906 - Catalogus Coleopterorum Europae, Caucasi et Armeniae Rossicae - Paskau, p. 726.

KIEFER A. e MOOSBRUGGER J., 1942 - Beitrag zur Coleopterenfauna des steirischen Ennstales und der angrenzenden Gebiete - Mitt. Münchn. Entom. Gesell., p. 529.

Leonı G., 1911 - Contributo allo studio dei Lamellicorni italiani - Riv. Coleotter. Ital., Camerino, IX, pp. 30-36, 53-63.

TRYPOCOPRIS ITALIANI 43

Luiciont P., 1929 - I Coleotteri d’Italia - Mem. Pontif. Accad. Lincei, Roma, XIII, pp. 391-392. |

LuiGiont P., 1931 - Terzo contributo alla conoscenza della fauna entomologica del Parco Nazio- nale d’Abruzzo - Atti Pontif. Accad. Lincei, Roma, LXXXIV, p. 145.

MARCHAND H., 1951 - Ueber das Vorkommen von Geotrupes (Trypocopris) pyrenaeus Charp. in der Schweiz - Mitt. Entom. Gesell. Basel, I, pp. 77-80.

MARIANI G., 1950 - Un Coléoptére nouveau pour la faune française - L’Entomologiste, Paris,

VE PP. 47-40:

Mixsic R., 1954a - Beitr. zur Kenntnis der balkanischer Geotrupes-Arten - Tijdschrift voor Ento-

mologie, XCVII, pp. 243-244.

Mixsic R., 1954b - Beitr. zur Variabilitäts- und Verbreitungskenntnis des Geotrupes vernalis L.

auf der Balkanhalbinsel - Acta Musei Macedonici Scient. Natur., Skopje, II, pp. 145-157.

Mixsic R., 1957 - Zweiter: Nachtrag zur Fauna Insect. Balcanica - Scarabaeidae - Acta Musei Macedonici Scient. Natur., Skopje, IV, pp. 147-150.

MÜLLER J., 1902 - Lucanidae et Scarabaeidae Dalmatiae - Verh. zool. botan. Gesell., Wien, LII, Pp. 438-466.

Mutsant E., 1842 - Histoire Naturelle des Coléoptères de France, Lamellicornes - Paris, pp. 364-367.

Mutsant E. e Rey C., 1871 - Histoire Naturelle des Coléoptères de France. Lamellicornes, Pectinicornes - Paris, pp. 445-452.

PAULIAN R., 1941 - Faune de France, 38, Coléoptères Scarabéides - Paris, pp. 40-45.

REITTER E., 1893 - Best. Tab., XXIV, p. 141.

REITTER E., 1895 - Coleopterologische Notizien - Wien. Ent. Zeit., XIV, p. 163.

SAINTE-CLAIRE DEVILLE J., 1935 - Catalogue raisonné des Coléoptères de France - L’Abeille, XXXVI, p. 194.

SCHMIDT G., 1935 - Ueber einige Formen des Geotrupes vernalis L. - Arb. morph. taxon. Entom., Berlin-Dahlem, II, pp. 232-237.

WINKLER A., 1929 - Catalogus Coleopterorum regionis palaearcticae - Wien, II, p. 1038.

WOERNDLE A., 1950 - Die Käfer von Nordtirol - Schlern-Schriften, LXIV, p. 279.

da

UMBERTO PARENTI (Istituto di Zoologia- Università di Modena)

UNA NUOVA SPECIE ITALIANA DI LEUCOPTERA Hb.

(Lepidoptera: Cemiostomidae)

Nel Settembre del 1956, in Abruzzo a Vacri in provincia di Chieti, ho os- servato su piante di Genista germanica L., alcune foglie minate da larve di un Microlepidottero. Da queste, incrisalidate in piccoli bozzoli sericei, ho ottenuto una trentina di adulti del genere Leucoptera Hb. (Cemiostoma Z., partim), che risultano appartenere ad una nuova specie.

Intendo dare ora semplicemente notizia del nuovo reperto. In seguito verrà pubblicato un lavoro più esteso.

Leucoptera aprutiella nov. spec.

Capo, torace, addome ricoperti da squame bianco-argentee. Antenne fili- formi, bruno-scure, lunghe quanto l’ala anteriore. Ali anteriori bianco-argentee. A due terzi del margine costale si originano due bande giallo-dorate limitate da un’esile serie di squame bruno-scure. Queste bande risultano leggermente e re- ciprocamente confluenti all’indietro fino ad una macchia grigio-argentea, limi- tata verso i margini distale e prossimale da due areole subtriangolari di squamette bruno-scure, ciascuna delle quali presenta. verso il margine costale un piccolo gruppo di squame rosso-bronzee. Frange bianco-argentee fornite distalmente e subanteriormente di due ciuffi di peli bruno-scuri. Le ali posteriori sono grigia- stre, le frange ed il ciuffo anale bianchi. Lunghezza delle ali anteriori 1,5 - 2 mm. Apertura alare 3,5: - 4,5 mm,

La specie è vicina a L. cytisiphagella Klimesch (1) dalla quale differisce per alcuni caratteri. In L. cytisiphagella le due bande giallo-dorate non conflui- scono reciprocamente all’indietro. Inoltre il loro bordo di squame bruno-scure è più marcato che in aprutiella. Manca la macchia grigio-argentea racchiusa tra le due aree subtriangolari bruno-scure, che, a loro volta, non presentano il pic- colo gruppo di squame rosso-cupree tipico di aprutiella. Il ciuffo anale in cytisi- phagella è giallo-grigio.

Non è possibile per ora accennare alle differenze tra le armature genitali delle due specie perchè KLIMESCH non della sua alcuna descrizione. La specie è stata rinvenuta, come ho detto, su Genista germanica L.

L’uovo, di forma ovale, appiattito nella parte inferiore, dove aderisce alla epidermide della foglia, è sempre deposto sulla faccia superiore del lembo. La giovane larva, dopo aver perforato il corion, penetra nell’interno del parenchima dove produce inizialmente una cavità subcircolare di 1-2 mm. di diametro, che, per trasparenza, si presenta molto scura a causa dell'accumulo in questo territorio di escrementi.

(1) Ringrazio il Dottor Josef Klimesch di Linz, per le indicazioni fornitemi e per aver- mi segnalato la specie come nuova.

LEUCOPTERA APRUTIELLA 45

In seguito la larva abbandona la piccola camera iniziale, scavando una sottile galleria che ben presto si allarga a formare una ampia chiazza. Secondo la termi- nologia di HERING dovrebbe perciò trattarsi di un ofistigmatonomio, ma di tipo particolarmente complesso. Nel nostro caso infatti la larva comincia ad alimentarsi scavando prima un piccolo stigmatonomio, continua poi con un ofionomio, per terminare di nuovo con uno stigmatonomio notevolmente più esteso. Al termine del suo sviluppo la larva matura, di color giallo chiaro e lunga quattro-cinque mm., abbandona la mina e mediante un filo di seta si cala a terra, dove, molto spesso tra due foglie ormai secche, fila un piccolo bozzolo bianco ancorato saldamente al substrato da numerosi fili di seta. Nei miei allevamenti le larve sono giunte a maturità in sette-otto giorni. Gli adulti sono sfarfallati una quindicina di giorni dopo. |

La L. aprutiella si presenta nettamente localizzata. Nonostante le più ac- curate ricerche ho potuto raccoglierla solo in una località molto circoscritta, in un terreno incolto dietro la chiesa di S. Agata nella frazione omonima. Questo terreno, un tempo adibito a cimitero, è ora invaso da una fitta vegetazione spon- tanea, con numerosi cespugli di Genista germanica L.

Tipo e paratipi nella collezione personale in Modena.

AUTORI CITATI

HERING M. E. - 1951 - Biology of the Leaf Miners. s’Gravenhage, Netherlands.

HERING M. - 1933 - Die palaearktischen Arten der Gattung Leucoptera Hbn. - Mitteil. d. Zoolog. Mus. Berlin, 19, p. 64.

KLIMESCH J. - 1938 - Leucoptera cytisiphagella nov. spec. (Lep., Cemiost.) - Ztschr. Oesterr. Ent. Ver., 23, p. 49-51.

46

MANFRED MACKAUER

Zoologisches Institut der Universität Frankfurt M. - Deutschland

EINE COPROPHAGEN-AUSBEUTE AUS DEM NOERDLICHEN SIZILIEN

(Coleopt. Scarabaeidae)

Bei der Durchsicht palaearktischer oder italienischer Coleopteren-Ver- zeichnisse fällt es auf, dass die grossen Mittelmeerinseln, insbesondere jedoch Sizilien, recht wenig erwähnt werden. Dies liegt nun nicht daran, dass viele Arten hier fehlen, vielmehr gibt es selbst im engeren europäischen Raum noch ziemlich grosse Gebiete, deren Durchforschung vom zoogeographischen Stand- punkt aus als äusserst lückenhaft bezeichnet werden muss.

Eine vom 1. - 22 April 1957 dauernde Sizilien-Exkursion hatte deshalb vornehmlich das Ziel, den noch weitgehend in seiner ursprünglichen Beschaffenheit erhalten gebliebenen nördlichen Teil der Insel in entomologischer Sicht zu erkun- den. Obwohl dabei sämtliche Coleopteren-Familien berücksichtigt wurden, war, der Jahreszeit entsprechend, das Hauptaugenmerk doch auf die laparosticten Scarabaeiden gerichtet, über deren Funde auch an dieser Stelle gesondert be- richtet werden soll.

Das Schwergewicht der Sammeltatigkeit lag in der Umgebung der im NO gelegenen Hauptstadt Palermo, von wo aus zahlreiche T'agesexkursionen unter- nommen wurden. Als weiterer, sehr ergiebiger Fundort erwies sich der Bosco della Ficuzza, etwa 30 km südlich von Palermo am Fusse der Rocca Busambra gelegen; er ist der westlichste Waldrest Siziliens, der in seiner natürlichen Zu- sammensetzung erhalten geblieben ist. Leider musste er in den letzten Jahren auf Grund einer starken Eichenprozessionsspinner-Kalamität weitgehend abge- holzt und durchforstet werden; da ausserdem auch organische Phosphorpräpa- rate zur Bekämpfung verwandt wurden, sind viele Insektengruppen gänzlich verschwunden, während der Bestand an Coprophagen anscheinend nicht geschä- digt wurde. Als drittes Sammelgebiet war das Bergland der Madonie um das Städtchen Castelbuono herum vorgesehen, wohingegen die noch weiter östlich gelegenen Nebrodischen und Peloritanischen Berge aus Zeitmangel nicht mehr besucht werden konnten.

Im einzelnen wurden folgende Fundorte (siehe Abb. 1) aufgesucht: Palermo, 1-10,.16-17 April. - Küstengebiet; besonders ergiebige Fundplätze

am Fusse des nordwestlich der Stadt gelegenen M. Pellegrino (606 m);

teils gepflegtes Naturschutzgebiet, teils Macchia, die stellenweise als Vieh-

weide benutzt wird; grösstenteils mit Agaven und Opuntien bepflanzt, dazwischen einzelne Pinien-Haine.

Von hier aus wurden Tagesexkursionen unternommen nach:

Monreale (766 m) - La Rocca, 4 April. - Trockener Höhenzug, vorwiegend Opun- tien, Euphorbiaceen und Ginster, auch Macchia; in tieferen Lagen ein feuchter Graben bei La Rocca.

COPROFAGI DI SICILIA 47

Isola delle Femmine, 7 April. - Kleines Fischerdorf, etwa 15 km westlich von Palermo; felsiger Strand, einige karge Viehweiden.

Sferracavallo, 7-8 April. - Fischerdorf, im Schutze des M. Gallo (470 m) und der Punta Malese gelegen; schmaler, felsiger Strand, das Enmintiane wird landwirtschaftlich genutzt.

Js. d. Femm.

Monreale è è

@ Partinico

Jsnello * Castelb. Ficuzia , RE “Bases d.K

R. ee A

Abb. 1: Skizze der Fundorte

Bosco della Ficuzza, 11-15 April. - In den höheren Regionen zwischen 800-1000 m lichter Bewuchs von Manna-Eschen und Zerreichen, nur dicht unterhalb der Felswand der Rocca Busambra urwaldartig verwachsen; an feuchteren Stellen herrliche Bestände blühender Liliaceen. Das ganze Gebiet dient als Kuhweide, einige abgegrenzte Teile auch als Weiden für Schafe und Ziegen. Ä

Rocca Busambra (1613 m), 14 April. - Karges Hochplateau, das nach N steil zu dem tiefer liegenden Bosco della Ficuzza abfällt.

Partinico, 17 April. - Etwa 25 km westlich von Palermo am Fusse der Berge von Montelepre gelegenes Städtchen; das Gebiet ist sehr fruchtbar, Teile des Hinterlandes sind sandig.

Madonie, 19-22 April. - Etwa 70 km östlich von Palermo, in den höchsten Lagen bewaldeter und zu dieser Jahreszeit noch schneebedeckter Gebirgszug. Exkursioniert wurde in der Umgebung von Castelbuono und Isnello in Höhenlagen zwischen 400-700 m in einem vorwiegend landwirtschaftlich genutztem Gebiet.

Zu Vergleichszwecken wurde ausserdem in Calabrien, und zwar in der Nähe von Reggio Cal. und den Campi di S. Agata, gesammelt: S. Caterina, 23 April. - Vorort von Reggio Cal., sehr trockenes, sandiges Gebiet. Campi di S. Agata, 24 April. - Zum Aspromonte überleitendes Bergland; nur an wenigen Stellen mit künstlicher Bewässerung noch Bewuchs, sonst schon Ende April grösstenteils ausgetrocknet und verdorrt. S. Elia, 24-25 April. - Kleines Dörfchen, etwa 10 km östlich von Reggio Cal. gelegen; hier ein trockner, sandiger Hohlweg als hauptsächlichster Fundort der Scarabaeiden.

48 M. MACKAUER

Bei meiner Sammeltatigkeit wurde ich in entgegenkommendster Weise von Herrn P. MAZUREK, Wiesbaden, unterstützt, dem ich deshalb auch an dieser Stelle meinen aufrichtigen Dank aussprechen möchte.

Die Bestimmung der gefundenen Exemplare erfolgte an Hand von Vergleichs- material der Entomologischen Abteilung des Senckenberg-Museums in Frankfurt M., für dessen Überlassung ich der Kustodin Dr. E. Franz zu danken habe.

Die Arten, für welche in den einschlägigen Katalogen keine sizilianischen Fundorte angegeben waren, wurden durch einen Stern vor der laufenden Num- mer als Neunachweis gekennzeichnet; die gefundenen Varietäten und Zeich- nungsaberrationen sind angegeben, aber in der Auswertung nicht mitberücksich- tigt worden. Das gleiche gilt von den in Calabrien gefundenen Stücken, deren Fundortangaben jeweils in Klammern mit eingefügt worden sind.

Bei den Neunachweisen erschien mir ein allgemeiner Hinweis auf die bisher bekannt gewordenen Verbreitungszonen wünschenswert; dabei wurden folgende Abkürzungen verwendet:

Aeg = Aegypten Kr =. Kroatien

Afr = Afrika M = Mittel-

Alg = Algerien Mad = Madeira

Am = Amerika n, N = nördlich, Nord- As. = Asien Russ = Russland

Cors = Korsika 8,9. == südlich, Süd- E = Europa Sard = Sardinien

Fr.. = Frankreich Sib = Sibirien

Gr. .= Griechenland Sp = Spanien

istt Ca: Istrien Sayre Syrien

It == Italien Turk = Turkestan KAs = Kleinasien w, W = westlich, West- Kk = Kaukasus Z =

Zentral-

Liste der Funde.

Unt erfamsli é& Coprinae:

* 1. Scarabaeus (Ateuchetus) semipunctatus FABRICIUS. - Iberische Halbinsel, SFr, Korcula, It, Cors, Sard, Malta, wNAfr - Partinico, 1 Expl. an Rin- derdung; (S. Elia / Cal., haufig an Kot von Homo sapiens).

2. S. (Ateuchetus) variolosus FABRICIUS. - La Rocca (1 Expl.), Partinico, an Rinderdung, häufig; (S. Elia / Cal., häufig).

* 3. Gymnopleurus sturmi (Mac Leay). - SE, It, Elba, Cors, Sard, NAfr, Syr, KAs - Palermo, Partinico, einzeln an Schafsmist; Isnello, Castel- buono, sehr häufig auf sandigen Wegen und unter Kuhfladen; (S. Elia / Cal., 2 Expl.). Die einzelnen Stücke variieren in der Grösse zwischen 8 und 16 mm; der charakteristische Kiel des 1. Abdominalsegmentes fehlt häufig oder ist nur schwach ausgebildet.

. Copris hispanus cavolini (PETAGNA). - Überall verbreitet, häufig (1). * 5. C. lunaris (LINNAEUS). - M-, SE, It, Cors, östlich bis nach M-China

verbreitet. - Bosco d. Ficuzza, vereinzelt unter frischem Kuhmist. Die Expl. wurden ausschliesslich in der oberen Waldregion zwischen 900-1000 m.M. gefunden.

(1) Nach einer brieflichen Mitteilung von E. ROMMEL gehören die sizilianischen Exemplare dem westlichen Formenkreis der Subspezies Copris hispanus cavolini (PETAGNA) an.

11.

bi,

LE CI

14;

19,

COPROFAGI DI SICILIA 49

ab. corniculatus MULSANT. - Bosco d. Ficuzza, vereinzelt unter der forma typica. | |

(Laut SCHATZMAYR soll auch C. pueli Borssy in den höheren Lagen von Ficuzza, der Madonie, Caronie etc. vorkommen; diese Vermutung konnte nicht bestätigt werden; sie erscheint mir auch unwahrscheinlich, zumal ich keinerlei Expl. dieser algerischen Art in sizilianischen Sammlungen vorfand.).

Onitis ion (OLIVIER). - Palermo, am Fusse des M. Pellegrino, mehrfach an Kot von Homo sapiens.

. Bubas bison (LINNAEUS). - SFr, It, Elba, Cors, Sard, Istr, Kr, Gr, wNAfr. -

Überall verbreitet, meistens in den Brutröhren unter Pferde- und Kuh- mist gefunden.

Euoniticellus fulvus (GOEZE). - M-, SE, It, Elba, Cors, Sard, Malta, NAfr, Syr, KAs. - Castelbuono, unter der trockenen Kruste von Kuhmist.

Caccobius schrebert (LINNAEUS). - sN-, M-, SE, It, Cors, Sard, NAfr, WAs. - Partinico, Bosco d. Ficuzza, einzeln; Castelbuono, sehr häufig an Schafs- und unter Kuhmist; (S. Caterina | Cal., vereinzelt).

ab. conjunctus J. MÜLLER. - Castelbuono.

Onthophagus taurus SCHREBER. - sN-, M-, SE, It, Elba, Cors, Malta, NAfr, As. - Uberall verbreitet und neben O. verticicornis wohl die gemeinste Art: 18. Caterina’ Cal. jt apr).

ab. femineus MULSANT,

ab. recticornis LESKE, |

ab. capra (FABRICIUS). - Alle 3 Formen sind z.T. wesentlich häufiger als die Stammform.

O. andalusicus WaLTL. - Palermo (1 Expl.), Castelbuono (2 Expl.), an Rinderdung.

var. italicus GOIDANICH. - Palermo, Isola d. Femmine, Sferracavallo, Rocca Busambra, Isnello; durchweg häufiger als die forma typica; auf- fallend ist das Vorkommen in einer Höhenlage von ca. 1500 m in der Rocca Busambra.

O. grossepunctatus (REITTER). - Castelbuono, recht häufig an frischem Kuhmist.

O. furcatus FaBRICIUS. - (S. Catarina, S. Elia / Cal., häufig an Kot von Homo sapiens).

O. verticicornis (LAICHARTING). - W-, M-, SE, It, Elba, KAs, Syr, Kk, Turk. - Überall häufig, darunter auch dem O. ovatus in der Grösse ent- sprechende Stücke.

O. opacicollis D’ORBIGNY. - Überall verbreitet, aber nirgends besonders häufig.

O. lemur (FaBRICIUS). - (S. Caterina / Cal., 1 Expl.).

ab. parisii SCHATZMAYR. - (S. Caterina / Cal., 1 Expl.).

O. vacca (LINNAEUS). - Überall verbreitet, aber stets einzeln; 2 Expl. aus 1500 m.M. (Rocca Busambra).

50

* lb,

Ly:

Aa

CEI

20.

ER

22;

23.

24.

M. MACKAUER

Unterfamilie Geotrupinae:

Typhoeus (Typhoeus s. str.) typhoeus (LINNAEUS). - ME, It, Elba. - Bosco

d. Ficuzza, relativ häufig unter Kuhmist in den höheren Waldregionen.

Geotrupes (Thorectes) intermedius Costa var. areolatus REITTER. - Überall verbreitet, besonders häufig auf einer alten Schafweide bei Isola d. Fem- mine; (S. Elia / Cal., 3 Expl.). Alle Tiere, einschliesslich der 3 aus Ca- labrien stammenden Stücke, gehören der var. areolatus an, die von REITTER aus Sizilien und Sardinien beschrieben wurde; ob ihr der Charakter einer

Subspecies zukommt, bleibt noch zu klären, erscheint mir jedoch wahr-

scheinlich.

Unterfamilie Aphodunae:

Aphodius (Colobopterus) erraticus (LINNAEUS). - E, It, Cors, Sard, NAfr, WAs, Sib, NAm. - An allen Fundorten sehr zahlreich, vorwiegend in frischem Rinderdung.

ab. nebulosus (MULSANT),

ab. fumigatus (MULSANT), häufig neben der forma typica.

A. (Teuchestes) haemorrhoidalis (LINNAEUS). - E, It, Cors, Kk, Sib, Hi- malaya. - Sferracavallo, Bosco d. Ficuzza, vereinzelt in Kuhmist.

ab. sanguinolentus (HERBST). - Palermo, La Rocca, Bosco d. Ficuzza, häu- figer als die Stammform.

A. (Alocoderus) hydrochoeris (FaBRICIUS). - Palermo, Sferracavallo, sehr häufig an Kot von Homo sapiens:

(ab. coloratus MULSANT. - S. Elia / Cal.),

ab. discicollis MULSANT. - Sferracavallo, Palermo, (S. Elia / Cal.), verein- zeit unter der forma typica.

A. (Acrossus) luridus (FABRICIUS). - Bosco d. Ficuzza, 1 Expl. Sämtliche Stücke dieser Art, mit Ausnahme eines Expl. der ab. gagates aus 1500 m.M., entstammen aus Höhenlagen bis zu ca. 800 m, und zwar ausschliess- lich aus Pferdemist.

ab. gagates (O.F. MÜLLER). - Bosco d. Ficuzza (2 Expl.), Rocca Busambra (EE pio) |

ab. a (HERBST). - Bosco d. Ficuzza, Castelbuono, ziemlich selten.

ab. variegatus (HERBST). - Bosco d. Ficuzza, Castelbuono, die bei wei- tem häufigste Form.

ab. nigrosulcatus (MarsHaM). - Bosco d. Ficuzza, 3 Expl.

ab. intricarius MULSANT. - Bosco d. Ficuzza, 1 Expl.

ab. faillae RAGUSA. - Bosco d. Ficuzza, selten.

A. (Biralus) satellitius (HERBST). - Bosco d. Ficuzza, Castelbuono, verbreitet in Kuhmist.

ab. planus W. ScHMIDT. - Bosco d. Ficuzza, Castelbuono, selten unter der forma typica.

A. (Emadus) quadriguttatus (HERBST). - M. Gallo, 1 Expl. aus altem Pfer- demist.

A. (Volinus) sticticus (PANZER). - Bosco d. Ficuzza, in Schafkot, sehr selten. ab. pallescens MULSANT. - Rocca Busambra, Ziegenmist.

COPROFAGI DI SICILIA 51

* 25. A. (Volinus) lineolatus ILLIGER. - SE, It, Elba, Cors, Sard, Malta, NAfr,

Syr, Trans-Kk. - Palermo, Partinico, Bosco d. Ficuzza, Rocca Busambra, (Sy Ela Gal) Eapi)yan Schafsmist.

ab. conjunctus MULSANT. - Bosco d. Ficuzza, Castelbuono, 2 Expl.

ab. virgatus A. SCHMIDT. - Partinico, Isnello, 3 Expl.

ab. assimulans n. ab.

Grundfarbe der Flügeldecken hellgelb; der 1. Zwischenraum völlig schwarz, auch um das Schildchen herum; die schwarzen Längslinien des 2. - 6. Streifens nach hinten auf den abfallenden Teil der Elytren

Abb. 2: Aphodius lineolatus ILLIGER ab. assimulans n. ab., rechte Flügeldecke (Typus)

+20:

27.

*..28,

verlängert und hier ein zweites Mal miteinander verschmolzen. Dadurch dass im 4. Zwischenraum eine Makel gelb bleibt, entsteht im hinteren Drittel der Flügeldecken eine auffallende augenartige Zeichnung (Abb. 2). Alle übrigen Merkmale wie bei der forma typica. Die neue Aberration unterscheidet sich von der ab. conjunctus MuLsANT dadurch, dass bei letzterer die schwarzen Längsstreifen der Flügeldecken nur einfach mit- einander verbunden sind; vor allem fehlt der charakteristiche Augenfleck. Fundort: Partinico / Palermo - Sizilien, 17 April 1957.

Typus: 1 3, in meiner Sammlung.

Die ab. assimulans n. ab. stellt wahrscheinlich eine äusserst selten auftre- tende progressive Färbungsvariante dar, die dem Tier ein auf den ersten Blick ganz anderes Aussehen verleiht.

A. (Melinopterus) prodromus (BRAHM). - E, It, Elba, Cors, Syr, Kk, N-, ZAs, NAm. Bosco d. Ficuzza, Partinico; nicht allzu häufig, vorwie- send in Pferdekot.

ab. semilunus MULSANT. - Bosco d. Ficuzza, Partinico, selten.

ab. semipellitus SOLSKY. - Palermo, Bosco d. Ficuzza, selten.

A. (Melinopterus) sphacelatus (PANZER). ab. punctatosulcatus STURM. - Bosco d. Ficuzza, 2 Expl.

A. (Melinopterus) consputus CREUTZER. - W-, ME, It, Elba, Cors, Malta, wNAfr, Syr, KAs, Kk. - Bosco d. Ficuzza, Rocca Busambra, vorwie- gend in den höheren Lagen; vereinzelt in Schafskot.

52 M. MACKAUER

* 29. A. (Trichonotulus) scrofa (FABRIcIUS). - sN-, M-, SE, It, Cors, Sard, Kk, MAs. - Sferracavallo, Bosco d. Ficuzza, Rocca Busambra, Isnello, Castelbuono, nicht allzu häufig, meist in frischem Schafsmist.

30. A. (Esymus) tersus ERICHSON. - Sferracavallo, 2 Expl. * 31. A. (Orodalus) diecki HAROLD. - Sp, Alg. - Sferracavallo, 1 Expl. Die Art

ist bisher noch nicht im italienischen Faunenbereich gefunden worden. Das Vorkommen auf Sizilien deutet auf ein grösseres Verbreitungsgebiet als bisher angegeben hin. Das gefundene Tier entspricht in der Punktierung des Thorax und der Flügeldeckenstreifen und auch in der Färbung völlig spanischen und algerischen Stücken.

* 32. A. (Aphodius s. str.) fimetarius (LINNAEUS). - E, Te Elba, Cors, Sard, Malta, NAfr, WAs, Sib, NAm. - Überall verbreitet, jedoch nur in den höheren Lagen des Bosco d. Ficuzza und der Madonie häufig.

(ab. subluteus MULSANT. - S. Elia / Cal., 3 Expl.).

* 33. A. (Aphodius s. str.) scybalarius (eu). - EB, It, Cors, NAfr, Kk.: - .. Sferracavallo, Isnello, Expl. aus Rinderdung; (S. Elia / Cal., 1 Expl. aus Menschenkot). ab. conflagratus (FABRICIUS). - Palermo, Sferracavallo, Partinico, Castel- buono, bei weitem häufiger als die forma typica. ab. nigricans MULSANT. - Palermo, Partinico, (S. Elia / Cal.), selten.

* 34. A. (Bodilus) ictericus (LAICHARTING). - E, It, Cors, Malta, Mad, NAfr, WAs, Kk. - Sferracavallo, 1 Expl.

* 35. A. (Bodilus) immundus CREUTZER. - M-, SE, It, Cors, Aeg, Syr, KAs, Turk, Russ, Sib. - Castelbuono, 1 Expl.

36. A. (Calamosternus) granarius (LINNAEUS). - Palermo, Bosco d. Ficuzza, häufig, vor allem in Schaf- und Rindermist. ab. concolor MULSANT. - La Rocca, Partinico, Isnello, 3 Expl. ab. ragusanus REITTER. - Partinico, Isnello, einzeln.

Unterfamilie Orphninae:

37. Hybalus glabratus (FABRICIUS). - Castelbuono, an sandigen Stellen in der Abenddämmerung schwärmend, 3 Expl.

Unterfamilie; Troginae: * 38. Trox hispidus (PoNToPP). - E, It, Cors, Malta, Gr, WAs. - Bosco d. Fi-

cuzza, 1 Expl. an einer Kanalmauer sitzend gefangen.

Aus dem vorliegenden Material lassen sich trotz der relativ geringen Arten- zahl einige interessante tiergeographische Folgerungen ziehen, die jedoch nur im Rahmen dieser Arbeit Gültigkeit haben können:

Ausgesprochen endemische Arten fehlen. 2 Arten (= 5, 3%) sind nur im tyrrhenischen Gebiet, 3 Arten (= 7,9%) im gesamten westmediterranen Raum verbreitet;

26 Arten (= 68,3%) kommen auch in Nordafrika vor,

23 Arten (= 60, ‚»%) sind im grössten Teil der palacarktischen Region anzutreffen; davon sind,

3 Arten. =. 7,900), AUCH ID Nordamerika gefunden worden und

L'AGE {= 72,2%) ist Kosmopaltt,

COPROFAGI DI SICILIA 53

Diese Aufgliederung nach einigen Verbreitungsarealen spricht für die An- nahme von KOLBE, dass die Scarabaeiden zu den jüngsten und damit auch zu den am wenigsten entwickelten aller Käferfamilien zu rechnen sind; das bedeutet im vorliegenden Falle, dass eine Abspaltung geographischer Rassen noch nicht im gleichen Masse erfolgen konnte wie bei anderen, stammesgeschichtlich äl- teren Familien. Darüber hinaus ist auch der « Insel-Charakter » Siziliens - im Gegensatz zu Korsika oder Sardinien z.B. - nur sehr gering ausgeprägt, da einmal eine völlige Isolierung erst in stammesgeschichtlich viel jüngerer Zeit stattge- funden hat, dann aber auch die Strasse von Messina für die meisten Insekten kein unüberwindliches Hindernis darstellt und demnach auch heute noch ein Austausch von Erbfaktoren mit Arten und Rassen des Festlandes stattfinden kann.

Zusammenfassung

Es werden die Ergebnisse einer 4-wöchigen Exkursion durch das nördliche Sizilien, die besonders auf das Studium der coprophagen Scarabaeiden ausgerichtet war, mitgeteilt. Insgesamt lagen 38 Arten in 65 Formen vor, wovon 21 Arten als Neunachweise für Sizilien und 1 Art als Neunachweis für das gesamte italienische Faunengebiet zu gelten haben; ausserdem wird eine neue Zeichnungsaberration, Aphodius lineolatus ILLIGER ab. assimulans n. ab., beschrieben. Die abschliess- enden tiergeographischen Folgerungen stellen nur einen kurzen Hinweis dar, sollen jedoch noch eingehend bei der Auswertung des gesamten Materials (Coleoptera und Hymenoptera) behandelt werden.

Resume

En ce travail, je présente une liste des Scarabéides coprophages capturés pendant une excur- sion entomologique dans la Sicilie du Nord. Les résultats sont les suivants: J'ai trouvé 38 espèces en 65 formes, y comprises 21 espèces nouvelles pour la Sicilie et une espèce trouvée la première fois dans toute l’Italie; de plus, il est décrit une aberration nouvelle: Aphodius lineolatus ILLIGER ab. assimulans n. ab. Le travail est conclu par quelques remarques zoo-géographiques.

SCHRIFTTUM

BALTHASAR, V.: (1935) - Scarabaeidae des palaearktischen Faunengebietes. Monographische Bestimmungstabelle. I. Coprinae. 1. Teil. - (Best. Tab. europ. Col., Heft 115) - Troppau. 112 9.

GILLET, J.J.E.: (1911) - Scarabaeidae: Coprinae I. - (Coleopterorum Catalogus, Pars 38) - Berlin. 100 S.

Horion, A.: (1951) - Verzeichnis der Käfer Mitteleuropas. Teil 1 und 2. - Stuttgart. 536 S.

MACKAUER, M.: (1957) - Ein sexualdimorphes Merkmal der Onthophagini (Col., Scarab.). - Zool. Anz., Leipzig. 169: 306-311.

Mixsic, R.: (1956) - Fauna Insectorum Balcanica - Scarabaeidae. - Godisnjak Bioloskog instituta u Sarajevu, Sarajevo. 6: 49-281.

(1957) - Zweiter Nachtrag zur « Fauna Insectorum Balcanica - Scarabaeidae ». - Acta Mus. Macedon. Scient. Natur., Skopje. 4: 139-214.

MÜLLER, G.: (1938) - Note su alcuni Coleotteri Lamellicorni (Scarabaeidae, Lucanidae). - Boll. Soc. Ent. Ital., Genova. 70: 50-60.

Novak, P: (1921) - Tabelle der mit Onthophagus grossepunctatus Reitt. und ruficapillus Brull. verwandten Arten, nebst Beschreibung einer neuen Art. - Koleopt. Rundschau, Wien. 9: 98-100.

ORBIGNY, H. d’: (1898) - Synopsis des Onthophagides palearctiques. - L’Abeille. J. d’Entom., Paris: 29: 117-254, 289-300.

PORTA, A. (1932) - Fauna Coleopterorum Italica. Vol. V: Rhynchophora - Lamellicornia. - Pia- cenza, San Remo, 476 S.

54 M. MACKAUER

(1949) - . Supplementum II. - Piacenza, San Remo. 386 S.

REITTER, E.: (1906) - Übersicht der Coleopteren-Arten der Gattung Aphodius Illig. aus dem näch- sten Verwandschaftskreise des Aph. prodromus Brahm des Subgenus Melinopterus s. str. -

Dtsch. entom. Z., Berlin. 2: 435-442.

SCHMIDT, A: (1922) Aphodiinae (Das Tierreich, 45. Liefg.). - Berlin u. Leipzig. XXXVI, 614 S.

SCHATZMAYR, A: (1930) - Risultati scientifici delle spedizioni entomologiche di S.A.S. il Principe Alessandro della Torre e Tasso nell'Africa settentrionale e in Sicilia. - Boll. Soc. Ent. Ital., Genova. 62: 110-114. snk.

STRASSEN, R. zur: (1954) - Eine Käfer-Ausbeute aus Sardinien. - Senckenbergiana, Frankfurt a.M. 34: 259-289.

WINKLER, A: (1924-32) - Catalogus Coleopterorum regionis palaearcticae. - Wien. 1698 S.

55

G. RONCHETTI

Assistente alla Cattedra di Entomologia Agraria dell’Università di Pavia

RICERCHE SULL’ATTIVITA’ INSETTICIDA DELL’IRIDOMIRMECINA

SOMMARIO I - TECNICHE IMPIEGATE. II - SPERIMENTAZIONE COL METODO DELLE CAPSULE PETRI.

ı - Risultati della sperimentazione in capsule Petri.

2 - Valutazione comparativa della tossicità di Iridomirmecina, DDT-pp’, gamma-esaclo- rocicloesano saggiati in capsula Petri.

3 - Variabilità del potere tossico dell’Iridomirmecina col variare della concentrazione o dello stadio di vita degli insetti.

4 - Selettività e caratteristiche dell’azione tossica dell’Iridomirmecina saggiata in capsula

Petri. III - SPERIMENTAZIONE COL METODO DELLA REGISTRAZIONE ATTOGRAFICA. 5 - Risultati della sperimentazione col metodo della registrazione attografica.

6 - Considerazioni comparative della tossicità di Iridomirmecina, DDT-pp’, gamma-esa- clorocicloesano saggiati con registrazione attografica.

IV - CONCLUSIONI. V - BIBLIOGRAFIA.

L’iridomirmecina è la sostanza secreta dalle glandole anali di Zridomyrmex humilis Mayr (Formica argentina) messa in evidenza allo stato grezzo da Pavan e Nascimbene nel 1948 ed isolata da Pavan nel 1948. Su di essa si è sviluppata una specifica letteratura naturalistica, biologica, farmacologica e chimica. In colla- borazione Pavan-Ronchetti 1955 abbiamo steso un lavoro monografico nel quale sono riportati i dati di tutte le ricerche anatomiche su /ridomyrmex humilis Mayr, chimiche, biologiche e farmacologiche sull’iridomirmecina, condotte fino alla fine del 1955; in tale lavoro abbiamo riportato riassuntivamente anche i dati sul- l’attività insetticida che formano oggetto della presente nota.

Ora ricordo soltanto accanto alla struttura chimica della iridomir- mecina, completamente delucidata da Fusco, "Trave e Vercellone 1955,

fra CH, CH iridomirmecina C,,H,,O, ee om

CH. is CO Jattone dell’acido a [2-ossimetil-3- CH=HcH O metil-ciclopentil] propionico er bee CH, CH, anche il fatto, messo in evidenza da Pavan 1950 e successivamente sviluppato in

vari altri lavori, che la iridomirmecina é il principio attivo del veleno impiegato dalla Iridomyrmex humilis Mayr nella lotta contro gli insetti competitori. Questa

56 G. RONCHETTI

proprietà ha indotto a compiere una serie di indagini sull’attivitä insetticida della sostanza anche al fine di ricercare eventuali specificità d’azione verso Insetti o Artropodi specifici nemici della Iridomyrmex humilis Mayr, ricerche che sono state impostate e svolte inizialmente da Pavan 1951 e proseguite successivamente dallo scrivente. | |

Fin dalle prime prove (1949) lo studio dell’attivita insetticida per contatto (1) dell’iridomirmecina è stato condotto comparativamente con DDT-pp’ e il gam- ma-esaclorocicloesano (praticamente ı due insetticidi di sintesi che dominavano in quell’epoca); tali prime prove effettuate su 14 specie di insetti con metodiche varie (in capsula Petri, in matraccio di Erlenmeyer e con registrazione attografica) hanno fornito risultati interessanti sulle proprietà insetticide per contatto della sostanza la cui efficacia su numerosi Artropodi si è rivelata pari e talora superiore a quella del DDT-pp’ con una tossicità per gli animali a sangue caldo 6-7 volte inferiore a quella di DD’I-pp’ e gamma-esaclorocicloesano; il numero limitato delle specie sperimentate e la loro distribuzione nella scala zoologica non consenti- rono allora di individuare particolari relazioni tra azione tossica dell’iridomirme- cina e caratteristiche morfologiche e tassonomiche degli insetti, come pure la scarsità di prove condotte a dosi scalari su una stessa specie, in parallelo con DDT- pp’ e gamma-esaclorocicloesano, non ha permesso un approfondito confronto tra i poteri tossici delle tre sostanze, di cogliere 1 limiti di sensibilità delle specie in vario grado iridomirmecino-resistenti e di stabilire per le singole specie sperimen- tate la concentrazione più prossima all’optimum di tossicità a tre sostanze a temperatura ambiente.

A tale fine, e per integrare i dati di cui sopra, ho condotto una serie di prove di attività insetticida per contatto con i tre prodotti citati, su 30 specie di Artro- podi, 3 delle quali: Blattella germanica L., Calandra granaria L., Iridomyrmex humilis Mayr, già in parte sperimentate da Pavan (1951).

In vari casi è stato anche possibile saggiare l’attività delle tre sostanze su vari stadi di sviluppo di una stessa specie e cogliere nelle variazioni del potere tossico sulle diverse età degli insetti, interessanti dati differenziali tra le azioni dei tre in- setticidi.

Inoltre la registrazione periodica delle reazioni da intossicazione manifestate dagli individui di ciascuna specie di fronte ai tre insetticidi sistematicamente ef- fettuata per ogni prova e la registrazione grafica e quantitativa delle reazioni deam- bulatorie di 7 specie condotte con gli attografi hanno permesso di individuare sovente sintomatologie da avvelenamento tipiche per ciascun insetticida.

I. TECNICHE IMPIEGATE

Poichè questo complesso di sperimentazioni aveva lo scopo di approfondire ed estendere le precedenti conoscenze sul potere tossico della iridomirmecina, mi sono servito delle stesse tecniche sperimentali e mi sono attenuto agli stessi criteri di registrazione e valutazione impiegati precedentemente da Pavan (1951), onde rendere possibile la comparazione e integrazione dei due gruppi di risultati sperimentali.

Le sperimentazioni sono state effettuate su 30 specie di Artropodi (apparte- nenti a 9 Ordini di Insetti e 2 famiglie di Acari), delle quali 28 sono in vario modo

(1) Saggi ripetuti dell’attività insetticida dei vapori di iridomirmecina condotti a temperatura ambiente su numerose specie di insetti non hanno rivelato risultati apprezzabili.

RICERCHE SULL’ATTIVITA INSETTICIDA DELL’IRIDOMIRMECINA 57

dannose, 1 indifferente (Acheta domestica L.), 1 utile (Bombyx mori L.). La speri- mentazione è stata condotta a) con capsula Petri, b) con registrazione attografica.

II. SPERIMENTAZIONE COL METODO DELLE CAPSULE PETRI

Con questo metodo sono state condotte prove sulla maggioranza delle specie | sperimentate; ogni esperimento è stato condotto con almeno 8 ‘individui della stessa specie ed allo stesso stadio di sviluppo prelevati poco prima in natura o da nostri allevamenti sperimentali. Sulle pareti e sul fondo di ogni capsula Petri di 10 cm. di diametro, era stato distribuito uno strato uniforme di insetticida nelle dosi predeterminate per unità di superficie, facendo evaporare un quantitativo noto di soluzione eterea titolata; per eliminare le ultime tracce di etere etilico, dopo la completa evaporazione all’aria, le capsule venivano poste per alcuni minuti in termostato a 37°C. Le sperimentazioni condotte con 1 tre insetticidi sulla stessa specie o su uno stadio di questa, a una sola dose o a dosi scalari, sono sempre state effettuate contemporaneamente e nelle stesse condizioni ambientali, accompa- gnandole con prove di controllo in capsule precedentemente trattate col solo sol- vente.

Per le singole prove si registrava con osservazioni brevemente intervallate, il succedersi delle reazioni degli animali, continuando l’osservazione in genere fino all’acinesi di tutti gli individui; la terminologia adottata per indicare le varie fasi di reazione degli insetti è la stessa usata da Pavan (1951).

In base alla documentazione ottenuta con questi criteri di registrazione sono state compilate per ogni gruppo di prove effettuate a varie dosi dei tre insetticidi su una specie o su uno stadio di questa, tabelle riassuntive nelle quali sono stati riportati i tempi di comparsa delle principali fasi di reazione in ordine di apparente gravità fino all’acinesi; le tabelle sono state completate sovente con annotazioni su particolari reazioni e manifestazioni degli individui nel corso delle osservazioni. Dalla valutazione comparativa dei dati di ogni tabella, di cui riporto qui di seguito alcuni esempi nelle Tabelle I, II, III, sono stati ricavati infine comparativamente i valori dell’azione tossica dei tre insetticidi, in cui il grado di attività tossica è stato così espresso: molto forte (+ +++), forte (+++), media (++), bassa (+), incerta (+), negativa (0).

1. Risultati della sperimentazione in capsule Petri

I dati raccolti per ogni specie sono stati riuniti con quelli ottenuti colla spe- rimentazione attografica e con quelli precedenti di Pavan in un’unica tabella rias- suntiva, (Tabella IV) nella quale essi compaiono a fianco del nome delle specie spe- rimentate elencate in ordine sistematico. Per una corretta interpretazione della tabella è necessario tener presente che i valori di tossicità sono comparabili fra loro soltanto in senso orizzontale o in senso verticale nell’ambito di una stessa specie, mentre non esiste una precisa relazione comparativa fra 1 valori relativi alle varie specie.

2. Valutazione comparativa della tossicità di iridomirmecina, DDT-pp’, gamma-esa- clorocicloesano saggiati in capsula Petri

Il confronto particolareggiato dei dati riassunti nella Tabella IV permette di ricavare alcune considerazioni generali:

Il potere tossico dell’iridomirmecina si è rivelato in vario grado superiore a quello del DD'T-pp’ e del gamma-esaclorocicloesano per tutte le dosi provate tra

58

DOSE

gamma per cm. ?

“FO

25

N UT

INSET- TICIDA

Irido

DDT

HCH

Irido

DDT

HCH

Irido

DDT

HCH

Irido

DDT

HCH

Irido

DDT

HCH

LA EE

ACARA, TETRANICHIDAE -

TEMPI DI COMPARSA DELLE REZIONI, IN MINUTI

prime reazioni

prime

anomodr.

09

Prg

prime supinaz.

supinaz. totale

25-30

1735

50—80

I prime

acinesi

400—440

40—45 300—365

330—400

35—60 60—90

120—140

457553

I100—120

370405

17—35 17—35

| 50—80

LL A I

Tetranichus filosus C.

ii. csi acinesi «EEE totale 45-55 65—90 55—65 370405 33-759

Dopo 45°

anomodr.,

Dopo 440’:

Dopo 440’:

Dopo 45’:

Dopo 500’:

Dopo 460’:

Dopo 65’:

Dopo 140’:

Dopo 140’:

Dopo 55’:

Dopo 120’:

Dopo 370’:

Dopo 35’:

Dopo 170’:

Dopo 170’:

e F.

AN AZ Net

: ritorno alla normalità; dopo 440’: 4 in supinaz. PO 44 4 p )

2 normali.

2 in acinesi, 8 in supinazione.

8 in adromia

4 in acinesi, 6 in supinazione.

6 in acinesi, 4 in adromia.

8 in acinesi, 2 in anomodromia.

4 in acinesi, 4 in supinazione.

2 in acinesi, 6 in supinazione.

2 in acinesi, 6 in supinazione.

4 in acinesi, 6 in supinazione.

2 in acinesi, 8 in agonia.

10 in supinazione.

Luglio

2 in

2 in acinesi, 6 in supinazione, 2 in anomodromia.

8 in acinesi, 2 in supinazione.

2 in acinesi, 8 in supinazione.

CAD CN LEE S ede

59

VALUTAZIONE COMPARATIVA

IRI

DDT

HCH.

IRI

DDE

HCH

IRI

DDT

HCH

IRI

DDT

HCH

IRI

DDT

HCH

i

H +

od ++

+

++++ +++

+-+

++++ +++

++

++++ +++

+++

TARE

ORTHOPTERA, LOCUSTIDAE - Locusta migratoria

| 5 DOSE INSET- TEMPI DI COMPARSA DELLE REAZIONI, IN MINUTI gamma per TICIDA prime prime prime supinaz. prime cm.? reazioni anomodr. supinaz. _ totale acinesi r: Irido 100—130 109-130 170-—-320 DIT 329.100 400—500 500—I1010 | 1870—2520 HCH O—40 O—40 O-—40 O—40 170—320 5 Irido 40—100 40—100 100—130 170 320 1020— 1600 DDT 170— 300 300— 380 430—1020 430—1020 | 1870—2520 HCH o—40 . 0-40 O—40 O—40 130— 170 Io Irido 40—100 40—100 100—130 130-170 430—1020 | | DDT 170-430 17077330 430—1020 4307 1920: 187072520 HCH O—40 0-40 O—40 ie 130—170

EL A Il migratorioides R. e F. (neonate ) Gennaio ~'T, 21° C PRIMI VALUTAZIONE a ANI GIOIA load ‘totale COMPARATIVA Sr Dopo 400’: 6 in supinazione, 2 in anomodromia, 2 normali; succes-|. IRI + siva ripresa; dopo 2520’: 8 normali, 2 in agonia. 7 Dopo 2520’: 4 in supinazione, 6 in agonia. DDT ++ 170-320 Dopo 170’: 10 in agonia. HCH LL 4 Dopo 2520’: 8 in acinesi, 2 in agonia. IRI +++ Sr Dopo 2520’: 4 in acinesi, 6 in supinazione. DDT ++ 170—320 Dopo 170°: 4 in acinesi, 6 in agonia. HCH ++++ I 1870— 2520 Dopo 1870’: 6 in acinesi, 4 in agonia. IRI +++ Dopo 2520’: 6 in*®acinesi, 4 in agonia. DDT ++ 190-320 Dopo 170°: 4 in acinesi, 6 in agonia. HCH +++ +

62

ARE

ORTHOPTERA, LOCUSTIDAE - Locusta migratoria

DOSE INSET- TEMPI DI COMPARSA DELLE REAZIONI, IN MINUTI gamma per TICIDA prime | prime prime supinaz. prime cm.? reazioni anomodr. supinaz. totali acinesi 8 Irido 350—660 ==

DDT "660850 850—1250 | 3300—4200 | 4680—5000 | 5000—5640

HCH O—135 O—135 135—160 160— 210 1250— 1790

DDT 660— 1050 | 660-1050 3000— 3800 3800—4200 | 4680—5640

HCH O—135 O—135 135-160 160-210 1250—1790

20 Irido 390—540 540—800 800— 1790 3300—4200

DDT 540—660 660—1100 | 2760—3500 | 3500—4200 | 4680—5640

HCH 1250— 1500

Io Irido 1250-1590 | 1590—1790

0—135 0735 09135 160— 210

63

ELA III sue e oe . . y . a 0 | migratorioides KR. e F. (neanidi 4% età) SRI SAS RUE PRIMI Mt A VALUTAZIONE A AIN NOP AEON] acinesi COMPARATIVA Mo | Dopo 1250’: 4 normali, 4 con lente reazioni; successivamente ERT:“<© costante normalità. Dopo 5640’: 2 in acinesi, 6 in agonia. DDT + 1250—1790 Dopo 1250’: 8 in preacinesi. HCH +++ = Dopo 1790’: 4 in anomodromia, 4 normali; successivamente TRESS costante normalita. Dopo 5640’: 4 in acinesi, 4 in preacinesi. DDT ++ 1250—1790 Dopo 1250’: 8 in preacinesi. HCH +++

Dopo 2760’: 4 in agonia, 4 con lente reazioni; dopo 4200’: 4 IRI + in acinesi, 4 normali.

Dopo 5640’: 4 in acinesi, 4 in agonia. BITS

1790— 2760 Dopo 1790’: 6 in acinesi, 2 in preacinesi. HCH +++

64 G. RONCHETTI

5 e 100 gamma per cm? ed uguale o inferiore soltanto in alcune prove effettuate a bassissima concentrazione (1-5 gamma per cm?) (1).

Il potere tossico dell’iridomirmecina si è rivelato uguale o superiore a quello di DDT-pp’ e gamma-esaclorocicloesano per tutte le dosi provate tra 5 © tuu gamma per cm?, generalmente inferiore in varia misura nelle prove a dosi di 1 gamma per cm? (2). |

Il potere tossico dell’ iridomirmecina si è sempre Liveldto superiore in vario grado a quello di DDT-pp’, uguale o leggermente inferiore a quello di gamma- esaclorocicloesano per tutte le dosi provate tra 5 e 100 gamma per cm?, inferiore in vario grado a quello del DDT-pp’ e inferiore di molto a quello del gamma- esaclorocicloesano nelle prove effettuate a dosi di 1 gamma per cm? (3).

Il potere tossico dell’iridomirmecina si è rivelato inferiore a quello del DDT- pp’ a dosi comprese tra 1 e 10 gamma per cm?, lo ha eguagliato o superato anche di molto in una o più prove col crescere delle dosi da 10 a 100 gamma per cm?, è risultato solitamente inferiore a quello di gamma-esaclorocicloesano (4).

Il potere tossico dell’iridomirmecina a tutte le dosi provate si è sempre ri- | velato inferiore in vario grado a quello del DDT-pp’, inferiore di molto a quello del gamma-esaclorocicloesano (5).

Il potere tossico dei tre insetticidi a dosi comprese fra 5 e 20 gamma per cm? si è rivelato nullo (6).

(1) Sulle immagini o su uno stadio preimmaginale delle seguenti 7 specie: Acheta domestica L. (neonate), Oncopeltus fasciatus Dallas, Linognatus setosus Olf., Iridomyrmex humilis Mayr (operaie), Bruchus pisorum L., e sugli Acari: Tetranichus pilosus C. e F. e Dermanissus gallinae De Geer.

Una prova condena con iridomirmecina e gamma-esaclorocicloesano alla concentrazione di 1 gamma per cm? su Anopheles maculipennis Meig. var. atroparvus Van Thiel (femmine) ha messo in evidenza uguale potere tossico delle due sostanze.

(2) Sulla immagine o su uno stadio preimmaginale delle seguenti tre specie: Myzus persicae Sulz. (neanidi), Pieris brassicae L. (larve di 1% età), Formica rufa ssp. pratensis Retz.

(3) Sulle immagini o su uno o più stadi preimmaginali delle seguenti 8 specie: Blattella germanica L. (neonate), Acheta domestica L. (neanidi di 22 età), Locusta migratoria migratorioides R. e F. (neanidi di 12 e 2% età), Pediculus humanus vestimentorum Leach., Bombyx mori L. (larve di 2? età, razza Awoiku), Crataerhina pallida Latr., Lasius bicornis affinis Sch. (operaie), Lasius brunneus Latr. (operaie). Alcune prove effettuate con iridomirmecina e DD’T-pp’ alla dose di 10 gamma per cm? sulle immagini di: Musca domestica L. DDT-resistente, Pyrrochoris apterus L., Paederus fu- ‚seipes Curt., Dendrolasius fuliginosus Latr. (operaie), hanno pure rivelato costantemente una più gorte azione tossica della iridomirmecina.

(4) Sulle immagini o su uno o più stadi preimmaginali delle seguenti 10 specie: Blatta orien- talis L. (neanidi), Periplaneta americana L. (neanidi), Blattella germanica L., Kalotermes flavicollis F. (operaie), Locusta migratoria migratorioides KR. e F. (neanidi di 3% e 4% età), Laemophloeus ferrugineus Steph., Tenebrio molitor L., Leptinotarsa decemlineata Say., Calandra granaria L., Melasoma po- puli L. (larve e adulti). Prove effettuate con sole dosi di 50 gamma per cm? su Gryllotalpa gryllo- talpa L. (neanidi) e con 50 e 100 gamma dei tre insetticidi per cm? su maschi adulti di Peripla- neta americana L. hanno rivelato azione tossica dell’iridomirmecina più forte di quella del DDT-pp’, inferiore rispetto a quella del gamma-esaclorocicloesano. Prove effettuate con iridomirmecina e DDT-pp’ a dosi di 10 gamma per cm? su Musca domestica L. e Drosophila virilis Str. e di 1-5-10 gamma per cm? su larve di Tenebrioides mauritanicus L. hanno rivelato uguale azione tossica dei due insetticidi.

Prove condotte con la sola dose di 10 gamma per cm? di iridomirmecina e DDT-pp’ su Drosophila funebris Fabr. e su Platinus dorsalis Pont. hanno rivelato un maggior potere tossico di DDT-pp’.

(5) Sulle immagini o su uno stadio preimmaginale delle seguenti 10 specie: Blatta orientalis L. (maschi adulti), Locusta migratoria migratorioides R. e F. (neanidi di 5? età), Galleria mellonella L. e Inachis io L. (larve all’ultimo stadio), Melolontha melolontha L., Tenebrioides mauritanicus L., Tenebrio molitor L. (larve), Palorus depressus Fabr., Gnathocerus sp.

(6) Su larve in stadio avanzato di Cossus cossus L.

RICERCHE SULL’ATTIVITÄ INSETTICIDA DELL’IRIDOMIRMECINA 65

Anche la comparazione dei valori massimi di tossicita ottenuti per ciascuno dei tre insetticidi su ogni stadio immaginale e preimmaginale, ci conferma la buona efficacia dell’iridomirmecina come insetticida di contatto; si constata infatti che l’iridomirmecina ha dato per le dosi provate, massimi di tossicità, superiori a quelli del DD’T-pp’ su 25 stadi immaginali o preimmaginali appartenenti a 25 specie di Insetti e Acari, dei 52 sottoposti alla sperimentazione parallela con iri- domirmecina e DD’T-pp’; su 15, appartenenti a 12 specie di Insetti, i valori mas- simi di tossicità dei due insetticidi sono risultati uguali; su 11, appartenenti a 10 specie di insetti, i valori massimi forniti dal DD’T-pp’ sono stati superiori a quelli dell’ iridomirmecina; su un solo stadio preimmaginale le due sostanze sono risul- tate inattive a tutte le dosi provate. |

Pa agonando ora i poteri tossici di iridomirmecina e gamma-esaclorocicloe- sano si osserva che l’iridomirmecina ha dato per le dosi provate, massimi di tossi- cità superiori a quelli di gamma-esaclorocicloesano su 6 stadi immaginali e preim- maginali appartenenti a 6 specie di Insetti ed Acari dei 42 sottoposti ad azione parallela di iridomirmecina e gamma-esaclorocicloesano; su 10 appartenenti a 9 specie di Insetti, i valori massimi di tossicità dei due needed sono risultati uguali; su 25, appartenenti a 17 specie di Insetti, i valori massimi di tossicità forniti dal gamma-esaclorocicloesano hanno superato quelli dell’iridomirmecina; su un solo stadio preimmaginale le due sostanze sono risultate inattive a tutte le dosi provate. |

2, Variabilità del potere tossico dell’iridomirmecina col variare della concentrazione o dello stadio di vita degli insetti

Le sperimentazioni sugli stadi immaginali delle specie in esame sono state generalmente condotte a dosi scalari variabili da 1 a 100 gamma per cm? per la stessa specie, per cui i risultati ottenuti hanno permesso di cogliere il variare del ‘potere tossico dell’iridomirmecina sugli stadi immaginali delle diverse specie col variare della concentrazione, comparativamente a quello del DD'T-pp’ e del gam- ma-esaclorocicloesano. Si è potuto in tal modo constatare che su una minoranza delle specie provate a più dosi di iridomirmecina: Pediculus humanus vestimento- rum Leach., Linognatus setosus Olf., Crataerhina pallida Latr., Bruchus pisorum 2. Formica rufa L. ssp. pratensis Retz. (operaie), Iridomyrmex humilis Mayr (operaie), Tetranichus pilosus C. e F. e Dermanissus gallinae De Geer, tutte forte- mente iridomirmecino-sensibili, il potere tossico della sostanza ha raggiunto già a basse dosi, valori massimi che si sono mantenuti pressapoco costanti con l’au- mentare della concentrazione; su un altro esiguo gruppo di specie provate a dosi scalari: Palorus depressus Fabr., Gnatocerus sp., Melasoma populi L. (larve), Ca- landra granaria L., tutte scarsamente iridomirmecinosensibili, 1 valori di tossicità dell’ iridomirmecina, deboli a dosi basse, sono rimasti tali o sono aumentati po- chissimo portando le dosi anche fino a 100 gamma per cm?; sulla maggior parte invece delle specie sperimentate a dosi scalari, i valori massimi di tossicità dell’iri- domirmecina sono stati raggiunti gradualmente col crescere della concentrazione soltanto a dosi assai elevate, e - come abbiamo visto - hanno sovente superato quelli ottenuti con DDT-pp’ è talvolta quelli ottenuti con gamma- -esaclorocicloesano.

Confrontando questi dati con quelli forniti da DD’T-pp’ e gamma-esaclo- rocicloesano per i quali i valori di tossicità raggiunti a dosi basse hanno in generale variato pochissimo © non hanno variato affatto aumentando le dosi anche fino a 100 gamma per cm?:si può concludere che il potere tossico dell’iridomirmecina

66 G. RONCHETTI

raggiunge in molti cası il suo massimo soltanto ad alte concentrazioni, mentre per DDT-pp’ e gamma-esaclorocicloesano il massimo è raggiunto nella quasi to- talità del casi a concentrazioni basse (1-10 gamma per cm?) 0 medie (10-20 gam- ma per cm?). Ne risulta pertanto che per una giusta valutazione del potere tossico della iridomirmecina comparato a quello dei due altri insetticidi, è opportuno spe- rimentare con dosi superiori a 50 gamma per cm?.

Nel complesso delle sperimentazioni effettuate, dei 15 stadi immaginali sui quali l’iridomirmecina ha dato massimi di tossicità inferiori o uguali a quelli del DDT-pp’, soltanto 7 sono stati provati con dosi di 100 gamma per cm? dei due in- setticidi; così pure dei 18 stadi immaginali sui quali l’iridomirmecina ha dato mas- simi di tossicità inferiori od uguali a quelli del gamma-esoclorocicloesano, sol- tanto 8 sono stati provati a dosi di 100 gamma dei due insetticidi per cm?. Si è pertanto portati a pensare che se le prove sugli stadi immaginali di tutte le specie in esame fossero state effettuate anche con dosi di 100 gamma per cm? dei tre insetticidi, su buona parte di queste specie l’iridomirmecina avrebbe dato probabil- mente massimi di tossicità superiori a quelli del DD'T-pp’ e su alcune specie mas- simi superiori o uguali a quelli del gamma-esaclorocicloesano.

In alcune prove su individui di Locusta migratoria migratorioides R. e F. provenienti dai nostri allevamenti è stato possibile condurre una estesa sperimen- tazione con dosi scalari dei tre insetticidi su tutti gli stadi preimmaginali; i risul- tati di questa serie di prove e di altre condotte su due stadi di sviluppo di ognuna delle seguenti 4 specie di etero-metaboli: Blatta orientalis L. (neanidi e maschi adulti), Periplaneta americana L. (neanidi e maschi adulti), Blattella germanica L. (neonati ed adulti), Acheta domestica L. (neonati e neanidi di 2? età), tutte scarsa- mente iridomirmecino-sensibili allo stadio immaginale, hanno permesso di osser- vare sensibile diminuzione del potere tossico dell’iridomirmecina col procedere dello stadio di sviluppo degli insetti fino allo stadio immaginale, diminuzione che è comparsa in modo assai meno accentuato o non è comparsa affatto per DD’T-pp’ e gamma-esaclorocicloesano. Esaminando infatti i valori di tossicità ottenuti ad esempio con dosi di 10 gamma per cm? dei tre insetticidi su tutti gli stadi immaginali di Locusta migratoria migratorioides R. e F., troviamo che essi variano per l’irido- mirmecina dal valore +++ per gli individui di prima età a quello + per gli in- dividui di 5* età, mentre restano costantemente sul valore ++ per DDT-pp’ e diminuiscono leggermente per gamma-esaclorocicloesano dal valore ++-+-+ a quello +++. Questa diminuzione di tossicità dell’iridomirmecina col crescere dell’età degli individui è risultata notevolmente rallentata aumentando le dosi dei tre insetticidi fino a 50-100 gamma per cm?, il che ha ristabilito una sensibile ugua- glianza tra potere tossico di DDT-pp’ e quello di iridomirmecina o una lieve su- periorità del potere tossico di quest’ultima. |

Questi dati, completando quelli del paragrafo precedente, riconfermano che su specie scarsamente iridomirmecino-sensibili allo stadio immaginale, il potere tossico della sostanza varia ampiamente da valori di tossicità molto scarsi fino a valori che uguagliano o superano quelli del DDT-pp’ con l’aumentare della concentrazione oppure con l’impiego di stadi di sviluppo più giovanili; il che, oltre a convalidare l’efficacia della iridomirmecina a dosi oltre i 50 gamma per cm?, costituisce, di fronte alla più spiccata polivalenza riscontrata per gli altri due insetticidi, una caratteristica tipica della sua azione tossica.

RICERCHE SULL’ATTIVITA INSETTICIDA DELL’IRIDOMIRMECINA 67

4. Selettività e caratteristiche dell’azione tossica dell’iridomirmecina saggiata in | capsula Petri

L’elevato numero di specie sperimentate in questa serie di prove assieme. a quelle studiate in precedenza da Pavan, con le quali si toccano complessivamente 9 ordini di Insetti e 2 di Acari, fornisce una buona documentazione per una ri- cerca di particolari reazioni tra potere tossico di una sostanza e caratteristiche tas- sonomiche e morfologiche degli animali studiati. Pur nella frammentarietà dei risultati conseguiti e pur considerando che è possibile comparare soltanto appros- simativamente 1 valori di tossicità ottenuti su specie diverse, si può tuttavia in- travvedere in linea di massima nell’azione tossica dell’iridomirmecina una buona uniformità di valori di tossicità (ottenuti ad esempio nell’ambito di 20-50 gamma per cm?) sugli stadi immaginali delle varie specie di uno stesso ordine; inoltre si nota un’ampia variazione di questi valori per diversi ordini o gruppi di ordini spe- rimentati, assai più evidente che per le azioni tossiche di DD’T-pp’ e gamma- esaclorocicloesano. Questa variazione di valori dell’azione tossica dell’iridomir- mecina rispetto alla scala zoologica degli Artropodi saggiati può essere in sintesi così espressa: azione tossica molto scarsa o scarsa sulla generalità degli stadi im- maginali dei Coleotteri, Blattoidei e Ortotteri sperimentati (1), forte sugli stadi immaginali di Emitteri, Isotteri, Anopluri, Ditteri, Imenotteri Formicidi e molto forte anche su Acari Tetranichidae e Gamasidae. Questi dati indicano una selettività d’azione della sostanza di fronte alla polivalenza degli altri due insetti- cidi, ciò che può avere particolare significato.

L'osservazione e la registrazione periodica del succedersi delle reazioni degli insetti durante le varie fasi di intossicazione, effettuata per tutte le sperimentazioni e di cui si ha una esemplificazione nelle tabelle I, II, III, ha permesso di cogliere i seguenti aspetti dell’azione tossica dell’iridomirmecina: i primi sintomi di intos- sicazione, a dosi pari dei tre insetticidi, compaiono in genere assai più precoce- mente negli insetti in presenza di iridomirmecina che in quelli in presenza di DDT-pp’ e contemporaneamente a quelli manifestati dagli insetti in presenza di uguali dosi di gamma-esaclorocicloesano; ma mentre talvolta (2) questi sintomi si aggravano rapidamente con comparsa di acinesi in tempi uguali o anche infe- riori a quelli degli insetti trattati con gamma-esaclorocicloesano e molto più brevi che per DDT-pp’ (Tabella I), sovente (3) l’aggravarsi dei sintomi è più veloce che per DD'T-pp’ ma più lento che per gamma-esaclorocicloesano (‘Ta- bella II); altre volte infine (4) i sintomi di intossicazione comparsi precocemente, si aggravano più lentamente che per DD’T-pp’ o cominciano ad attenuarsi dopo un certo periodo, permettendo un graduale ritorno degli insetti alla normalità (Tabella III) ‚ciö che non si verifica mai per DD'T-pp’ e gamma-esaclorocicloesano‘ la cui azione di intossicazione, quando si è manifestata, è risultata irreversibile.

(1) Per gli Ortotteri mancano dati sperimentali sugli stadi immaginali, ma la scarsa attività tossica ottenuta su stadi preimmaginali assai avanzati di Gryllotalpa gryllotalpa L. e Locusta mi- gratoria migratorioides R. e F. consentono di prevedere scarsa tossicità anche sui loro stadi imma- ginali.

(2) A tutte le concentrazioni provate su specie fortemente iridomirmecino-sensibili o soltanto a forte concentrazioni su specie meno fortemente iridomirmecino-sensibili.

(3) In genere a forti o medie concentrazioni su specie meno fortemente iridomirmecino- sensibili.

(4) Su specie debolmente iridomirmecino-sensibili comprese negli ordini dei Blattoidei, Ortotteri e Coleotteri e sulle altre specie a basse o bassissime concentrazioni.

68 a IV (1) Riassunto sull attivita insetticida per contatto di IRIDOMIRMECINA (IRI),

Cornice n.tir a ZI oO me

ORDINE, FAMIGLIA ee ee We ee n i A

Genere e specie gamma ı per cm? gamma 5 per cm? |

di Insetti e Acari trattati

IRI | DDT | HcH IRI | DDT | HCH BLATTOIDEA, BLATTIDAE Blatta orientalis L. (neanidi) vo Rae +++ + ++ +++ » » » (Sa) Periplaneta americana L. (neanidi) » » (68) BLATTELLIDAE 3 | Blattella germanica L. (neonate) + a gs ee AGE A sai ++ » » » (adulti) » » » (adulti)

ISOPTERA, CALOTERMITIDAE | Kalotermes flavicollis F. (8%) SE dede

ORTHOPTERA, GRYLLIDAE

Acheta domestica L. (neonate) + Ci ARR NELL si i He a: » » » (2? età) ah re de Ta dest Fre GRYLLOTALPIDAE Gryllotalpa gryllotalpa L. (neanidi) ACRIDIDAE Locusta migratoria migratorioides ReF. . (1% età) Ra bt lE sti E 4 ++++| (2? età) es Ke TS sali "ar + rg (3° età) O gti gion ia ie ea (4° età) O ne Ft = + +

(5? eta)

(1) La presente Tabella viene riprodotta integralmente da « Pavan M., Ronchetti G., 1955. Studi | sulla morfologia esterna e anatomia interna dell’operaia di Iridomyrmex humilis Mayre he chimiche e «

dei risultati delle ricerche

DDT-pp’, (DDT), GAMMAESACLOROCICLOESANO (HCH).

di insetticida

gamma Io per cm? |

IRI Dpr HCH IRI DDT - FHCH

+ lon. À O | + ++ TFUE O + O O E A ee O PT Sat (Ei HR ef Frl db PE Ar Pif ees lon stesi + ++ HET x bit PARE + ++ Pitt

Dot

cm?

gamma 20-25-30

per cm?

gamma 20 per cm?

gamma 25 per cm.?

+

++

gamma 25 per cm.?

+++

+++

gamma 20 per cm.?

gamma 20 per cm?

+ +

hee ++

+-+ +++

69

—@ ORI iii

gamma 50 per cm? | gamma 100 per cm?

IRI | DDT | HCH | IRI | DDT| HCH + | ++ [+++] ++ | ++ | +++ di + | ++ ++ | + +++) + + | +++ ++ | + |+++| ++ | + |++++ + [++ ++ | ++

++ | ++ |+++|[+++| +++

+++

++

It

+

+

biologiche sulla iridomirmecina. Atti Soc. It. Sc. Nat., 44 (3-4): 379-4777 >, ove era stata riportata solo con

un commento riassuntivo.

70

ORDINE, FAMIGLIA

Genere e specie gamma I per cm?

di Insetti e Acari trattati

IRI DDT

ANOPLURA, PEDICULIDAE

Pediculus humanus vestimentorum Leach. I

Linognatus setosus Olf.

HAEMATOPINIDAE HEMIPTERA, PYRRHOCORIDAE

Pyrrhocoris apterus L. (adulti)

LYGAEIDAE

Oncopeltus fasciatus Dallas (adulti)

APHIDIDAE

Myzus persicae Sulz. (neanidi) er. ee So

LEPIDOPTERA, COSSIDAE

Cossus cossus L. (larve mature)

PYRALIDAE

om

Galleria mellonella L. (larve mature) O

BOMBYCIDAE

Bombyx mori L. (larve 22 età) (razza O ++ Awoiku) PIERIDAE

Pieris brassicae L. (larve 1% età) 4 sale

NYMPHALIDAE

Inachis io L. (larve)

Code a tik a2 Tone

HCH IRI DDT = - +++ | ++ +++ +

+++ | ++ + O O

+ O +

++4 - ++

+++ |++++| +++

gamma 5 per cm?

FICE

++++

+++

+++

+++

di

1 Des ent t Det di a

ele: m?

; gamma 20-25-30 gamma Io per cm? nee IRI | DDT | HCH IRI DDT HCH | gamma 20 per cm? Pr ir te “het + RAS aa | Sr ar gamma 30 per cm? | Far | + gamma 20 per cm? Far + er Ar O gamma 20 per cm? a ae Ar Rat re Tr a gamma 25 per cm? ee To eb ea er ae ae gamma 20 per cm? O O O O O O gamma 20 per cm? O 7 sb + Hr mer rt ste Fe o val alte e Mali gel er

gamma 50 per cm?

71

gamma Ioo per cm?

ER RE ee, rl III I I | see cene e

++++| ++ |+++|++++| +

+

+ |++|++

+++|+++

+++

+ |++|+++

ORDINE, FAMIGLIA

Genere e specie gamma ı per cm?

di Insetti e Acari trattati IRI

DIPTERA, DROSOPHILIDAE

Drosophila virilis Str. Drosophila funebris Fabr.

MUSCIDAE

Musca domestica L. Musca domestica L. DDT resistente

CULICIDAE

Anopheles maculipennis Meig. v. atroparvus Van Thiel (99) +44

HIPPOBOSCIDAE

Crataerhina pallida Latr.

COLEOPTERA, CARABIDAE

Platinus dorsalis Pont.

STAPHYLINIDAE

Paederus fuscipes Curt.

SCARABAEIDAE Melolontha melolontha L.

OSTOMATIDAE

Tenebrioides mauritanicus L. (larve) » | » » (adulti)

Re

CUCUJIDAE

Laemophloeus ferrugineus Steph.

TENEBRIONIDAE

Tenebrio molitor L. (larve)

» » » (adulti) Palorus depressus Fabr. Gnatocerus sp.

DDT

HCH

+++

Won een tria z yon e

IRI

Beds

++

gamma 5 per cm?

DDT HCH

++

- ++ ++ | +++

73

ET dl se tte es" Ber. Cm”

gamma 20-25-30

2 ) 2 amma 50 er cm amma 100 er cm erent g 50 p g p

gamma Io per cm?

IRI DDT} HCH IRI DOTE | SICH IRI DDT. | HCH IRI LDP a} ZICH

ee mm | | e’ | ane eee | <n CRETE, | no ee | oe

+ + ++ [+++ +++ | +++ +++ | 0 | +++ | ++ [++++ ++++[ ++ | +++ +++4+] ++ n ola ai Bo: Stel ih Sca ++ + ++ +++ | ++ | a Pope u + +4 gamma 20 per cm? + +! duc colli fp: > Fio [oe * + ++ a ae er gamma 20 per cm? FF ++ [++++ vat Fr He re fo de ese lp cle posh A ALLO gamma 20 per cm? + + | ++ | ++] + | ++ + | ++] + + | ++ | ++ + ++ | +++ | ++ | ++ | ++ + + HAT ts + Trier ae ef se I stan Sic. ca FE MT FE Dur ce CONNUE Ga à Hr meet Pi

74

ORDINE, FAMIGLIA Genere e specie

di Insetti e Acari trattati

CHRYSOMELIDAE Fe Melasoma populi L. (larve) » » » (adulti)

Leptinotarsa decemlineata Say (adulti)

BRUCHIDAE

Bruchus pisorum L. (adulti)

CURCULIONIDAE

Calandra granaria L. (adulti)

HYMENOPTERA, FORMICIDAE

Retz

(22)

L. pratensis

Lasius bicornis affinis Sch. ($$)

Formica rufa Lasius brunneus Latr. (83)

Dendrolasius fuliginosus Latr. ($$) Iridomyrmex humilis Mayr ($$)

ACARA, TETRANICHIDAE

Tetranichus pilosus C. e F.

GAMASIDAE

Dermanissus gallinae De Geer

Co. mn Client razione

gamma I per cm?

IRI

H +

ae

++

+++

7

DDT EICH ee aot ph + + len + + O + ca Ars # = ++ vali;

gamma 5 per cm?

IRI DDT | HCH + ee es au ee +++ | ++ | +++ O © ++ ++++| ++ ++ +++ | ++

++

i E gamma 10 per cm?

IRI DDT: |_HCH

es | ED RS | ‘O |>

+ [+++ +++ + |+++| ++

cr +++ | ++ | ++ * i ARE N + I +

+++ | ++ [+++ +++ | O |+++ He O ++ ttt + | +++ | + | ++ + + +

++++|+++|+++

i A S28 e eta

pression

gamma 20-25-30 per cm?

IRI DDT | HCH

gamma 25 per cm?

++ | ++ [+++ - ++ | ++ + [+++

4

gamma 25 per cm?

- + | ++

gamma 20 per cm?

++ | + +

gamma 25 per cm?

++++|+++|+++ ++++|+++| ++

75

gamma 50 per cm? gamma Ioo per cm?

TRIP: DDT | HCH | INT | DDT Ber

+ ++ {+++4+| + | ++ I +++ ++ | ++

++ |4++ +++ +++

= [++

+ + ae Siri

++ + + ++ | + +

:76 G. RONCHETTI

III. SPERIMENTAZIONE COL METODO DELLA REGISTRAZIONE ATTOGRAFICA

Poichè, in genere, in Insetti trattati con insetticidi le variazioni dell’attivitä deambulatoria fino alla supinazione definitiva esprimono con notevole precisione e chiarezza il procedere delle fasi di intossicazione ho ritenuto opportuno regi- strare le reazioni deambulatorie di alcune specie -di-insetti dannosi all'economia ed all’agricoltura posti in presenza di iridomirmecina, DD’T-pp’ e gamma-esaclo- rocicloesano, servendomi di un complesso di attografi idoneo alla registrazione contemporanea, grafica e numerica, delle reazioni deambulatorie di 16 individui.

(Pavan, 1952; Pavan, Corna Pellegrini, Ronchetti, 1953).

La sperimentazione si proponeva di raccogliere una documentazione obiet- tiva delle reazioni deambulatorie provocate dai tre insetticidi su ciascuna specie e, attraverso l’analisi della registrazione, di caratterizzare l’azione dell’iridomirme- cina comparativamente a quelle di gamma-esaclorocicloesano e DDT-pp’.

Come materiale vivente da ‘esperimento sono state scelte specie di Insetti fornite in parte dai nostri allevamenti (Locusta migratoria migratorioides R. e F., Blatta orientalis L., Periplaneta americana L.) in parte raccolte in natura (Inachis io L., Gryllotalpa gryllotalpa L., Melolontha melolontha L., Leptinotarsa decem- lineata Say); gli individui di ogni esperimento, tutti di uguale età, erano posti ad acclimatarsi nella stanza della sperimentazione il giorno precedente l’inizio della prova.

Sulle superfici interne delle singole camere ruotanti in cui sono rinchiusi gli insetti venivano evaporati i quantitativi richiesti di soluzione titolata distri- buendo uniformemente l’insetticida nelle dosi determinate per unità di superficie ; successivamente venivano praticati i due fori per l'applicazione del perno di ro- tazione della camera, i quali consentivano condizioni di aerazione sufficienti anche per insetti di notevoli dimensioni. Delle 16 camere ruotanti del complesso, 4 trattate con solo solvente (etere di petrolio), contenevano 4 insetti di controllo, le altre 12 erano suddivise e trattate a gruppi di 4 con le soluzioni dei tre insetti- cidi da saggiare.

La registrazione grafica dell’attività deambulatoria degli insetti, effettuata con chimografo ruotante a bassa velocità (5 mm. al minuto primo), è stata effettuata per varie ore e dopo la scomparsa di ogni attività deambulatoria registrabile atto - graficamente, è stata opportunamente integrata e completata con regolari osser- vazioni periodiche del comportamento dei singoli individui visibili attraverso le pareti trasparenti delle camere ruotanti. Questo prolungamento dell’osservazione si è rivelato utile nella successiva interpretazione degli attogrammi e nella valu- tazione dell’attività tossica letale delle sostanze in esame.

La registrazione quantitativa dell’attività cinetica degli insetti, fornendo ij ‘numero esatto dei contatti effettuati da ogni individuo in un periodo di tempo costante, stabilito in 30’, ha permesso di calcolare in metri il percorso medio di ogni gruppo di insetti nel periodo convenuto (1); riportando in grafico questi dati sull’ordinata e sull’ascissa il tempo in ore e minuti primi ad intervalli di 30’, ‘sono stati tracciati i diagrammi delle reazioni da intossicazione per pen specie | sperimentata.

(1) Il percorso in metri compiuto all’interno della camera ruotante da un insetto in un pe- riodo di tempo stabilito si può ottenere moltiplicando lo spazio in centimetri esistente fra due contatti successivi sulla periferia della camera ruotante per il numero dei contatti effettuati durante tale periodo.

RICERCHE SULL’ATTIVITA, INSETTICIDA DETL’IRIDOMIRMECINA 77

5. Risultati della sperimentazione col metodo della registrazione attografica |

A: Esperimento con Locusta migratoria migratorioides R.eF. (neanidi al stadio); gamma 50 di insetticida per cm?

La prova iniziata alle ore 9 del 3.3.55 si è protratta per 98 ore consecutive con intervalli nella registrazione grafica e quantitativa riportati nel grafico an- nesso. |

T. 20-21°C; U.R. 40-60% ; luce diurna attenuata; luce notturna artificiale di lampada da 100 Watt. Alcune brevi ma intense stimolazioni luminose che com- paiono nel grafico (fig. 1), sono state effettuate con due lampade da 500 Watt poste a mezzo metro di distanza dal complesso attografico, allo scopo di evidenziare dif- ferenze di reazioni cinetiche al nuovo stimolo nell’ambito dei tre gruppi di insetti trattati o tra questi e i controlli.

Dall’esame comparato delle curve cinetiche risulta un elevato potere ab- battente ad azione precoce del gamma-esaclorocicloesano e dell’iridomirmecina con una temporanea ripresa dell’attività deambulatoria degli insetti in presenza di quest’ultima ed un'azione tardiva del DDT- -PP preceduta da una iniziale esal- tazione dell’attività deambulatoria.

L'osservazione diretta delle reazioni degli insetti ha rivelato un potere letale del gamma-esaclorocicloesano un poco superiore a quello dell’iridomirmecina, con comparsa di acinesi dopo circa 48 ore di prova per il gamma-esaclorocicloe- sano, dopo 50-60 ore per l’iridomirmecina, mentre il DD’T-pp’ dopo ben 98 ore di prova ha provocato soltanto supinazioni con contrazioni cloniche.

B: Esperimento con Blatta orientalis L. (adulti maschi); gamma 50 di insetticida per cm?

La prova iniziata alle ore 9 del 15.3.55 è stata registrata attograficamente fino alla 34? ora, con intervalli riportati nel grafico (fig. 2), ma si è protratta fino alla 724 ora con osservazioni dirette periodiche del comportamento degli insetti.

T. 21-24°C; U.R. attorno al 50% ; luce diurna attenuata; luce notturna arti- ficiale di lampada da 100 Watt; nel grafico sono riportati i periodi di stimolazione luminosa mediante 2 lampade da 500 W.

Dall’esame comparato delle quattro curve risulta un potere di esaltazione dell’attività deambulatoria degli insetti, ad azione precoce e poco intensa per gamma- -esaclorocicloesano, precoce e assai forte per iridomirmecina, tardiva e assai forte per DD’T-pp’; il potere abbattente del gamma- -esaclorocicloesano è risultato nettamente superiore a quello dell’ iridomirmecina, e quello dell'iridomir- mecina sensibilmente più forte di quello del DD’T-pp’.

L'osservazione diretta delle fasi di reazione ha rivelato potere letale forte per gamma- esaclorocicloesano con comparsa di acinesi alla 48% ora di prova, de- bole per DDT-pp’ e iridomirmecina con comparsa di preacinesi rispettivamente

alla 482 e 554 ora di sperimentazione protrattasi poi fino al termine della prova [72 Ore).

C: Esperimenti con Periplaneta americana L. (adulti maschi); 2 esperimenti con 50 e 100 gamma di insetticida per cm?

se esperimento con 50 gamma di insetticida per cm?, iniziato alle ore 9 del 22.3.55 È stato registrato attograficamente fino alla 33? ora, con intervalli ripor-

78 G. RONCHETTI

tati nel grafico (fig. 3), ma si è protratto fino alla 49? ora con osservazioni dirette periodiche del comportamento degli insetti.

T. 20-25°C; U.R. 48-50% ; illuminazione ambientale consueta; stimola- zione luminosa con 2 lampade da 500 W. al termine della prova.

Dall’esame comparato delle 4 curve cinetiche risulta un potere di esaltazione dell’attività deambulatoria degli insetti debole e di breve durata per gamma- esaclorocicloesano, assai forte e ad azione precoce di lunga durata per iridomir- mecina, assai forte e ad azione tardiva di durata notevole (non valutabile nella sua

precisa entità per la sospensione delle registrazioni durante il periodo notturno) per DDT-pp.

Il potere abbattente dei tre insetticidi si è rivelato assai forte per gamma- esaclorocicloesano, notevolmente inferiore per iridomirmecina, debolissimo per DDT-pp’ (1).

L'osservazione diretta delle fasi di reazione da intossicazione ha rivelato for- tissimo potere letale del gamma-esaclorocicloesano con comparsa di acinesi alla 244 ora di prova, forte potere letale per l’iridomirmecina, che ha determinato acinesi totale al termine della prova dopo 49 ore e debole potere letale del DDT-pp’, che nello stesso tempo ha provocato solo preacinesi e supinazioni agoniche.

II. L'esperimento con 100 gamma di insetticida per cm?, iniziato alle ore 9 del 29.3.55, si è protratto a temperature di 21-23°C e U.R. intorno al 48-50% per 25 ore consecutive, con sospensione definitiva dopo 13 ore di prova della re- gistrazione grafica e numerica dovuta a cause tecniche inerenti all’alimentazione elettrica del complesso attografico. Le 4 curve di attività ottenute nelle prime 13 ore, molto simili a quelle ottenute nello stesso tempo per l’esperimento precedente, e le osservazioni dirette del comportamento degli insetti permettono di conclu- dere che il potere di esaltazione della deambulazione e quello abbattente delle tre sostanze su Periplaneta americana L. (maschi), non viene sensibilmente va- riato raddoppiando la concentrazione di insetticida. Anche il potere letale della iridomirmecina alla concentrazione di 100 gamma per cm? sembra uguale a quello della dose di 50 gamma per cm?, mentre il potere letale del gamma-esaclorocicloe- sano e del DDT-pp’ è stato sensibilmente modificato raddoppiando la concen- trazione dell’insetticida: molto rafforzato per il gamma- -esaclorocicloesano, leg- germente indebolito per il DDT-pp’.

D: Esperimento con Inachis io L. (larve all'ultimo stadio); 50 gamma di insetticida per cm?

\

La prova iniziata alle ore 9 del giorno 28.5.55, si è protratta per 48 ore circa, con interruzione della registrazione grafica e numerica alla 26* ora per l’an- nullamento definitivo di ogni attività deambulatoria registrabile dei 12 individui

osti in presenza dei tre insetticidi.

T. 18-21°C; U.R. 60-64% ; luce diurna diffusa.

(1) Nelle prove con Periplaneta americana L. in presenza di 50 e 100 gamma di Iridomir- mecina e DDT-pp’ per cm? gli insetti, durante le prime ore di supinazione definitiva, hanno deter- minato rapida rotazione della camera ruotante, facendo leva contro le pareti con le lunghe zampe in energica agitazione; i tempi di caduta delle curve cinetiche relative sono quindi sensibilmente superiori ai tempi di effettiva comparsa della supinazione definitiva e non esprimono in valore as- soluto il potere abbattente dei due insetticidi.

RICERCHE SULL'ATTIVITÀ INSETTICIDA DELL’IRIDOMIRMECINA 79

Controii

luce di —— 3yÿ-esaclorocicloesano |

1 000 Watt et DDT-pp' - iridomirmecina

in

Attivita

Tempo in ore

Fig. ı: Curve di attività deambulatoria di Locusta migratoria migratorioides R.eF., neanidi al stadio, in presenza di 50 gamma di insetticida per cm’. Ordinata : per ogni trattamento, percorso medio di 4 insetti ogni 30 minuti primi.

Ascissa : tempi di osservazione ogni 30 minuti primi.

heer ai controlli C7, y-esaclorocicloesano

1000 Watt 8 50 y /em° | DDT-pp' inidomirmecina

Tempo in ore © | 9

Fig. 2:

Curve di attivita deambulatoria di Blatta orientalis L., adulti maschi, in presenza di 50 gamma di insetticida per cm’. Ordinata : per ogni trattamento, percorso medio di 4 insetti ogni 30 minuti primi.

Ascissa : tempi di osservazione ogni 30 minuti primi.

80 ALE ri | G. RONCHETTI

| Dall'esame comparato delle 4 curve (fig.4) risulta una evidente azione depres- siva dell'attività deambulatoria degli insetti da parte dei 3 insetticidi, accom- pagnata da un potere abbattente forte ad azione precoce per gamma- -esacloroci- cloesano e DD’T-pp’, debole ad azione tardiva per iridomirmecina.

L'osservazione diretta delle reazioni degli insetti ha confermato equivalenza anche nella capacità letale di gamma-esaclorocicloesano e DD’T-pp’, riscontrando | la comparsa quasi contemporanea di preacinesi verso la ora di prova e acinesi totale nel periodo notturno compreso fra la 10? e la 22* ora di sperimentazione, e un’azione letale notevolmente più debole per iridomirmecina, con comparsa di | preacinesi alla 232 ora e dell’acinesi totale nel periodo notturno fra la 34* e la 482 ora di sperimentazione.

Ei Esperimento con Gryllotalpa dia Ex (a età); 50 gamma di insetticida per cm?.

ba prova, iniziata alle ore 9 del 26.5.55 è stata registrata attograficamente fino alla 33% ora con intervalli riportati nel grafico, (fig. 5) ma si è protratta fino alla 492 ora con osservazioni dirette e periodiche del comportamento degli insetti.

T. 19-20°C; U.R. 63-65% ; luce diurna diffusa; due stimolazioni luminose con due lampade” da 500 Watt riportate nel grafico. cata

Dall’esame comparato delle 4 curve ‘appare un'azione depressiva dell’attività deambulatoria degli insetti, forte e ad azione precoce per gamma-esaclorocicloe- sano e iridomirmecina, debole e ad azione tardiva per DD'T-pp’ ; il potere abbattente delle tre sostanze ha rivelato azione precoce per gamma-esaclorocicloesano e per iridomirmecina, azione tardiva per DD’T-pp’; per gli individui in presenza di iri- domirmecina, si è avuta dopo un periodo di mancanza di attività deambulatoria una debole ripresa durante la 6 ora, che si è se fino al termine della regi- strazione...

Il potere letale del gamma- -esaclorocicloesano si è rivelato all'osservazione diretta del comportamento degli insetti, assai più forte di quello degli altri due insetticidi, avendo provocato comparsa di preacinesi alla 322 ora e acinesi totale tra la 404 e 492 ora, di fronte ad acinesi e anomodromie per l’iridomirmecina o a lievi anomodromie de il DDT-pp’ entro la 49% ora.

F: Esperimento con An rte de L. (adulti); aqunig 50 di insetticida per cm?

La prova iniziata alle ore 10 del 20.5.55 si è protratta per 72 ore consecutive con intervalli nella registrazione attografica riportati nel grafico (fig. 6).

T. 18-20°C; U.R. intorno al 60% ; luce diurna diffusa.

Dall’ esame comparato delle 4 curve risulta un’azione depressiva di varia entita dell’attivita deambulatoria degli insetti da parte di gamma- esaclorocicloe- sano e di DDT ’-pp’, di fronte alla intensa esaltazione dell’attività deambulatoria degli insetti esercitata- dall’iridomirmecina per tutta la durata della prova; il potere abbattente delle tre sostanze si è rivelato molto forte per gamma-esacloro- cicloesano, assai più debole per DDT-pp’, nullo per iridomirmecina.

L'osservazione diretta del comportamento degli insetti ha rivelato potere letale molto forte per gamma-esaclorocicloesano con comparsa di preacinesi e acinesi. rispettivamente alla 62 e 10% ora di prova; debole per DD’T-pp’ con comparsa di acinesi nella notte tra il terzo e quarto giorno di prova, ‘praticamente nullo’ per ee ne ha dato ch termine sien provi soltanto anomodromie di varia entità. a OD og BSR,

RICERCHE SULL’ATTIVITA INSETTICIDA DELL’IRIDOMIRMECINA 81

control

luce di y-esaclorocicloesano cual | \ | POSI SO em | DOT-pp = | —.—. iridomirmecina 18,00 L 4 14,40 E = 10,80 = 5 = 120 <=

O ii La 0 Bi pie e LR RG CR “OR 23 24 25 26 27 30:31 33: Tempo in ore. © - hi nes Ash È i

Fio; 3 Curve di attività deambulatoria di Periplaneta americana L., adulti maschi, in presenza di so gamma di insetticida per cm’. Ordinata : per ogni trattamento, percorso medio di 4 insetti ogni 30 minuti primi.

- Ascissa: tempi di osservazione ogni 30 minuti primi.

30 \ controlli BR y-esaclorocicloesano i DOT-pp' 2,40 i ey PP . indomirmecina © 1,80 E & ‘OG 1,20 > = 0,60

Tempo in ore

Fig. 4

Curve di. attività deambulatoria: di Inachis io L., larve all’ultimo stadio, in presenza di 50 gamma di insetticida per cm’. a it Ordinata:: per ogni ‘trattamento; percorso medio di 4 insetti ogni 30 minuti primi.

Ascissa : tempi di osservazione ogni 30 minuti primi..

82 G. RONCHETTI

14,40 CONERO © luce di | -esaclorocicloesano 1000 Watt 3

3 50 5 /em* {= DDT-pp'

12,00 —-—. Iridomirmecina 4

9,60

Tempo in ore

4,80 > = N: <. 2,404 _ ~~ CRE: PR Re. IO IO ee. NN Ot 8.1; 39 31 | 32:

Fig. 5 Curve di attività deambulatoria di Gryllotalpa gryllotalpa L., neanidi di 22 età, in presenza di 50 gamma di insetticida per cm?. Ordinata : per ogni trattamento, percorso medio di 4 insetti ogni 30 minuti primi.

Ascissa: tempi di osservazione ogni 30 minuti primi.

7 : 20 == Controlli

TAR Le; yesaclorocicloesano DDT-pp' iridomirmecina

6,00

Tempo in ore Fig. 6 Curve di attività deambulatoria di Melolontha melolontha L., adulti, in presenza di so gamma di insetticida per cm?. Ordinata : per ogni trattamento, percorso medio di 4 insetti ogni 30 minuti primi.

Ascissa : tempi di osservazione ogni 30 minuti primi.

RICERCHE SULL’ATTIVITÄ INSETTICIDA DELL’IRIDOMIRMECINA 83

G: Esperimento con Leptinotarsa decemlineata Say (adulti); gam- ma 50 di insetticida per cm?

La prova iniziata alle ore 9,45 del 17.5.55 è stata registrata attograficamente fino alla 332 ora con intervalli di registrazione riportati nel grafico (fig. 7), ma l'osservazione diretta del comportamento n insetti si è protratta fino alla 492 ora.

= =rontrolli

snai luce di bes , -esaciorocicioesano 1000 Watt cn gen | ODT pp | —-—- iridomirmecina

in metri

Attivita

oem eee

Di à 8. 6-1 9 LEA Tempo in ore i i

Fig, 7 Curve di attività deambulatoria di Leptinotarsa decemlineata Say, adulti, in pre- senza di 50 gamma di insetticida per cm’. Ordinata : per ogni trattamento, percorso medio di 4 insetti ogni 30 minuti primi. Ascissa: tempi di osservazione ogni 30 minuti primi.

T. 18-20°C; U.R. tra 60 e 66%; luce diurna diffusa; due stimolazioni lu- minose effettuate con due lampade da 500 Watt durante il secondo giorno.

Dall’esame comparato delle 4 curve risulta: breve azione iniziale dei tre insetticidi di esaltazione dell’attività deambulatoria degli insetti e successiva de- pressione di entità varia per ciascun insetticida.

Il potere abbattente si è rivelato molto forte per gamma-esaclorocicloesano, forte per DDT-pp’, debole per iridomirmecina, con la quale, dopo un breve annullamento di ogni attività deambulatoria si è avuta una ripresa di attività protrattasi fino al termine delle registrazioni.

L'osservazione diretta del comportamento degli insetti ha rivelato potere letale molto forte per gamma- -esaclorocicloesano che ha provocato acinesi totale dopo 10 ore di prova, debole per DD’T-pp’ che ha portato all’acinesi totale in 48 ore, molto debole per iridomirmecina che ha determinato entro tale periodo solo preacinesi e anomodromie.

6. Considerazioni comparative della tossicità di iridomirmecina, DDT-pp’, gam- ma-esaclorocicloesano saggiati con registrazione attografica I sette gruppi di curve di deambulazione ottenuti permettono di fare utili confronti fra le azioni tipiche di intossicazione dei tre insetticidi. 1: Si è potuto constatare la netta polivalenza dell’azione tossica del gamma- esaclorocicloesano alla concentrazione di 50 gamma per cm? sulle specie in esame;

84 ER G. RONCHETTI

il carattere prevalentemente abbattente della sua azione ha determinato immediata depressione di varia entità dell’attività deambulatoria e successivo rapido annulla- mento di questa (esperimento con Locusta migratoria migratorioides R. e F., Gryllotalpa gryllotalpa L., Inachis io L., Melolontha melolontha L.), oppure breve | fase iniziale di esaltazione dell’attivita deambulatoria, annullata completamente e definitivamente già durante la seconda o terza ora; il suo potere letale si è sempre rivelato molto forte, nettamente superiore a quello degli altri due insetticidi per precocità di comparsa delle preacinesi ed acinesi.

2: L'azione tossica del DDT-pp’ alla concentrazione di 50 gamma per cm? ha determinato reazioni cinetiche ad andamento diverso per le varie specie di insetti saggiati. Infatti, mentre in un esperimento (Inachis io L.) l’azione del DDT- pp’ si è rivelata molto simile a quella del gamma-esaclorocicloesano per il forte potere abbattente ad azione precoce, in altre prove ha manifestato inizialmente potere depressivo dell’attività deambulatoria e potere abbattente un poco più de- bole ad azione tardiva (esperimento con Melolontha melolontha L. e Leptino- tarsa decemlineata Say) oppure azione di intensa esaltazione dell’attività deambula- toria di lunga durata ma tardiva e potere abbattente debole ad azione molto ritar- data (esperimenti con Periplaneta americana L. a 50 e 100 gamma per cm? ed esperimento con Blatta orientalis L.) o infine potere abbattente debolissimo che ha consentito un comportamento cinetico degli insetti simile a quello dei controlli per più giorni di prova (esperimenti con Locusta migratoria migratorioides R. e F. e Gryliotalpa gryllotalpa LA

Il potere letale del DD'T-pp’ si è rivelato per la quasi totalità delle specie (6) di entità abbastanza costante ma debole o molto debole, nettamente inferiore quin- di a quello del gamma-esaclorocicloesano; per un'unica specie (Inachis 10 L.) è ri- sultato invece molto forte, simile a quello del gamma-esaclorocicloesano.

3: L’iridomirmecina alla dose di 50 gamma per cm” ha manifestato sulle sette specie sperimentate potere tossico assai variabile, da un’azione simile a quella del gamma- -esaclorocicloesano fino ad un'attività anche più debole di quella del DDT-pp’ a seconda dei casi: azione notevolmente simile a quella tipica del gamma-esaclorocicloesano per il forte potere abbattente ad azione precoce, nettamente superiore a quello debolis- simo del DDT-pp’ (esperimento con Locusta migratoria migratorioides R. e F.); azioni di esaltazione o depressione precoce dell’attività deambulatoria simili a quelle del gamma- -esaclorocicloesano, nettamente anticipate rispetto a quelle tar- dive del DDT-pp’ e potere abbattente ad azione precoce: e rapida come quella del gamma-esaclorocicloesano ma con ripresa temporanea di lenta deambula- zione fin verso il termine della prova, in contrapposto al potere abbattente del DDT-pp’ ad azione tardiva e irreversibile (esperimento su Blatta orientalis L.) o nulla (esperimento su Gryllotalpa gryllotalpa L.); azione di forte e duratura esaltazione dell’attività deambulatoria, simile a quella del DDT-pp ma netta- mente più tempestiva e potere abbattente ad azione di poco ritardata rispetto a quella del gamma-esaclorocicloesano e anticipata di molto rispetto a quella di DD'T-pp’ (esperimenti con Periplaneta americana L. a 50 e 100 gamma per cm?); lenta azione depressiva ‘dell’attività deambulatoria ‘e’ potere abbattente in vario grado più deboli di quelli del DD’T-pp’ (esperimenti su Inachis 10:L. e Lepti- notarsa decemlineata Say); forte potere ‘di eccitazione deambulatoria ‚per tutta la prova e potere abbattente nullo in contrapposto alla costante azione depressiva del'DD’T-pp’ e alla sua lenta ma FM à azione peints nt con Melolontha melolontha L.). : O M et 5 & o PASS

RICERCHE SULL’ATTIVITY INSETTICIDA DELL’IRIDOMIRMECINA 85

Anche il potere letale dell’iridomirmecina sulle sette specie ha dato risultati assai diversi, rivelandosi inferiore in varia misura a quello del gamma-esacloro- cicloesano, superiore a quello del DDT-pp’ negli esperimenti su Locusta migra- toria migratorioides R. e F., Gryllotalpa gryllotalpa L. e Periplaneta americana L., uguale nell’esperimento su Blatta orientalis L., inferiore negli esperimenti su Inachis io L., Melolontha melolontha L. e Leptinotarsa decemlineata Say.

Si può quindi concludere che in via di massima l’iridomirmecina i inizia la sua azione di intossicazione più tempestivamente del DD’T-pp’ e contemporanea- mente a gamma-esaclorocicloesano; che questa si manifesta a seconda delle specie con reazioni assai diverse da quelle determinate da DD’I-pp’-e gamma-esaclo- rocicloesano, che vanno dalla forte, costante esaltazione dell’attività deambulatoria a una notevole depressione di questa attività sul tipo di quella ottenuta general- mente con gamma-esaclorocicloesano; che il suo potere abbattente, quando esiste, determina di solito una rapida caduta dell’attività deambulatoria, sul tipo di quella provocata dal gamma-esaclorocicloesano, alla quale talvolta fa seguito una ripresa deambulatoria di varia entità e durata, mentre il gamma-esaclorocicloesano de- termina caduta rapida ma definitiva e il DDT- De. manifesta la sua azione abbat- tente lentamente ma in modo irreversibile. |

IV - CONCLUSIONI.

L’esame dettagliato dei risultati ottenuti sperimentalmente su 41 specie di Artropodi (39 di Insetti, 2 di Acari) nello studio dell’azione tossica per contatto dell’iridomirmecina, di gamma-esaclorocicloesano e di DD’T-pp’ consente di for- mulare un giudizio sull’iridomirmecina come insetticida di contatto.

La sua tossicità per gli Artropodi, particolarmente elevata a concentrazioni comprese tra 50 e 100 gamma per cm? e rivelatasi superiore a quella del DDT-pp’ sulla maggior parte delle specie sperimentate e su qualche specie superiore anche a quella del gamma-esaclorocicloesano, costituisce elemento determinante a fa- vore del suo significato come insetticida di contatto, in considerazione anche della sua scarsissima tossicità per gli animali a sangue caldo, notevolmente inferiore a quella degli altri due insetticidi.

Inoltre l’iridomirmecina ha manifestato su una stessa specie col variare della concentrazione o per una stessa concentrazione col variare dello stadio di sviluppo di una specie o col variare dei vari ordini di Artropodi sperimentati, variazioni del suo potere insetticida assai più notevoli di quelle rivelate da DD’T-pp’ e gamma- esaclorocicloesano; questo comportamento differenzia pertanto nettamente l’a- zione tossica dell’iridomirmecina da quelle polivalenti del DD'T-pp’ e special- mente del gamma-esaclorocicloesano, e rivela una certa selettività d’azione della sostanza, elemento non trascurabile nella valutazione di un insetticida. Infatti la tendenza odierna, che coincide con il reale interesse pratico, sarebbe quella di riu- scire ad avere insetticidi altamente selettivi caso per caso, poichè con 1 polivalenti si verificano gli incovenienti, talora gravi, di alterare indiscriminatamente e peri- colosamente i rapporti faunistici recando anche più danni che benefici.

In merito a questa selettività d’azione della sostanza è interessante constatare come tra le famiglie di insetti particolarmente sensibili all’azione tossica dell’iri- domirmecina, si trovino gli Imenotteri Formicidi, cioè i più diretti competitori della Iridomyrmex humilis Mayr nella lotta per la sopravvivenza della specie, fatto che può essere posto in relazione con il significato che la iridomirmecina riveste in natura come arma offensiva o difensiva delle operaie e femmine di /ridomyrmex:

humilis Mayr (Pavan 1950, 1951, 1952, 1955, 1957).

86 G. RONCHETTI

Nella valutazione pratica di un insetticida non si può prescindere da consi- derazioni economiche della sua preparazione ed altro, ma non è compito di questo lavoro occuparsi di tali aspetti del problema essendomi posto solo il problema della valutazione delle proprietà insetticide in comparazione con due fra i più noti insetticidi pratici.

Istituto di Anatomia Comparata dell’Università di Pavia, diretto dal prof. M. Vialli Centro di Ricerche sugli Antibiotici e Insetticidi di Origine animale - Soc. Montecatini

BIBLIOGRAFIA

Pavan M., NAScIMBENE A., 1948 - Studi sugli antibiotici di origine animale. I. Su un principio antibiotico di Iridomyrmex pruinosus humilis Mayr. Boll. Soc. Med. Chir. Pavia, 72 (1-2): 193-197. |

Pavan M., NASCIMBENE A., 1948 - Ricerche sugli antibiotici di origine animale. X. Nuovi risultati sulla iridomirmecina. Boll. Soc. Med. Chir. Pavia, 72 (1-2): 295-298.

Pavan M., 1950 - Iridomyrmecin an antibiotic substance extracted from the argentine ant (Iri- domyrmex pruinosus humilis Mayr). VIII Int. Kongr. of Entom., Stockholm 1948: 863-865.

Pavan M., 1950 - Potere insetticida della iridomirmecina e significato della sostanza nella biologia di Iridomyrmex humilis Mayr (Formica argentina). La Ricerca Scientifica, 20 (2): 1853-1855.

Pavan M., 1951 - Sull’attivita insetticida della iridomirmecina. Mem. Soc. Ent. It. 30: 107-132.

Pavan M., 1952 - Iridomyrmecin as insecticide. - IX Int. Congr. Entom., Amsterdam 1951; 879217327:

Pavan M., 1952 - Die Antibiotica tierischer Herkunft. Zeitschr. f. Hygiene, 134: 136-171.

Pavan M., 1952 - Sugli antibiotici di origine animale. Boll. Ist. Sieroterapico Milanese S. Bel- fanti, 31 (3-4), (5-6): 195-208, 232-245.

Pavan M., 1952 - Ricerche sperimentali sul comportamento degli Artropodi. III. Apparecchio per lo studio del comportamento cinetico. Boll. Zool. Agr. Bachic., 17 (3): 1-20.

Pavan M., Corna PELLEGRINI L., RONCHETTI G., 1953 - Ricerche sperimentali sul comporta- mento di Artropodi. V. Attografia con Blaps mucronata Latr. sottoposta a depressione. Arch. Zool. it., 38: 185-194.

Pavan M., 1955 - Gli insetti come fonte di prodotti biologicamente attivi. La Chimica e l’Indu- stria, 37 (8): 714-725.

Fusco R., TRAvE R., VERCELLONE A., 1955 - Ricerche sull’iridomirmecina, l’insetticida naturale secreto dalla Iridomyrmex humilis Mayr. La Chimica e l’Industria, 37 (4): 251-259.

Pavan M., RONCHETTI G., 1955 - Studi sulla morfologia esterna e anatomia interna dell’operaia di Iridomyrmex humilis Mayr e ricerche chimiche e biologiche sulla iridomirmecina. Atti Soc. It. Sc. Nat., 44 (3-4): 379-477.

Pavan M., 1957 - La formica argentina e l’iridomirmecina. L’Illustrazione Scientifica, N. 86, gennaio 1957.

87

CorneLIUS B. PHILIP (') and THomas H. G. AITKEN (?)

RECORDS OF TABANIDAE FROM SARDINIA AND CORSICA (*)

This report (3) provides records of deerflies and horseflies taken by the junior author incidental to mosquito surveys and antimalarial activities during 1944, and again, from 1946 to 1952 in Sardinia and Corsica (see Aitken 1953, 1954). Some of the insects were netted but many were recovered after they became trapped in the oiled surfaces of ponds and streams (which, incidentally, left them in poor condition and necessitated storage in alcohol).

Heretofore, nine species have been reported from Sardinia and 15 species from Corsica (Ghidini, 1936, 1937; Piccioli, 1949, 1951). Only two of these, Chrysops italica Meigen and Tabanus intermedius Egger (as T. eggeri Schiner) are listed without question from both islands, though Pangonius striatus Szilädy (as P. Rraussei Surcouf) is questioned as occurring in « Central Corsica » in addition to Sardinia. Leclerq (1956) includes a revised list of Italian species by Ghidini and Piccioli, but gives no records for Sardinia or Corsica.

The present collection provides records from both islands of Chrysozona italica (Meigen), Dasyrrhamphis anthracinus (Meigen), Atylotus fulvus (Meigen), Tabanus autumnalis Linné, T. bromius Linné and T. cordiger Meigen. In addition, Nemorius vitripennis (Meigen), previously known only from Corsica, was taken in Sardinia, and vice versa, Tabanus sudeticus Zeller was collected in Corsica.

This paucity of records in common is more likely a reflection of meagerness of collecting than of significant differences in ecological suitability for a common tabanid fauna, judging by the better sampled mosquito species that occur on both islands (Aitken, 1954).

The present records add 9 species (including one new species) to the Sar- dinian faunal list and 10 species to that of Corsica. There are 12 species (including the questionable record of Hybomitra erberi [Brauer]) previously reported for one or the other of these islands which are still not represented in the present inci- dental collecting from both. It appears highly probable, from a comparison of totals for all Italy (Table I), that more intensive collecting will substantially increase numbers of species from both islands, and also bring about more du- plication.

(*) Pubblicazione N. 3 del Centro di Entomologia alpina e forestale del Consiglic Nazio- nale delle Ricerche (diretto dal Prof. Athos Goidanich).

(1) Principal Medical Entomologist, U.S. Department of Health, Education, and Welfare, Public Health Service, National Institutes of Health, National Institute of Allergy and Infectious Diseases, Rocky Mountain Laboratory, Hamilton, Montana.

(2) Staff Member, The Rockefeller Foundation, Trinidad Regional Virus Laboratory, Port-of-Spain, Trinidad, B.W.I.

(3) The studies upon which this report is based were initiated by the junior author while still a member of the Armed Forces of the U.S.A. and were continued under the auspices of ERLAAS, a temporary agency set up by the High Commission for Hygiene and Public Health of the Italian Government in cooperation with the Division of Medicine and Public Health of the Rockefeller Foundation. They are published here for interest of the Italian National Research Council.

88 C. By PHILIP - 1. HS. ATEREN

As would be expected, the fauna so far known from the Islands is entirely of Palaearctic derivation, and several species also extend into North Africa or Asia Minor. Pangonius striatus Szilady and Hybomitra pseuderberi n. sp. are the only species that might possibly be precinctive since they have not been found else- where, but they are obviously related to other European species.

Some generic concepts in the subfamily Tabaninae have changed since Ghidini published his resumé of Italian species with reference also to French Corsica. As pointed out by the senior author (1948), most previous European students misidentified Atylotus Osten Sacken and their concept of Therioplectes Zeller was too broad. It was also pointed out that Hybomitra Enderlein had priority over Sztlädynus Enderlein and that Palaearctic tabanine species with bare sub- epaulets (basicostae) would need special attention. T'wo of these were correctly placed in Dasyrrhamphis by Ghidini, but Philip (1948) later erected Efflatou- nanus (') for two others (alexandrinus and umbrinus) which Ghidini had placed respectively in Therioplectes and Atylotus. Most of Ghidini’s Atylotus spp. are presently referred to Tabanus sens. lat. along with his Therioplectes tergestinus _ and Ther. unifasciatus for want of a satisfactory, restrictive assignment of these hairy-eyed species; both of his Dasystipia spp. (sic, = Dasystypia) are true Aty- lotus. His Sylvius is a lapsus for St/vius. Oldroyd (1954) followed with a similar revision of these older interpretations in his monograph of African Tabaninae.

Description of the one new species recognized in this collection follows. The type specimen has been incorporated in the collection of the senior author.

Hybomitra pseuderberi n. sp. (Figure 1)

A medium-sized, dark gray species with broadly red-sided abdomen, and a middorsal and a complete midventral blackish stripe expanding caudally; bicolored legs; distinctly tinted wings; three flat, rudimentary ocelli at vertex; black antennal flagellum with low tooth; pale-yellow-haired beard and palpus; entire body covered with a buff to golden bloom and abdomen with mostly yellow hairs. Length, 16 mm.

Female: Eyes (relaxed) plain greenish, without purple bands. Front: index (basal width to height) 1:4.25, slightly bowed in the middle, but upper and lower widths about equal; yellowish gray pollinose, the tubercle at vertex brown and bare, not prominent but two microscopic ridges at probable location of vestigial, paired ocelli; basal callosity black, finely wrinkled, narrowly separated from eye margins, tapered above to connect with an expanded median callus (the connection may be due to wear). Subcallus, face, and cheeks heavily pale yellow pollinose over blackish integument which shows through small abrasions; entirely pale yellow pilose which includes beard. Pale yellow palpi at least three times longer than thick, tapered to a rather blunt point.

Thorax blackish with red antealar tubercles, covered with a buff gray bloom, no evident lines; hairs mostly pale yellow with sparse black ones on notum and pleura. Coxae dark with buff gray bloom and pale hairs. Basal two thirds of femora, apical third of fore tibiae, and all tarsi blackish, remainder of legs orange reddish, covered with predominantly golden-yellow hairs. Wings moder- ately fumose, the costal cells yellow, no spur-veins, cells R, open. Halteres with orange stalks, bright, rt knobs.

la recent elia et concerning a systematics of world T'abanidae, Mackerras has questioned retention of Efflatounanus, at least on full generic level, separate from Dasyrrhamphis simply for lack of the antennal tooth.

TABANIDAE GG. 89

Abdomen with abruptly black middorsal and midventral lines, narrow- est dorsally on tergite 2, widening behind on each incisure, segments 5 t0 7 en- tirely blackish; covered predominantly with golden-yellow hairs, black ones in-

conspicuous, increasing caudally.

Holotype: Female. Northwest Sassari Province, Sardinia, 28 July 1950, T.H.G. Aitken, collector.

Figure 1. - Hybomitra pseuderberi n. sp., holotype 9, front, flagellum, palpus, and venter.

This species was at first considered to be a dark form of Hybomitra erberi (Brauer, new combination), but it differs from three females of the latter from Iran (Paigambar, 27-V-56, F. Schmid through courtesy of Dr. G. Bouvier) and a male and three females from Middle Asia (River Amu Darya, May 1943, A. Lutta, through courtesy of the collector) in having plain greenish, unbanded eyes, entirely white-haired palpi, more strongly tinted wings, and a wide, mid- ventral, black band which expands on the hind margins of sternite 4 to include the remainder of the abdomen; this band terminates on sternite 2 in true H. erberi. In the last respect, the present new species could relate to « T'ylostypia erberi f. obscura » (Olsoufiev, 1937, pp. 129, 380, in keys only) from North Kazakstan, but the form is not described, nor is it catalogued by Kröber (1939). It probably represents a nonvalidated name even if the critical. difference in locality 1 is: dis- counted and the two are considered the same.

The present new species is undoubtedly a relative of H. erberi and may be the same as what Ghidini (1936) questioned as occurring in Corsica, based on a record by Surcouf. Kréber (1939) placed A. erberi in « Atylotus » (not of Osten Sacken) whereas Olsoufiev (1937) had correctly assigned it to T'ylostypia Enderlein

90 C; B. PHILIP - ‘TH. G. AITKEN

(= Hybomitra End.) even though the hairs on the eyes are short. Enderlein (1924) had also erected a genus Dasyommia for the North American Hybomitra cincta Fabricius, also with very short hairs on the eyes of the females, but with ocelli much better developed than in the Palaearctic H. erberi group, including the present H. pseuderberi n. sp.

LIST OF SPECIES BASED ON RECENT COLLECTIONS AND EARLIER RECORDS CITED BY GHIDINI (1936) AND PiccioLI (1949, 1951)

(AII collections not cited from the literature were made by the junior author, and are preserved in the collection of the senior author. Mr. H. Oldroyd of the British Museum studied certain specimens as indicated below).

1. Pangonius striatus Szilädy Sardinia: Ghidini (1936) (as P. kraussei Surcouf); Piccioli (1951). Corsica?: Ghidini (1936) (as P. Rraussei Surcouf); Piccioli (1951). Note: Both Ghidini and Piccioli state Surcouf’s Corsican record remains unconfirmed. 2. Pangonius variegatus (Fabricius) Sardinia: Piccioli (1951) Corsica: 3. Pangonius mauritanus (Linné Sardinia: Isola Maddalena, Ghidini (1936) (as P. proboscideus |Fabricius]); Piccioli (1951). Corsica: 4. Pangonius obscuratus Loew Sardinia: Corsica: Piccioli (1951) 5. Nemorius vitripennis (Meigen) | Sardinia: Ponte Flumendosa (Gadoni, prov. Nuoro), 9, 11/VIII/46 Monte Acuto (Burcei, prov. Cagliari), ©, 11/VII/47. Corsica: Ghidini (1936); Piccioli (1949). 6. Chrysops italica Meigen Sardinia: Ghidini (1936) (as C. marmoratus [Rossi]); Piccioli (1949) (as Heterochrysops); Oristano, 9, 14/VII/47; Grogasti, Palude de Uta (Ca- ghar), 290, 17/V 1/49: Palmas Suergiu (prov. Cagliari), o, 14/1X/50. Corsica: Piccioli (1949) (as Heterochrysops). 7. Chrysops italica nigriventris Loew Sardinia: Ghidini (1936) (as variety of C. marmoratus); Piccioli (1949) (as Heterochrysops). Corsica: 8. Chrysops quadrata Meigen Sardinia: Corsica: Piccioli (1949); Figareto (Folelli), 9, 12/VI/44; Prunete, 4 99, 19/VI/44; Ghisonaccia, 5 99, 12/VIII/44. 9. Chrysops caecutiens (Linné) Sardinia: Corsica: Piccioli (1949) 10. Chrysozona pluvialis (Linné) Sardinia: Ghidini (1936)

Corsies:

ay:

2.

13;

14

15.

16.

17.

18.

14.

20.

at.

22;

TABANIDAE 91

Chrysozona grandis (Macquart)

Sardinia:

Corsica: Prunete, 2 99; 19/VI/44; ©, 24/VI/44; 4 99, IX/44 (determined by Oldroyd).

Chrysozona italica (Meigen) Sardinia: Serrenti (prov. Cagliari), 9, VI/47 (determined by Oldroyd). Corsica: Prunete, 9, 24/VI/44.

Dasyrrhamphis anthracinus (Meigen)

Sardinia: Cantoniera Signora Marta: Orotelli (prov. Nuoro), 3, 10/V/47; Cantoniera sa Codina: Tonara (prov. Nuoro), 4, 24/VI/47; Sarcidano Isili (prov. Nuoro), 9, 21/VI/46.

Corsica: Ghidini (1936); Prunete, 5 gg, 3 99, 19-24/VI/44.

Note: Most specimens of both sexes were covered with plant pollen which indicates habits of flower visitation.

Dasyrrhamphis ater (Rossi)

Sardinia: Ghidini (1936).

Corsica: uo, |

Hybomitra erberi (Brauer) new comb.

Sardinia:

Corsica: Ghidini (1936) (as Atylotus). A questionable record credited to Surcouf; possibly is following species.

Hybomitra pseuderberi n. sp. Sardinia: Northwest Sassari Province, 9, 28/VII/50. Corsica: Hybomitra tropica (Panzer)

Sardinia:

Corsica: Calvi, 9, 5/VI/44; Prunete, 9, 13/VIII/44. Atylotus agricola (Wiedemann)

Sardinia:

Corsica: Ghisonaccia Beach, 2 99, 8/VI/44. (Determination confirmed by Oldroyd).

Atylotus fulvus (Meigen)

Sardinia: Ghidini (1936) (as [sic] Dasystipia); Cagliari, 2 GG, 6/VIII/46 and 27/VIII/49, ©, 26/VII/50; Pula (prov. Cagliari), 9, 14/VII/46; Paulilatino (ibidem), 2 3g, 9/VIII/47; Rio Mannu: Uta (ibidem), 3 Sg, 27/VII/48.

Corsica: Prunete, 9, 24/VI/44; Ghisonaccia Beach, 9, 1944.

Atylotus pulchellus (Loew) Sardinia: Austis (prov. Nuoro), g, gt Corsica:

Tabanus autumnalis Linné

Sardinia: Posada (prov. Nuoro), 9, 21/VI/47; Sorgono (ibidem), 9, 24/V1/47; Cagliari, 9, 19/VI/49; Zeddiani (prov. Cagliari), 9,2/VIII/50; Geremeas, o, 24/V11/52.

Corsica: Ghidini (1936) (as Straba); Borgo, 9, 12/VIII/44

Tabanus bifarius Loew

Sardinia:

Corsica: Ghidini (1936) (as Atylotus).

92

23:

24.

23.

26.

27,

28.

29,

30.

at.

32.

33

34;

C,. B.. PHILIP = Te eG. AITKEN

Tabanus bovinus Linné Sardinia: Corsica: Prunete, 9, VII/44. Note: var. auratus, described by Ghidini from Italy, was not seen in our material.

Tabanus bromius Linné

Sardinia: Ponte Flumendosa (Gadoni), 2 t1/VITIA6 Monte Acuto (Burcei: prov. Cagliari), 2 99, 11/VII/47

Corsica: Prunéte; 2.9913) VIILA44;

Tabanus bromius flavofemoratus Strobl Sardinia: Austis (prov. Nuoro) 9, 8/VIII/48. Corsica:

Tabanus cordiger Meigen

Sardinia: Oniferi (prov. Nuoro), 9, 25/VI/47; Altipiano di Sennalonga: Alà dei Sardi (prov. Sassari), 9, 17/IX/47; Oliena (prov. Nuoro), 9, 19/VI/48; Rio Pardu: Ierzu (ibidem), 9, 1/IX/50 (egg mass, associated with ovipositing 9); Geremeas, 3 99, 24/VII/52.

Corsica: Ghidini (1936) (as Straba); Proncte, &, RHINITE -

Tabanus glaucopis Meigen

Sardinia: Macomer (prov. Nuoro), 9, 19/VI1(46; | Cantoniera sa Rena: Fonni (ibidem), 9, 13/VIII/46; Austis, g,. we Monte Senes, Valle del Rio Siniscola (Siniscola: prov. Nuoro), 2 99, 2/IX/48.

Corsica:

Tabanus intermedius Egger Sardinia: Cagliari, Ghidini (1936) (as 7. eggeri Schiner); Zeddiani, 9, 2/VIII/50 (determined by Oldroyd). Corsica: Ghidini (1936) (as T. eggeri Schiner).

Tabanus maculicornis Zetterstedt Sardinia:

Corsica: Ghidini (1936) (as Straba); Prunete, ©, 24/VI/44.