# "dt à “SUPPLEMENTO AL BOLLETTINO DELLA SOCIETÀ ENTOMOLOGICA ITALIANA MEMORIE | SOCIETÀ ENTOMOLOGICA = ITALIANA FONDATA NEL 1869 - ERETTA IN ENTE MORALE CON R. DECRETO 28 MAGGIO 1936 NOLONMNESASSXVIL#.1958 PASCICOLO of Pa SE de Se, are ge POL a teme, ta NON 2. st Pn PAR Dr on 4 i LI E À >, SME ESI AA? | \ ioni ine \ JUL DÒ Sq MAS RA OS Ao Cae Be i ON. _ N) DEE a Sa Le Mich TS 0 mm. 6: 7,8: 9 MN 1213.14 15°16 = Fig. IV - Diagrammi dell’andamento della statura dei maschi e delle femmine di Phymatodes testaceus L. pertinenti ad una popolazione sfarfallata da tronchi di Roverella: h f. violaceoniger Kanabe. - : diagramma dell’andamento della statura dei maschi e delle femmine del lotto costituito da 1000 individui. individui di mm. 10. Nelle poche femmine pertinenti a questa forma cromatica, per contro, la statura oscilla dagli 11 ai 14 mm. con maggiore ricorrenza di indi- vidui di mm. 13. 14 G. BINAGHI ENTITA E NATURA DEI DANNI INDOTTI DAL PHYMATODES TESTACEUS Il danno indotto da questa specie al legname è costituito dalle escavazioni che vengono praticate dalla larva nei vari suoi stadi di sviluppo, fig. V. Nelle infestazioni massive, qualora il Phymatodes si sia insediato, come nei casi più ricorrenti, nella legna da ardere di Rovere o di Roverella con corteccia, il danno Fig. V - Porzione di tronchi difRoverella provenienti da S. Sebastiano Curone danneggiati da Phymatodes testaceus L. (ridotti di circa un terzo). - A Porzione di tronco scortecciato mostrante le gallerie e le celle pupali scavate dalle larve nel legno, dopo aver raggiunta la maturità. - B Por- zione di tronco con corteccia mostrante i fori di uscita degli adulti. VARIAZIONI DI PHYMATODES TESTACEUS 15 prodotto dall’attivita alimentare delle larve si riflette in una diminuzione del peso e quindi nella minore resa in calorie. Pure il legname da opera infestato da questo Cerambicide è soggetto ad un sensibile deprezzamento per danno di natura tecno- logica, dovendosi eliminare la zona periferica del tronco per uno spessore di al- meno 2 cm., zona che risulta interessata dalle gallerie scavate dalla larva matura del Phymatodes. Fig. VI - Serie successive di sezioni trasversali di tronco di Roverella proveniente da S. Seba- stiano Curone, mostranti gallerie scavate dalla larva matura del Phymatodes testaceus L. nellegno, atte a dimostrare la natura e la profondità dell’escavazione (Ridotti di circa un terzo). Nei primi stadi di sviluppo le larve vivono nella regione subcorticale e cam- biale del tronco, ove praticano delle escavazioni larghe e piatte che riempiono di rosume e di deiezioni. Raggiunti stadi di sviluppo più avanzati penetrano nel legno ove scavano gallerie del diametro di 3,3-4 mm. con un andamento che di norma si presenta parallelo all’asse del tronco, fig. V, a. Raggiunta la maturità dirigono l’escavazione prima nel senso normale all’asse del tronco, ripiegandola poi ad uncino, galleria che penetra nel legno per una profondità di 7-10-17 mm. (Fig. VI), allo scopo di trasformarsi in pupa in un substrato più resistente di quello rappre- sentato dagli strati profondi della corteccia e che offra quindi una maggiore pro- tezione al delicato stadio raggiunto dall’insetto. Sono quindi le larve mature che in Maggio-Giugno producono al legname il danno più rilevante. Gli sfarfallamenti degli adulti iniziano di solito verso la fine di Maggio e si protraggono per tutto Giugno sino ai primi giorni di Luglio. Gli adulti nel fuoriuscire praticano nella corteccia dei fori nettamente circolari del diametro di mine he Virb; La femmina del Phymatodes testaceus depone le uova sulla corteccia delle piante deperienti, su quelle morte di recente o su altre tagliate da poco, predili- 16 G. BINAGHI gendo i tronchi a superficie scabrosa senza però fare discriminazione dei tronchi o dei rami in relazione al loro diametro o all’età dei soggetti. La femmina depo- nente ricerca solo corteccia presentante un determinato grado di freschezza, atto a garantire favorevoli condizioni del libro per lo sviluppo delle larve. Le larve a volte sono così affollate sotto la corteccia dei tronchi o dei rami intensa- mente colpiti che, a causa del ravvicinamento delle gallerie scavate nel libro, la corteccia stessa si solleva con molta facilità. Non ho dati relativi al tempo impiegato dalla larva per raggiungere il suo completo sviluppo. Posso solo rilevare che procedendo verso la meta. del mese di Settembre 1957, allo scortecciamento dei pezzi di legno di Roverella da cui erano sfarfallati in Giugno gli adulti di Phymatodes utilizzati per l'elaborazione del presente lavoro, sono state rinvenute nella zona del libro ancora numerose larve della lunghezza media di 11 mm., in piena attività alimentare. Il che fa presumere che la deposizione sia avvenuta scalarmente nel tempo e quindi che anche lo sviluppo postembrionale sia stato scalare. Non penso che vi siano diversità di acceleramento di sviluppo tra le varie forme, dato che quelle raccolte sono sfar- fallate nello stesso intervallo di tempo. CONSIDERAZIONI SUI RISULTATI STATISTICI DELLE INDAGINI Sulla popolazione entomatica di Phymatodes testaceus sottoposta alle inda- gini analitiche già citate nel testo e riguardanti la frequenza delle varie forme cromatiche, la statura corporea dei vari gruppi, i rapporti tra 1 sessi nell’ambito delle diverse forme, l’unicità geografica e trofica della sua origine, la brevità del periodo di sfarfallamento che non ha esaurito tutto il carico di individui vi- venti nel legno, etc., si possono fare alcune considerazioni riassuntive e discutere i risultati ottenuti allo scopo di inquadrare meglio le finalità del lavoro. 1° - Dal punto di vista degli indici di frequenza delle forme cromatiche, la fisionomia della popolazione investigata di 1000 individui viene ad essere così espressa: Rapporto Percentuale di Forme cromatiche ie op tra dd Totale | frequenza del- es Sg ere) pi parziale |le forme nella 3 BT. Bm popolazione a) testaceus f. tipica 25 84 TNA 109 10,9% b) f. praeustus Fab. 52 50 1: 40,06 102: | 10,2% c) f. dimidiatipennis Chevr. "a 6 er 6 0,6% d) f. similaris Küst. 19 167 go, 186 18,6% e). f. analis Redt: 156 39 I : 0,25 195 19,5% f) f. semiflavus Fleisch. + 40 50 r 21,25 90 9,0% f. marginicollis Fleisch. g) f. variabilis (L.) Glb. 67 i Ps Oat 88 8,8% h) f. violaceoniger Kanabé 209 15 E 0,07 224 22,4% TOTALI | 568 432 1.2.0768 1000 100,0% | Come si nota dal suddetto specchietto e dalla espressione grafica rappresen- tata nell’istogramma della fig. VII, le forme violaceoniger, analis e similaris, che sono comparse nella popolazione rispettivamente con indici di frequenza del VARIAZIONI DI PHYMATODES TESTACEUS | hi 22,4%, 19,5% e 18,6%, hanno dato il tono fondamentale a tutto il gruppo, tono che è stato possibile scindere subito, essendo le tre forme suddette le meglio caratterizzate dal punto di vista cromatico. 210 200 190 160 1 170 ae 160 = 150 140 130 120 =: 110 100 90 80 70 60 50 40 UAN (qin Kal) | | A ve he | Î | | ul, lle | \ ly fi ( I | | | | { hi ll | An 4 (] N sli ‚| n (| 1 di IS) EE eri © | [4/1 MU? RE tr À Mi Fig. VII - Istogramma della popolazione di Phymatodes testaceus L. sfarfallata da tronchi di Roverella in rapporto alla costituzione numerica delle varie forme cromatiche ed alla ricorrenza dei sessi nell’ambito di ogni singola forma. a Phymatodes testaceus f. tipica, b f. praeustus F., c f. dimidiatipennis Chevr., d f. similaris Küst., e f. analis Redt., f forme semiflavus e marginicollis Fleisch., g f. variabilis (L.) Ganglb., h f. violaceoniger Kanebe. In tutto il gruppo, poi, sono comparse in minore entità delle forme facil- mente confondibili a prima vista fra di loro, ma che è stato possibile isolare e determinare dopo opportuna preparazione ed esame. Esse sono: f. testaceus tipico con il 10,9% » praeustus NU 1027 » semiflavus + marginicollis >». RO » vartabilis a sols «5/7 » dimidiatipennis IMRE Diani; LA La più rara, come appare evidente, si è dimostrata la forma dimidiatipen- nis, della quale sono stati riscontrati appena 6 individui su 1000. Ciò non esclude però che in altre popolazioni di origini più o meno lontane da quelle di provenienza del materiale di questo studio, non possa verificarsi l'opposto e cioè che la di- midiatipennis diventi la più frequente o tra le più frequenti, mentre la violaceo- niger diventi la più rara o tra le più rare. 18 G. BINAGHI E poichè dal punto di vista genetico vi è una assoluta interdipendenza tra le varie forme, dato che esse si accoppiano indifferentemente l’una con l’altra, si pensa che la maggiore o minore frequenza di una forma cromatica rispetto all’al- tra sia dovuta alla dominanza numerica sempre di una forma rispetto all’altra; le forme cromatiche meno rappresentate derivano probabilmente da combina- zioni genetiche più rare nel giuoco dell’eredità dei caratteri. Sarebbe interessante da questo punto di vista catturare popolazioni della stessa entità numerica pro- venienti da legno di Roverella della medesima località e per vari anni successivi (ciò che non è molto facile), allo scopo di poter vedere se gli indici di frequenza delle varie forme cromatiche si mantengono costanti o subiscono delle variazioni in rapporto ad altri fattori che non siano soltanto quelli insiti nel gene. 2° - La soprariportata e discussa fisionomia di frequenza delle varie for- me nella popolazione studiata di Phymatodes testaceus può subire profonde modi- ficazioni a seconda delle regioni, come si può rilevare comparando i dati da me ottenuti con quanto riferito dal Müller (l.c.). Infatti, nel territorio della Venezia Giulia, la forma violaceoniger (quasi perfettamente nera, con le elitre azzurre) è estremamente rara, tanto che il Muller riferisce di averne visto un solo individuo allevato da legno di rovere del Carso; mentre, come è stato già specificato, nella popolazione da me studiata e proveniente da Valle Curone, detta forma è la iù frequente tra quelle individuate, tanto da ricorrere nella notevole misura del 22,4%. Secondo il mio parere tale constatazione può costituire un incentivo ad estendere lo studio a biotopi diversi, non presentando la ricerca difficoltà insormontabili. Disponendo, dopo numerose catture di risultati facilmente com- parabili, si potrà probabilmente arrivare a una definizione della variabilità del Phymatodes testaceus mediante una espressione matematica, nella quale siano op- portunamente valutate le deviazioni dovute alla inevitabile interpretazione sog- gettiva dei caratteri cromatici. 3° - Dal punto di vista della prevalenza di un sesso rispetto all’altro è stato constatato che nella forma violaceoniger, analis e variabihs la prevalenza degli individui di sesso maschile era fortissima, però decrescente dalla prima alla terza, mentre nelle forme similaris e testaceus vi era una forte prevalenza di indi- vidui di sesso femminile, ma con un sensibile scarto percentuale della prima ri- spetto alla seconda. Della forma dimidiatipennis, della quale sono stati raccolti soltanto 6 esemplari, è stata notata una assenza assoluta di maschi. Di converso una relativa equivalenza numerica degli individui dei due sessi è stata riscontrata nelle due forme praeustus e semiflavus + marginicollis. Considerando nel suo in- sieme il lotto dei 1000 individui esaminati, tutti appartenenti alla stessa entità specifica, è stata riscontrata una tendenza verso l’equilibrio numerico tra maschi e femmine. Infatti su 1000 individui vi erano 568 maschi e 432 femmine, con un rapporto di 1:0,76, cosa frequente in molte specie di insetti dove 1 maschi si rivelano in numero leggermente superiore alle femmine. 40 - I valori relativi alla statura delle singole forme cromatiche, espressi in diagramma, dimostrano una tendenza all’uniformità dell'andamento delle curve tra maschi e femmine per le forme cromatiche ben caratterizzate (figg. I, II, III e IV, a, b, c, d, e, g, h); rivelano, per contro, una accentuata difformità ed una ben definita plurimodalità per le forme aventi caratteri cromatici sistema- ticamente indefiniti come nelle forme semiflavus e marginicollis considerate as- sieme, fig. III, f. Tale plurimodalità e differente punto di caduta dei valori più ricorrenti della statura dei due sessi, potrebbero anche essere interpretati come VARIAZIONI DI PHYMATODES TESTACEUS 19 indici dimostranti un ibridismo delle forme, a sostegno di analoga considerazione tratta dalla loro indefinita caratterizzazione cromatica. 50 - Per quanto riguarda l'andamento della statura nella popolazione con- siderata nell’insieme dei 1000 individui costituenti il lotto prelevato ai fini delle analisi statistiche, e rappresentato nel grafico della fig. IV, î, si ha un netto anda- mento unimodale sia nel grafico dei maschi che in quello delle femmine, con li- mitata ampiezza delle basi ed equilibrato ricorso di nanismi e gigantismi. Tale andamento è una ulteriore prova della pertinenza della popolazione ad un’u- nica entità specifica, dell’uniformità del biotopo e del fattore trofico. La per- tinenza ad un'unica entità specifica della popolazione è stata altresì accertata me- diante opportuni esami comparati degli apparati genitali maschili delle varie for- me cromatiche che la costituiscono. ‘Tutti i falli presentano una identica forma sia per quanto riguarda la chetotassi del perifallo, la rastremazione della porzione apicale del fallo ed infine la struttura del pacchetto squamifero dell’endofallo. Per i maschi i valori più frequenti della statura cadono sui mm. 10,5, nel mentre le femmine hanno statura maggiore con valori più frequenti di mm. 13, il che è un fatto normale nelle specie della famiglia non polimorfe, nè policroma- tiche. | Genova, 30 Settembre 1957 21 G. BINAGHI LEOPOLDO CERESA I ricordi dei miei primi contatti col mondo degli Insetti, mondo al quale mio padre mi inizio sin da giovinetto, si fondono con simpatia e commozione col nome di Leopoldo Ceresa. Egli mi fu amico, animatore e compagno di escursioni nell’ormai lontano periodo che decorre dal 1923 al 1937, quando a Milano ci spingevamo nei giorni di festa a battere la campagna, affratellati in un comune entusiasmo, in estenuanti fatiche, alla ricerca di sempre nuovi materiali entomo- logici. Ed è nel corso di questi lunghi anni vissuti in stretta comunanza di spirito e di opera che ho potuto apprezzare e valutare le doti di intelligenza di Leopoldo Ceresa ed ammirare in lui lo straordinario intuito del ricercatore, capace di in- dividuare ambienti e costumi particolari di determinate specie, intuito che gli consentiva di radunare elementi di estremo interesse. A tali doti si addizionava uno spirito critico non comune, che gli dava la possibilità di discriminare a prima vista le specie banali da quelle rare, e di orientare rapidamente le indagini verso la cattura di queste ultime, rilevando con osservazioni metodiche i costumi ed 1 particolari comportamenti delle entità ricercate. Spinto all’Entomologia più dalla passione del raccogliere che dal desiderio di uno studio profondo condotto a tavolino, in Leopoldo Ceresa si era formata, nel corso del tempo, una vastissima cultura su variordini di insetti. I Coleotteri, gli Emitteri, i Ditteri (Sirfidi (1), Conopidi ed Asilidi) e gli Imenotteri aculeati erano 1 gruppi che prediligeva, riuscendo sempre a radunare in serie specie di notevole interesse che, preparate in modo impeccabile, destavano la meraviglia degli spe- cialisti a cui le inviava in studio. Se a questa singolare irrequietezza, che gli conferiva d’altronde una ben de- finita personalità, si fosse inserita la possibilità di conservare il frutto di tanti anni di ricerche, oggi Egli avrebbe potuto vantare una delle più interessanti col- lezioni entomologiche private. Ma purtroppo carenza di spazio ed a volte di mezzi, lo inducevano, sebbene a malincuore, a liberarsi di alcuni lotti di in- setti per i quali l'entusiasmo si era sopito, per dedicarsi con nuovo ardore verso la raccolta e l'ordinamento di nuovi gruppi. Raccoglitore instancabile ed appassionato, svolse ricerche specialmente nelle seguenti località: : Alto Adige, Casere e Campo Tures 1934, Val Gardena 1928; Trentino, Val Sugana 1933, M.te Baldo; varie località delle prealpi lombarde (Pizzo dei Tre Signori, M.te Legnone, M.te Grigna; Sesto Calende e fiume Ticino; Varesotto, Mercallo; zona della confluenza Po-Ticino; valle Vigezzo, M.te Laurasca 1937; alta valle del Toce; Alpi Marittime 1937; M.ti Sibillini 1935 e M.te Petrano 1940; Parco Nazionale degli Abruzzi 1941; Bari e dintorni 1933; Sila Grande 1939. (1) Ceresa L. Tre nuove specie di Quichuana Knab. (Diptera Syrphidae). Atti Soc. It. Sc. Nat., LXXIII, 1934, pp. 383 - 392, 4 figg. 22 G. BINAGHI Particolare rilievo meritano le 5 spedizioni compiute in Sardegna dal 1952 al 1956 col precipuo scopo di raccogliere Imenotteri aculeati. Tra il ricchissimo materiale radunato in circa 35 anni di attività, vanno ri- cordate le seguenti specie che sono risultate nuove per la scienza: Coleotteri, Stomis rostratus ssp. Ceresae Schatzm., Trechus Ceresai Binaghi del M.te Laurasca, Aphodius Ceresai Schatzm. della Sila. Imenotteri Calcididi: Polymoria calabra Masi della Sila. Tra i Mutillidi raccolti in Sardegna le seguenti 6 specie nuove descritte recentemente dal Marchese Fabio Invrea testimoniano la perspicacia del racco- glitore: Smicromyrme Ceresae, trioma, sulcisia, fusculina e Moltonii, Myrmilla leo- poldina. Tra i Crisidi sardi figura la Holopyga amoenula var. sardoa descritta pure dall’Invrea nel 1952. Il giorno 25 Giugno 1957, a soli 56 anni, di ritorno da una campagna di ricerche svolta nella Francia meridionale, ove si era recato in motociclo, una morte violenta lo strappava alla vita, all’affetto dei suoi cari ed alla gioia che Egli sempre riponeva nello scrutare il meraviglioso libro della Natura e che costituiva il pre- minente scopo della sua vita. Forse in quell’istante il suo pensiero prevedeva nuove raccolte in lontane contrade in uno strano luccichio di favolosi insetti dorati! Ed è con profonda commozione di amico e collega che oggi a Lui rivolgo il mio mesto pensiero, confidando che l’entusiasmo che nutriva verso le ricerche entomologiche e che sapeva infondere a quanti gli erano vicini, si perpetui nel tempo, continuità di una passione che valga di tributo ed ossequio alla Sua me- moria. L’amico Leopoldo Ceresa, nato a Ispra (Varese) il 22 Luglio 1901, il 25 Giugno 1957 moriva vittima di un incidente stradale, a S. Lorenzo a Mare, presso Imperia. La sua collezione, costituita prevalentemente da Imenotteri aculeati, è stata ceduta al Museo Civico di Storia Naturale di Milano, ad eccezione dei Mutillidi che sono stati acquistati dal Marchese Fabio Invrea. GIOVANNI MARIANI REVISIONE DELLE SPECIE TTALIANE DI GEOTRUPES SUBGEN. TRYPOCOPRIS Motsch. (Col. Scarabaeidae - Geotrupinae) Già da tempo, nel classificare degli esemplari di Trypocopris raccolti da FOCARILE nell'Italia meridionale mi ero reso conto che la sistematica delle specie italiane di questo sottogenere era ancora assai incerta, sì che fui invogliato ad in- traprendere uno studio più approfondito nel desiderio di ovviare alla confusione esistente. Il sottogenere Trypocopris, stabilito dal MoTscHULSKY nel 1859, è rappresen- tato in Italia da tre specie: vernalis L., pyrenaeus Charp. e alpinus Hag. Nella loro forma tipica esse sono facilmente distinguibili l’una dall’altra: ma, dato il loro notevole polimorfismo, che si esplica in parecchie varietà e razze, queste sono state spesso confuse fra di loro, generando una complicata sinonimia. Natural- mente, mancando una sistematica precisa del gruppo, era fino ad ora anche assai malamente conosciuta la geonemia delle varie forme. Grazie al concorso prezioso di molti amici e colleghi ho potuto esaminare un materiale veramente abbondante; e qui ringrazio sentitamente i Signori: Barajon, Bari, Binaghi, Burlini, Cerruti, Focarile, Magistretti, Mancini; e il dott. Capra, il dott. Moltoni, il prof. Ruffo, il prof. Marcuzzi, il dott. Tamino, che tutti con la massima liberalità mi misero a disposizione le loro collezioni e quelle dei Musei di Genova (anche la coll. Dodero), di Milano, di Verona, di Roma (coll. Luigioni). Ringrazio vivamente anche i colleghi francesi Signori Coiffait, Nicolle, Nègre e Poulard, che anch’essi con la più grande cortesia mi inviarono il loro materiale in studio, e mi comunicarono dati e osservazioni; e così pure 1 Sig. Miksic di Serajevo. Il materiale esaminato ammonta a più di 1300 esemplari. G. (Trypocopris) vernalis L. Questa specie è la prima che fu descritta (Linneo 1758), e per lungo tempo in essa vennero comprese anche le altre due. E la più variabile delle tre specie e la più largamente diffusa, poichè, con le sue varie razze, occupa |’ Europa continen- tale dalla Francia alla Polonia, la penisola Italiana e la Balcanica, spingendosi fino in Anatolia (PAULIAN 1941). Si distingue per la punteggiatura del pronoto, sempre ben marcata, per gli sterniti ventrali rugosamente punteggiati e con setole anche nella parte centrale e per il clipeo a contorno sub-trapezoidale (Fig. 13). Dimensioni medie fra 15 e 18 mm. Fallo - in visone laterale - come da figure (5-6-7-8) ossia, in confronto a quelli delle altre due specie, più snello, a lati sub- paralleli, senza particolare ingrossamento all'estremità. | 24 G. MARIANI In Italia esistono la forma tipica e due sottospecie ben distinte, che abitano regioni nettamente separate fra di loro (1). G. vernalis vernalis L. - La forma tipica è di colore blu metallico splendente più o meno scuro fino a quasi nero (ab. obscuratus Schm.) o verde metallico (ab. autumnalis Er.). Nella Balcania particolarmente sono frequenti gli esemplari verdi, il cui colore varia dal verde-oro al verde-azzurro metallico splendente. In Italia la si trova solo in Istria e nelle Alpi Orientali, e la specie sembra essere rappresentata esclusivamente dalla ab. autumnalis Er., che qui parrebbe quindi prendere il ruolo di razza geografica (Mıxsıc 1954 b, 1957). Tale varietà è assai comune sul Carso e arriva fino al Cansiglio. Depo tt (1912, 1924), che tratta in modo particolare del vernalis, come specie frequente in Liburnia, distingue ben nove « forme », incorrendo però in parecchie inesattezze. Anzitutto considera vernalis s. str. la forma verde-azzurra, che è la più frequente in Liburnia, attribuendo gli esemplari azzurri violacei alla f. cyanescens Leoni. La forma blu è invece la tipica, la verde azzurra va considerata. autumnalis Er. Non si può del resto dare un valore alle forme descritte dal LEONI (1911), data la impossibilità di identificarle, e d’altra parte ritengo inutile e dannoso moltiplicare 1 nomi per delle piccole variazioni di colore. Lo stesso può dirsi per la forma cyanicollis Depoli, con elitre verdi e protorace blu, che si può far rientrare nel vernalis typ. o nell’autumnalis a seconda della prevalenza dell’uno o dell'altro colore. Altra forma citata erroneamente da DEPOLI è lo splendens Er., che è una razza del G. pyrenaeus. Poichè si tratta di individui verdi con riflessi rosso-rame, sono da riferire alla ab. balcanicus Rtt., che DEPOLI cita di Abbazia (coll. Besze- des): è una varietà di colore verde dorato, con riflesso rosso, disotto verde metallico, statura più grande (17-20 mm.), descritta dal REITTER (4395) del Rhilo- Dagh (Bulgaria). Per quanto riguarda la forma obscurus Muls., ne faccio un'ampia trattazione al paragrafo prossimo: qui basti dire che gli individui neri della Li- burnia vanno chiamati obscuratus G. Schmidt. Infine Deport descrive due nuove forme: thoracalis (1912) e rugosus (1924). La prima ha colorazione simile all’obscurus, protorace solo con punteggiatura semplice, e visibile solo a forte ingrandimento; pochi punti grossi e profondi su fondo opaco, blu. Mixsıc (1957), che ha visto il tipo, lo considera un esemplare vecchio e un po’ sciupato (abraso) della forma tipica. Del rugosus, di cui dò in nota la descrizione (2), non posso dir nulla, non avendone visti esemplari. È interessante esaminare brevemente la geonemia del G. vernalis vernalis L. Personalmente ho potuto avere sott'occhio un materiale abbastanza abbondante della Venezia Giulia e della Balcania, proveniente per lo più dalle collezioni dell’ex Museo Pietro Rossi di Duino (ora al Museo Civico di Milano). Ma specialmente ci si può giovare degli accurati lavori di Mıxsıc (1954 b, 1957), in cui egli tratta particolarmente questo argomento. Secondo questo A. la specie è largamente dif- (1) In questo lavoro (vedi le tre cartine di distribuzione) considero come confine geografico della Regione Italiana quello definito a pag. 12 del volume « Italia Fisica » del Touring Club Ita- liano (Milano 1956). (2) «Zampe, antenne, clipeo, protorace, ventre come nel vernalis ; elitre con strie fortemente segnate, la prima stria si affossa verso l’apice, per cui la sutura è un poco carenata. Inoltre sulle elitre si nota una forte rugosità, quasi un raggrinzamento formato da tratti obliquamente trasversali, simmetrici: particolarmente caratteristiche due forti rughe alla base. Questo aspetto rugoso non può classificarsi teratologico, sia perchè costante in parecchi esemplari, sia perchè il protorace è perfettamente normale». TRYPOCOPRIS ITALIANI 25 di Figg. 1-12 - Falli, in visione laterale destra, di Trypocopris: fig. 1, Tr. pyrenaeus Charp. typ. (Francia: Ecouves, Orne); fig. 2, Tr. pyrenaeus sbsp. splendens Heer (Colle della Vecchia, Prealpi Biellesi); fig. 3, Tr. pyrenaeus sbsp. cvanicolor Capra (Matese, App. merid.); fig. 4, Tr. pyrenaeus sbsp. cyanicolor Capra (Caronia, Sicilia); fig. 5, Tr. vernalis L. typ. (Germania: Thü- ringerwald); fig. 6, Tr. vernalis ab. autumnalis Er. (M. Volnik, A. Giulie); fig. 7, Tr. vernalis sbsp. Fauveli Bed. (M. Zeda, A. Lepontine); fig. 8, Tr. vernalis sbsp. apenninicus nov. (Matese, App. merid.); fig. 9, Tr. alpinus Hag. (M. Cavallo, Prealpi Carniche); fig. 10, Tr. alpinus Hag. (M. Le- gnone, A. Orobie); fig. 11, Tr. alpinus sbsp. opacus nov. (V. Pesio, A. Liguri); fig. 12, Tr. alpinus sbsp. opacus nov. (Francia: Tignes, Savoia) { MM. 26 G. MARIANI fusa nella parte occidentale e centrale della penisola Balcanica, spingendosi fino in Grecia (ha visto 2 es. anche dell’Isola di Eubea), con tendenza a formare qua e la delle sottorazze locali, distinte soprattutto per il colore. Abita sempre zone montuose, solo nel Nord della Serbia (Belgrado) la si trova anche in pianura, che diventa il suo habitat normale nell’ Europa centrale (regioni boscose: in Francia è comune a Fontainebleau). È perciò notevole che la specie (rappresentata, come si è detto, con assoluta prevalenza dalla ab. autumnalis Er.) scenda nella costa liburnica fino al mare, tanto che la si ritrova anche nelle Isole del Quarnaro (3). Non esiste invece più nelle Isole Dalmate, in corrispondenza delle quali, sulla costa, la specie è confi- nata in montagna. Nell’Istria e nella Venezia Giulia abita ‘esclusivamente le montagne. È comune in tutto il Carso, e si spinge nelle Alpi Carniche fino al Passo di Monte Croce Carnico e al M. Paularo. La località più occidentale da me controllata è il Cansiglio. Tutti gli esemplari visti, anche di alta montagna, sono degli autumna- hs: Ets Località italiane accertate (figura 15). Istria: M. Maggiore, leg. Ravasini (Manc., Bari, M. Gen.) - M. Taiano V, leg. Mancini (Manc.) e V, leg. Schatzmayr (M. Mil.). - Hide leg. Meyer (Bin.). Carso: lee Boldori (Bin.); V, leg. Drioli (M.F.) - Cossana V (M.F.) - Auremiano VIII (M. F.)- Sesana (Trieste) V (M.F.) - Lipizza (Trieste) V (Mag., M. ee , M.F.) - Trieste leg. Mancini (Manc.) e leg. Ravasini (Luig.). Alpi Giulie: M. Nevoso (M. Mil.) - Selva Tarnova VII, leg. Gagliardi (Burl.) e leg. Mancini (Manc.) - M. Canin VI (M. Mil.) - M. Scherbinc (Tolmino) (Manc.). Alpi Carniche: Paularo VIII, leg. Gagliardi (Burl.) - Passo M. Croce IX (M. Mil.). Prealpi Carniche: Cansiglio (M.F.). G. (Trypocopris) vernalis subsp. Fauveli Bed. Nelle Alpi occidentali il vernalis L. è rappresentato esclusivamente dalla razza Fauveli Bed., nera semiopaca a lucentezza sericea, che è diffusa anche nelle montagne della Francia meridionale. La identificazione di questa forma, attra- verso le descrizioni e le citazioni dei vari Autori, è piuttosto complicata, come si vedrà da quanto ora verrò esponendo. HEER (1841) descrive un vernalis var. e, che egli identifica con un alpinus Hoppe (4). MuLsanT (1842) descrive una var. a - G. obscurus : nero, o nero ver- dastro, o nero bronzato, senza dare indicazioni di località. ERICHSON (1848) ri- prende la var. e di HEER, distinguendola dall’a/pinus dell’Austria, e dando una descrizione un po’ più estesa. MULSANT e Rey (1871) non citano più la var. ob- scurus; descrivono invece una nuova specie, che attribuiscono a un nuovo genere (3) I. Lussin, leg. Bussani (M.F.), Lussingrande, leg. Gagliardi (Luig.), leg. Gridelli (M. Gen.) - Is. Arbe, leg. Rossi (Burl.) - Is. S. Gregorio, leg. Rossi (Burl.) - Is. Veglia, teste Miksic (1954b). Le località citate, qui e in seguito, sono state tutte da me personalmente accertate. Do inoltre qui l’elenco delle abbreviazioni da me usate per indicare le collezioni in cui sono attualmente conservati gli esemplari visti: Baliani (Bal.), Barajon (Bar.), Bari (Bari), Binaghi (Bin.), Burlini (Burl.), Cerruti (Cer.), Dodero (Dod.), Luigioni (Luig.), Magistretti (Mag.), Mancini (Manc.), Marcuzzi (Marc.), Mariani-Focarile (M.F.), Museo Genova (M. Gen.), Museo Milano (M. Mil.), Museo Verona (M. Ver.), Museo Roma (M. R.), Pozzi (Poz.), Sartorio (Sart.), Zangheri (Zangh.). (4) « Minor, pronoto confertissime undique punctulato, elytris confertim rugoso-punctatis, striis nonnullis obsoletis ». TRYPOCOPRIS ITALIANI 27 Silotrupes Muls. e Rey, il quale si distinguerebbe per il dente anteriore del primo paio di zampe del $ che è semplice invece che bifido. Questa nuova specie, S. epistomalis Muls. e Rey ha colore nero lucido, epistoma semicircolare, ventre densamente e rugosamente punteggiato, lunghezza mm. 13. E di presunta pro- venienza dal mezzogiorno della Francia, ma gli stessi Autori dubitano che possa essere estranea alla sua fauna. Più tardi il FauveL (1892), in una nota sul G. vernalis, identifica la var. e di HERR e di ERICHSON con l’obscurus di MULSANT, e, ritenendola una delle più distinte varietà, e meritevole di essere conservata, ne dà una nuova più dettagliata descrizione (5). La indica come abbastanza diffusa sulle Alpi del Vallese, del Del- finato e della Provenza. CROISSANDAU (1892) cita un Geotrupes, raccolto nelle Alpi Marittime, che egli dubitativamente considera diverso dal vernalis var. alpinus Auct. e dal- l’epistomalis Muls., non avendo visto 1 tipi, e denomina Szlotrupes Auverti. A complicare ancora la sinonimia compare anche un G. manifestus Reitt. (REITTER 1893), superiormente nero lucido, della Francia meridionale. Il REITTER inoltre cita il vernalis var. obscurus Muls. come varietà nera opaca sericea; e pone G. epistomalis Muls. e Rey e S. Auverti Croiss. = G. alpinus Hag. La stessa classifi- cazione mantiene nel Cat. Col. Europ. (REITTER 1906). BoucomonT (1910) considera il manifestus Reitt. come sinonimo dell’obscu- rus Muls., e successivamente nel Catalogo Junk (1912) mette anche G. epistomalis Muls. e Rey in sinonimia con obscurus Muls. BEDEL (1911), nella « Faune du Bassin de la Seine », ritiene la var. obscurus descritta dal FAUVEL come differente dall’obscurus Muls., e la denomina Fauveli, definendola come la forma nera ca- ratteristica delle Basse Alpi. Ritiene poi il G. epistomalis Muls. e Rey come molto simile all’alpinus, ma tuttavia non separabile specificamente dal vernalis. SAINTE- CLAIRE-DEVILLE (1935), nel Cat. dei Coleotteri della Francia distingue: subsp. epistomalis Muls., delle Alpi Marittime, e subsp. Fauveli Bed., delle Basse Alpi. G. Scumipt (1935), studiando particolarmente la questione, e sulla scorta del materiale proprio e del Deutsche Entomologische Institut, giunge alle seguenti conclusioni: MULSANT, sotto la sua denominazione di obscurus ha certamente compreso anche l’alpinus, che non gli era noto. Invece BEDEL ha ben caratterizzato la forma nera delle Alpi occidentali, col nome Fauveli Bed. Il G. mamifestus Rtt. deve essere messo in sinonimia con obscurus Muls., il qual nome resterebbe a indicare le varietà melaniche del vernalis. Per evitare però la confusione che na- scerebbe dal mantenere il nome obscurus Muls. con tali limitazioni, l'Autore crea il nuovo nome obscuratus G. Schmidt, che starà quindi ad indicare una semplice varietà di colore. Lo SCHMIDT ritiene poi epistomalis Muls. sinonimo di alpınus Hag. Infine PauLIAN (1941), nella « Faune de France», cita: vernalis obscurus Muls. (= epistomalis Muls.), e vernalis Fauveli Bed., entrambi delle Alpi: ma i caratteri che dà non permettono di distinguere una razza dall’altra. Avendo egli visto i tipi di MULSANT, conservati a Saint-Chamond. e trasferiti al Museo di (5) « Saepius vernali typico duplo minor, niger, elytrorum marginibus vix pedibusque caeruleo-violaceis, abdomine virescente, punctura thoracis ut in alpino creberrima, duplici (punctis majoribus minus quam minora numerosis), elytris alutaceis, plus minusve opacis, subtiliter striato- punctulatis, interstitiis transversim parce vermiculatis, rarius vix punctulatis >. 28 G. MARIANI ‘ | Parigi per sua cura (6), dobbiamo ritenere come acquisita la sinonimia obscurus Muls. = epistomalis Muls. Mantiene poi valido il manifestus Reitt. Degli AA. italiani che hanno trattato questo argomento, LEONI (1911) non lo ha certo chiarito, confondendo insieme le tre specie di Trypocopris ; DE- POLI (1924) porta la forma obscurus Muls. come varietà nera del vernalis, senza particolari osservazioni; LuIGIONI (1929) cita il G. vernalis a. Fauveli Bed. (obscu- rus Fauv.) delle Alpi Pennine; G. vernalis a. obscurus Muls. (epistomalis Muls., manifestus Reitt.) delle Alpi Marittime, Piem., Ven. Giulia, It. centr., Calabria. Capra (1930) cita «la forma superiormente nera opaca a pronoto fittamente pun- teggiato (var. Fauveli Bed.) » come l’unica esistente in Val d’Ossola. 13 14 Profilo schematico del clipeo di: fig. 13, Tr. vernalis sbsp. apenninicus nov. (Matese, App. merid.); fig. 14, Tr. alpinus Hag. (M. Cavallo, Prealpi Carniche) Da questa rivista della letteratura appaiono con evidenza la complicazione e la confusione che hanno regnato sempre a proposito delle forme nere del ver- nalıs. In base al materiale da me esaminato, della Francia e dell’Italia (un centi- naio di esemplari), ritengo di poter fare le seguenti considerazioni: e dico subito che esse vengono a confermare quanto dice G. SCHMIDT. Anzitutto la var. e di HEER è con tutta probabilità da identificarsi con l’al- pinus, come egli stesso aveva già fatto. Le elitre «confertim rugoso-punctatis » e la piccola statura, l’habitat di alta montagna e la distribuzione in tutte le Alpi svizzere confermano questa conclusione, malgrado la distinzione fatta poi da E- RICHSON. Anche nelle Alpi svizzere (Canton Ticino) si trova il vernalis nero; ma gli esemplari - in media - non sono affatto di piccola statura, ed hanno elitre lisce opache, senza punteggiature o rugosità. Per quanto riguarda la Francia, nel materiale esaminato (una cinquantina di esemplari), trovo individui neri opachi di tutta la Francia sud-orientale, in massima parte di dimensioni medie o grandi, e del tutto uguali a quelli delle Alpi occidentali italiane. Solo tre degli esemplari visti hanno dimensioni comprese fra mm. 13,5 e 15. In queste regioni della Francia mi sembra che la forma nera sia esclusiva. x . MULSANT per il suo obscurus non parla di dimensioni, ma è evidente che in questa varietà comprendeva tutte le forme scure. FAUVEL insisteva sulla piccola statura (« saepius vernali typico duplo minor »), e questo concetto viene ricon- fermato da PAULIAN nella Faune de France. Secondo me proprio qui sta l’errore, perchè non esiste una razza del vernalis di piccole dimensioni, ma solo degli in- dividui isolati, che rientrano nei normali limiti di variabilità della specie. E questo (6) Notizia gentilmente comunicatami dal collega francese H. NICOLLE. TRYPOCOPRIS ITALIANI 29 errore è dovuto a una confusione fatta fra vernalis e alpinus. È dimostrativa al proposito l’incertezza di BEDEL nella « Faune du Bassin de la Seine» (1911, p. 103). L’alpinus è appunto di piccole dimensioni, e finora non era stato indicato come esistente sul territorio francese, mentre io ho potuto constatarne la presen- za non solo nel versante francese delle Alpi Marittime, ma anche nella Savoia (Tignes: Mariani 1950). E questi esemplari di alpinus occidentali (che io ho chiamato subsp. opacus nov. - vedere più avanti questo lavoro) differiscono alquanto dai tipici delle Alpi orientali, perchè hanno elitre non rugose e mancano di riflessi verdastri, e sono quindi quasi identici a dei piccoli vernalis neri, distinguibili però per la forma del clipeo e dell’organo copulatore. È quindi da ritenersi più esatto il punto di vista del BEDEL, che non parla di dimensioni, e da il nuovo nome di Fauveli alla razza «a face dorsale d’un noir profond, à élytres presque mats », diffusa nelle montagne francesi, specialmente nelle Basse Alpi. Per quanto una soluzione definitiva di questo problema, come anche di quello dell'identità del manifestus Reitt. si potrà avere soltanto esaminando i tipi e abbondante materiale francese, ritengo che questa lunga rapasiaine sl possa ricapitolare nel seguente modo: Ci troviamo di fronte a: obscurus Muls. 1842; epistomalis Muls. 1871; manifestus Reitt. 1892; Auverti Croiss. 1892; Fauveli Bed. 1911. Di questi nomi, obscurus Muls. si può attribuire a tutte le forme nere, ivi compreso l’alpinus Hag.; epistomalis Muls. è senza dubbio un alpinus, come ritengono REITTER (1893) e ScHMIDT (1935) e come sono anch'io sicuro, perchè la descrizione si attaglia perfettamente a questa specie; inoltre, secondo PAULIAN (1941), sembra sicura anche l’identità obscurus Muls. = epistomalis Muls.; manifestus Reitt. è una forma assai dubbia; Auverti Croiss., già denominata con dubbio dall’ Autore, è un alpinus; Fauveli Bed. è invece attribuibile con sicurezza alla forma nera opaca che abita le montagne della Francia meridionale. Il nome quindi da mantenere valido è Fauveli Bed. 1911. La razza è così caratterizzata: dimensioni medie o grandi (da 15 a 18 mm.), colore nero, tutt’al più con qualche riflesso blu lungo gli orli delle elitre, pronoto ed elitre a superficie semiopaca, con una caratteristica lucentezza sericea, dovuta alla microscultura che è piuttosto marcata ed uniforme, specie sulle elitre. Que- st'ultimo carattere differenzia subito il Fauveli dagli esemplari neri di vernalis (obscuratus G. Schmidt o apenninicus mihi) che non hanno mai la superficie delle elitre con tali riflessi sericei. La punteggiatura del pronoto è generalmente ben marcata. Le strie di punti delle elitre sono semicancellate, appena visibili. Questa razza è diffusa in Francia in tutta la regione sud-orientale, limita- tamente alle catene montuose. Ho visto esemplari delle Cévennes (Lozère e Ar- deche), dei monti del Lionese (Rhöne), del M. Ventoux (Vaucluse), di Cha- monix, della Savoia, di Digne (Basses Alpes), delle Alpi Marittime. In Italia è esclusivamente occidentale e alticola. La si trova in tutta la cerchia delle Alpi che cingono il Piemonte, dal punto in cui la catena comincia ad elevarsi ad occidente del Colle di Cadibona via via fino alla Val Leventina (Canton Ticino), dove la sua area di diffusione cessa bruscamente. Dalla serie degli esemplari esaminati (circa 50 di località italiane) sembrerebbe particolar- mente abbondante alle due estremità di questa zona, le A. Marittime e le A. Lepontine, più sporadica nelle valli piemontesi. Ma ciò può dipendere forse da scarsità di ricerche. 30 G. MARIANI Località italiane accertate (figura 15). Alpi Lepontine: Quinto Leventina (Canton Ticino) VIII, leg. Focarile (M.F.) - Bodio: (Canton Ticino) VIII, leg. Focarile (M.F.) - M. Zeda VI, leg. Mariani (M.F.) - Pian Cavallone (M. Zeda) VIII, leg. Moltoni (M. Mil.) - Val Cairasca (Sempione) VI, leg. Mancini (Manc.) - Mergozzo (Val d’Ossola) VII, leg. Mancini (Manc.). /00 Km. G. MARIANI dis. Fig. 15 - Cartina della distribuzione in Italia del 77. vernalis L. Cerchietti: ab. autumnalis Er. Quadrati: sbsp. Fauveli Bed. Tondi neri: sbsp. apenninicus nov. (Le aree punteggiate sono quelle ad altitudine superiore ai 500 m.) TRYPOCOPRIS ITALIANI 31 Alpi Pennine: Macugnaga IX, leg. Tasso, Schatz., Koch (M. Mil. e M.F.)-S. Vincent (V. d’Aosta) VIII, coll. Fea (M. Gen.). Alpi Graie: Entrèves (Courmayeur - V. d’Aosta) VII, leg. Mantero (M. Gen.) - Cogne (V. d’Ao- sta, VI, leg. D’Albertis (M. Gen.) - Ronco Canavese IX (Dod.) - Col S. Giovanni (V. di Viù) VII, leg. Pessina (M.F.). Alpi Cozie: Dint. Susa VI, leg. Crozet (Luig.). Alpi Marittime: Val Pesio IX, leg. Mancini (M. Gen. e Manc.) - M. Saccarello VI, leg. Focarile (M.F.) - Ponte di Nava VII, leg. Boldetti (M. Gen. e Manc.) - Ormea VI, leg. Mancini (M. Gen. e Manc.) - M. Gale (Garessio) VI, leg. Mantero (M. Gen.) - Finalborgo V, coll. Fea (M. Gen.). G. (Trypocopris) vernalis subsp. apenninicus nov. Secondo gli Autori, il vernalis è indicato di tutta Italia. Ma data la confusione che era sempre stata fatta tra vernalis e pyrenaeus, soprattutto per l’Italia centrale e meridionale, dopo il lavoro di Capra (1930) erano legittimi dei dubbi su questa diffusione. Grazie all’abbondante materiale di cui ho potuto disporre (più di 150 esemplari), ho potuto chiarire la questione. Il vernalis è effettivamente dif- fuso in quasi tutta l’Italia centro-meridionale (della Sicilia non ho visto materiale), accanto al pyrenaeus cyanicolor Capra; ed è rappresentato da una forma parti- colare, che differisce sia dalla tipica blu dell'Europa centrale e della Balcania, sia ancora più dalle altre due forme italiane, Fauveli Bed. e ab. autumnalis Er. Dato l'isolamento geografico in cui questa nuova forma viene a trovarsi (poichè verso Nord si spinge solo fino all’Umbria), e dato che nella sua area di diffusione essa è l’esclusiva rappresentante del vernalis, ritengo di poterle attribuire il rango di razza geografica col nome di subsp. apenninicus nov., e caratteriz- zandola come segue: Lungh. mm. 15,5. Colore nero, abbastanza lucido, con tenuissimi riflessi blu-violacei sui lati del pronoto e delle elitre. Inferiormente con deboli riflessi violacei. Clipeo sub-trapezoidale. Pronoto a punteggiatura assai più leggera del vernalis tipico. La rugosità delle elitre è la stessa che nella forma tipica, con le strie di punti appena accennate. La microscultura, a forte ingrandimento (x 100) è ben visibile, isodiametrica, più netta che nella forma tipica data la minor lu- centezza. Sterniti ventrali e fallo come nel vernalis tipico. Olotipo: 1 3 di Campitello m. 1500 (App. merid., Altop. del Matese), leg. A. Focarile, 18-VII-1943. Paratipi: 107 es. gg e 92 di Campitello e M. Miletto (Altop. del Matese), Pontile (Marche), Bolognola (Marche, M. Sibillini), M. Pollino (Lucania). Olotipo in coll. Mariani-Focarile; paratipi in coll. Mariani-Focarile e Museo di Milano. Nella serie di esemplari della località tipica che ho sott'occhio (85 es.) queste caratteristiche possono un po’ variare. Le dimensioni sono comprese fra 12 mm. e 17,5 di massima, con una media di mm. 15,2, quindi questa razza è un po’ più piccola delle altre due. Riguardo al colore, vi sono degli individui a riflessi metallici alquanto più accentuati (5 o 6 in tutto), ma sempre senza arrivare alla lucentezza della forma tipica, mentre parecchi sono sensibilmente più opachi. La punteggiatura del pronoto può essere più o meno marcata, ma anche qui media- mente assai meno che nel vernalis tipico. Osservo che se anche esaminando sin- goli esemplari di colore blu più accentuato e di dimensioni più grandi si può forse trovare che assai poco differiscono dal vernalis tipico, tale differenza, che giustifica la creazione di una nuova razza è invece assai evidente e fuori di ogni dubbio se si esaminano serie di individui delle due forme. 32 G. MARIANI Gli esemplari di altre località dell’Italia centrale e meridionale che ho esa- minato concordano tutti bene con i suesposti caratteri, con forse una maggior percentuale di individui a riflessi blu-metallici scuri. Riassumendo, l’apenninicus si distingue dal vernalis tipico per il colore, la minore lucentezza, le dimensioni mediamente minori e la punteggiatura del pro- noto meno marcata. Si trovano degli individui, specialmente negli Abruzzi, che hanno il clipco quasi semicircolare, e che per questo carattere, per la piccola statura e per il co- lore nero o quasi, vengono ad assomigliare molto a degli alpinus. Già DEPOLI (1936) aveva espresso i dubbi che simili esemplari gli suscitavano quanto alla loro determinazione, ma essendo in possesso di una sola £ non aveva potuto fare l’e- same del fallo. È certamente a questi che si riferisce il nome di pseudalpinus Leoni. Ho potuto vederne vari esemplari, 44 e 99, tutti dell’Abruzzo. Non ritengo però che valga la pena di mantenere un nome per una semplice e leggerissima varia- zione della forma del clipeo. Esaminando la cartina di distribuzione, vediamo che questa razza è diffusa sulle montagne dell’Italia centro- meridionale. La località più settentrionale è Fossato di Vico in Umbria, e la si trova poi in tutti i gruppi più elevati della ca- tena Appenninica fino alla Sila. La larga interruzione che vi è tra l'altopiano del Matese e il M. Pollino dipende certamente dalla scarsità di ricerche in questa zona. Fra le varie località, notevole è Oriolo Romano, sul L. di Bracciano (leg. Luigioni), località che fa eccezione alle caratteristiche alpestri di tutte le altre. Località accertate (figura 15) Umbria: Fossato leg. Leoni (Luig.) - M. Maggio (Burl. e Manc.) - M. Maggiore leg. Crozet (Luig.) - Ferentillo leg. Picco (Luig.). Marche: Bolognola VII, leg. Querci (Luig.) e VII, leg. Mariani (M.F.) - Pontile VII, leg. Bart. (M.F.). Lazio: Oriolo Romano X, leg. Luigioni (Luig.) - M. Terminillo: Pian delle Valli VII, leg. Bari (Bari) - M. Terminillo m. 1600 VII, leg. Focarile e Mariani (M.F.) - M. Velino: Lago Du- chessa VIII (Cerr.) - M. Simbruini: Filettino VI e VII, leg. A. Rossi (Cerr. e M.F.); VI, leg. Dodero (Dod.); V e VIII, leg. Luigioni (Luig.); IX, leg. Straneo (M. Gen.) - M. Au- tore V e VI, leg. Luigioni (Luig.) - M. Viglio V e VI, leg. Luigioni (Luig. e M.F.) - M Ernici: Colle Obaco VI, leg. Luigioni (Luig.). Abruzzo: Gran Sasso m. 2200 leg. Tasso, Schatz., Koch (M. Mil.) - Parco Naz.: M. Marsicano V, leg. Raffray (Cerr.); M. Palombo VI, leg. Luigioni (Luig.) - Pescasseroli VII, leg. Sac- cà (Cerr.) - M. Maiella VII, leg. Luigioni (Luig.) - Cerchio leg. Leoni (Luig.) - M. Sirente VII, leg. Magistretti (Mag.) - M. Genzana (Sulmona) leg. Straneo (Burl.). Molise: Altop. del Matese: Campitello m. 1500 VII, leg. Focarile (M.F.); M. Miletto VIII, leg. Focarile (M.F.). Lucania: M. Pollino m. 1700-2000 VII, leg. Focarile (M.F. e Mag.) - M. Pollino: Piani del Pollino leg. Ruffo (M. Ver.) - M. Pollino: Duglia VII, leg. Schatzmayr (M. Mil.). Calabria: Sila Grande: Camigliatello X, leg. Patrizi (Luig.) - Sila Piccola: M. Gariglione VI, leg. A. Rossi (Dod.) - Tiriolo (Catanzaro) leg. Pomini (M. Ver.). Concludendo, ed esaminando la geonemia delle tre razze italiane del vernalis, saremo subito colpiti dalla discontinuità che essa presenta, come mostra con molta evidenza la cartina. La forma tipica, con la sua ab. autumnalis Er., largamente diffusa nella penisola Balcanica, si affaccia appena all’estremo nostro limite orien- tale, estendendosi brevemente verso occidente. La forma nera opaca (Fauveli Bed.), diffusa nella Francia meridionale, si affaccia a sua volta al nostro confine occidentale, fermandosi alla valle del Ticino. Nelle Alpi e Prealpi Lombarde, e nella Venezia Tridentina quindi il vernalis non esiste con nessuna forma. Non ne ho visto mai nemmeno un individuo, malgrado la intensa esplorazione di queste TRYPOCOPRIS ITALIANI 33 montagne fatta dagli entomologhi milanesi (e ne fanno fede le numerose località segnate sulla cartina di distribuzione del G. pyrenaeus e specialmente del. G. alpinus). Le citazioni fatte dagli Autori di località di queste regioni vanno riferite ad alpinus Hag. (7). La terza razza, apenninicus mihi, abita invece l'Appennino: ed anche qui si ha un’ampia interruzione fra il suo habitat e quello del Fauvelt. Infatti non ho visto nessun individuo nè dell'Appennino Ligure, nè dell’ Appennino Tosco- Emiliano, malgrado il carattere alpestre della catena. Nè ciò può dipendere da difetto di ricerche, poichè si tratta di una zona abbastanza esplorata (vedi cartina del G. pyrenaeus). Per terminare le osservazioni che suggerisce lo studio di questa interessante specie, notiamo che, data l’affinità della razza meridionale con la forma balcanica assai maggiore che con le altre due razze italiane, si potrebbe essere portati a considerarla come una specie a diffusione transadriatica. Se, come sembra pro- babile, il suo centro di diffusione è la regione danubiana, si può fare l’ipotesi che essa si sia spinta fino alle Alpi occidentali aggirando a settentrione la catena al- pina, differenziandosi all’estremità di questa area nella subsp. Fauveh, mentre a Sud sarebbe passata dalla Balcania nell’Italia centro-meridionale formando an- che qui una razza distinta, tuttavia più vicina alla forma tipica balcanica di quanto non lo sia il Fauveh. G. (Trypocopris) pyrenaeus Charp. Questa specie, descritta da CHARPENTIER (1825), differisce dal vernalis e dall’alpinus per alcuni caratteri assai evidenti: punteggiatura del pronoto rada € assai poco marcata, quasi nulla, e zona mediana dei segmenti ventrali glabra e liscia, priva di punteggiatura o zigrinatura e di setole. Inoltre il g ha, all’orlo an- teriore dei femori anteriori, un dente più o meno ben marcato. Questo carattere, che MARCHAND (1951) cita e raffigura come nuovo, era già stato indicato da REIT- TER (1895) per il pyrenaeus splendens Er. (= splendens Heer.). Ho potuto riscon- trarlo costante in entrambe le razze italiane, anche in maschi di piccole dimensioni. Il fallo è - visto di lato - più tozzo e robusto, nettamente globoso all’estremità (Figg. 1-2-3-4). La forma tipica ha colore superiormente nero con riflessi verdi metallici, talvolta anche blu metallici, lucido, inferiormente blu metallico. Essa secondo gli Autori è diffusa in buona parte della Francia, è indicata inoltre della penisola Iberica, del Belgio, delle Isole Normanne e della costa meridionale dell’Inghil- terra (PAULIAN 1941). In Italia il G. pyrenaeus tipico non esiste, esso è rappresentato dalle due sot- tospecie splendens Heer e cyanicolor Capra. G. pyrenaeus subps. splendens Heer Si distingue a prima vista dalla forma tipica per il colore che è verde metallico a riflessi purpurei: esattamente appaiono tre riflessi metallici: verde, blu e por- pora. Negli esemplari vecchi lo splendore metallico è assai attenuato, la superficie è quasi opaca, ma sussiste sempre una traccia visibile di riflessi verde-porpora. Talvolta (ab. autumnalis Heer) mancano i riflessi purpurei, e la parte superiore è (7) Per il Trentino anche BRASAVOLA confermava di non avere mai catturato vernalis, nè visti in alcuna collezione trentina (Bertolini, Halbherr, Hoffmann) (Lettera privata al dott. Capra). ‘34 G. MARIANI verde, generalmente assai splendente. Differisce inoltre dalla forma tipica per la punteggiatura del pronoto, un po’ più fitta e marcata, e per l’area glabra della zona mediana degli sterniti ventrali più ristretta e non così liscia. Le dimensioni medie sono di mm. 17 (media di 55 es. da mm. 14,5 a 20). Gli Autori, seguendo BoucomonT (1910) hanno sempre chiamato questa razza col nome di Erichsoni Bouc. (= splendens Er. nec Heer). CAPRA in un ac- curato lavoro (1930) ha chiarito la sinonimia, mostrando che lo splendens Heer 1840 delle Alpi e lo splendens Er. 1847 dell'Appennino (poi mutato da Bouco- MONT in Erichsoni) si riferiscono entrambi alla medesima forma del pyrenaeus, ed è quindi valido il primo nome. Infatti, egli afferma (pag. 124), nel versante padano delle Alpi Centrali il vernalis si presenta solo con la varietà Fauveli Bed., nera opaca, mentre è invece comune la forma di pyrenaeus verde purpurea che corrisponde alla diagnosi di HEER. In altre parole egli sostiene che HEER non può aver descritto una varietà blu-rameica metallica (8) del vernalis del Canton Ti- cino, perchè questa non esiste. Per di più CAPRA ha potuto esaminare l’unico esem- plare esistente col nome di splendens nella collezione Heer: è dubbio che sia il tipo (del M. Camoghè), comunque si tratta di un pyrenaeus. I dati da me raccolti e l’esame di numerosissimi esemplari di queste regioni confermano esattamente le conclusioni di CAPRA (9). Recentemente H. MarcHAnD (1951), evidentemente non a conoscenza del lavoro di CAPRA, conferma anch’egli indirettamente queste conclusioni, mo- strando che la forma verde metallica di Trypocopris che si trova nel Canton Ti- cino è appunto un pyrenaeus e non un vernalis. Lo stesso può dirsi anche dell’autumnalis Heer di Locarno (10): poichè anch’esso non può essere riferito al vernalis, deve essere considerato semplice varietà cromatica del pyrenaeus splendens Heer (Capra 1930, p. 124). La razza, come si è detto, è esclusivamente italiana, ed è diffusa in tutto il versante italiano delle Alpi, fino alla V. Lagarina e ai M. Lessini (11). Ma se è piuttosto frequente nelle Prealpi Venete e Bresciane, lo è assai poco nelle Alpi Retiche e, ciò che è ancora più strano, nelle Alpi Orobie. Non ho visto esemplari delle Valli Bergamasche, che pure sono state assai spesso esplorate dagli ento- mologhi. Lo splendens è poi veramente molto comune nelle montagne del Coma- sco, del Varesotto, del Biellese e del Canton Ticino. Ho visto esemplari di poche località delle Alpi Occidentali, ma questa rarità può dipendere da scarsità di ricerche. E frequente anche nell'Appennino Ligure e Tosco-Emiliano e poi più spora- dicamente la si ritrova in varie località (sempre montuose) dell’Italia centrale fino al Gargano. Località accertate (figura 16). Veneto: M. Lessini: Veia (V. Pantena) VII (M. Ver.); S. Mauro di Saline VIII (M. Ver.) - M. Baldo varie località: Altissimo di Nago VI, leg. Capra (Manc.); Brentonico VII, leg. Schatzmayr (M. Mil.); Piani d’Avio VII (M. Mil.); Avio dint. VII (Bin.); Prada m. 1000 VIII, leg. . Capra (M. Gen.). (8) « subtus violaceus, supra laete aeneo-violaceus, splendens. - G. splendens Ziegl. In transal- pinis (auf dem M. Camoghe im Ct. Tessin) ». (9) Vedi anche indietro quanto ho detto a proposito della diffusione del vernalis. (10) « Subtus violaceus, supra laete viridi-aeneus, splendens. G. autumnalis Ziegl. In trans- alpinis (bei Locarno) ». (11) Mixsic (1957) lo cita di Vrhnika nella Slovenia occidentale (a occ. di Lubiana). È un reperto che merita conferma, perchè sposterebbe notevolmente verso Est l’habitat della razza. TRYPOCOPRIS ITALIANI 35 Trentino: Tione (V. Rendena) VIII, leg. Parisi (M. Mil.) - Roen (V. di Non) leg. Macconi (M. Mil.). A. Giudicarie: Magasa (Val Vestino) VII, leg. Bari, leg. Mariani, leg. Magistretti (Bari; M.F.; Mag.) - M. Pizzocolo IV, leg. Magistretti (Mag.). Prealpi Bresciane: M. Palosso m. 1157 IV, leg. Dodero (Dod.) - Barghe IV, leg. Dodero (Dod.) - M. Selvapiana m. 965 V, leg. Boldori (Dod.). Valcamonica: S. Fermo m. 1800 V, leg. Krüger (M. Mil.) - M. Colombine m. 2200 VI, leg. Ba- rajon (Bar.) - M. Guglielmo V, leg. Focarile (M.F.). Alpi Retiche: M. Disgrazia (V. Malenco) m. 2500, leg. Frasca (M. Gen.) - Val dei Ratti VI, leg. Barajon (Bar.); VII, leg. Focarile (M.F.) - Val Codera VIII, leg. Barajon (Bar.). Alpi Orobie: M. Legnone m. 1000, leg. Mariani, leg. Magistretti (M.F.). Prealpi Bergamasche: Lago di Como: Esino leg. Pini (M. Mil., M. Gen.), VII, leg. Sommaruga (Sart.) - Vendrogno VII, VIII, leg. Bari (Bari). Prealpi Comasche: Corni di Canzo m. 1000 VI, leg. Pozzi (Pozzi), V, leg. Focarile (M.F.) - Caglio (Asso) X, leg. Focarile (M.F.) - Sasso Gordona VIII, leg. Pozzi (Pozzi) - M. Generoso VI, leg. Pozzi (Pozzi), V, VI, leg. Bari (Bari), V, leg. Mariani (M.F.) - Lanzo Intelvi VII, leg. Bari (Bari), VII, leg. Pessina (M.F.) - M. Bisbino V, VIII, leg. Bari (Bari), IV, leg. Magi- stretti (Mag.) - Buco della Tonda (Urio) VII, leg. Sartorio (Sart.) - Seghebbia (Val Rezzo - Porlezza) VIII (Bin.) - Cusino (Val Cavargna - Porlezza) VIII, leg. Barajon (Bar.). Prealpi Varesine: Maccagno VI, leg. Focarile (M.F.), VII, leg. Ceresa molti es. (Bin.) - Vararo (Laveno) VI (Bin.). Alpi Lepontine: Val Darengo (Alto Lario) VII (Bari) - Canton Ticino varie località: Frasco (V. Verzasca) VI, leg. Pozzi (Pozzi), leg. Bari (Bari), leg. Mariani (M.F.); Fusio (V. Maggia) VII, leg. Pozzi (Pozzi), leg. Bari (Bari); Cimalmotto (Val di Campo) Lago Pozzoli VI, leg. Focarile (M.F.), P.so Lago Gelato VI, leg. Bari (M.F.) - Gruppo del Laurasca varie località: M. Laurasca VIII, leg. Barajon (Bar.); M. Zeda VII, leg. Bari (Bari), m. 2000 VIII, leg. Barajon (Bar.), VI, leg. Mariani (M.F.); Pollino (Premeno) IX, leg. Binaghi (Bin.); Pian Cavallone m. 1500 VIII, leg. Moltoni (M. Mil.); Ungiasca VII, leg. Moltoni (M. Mil.); Cheglio VIII (Bin) - Val Vigezzo varie località: Finero VII, leg. Perina (M. Mil.); Malesco VII, leg. Magistretti (Mag.); Pioda di Crana VII, leg. Focarile (M.F.); Craveggia m. 1800 leg. Straneo (M.F.). Alpi Pennine: Solcio (Lesa - L. Maggiore) VIII, leg. Confalonieri (Burl.) - M. Mottarone VIII, leg. Brivio - Val Strona: Cima Capezzone m. 2000 leg. Mariani (M.F.) - Val d’Ossola: Mergozzo leg. Mancini (M. Mil., Manc.) - Val Devero: Cròveo VIII, leg. Magistretti (Mag.) - Val Formazza leg. Ghiliani (M. Gen.) - Valle Anzasca: Macugnaga VI, leg. Barajon (Bar.) - Val Sesia: Val Sabbiola (Varallo) X, leg. Focarile (M.F.); Alagna VIII, leg. Dodero (Dod.), leg. Mancini (Manc.). Prealpi Biellesi: Val Sessera: M. Marca VI, leg. Bari (Bari), VI, leg. Magistretti (Mag.); A. Mon- tuccio m. 1300 leg. Capra (M. Gen.); Bocch. di Sessera VIII, leg. Capra (M. Gen.) - Val Cervo: Andorno VIII, leg. Mancini (Manc.); S. Giovanni d’Andorno VII (Sart.); Piedi- cavallo VIII, leg. Focarile (M.F.); Colle d. Vecchia m. 2372 VII, leg. Burlini (Burl.), VIII, leg. Sartorio (Sart.), VIII, leg. Magistretti (Mag.); M. Cresto VII, leg. Capra (M. Gen., Manc.); Lago d. Vecchia leg. Focarile (M.F.) - Val Chiobbia: A. Finestre m. 1700 VII, leg. Capra (M. Gen.); A. Le Piane VIII, leg. Capra (M. Gen., M.F.) - M. Massone m. 1200 leg. Focarile (M.F.) - M. Mucrone VI, leg. Barajon (Bar.) - Andrate (Ivrea) VIII, leg. Baliani (Bal.). Val Locana: Locana VIII, leg. Dodero (Dod.). Val di Viù: Col S. Giovanni (Viù) VII, leg. Pessina (M.F.). Val Sangone: Coazze (Giaveno) VITI, leg. Dodero (Dod.). Val Pesio: VIII, leg. Dodero (Dod.), VII, leg. Mancini (Manc.), VII, leg. Baliani (Bal.); Certosa di Pesio VII, VIII, leg. Dodero (Dod.). Reg. di Mondovì: Bossea IX, leg. Dodero (Dod.); Borello (Bossea) VIII, leg. Barajon (Bar.). Appennino Ligure: M. S. Giorgio (Savona) VIII, leg. Naldi (M.F., Bin.) - M. Beigua VIII, leg. Caneva (M. Gen.) - Bric del Dente (Voltri) VI, leg. Naldi (Bin.) - Acquasanta (Voltri) IX, leg. Caneva (M. Gen.) - Monti sopra Pegli VIII, leg. Caneva (M. Gen.) - P.so La Bocchetta (P.so Giovo) V, leg. Mantero (M. Gen.), leg. Marengo (Dod.) - Fumeri (P.so Giovi) leg. Baliani (Bal.) - Voltaggio (vers. piemontese) IX, leg. Mancini (Manc.) - Genova VI, leg. Mancini (Manc.), leg. Alberti (M. Gen.) - M. Penna VIII, leg. Doria (M. Gen.) - Rezzoa- glio d’Aveto IX, leg. Dodero (Dod.) - Spezia (M. Gen.) - Ameglia (Spezia) IX, leg. Man- cini (Manc.). 36 G. MARIANI . Alpi Apuane: Petrosciana IX, leg. Mancini (Manc., M. Gen.) - Foce di Mosceta V, leg. Mancini (Manc.) - Molazzana V, leg. Mancini (Manc.) - M. Tambura V, leg. Mancini (Manc.) - Arni V, leg. Mancini (Manc.) - Cardoso III, leg. Dodero (Dod.) - Pania d. Croce X, leg. Gerini (M.F.). /00 Km. (> G: MARIANI dis.| Fig. 16 - Cartina della distribuzione in Italia del Tr. pyrenaeus Charp. Tondi neri: sbsp. splendens Heer. Cerchietti: sbsp. cyanicolor Capra. (Le aree punteggiate sono quelle ad altitudine superiore ai 500 m.) TRYPOCOPRIS ITALIANI 37 Appennino Tosco-Emiliano: L. Santo (App. Parmense) VI, leg. Barajon (Bar.) - M. Giogo (P.so Cerreto) VI, leg. Fiorito (Bal.) - M. Alto (P.so Cerreto) VI, leg. Focarile (M.F.) - M. Va- lestra (App. Modenese) VII, leg. G. Fiori (M.F.) - Alpe S. Pellegrino (Foce d. Radici) m. 1525 VIII, leg. Borgioli (M. Gen.) - Tagliole (App. Modenese) VI, leg. G. Fiori (M.F.) - - M. Cimone IX, leg. Fiori (Dod.), VIII, leg. Ricci (M.F.) - Piansinatico (Abetone) m 948 IX, leg. Burlini (Burl.) - L. Scaffaiolo (Corno alle Scale) VI, leg. Magistretti (Mag.) - Corno alle Scale VIII, leg. Grandi (M. Mil.) - M.ti Pistoiesi leg. Tiberi (M. F., M. Mil. - Gaggio Montano (Porretta Terme) leg. Marchetto (Burl.) - M. Calvana (Firenze) IX, leg. Lanza (M.F.) - Grotta Pila (M. Calvana) VII, leg. Lanza (M.F.) - M. Senario (Firenze) VI, leg. Stolfa (M. Mil.) - S. Godenzo (Alpe di S. Benedetto) V, leg. Zangheri (Dod.) - Pratomagno leg. Andreini (Manc.) - Vallombrosa (M. Mil., M. Gen.), IV, leg. Righetti (Burl.). Toscana: Sovicille (Montagnola Senese) X, leg. Cugini (M. Gen.) - Cortona leg. Garavaglia (Luig.) - Arcidosso (M. Amiata) leg. Dodero (Dod.). Lazio: Colli Albani: Marino leg. Straneo (Bin.), VII, leg. Luigioni molti es. (Luig.), VI, leg. Lepri (Cerr.); M. Cavo leg. Straneo (Bin.), IX, leg. Luigioni (Luig.); Rocca di Papa VIII, leg. Sesino (Cerr., Luig.) - Colle Obaco (M. Ernici) VI, leg. Luigioni (Cerr. Luig.). Abruzzi: Maiella VIII, leg. Torriani (Luig.); Maielletta VIII, leg. Lepri (Luig.). Puglie: Gargano: S. Nicandro VII, leg. Moltoni (M. Mil.), Foresta Umbra IX, leg. Magistretti (Mag.). G. pyrenaeus subsp. cyanicolor Capra Nel suo lavoro citato (1930) Capra denomina cosi la forma di pyrenaeus blu scura che si trova nell'Italia centrale e meridionale, prendendo come tipici gli esemplari di Lippiano in Umbria, ma senza tuttavia precisarne il valore siste- matico, non avendo potuto vedere molti individui di queste regioni. Nel materiale da me esaminato queste erano invece abbondantemente rappresentate, specialmente nella collezione Luigioni. Ho potuto quindi raccogliere i dati che riporto più avanti e che ho messo in evidenza nella cartina (fig. 16), da cui risulta chiaramente che nell’Italia centrale le due forme coesistono, fino all’incirca al parallelo di Roma, mentre dell'Appennino meridionale ho visto solo esemplari di cyanicolor. È ovvio che i dati in nostro possesso sono ancora scarsi, e sarà interessante determinare più esattamente l’area di distribuzione delle due forme. Dai dati attuali, come si vede, sembra che la subsp. cyamicolor abbia risalito la valle del 'Tevere fino alle sorgenti (Balze, leg. Zangheri), mentre lo splendens si spinge sino al Gargano (leg. Moltoni, e Magistretti). Ritengo comunque di poter senz'altro elevare questa forma al rango di sottospecie. Il G. pyrenaeus sbsp. cyanicolor Capra si differenzia dallo splendens per il colore che è superiormente nero abbastanza lucido con riflessi bluastri o violacei, o, meno frequentemente blu o violaceo scuro (12), rari esemplari hanno un riflesso purpureo che li avvicina alquanto allo splendens ; inoltre la punteggiatura del pro- noto è in genere più marcata e più fitta, e la zona centrale degli sterniti ventrali presenta più frequentemente una certa zigrinatura, tanto che alcuni esemplari si distinguono difficilmente dai vernalis sbsp. apenninicus mihi, pure dell’Italia meridionale. Questa convergenza di caratteri delle due razze meridionali rispetti- vamente del pyrenaeus e del vernalis è stata causa di non poca confusione (vedi LEONI 1911). Permane tuttavia il carattere della mancanza di setole nella parte centrale degli sterniti ventrali, anche se questa area centrale è assai meno estesa, nonchè il dente ai femori anteriori del 3; e il fallo, che è quello tipico del pyre- naeus, toglie ogni dubbio in proposito. (12) GAGLIARDI Hola ha I PIETRA ab. Lombardi gli individui PR rames neri O con lievissimi riflessi metallici. 38 G. MARIANI Le dimensioni sono mediamente un po’ minori che nello splendens: su 31 es. si ha la lunghezza media di mm. 15,7 (fra 12.2 e 19). Devo però segnalare una serie di cinque esemplari esistenti nelle collezioni del Museo Civico di Milano (2 3g e 3 99), provenienti dalla Sicilia (Caronia, leg. R. Alliata), i quali, pur avendo tutti i caratteri del cyanicolor si staccano da tutti gli altri individui per le loro gran- di dimensioni (tra 20 e 22 mm.). Località accertate (figura 16). Appennino Tosco-Emiliano meridionale: Balze (M. Fumaiolo) leg. Zangheri (Zangh.) - Alpe della Luna IX (Manc.). Appennino Tosco-Umbro: Lippiano VI, VII, IX, leg. Andreini (Dod., M. Gen., M. Mil.), VIII, leg. Lombardi (Burl.). | Lazio: M. Cimini: M. Fogliano V, leg. Luigioni (Cerr., Luig.); M. Cimino IX, leg. Luigioni (Luig.) - M. Sabatinı: Bassano di Sutri V, leg. Luigioni (Luig.); Oriolo Romano XI (Luig.); Manziana VIII, leg. Luigioni (Luig.). | Appennino meridion.: Campitello m. 1500 VII, leg. Focarile (M.F.) - Camaldoli (Napoli) IX (Luig.) - Vallo Lucano: VIII, leg. Pomini (M. Ver.), S. Biase leg. Solari (M. Gen.) - M. Vulture V, leg. Schatzmayr (M. Mil.). Sicilia: Caronia VI, leg. Alliata (M. Mil.). Devo poi dire ancora una parola sul G. Heyrowskyi Balthasar (BALTHASAR 1928). Tale specie, descritte su un unico esemplare proveniente da Canezza nel Trentino (forse Carezza ?), è stata da CAPRA (1930) messa in sinonimia col G. pyrenaeus splendens Heer, ma l’Autore in una successiva comunicazione (BAL- THASAR 1930) ne ha ulteriormente sostenuta la validità specifica. Occorrerebbe naturalmente vedere il tipo per ogni definitiva conclusione; ma poichè da allora esemplari attribuibili alla nuova specie di BALTHASAR non sono più stati trovati (anche nell’abbondante materiale esaminato non ho mai visto nulla che non fosse pyrenaeus splendens Heer, o vernalis L. o alpinus Hag.), ritengo di poter mantenere ancora la sinonimia stabilita da CAPRA. G. (Trypocopris) alpinus Hag. e G. (T.) alpinus sbsp. opacus nov. Questa specie, descritta da HAGENBACH fin dal 1825, è stata in seguito quasi sempre considerata una varietà del vernalis. Trascurando gli autori più antichi, e per non ripetere quanto ho già detto parlando del G. vernalis Fauveli Bed., vediamo che per REITTER (1893, 1906) è specie a sè, mentre BOUCOMONT (1912), WINKLER (1929) e ancora ScHMIDT (1935) lo indicano come varietà o sotto- specie del vernalis. Più recentemente Mixsic (1954 a) lo ritiene specie ben distinta. Fra gli Autori italiani, LEONI (1911) naturalmente non lo distingue come specie; per DepoLI (1924), che potè esaminare abbondante materiale, è senza dubbio buona specie; LuIGIONI (1929) lo pone come varietà e Capra (1930) infine lo ritiene nuovamente specie ben distinta. | Non vi è dubbio che l’alpinus sia buona specie: esso presenta rispetto al vernalis e al pyrenaeus sensibili differenze nel fallo, che è, in visione laterale all’incirca di forma intermedia fra quelli delle due suddette specie, globoso al- l'estremità come quello del pyrenaeus, ma in modo meno accentuato (Figg. 9- 10-11-12) (13); ma è anche sempre facilmente distinguibile per il clipeo semicir- colare (fig. 14) (14). Inoltre è di statura nettamente minore (12-14 mm.), ed è (13) Per la forma del fallo è comunque più vicino al pyrenaeus che al vernalis. (14) Fra i caratteri distintivi indicati dal REITTER nelle sue Bestimmungstabellen (1893) questo è l’unico evidente e costante. Gli altri (pubescenza doppia dell’addome e punteggiatura delle elitre) non corrispondono alla realtà. TRYPOCOPRIS ITALIANI 39 di abitudini più alticole. Tipicamente l’insetto è nero, lucido, con deboli riflessi verde-bronzei scuri, gli orli delle elitre e del protorace e le zampe più nettamente metallici. La superficie delle elitre presenta delle minute rugosità irregolari, che si sovrappongono senz’ordine alle strie di punti, che sono appena visibili. La mi- croscultura è quasi inesistente, a mala pena visibile a forte ingrandimento. Gli sterniti ventrali sono assai rugosi, e pubescenti, con setole brune meno lunghe e robuste che nel vernalis. Gli esemplari delle Alpi occidentali però presentano una facies alquanto di- versa. Data la sua localizzazione geografica, questa varietà viene a prendere il valore di razza, e la denomino sbsp. opacus nov. Distinta dalla forma tipica per il colore nero abbastanza opaco senza riflessi verde-metallici, solo una traccia rimane negli orli delle elitre, macroscultura appena accennata (mentre nella forma tipica è ben visibile anche a occhio nudo), microscultura isodiametrica, evidente, perfettamente visibile con forte ingrandimento (x 100). Olotipo: 1 3 di M. Saccarello (A. Liguri), leg. A. Focarile 3-VI-1950. Paratipi: 12 es. Sg e 92 di Bobbio Pellice (A. Cozie), M. Saccarello, Val Pesio Gran Costa, M. Marguareis, Viozene (A. Liguri), Tignes (Savoia). Olotipo in coll. Mariani-Focarile; paratipi in coll. Mariani-Focarile e Mu- seo di Milano. Diffusa nelle Alpi occidentali, sia nel versante italiano che in quello francese. Talvolta la microscultura è pressochè inesistente, si tratta sempre però di esemplari neri opachi, ad elitre lisce; talvolta invece è evidentissima. Quest’ul- timo caso è interessante perchè gli individui con tale microscultura vengono ad essere quasi identici a dei piccoli vernalis Fauveli Bed. Se quindi nelle Alpi orien- tali e centrali la distinzione dalle altre due specie è assai facile, anche dal solo colore, poichè il vernalis è sempre azzurro o verde metallico, il pyrenaeus sempre verde metallico con riflessi rameici, nelle Alpi occidentali la distinzione è assai meno facile, si da far confondere alla maggior parte degli Autori l’alpinus col ver- nalis Fauveli. Non mi dilungo su ciò avendone già parlato a proposito del vernalis. Recentemente Mixsic (1954 a) ha descritto una sottospecie dei Balcani (bal- canicola Miksic) che anch’essa presenta rugosità attenuata e microscultura più evidente. Ne ho visti due esemplari, non corrispondono alla n. sbsp. opacus, assomigliano piuttosto a esemplari che ho in collezione provenienti dalle Alpi centrali italiane. Località italiane accertate (figura 17). G. alpinus: Alpi Giulie: Jöf Fuart m. 2000 (M. Mil.) - M. Canin VII (M. Mil.). Prealpi Giulie: M. Chiampon (Gemona) leg. Schatzmayr (M. Mil.). Alpi Carniche: M. Osternig m. 2035 (M. Mil.) - Nassfeld (P.so di Pramollo) (M. Mil.). Prealpi Carniche: M. Cavallo leg. Schatzmayr (M. Mil.), VI, leg. Barajon (Bar.), VI, leg. Magi- stretti (Mag., M.F.), VIII, leg. Focarile (M.F.) - M. Raut (Karis) IX, leg. Schatzmayr (M. Mil.) - Claut VIII, leg. Focarile (M.F.). Dolomiti: Forcella Popera (P.so M. Croce Comelico) (M.F.) - Gr. Marmarole: Forcella Piccola m. 2200 VI, leg. Perini-Tomasi (M.F.) - Cortina d’Amp. VII, leg. De Wagner (Luig.) - Chiggiato (Calalzo - V. del Piave) m. 1100-1600 VIII, leg. Marcuzzi (M.F.) - Cima Pram- per (tra Agordo e Longarone) leg. Marcuzzi (M.F.) - Val Grisol (Longarone) leg. Marcuzzi (M.F.) - V. Fiemme VIII, leg. Scortecci (M. Mil.) - V. Gardena VII, leg. Barajon (Bar.) - Sagron m. 1069 VII, leg. Burlini (Burl.) - Sagron: Forcella Pelse VII, leg. Marcuzzi (M.F.). V ette Feltrine: M. Pavione (M.F.). Valsugana: M. Agaro (Castel Tesino) VIII, leg. Binaghi (Bin.) - Cimon Rava: L. Grande VI, leg. Binaghi (Bin.); id. M. Rava VI, leg. Binaghi (Bin.) - Passo Broccon VII, leg. Binaghi (Bin.) - Strigno VIII, leg. Barajon (Bar.) - M. Coppolo VII, leg. Binaghi (Bin.). 40 G. MARIANI Veneto: M. Lessini: Campo Brun (Cima Posta) VI (M. Ver.) - Rivolto (Cima Posta) V, leg. Po- mini (M. Ver.) - Sega Ala (Corno Aquiglio) VII (M. Ver.) - Campo Fontana VIII (Sart.) - M. Baldo VI, leg. Barajon (Bar.). Trentino: V. d’Ultimo VII, leg. Barajon (Bar.). A. Giudicarie: M. Bruffione VII (M.F.) - M. Rimà VII, leg. Mancini (Manc., MF.) =:V. Ame pola V, leg. Mancini (Manc.). _ Valcamonica: M. Colombine VI, leg. Barajon (Bar.) - M. Frerone VII, leg. Bari, leg. Mariani (Bari, M.F.) - M. Gäslielme V, leg. Bari, leg. Magistretti, leg. Focane (Bari, Mag., M.F.). rue Retiche: Giogo Stelvio (Burl.) - P.so Tonale IX, leg. Barajon (Bar.) - Val Cedeh (Alta Val- furva) VIII, leg. Magistretti (Mag.) - Bormio ai Focarile. (M.F.) - Chiesa. Valmalenco ‚VII, leg. Maesistretel (Mag.) - M. Disgrazia m. 2500 leg. Frasca (M. Gen.) - Madesimo VI, leg. Binaghi (Bin.) - Val Codera VIII, leg. Barajon (Bar.) - Val dei Ratti VI, leg. Barajon (Bar. h Ali leg. Focarile ar F.). G. MARIANI dis. Fig."17 - Cartina della distribuzione in Italia del Tr. alpinus Hag. Tondi neri: alpinus Hag. typ. Cerchietti: sbsp. opacus nov. (Le aree punteggiate sono quelle ad altitudine superiore ai 500 m.) Alpi Orobie: L. Venerocolo (V. di Scalve) VII, leg. Binaghi (Bin.) - Prataccio (V. Armisa) VII, leg. Moltoni (M. Mil., Manc.) - Arigna: L. di Sopra S. Stefano m. 2000 IX, leg. Pocanile (M.F.) - Passo di Lesina (Tartano) m. 2000 VIII, leg. Piazzoli (M.F.) - P.so S. Simone (V. Brembana) VI, leg. Barajon (Bar.), VII, leg. Mariani leg. Focarile (M.F.) - P.so S. Marco (V. AR) VII, leg. Focarile (M. F.) - V. Pecherolo (V. Brembana) VIII, leg. Focarile (M.F.) - Gerola VI, leg. Binaghi (Bin.), m. 1300 VI, leg. Barajon (Bar.) - L. Deleguaccio (Premana - V. Vartone) ins 2190: VI leg; Focarile (M.F.) - M. Legnone m. 2100 VI, leg. Focarile (M.F.) - M. Legnone m. 1100 V, leg. Mariani, leg. Magistretti (M.F., Mag.), VI, leg. Focarile (M.F.), VII, leg. Bari (Bari) - M. Legnoncino VIII, leg. Bari (Bari). Prealpi Bergamasche: Esino leg. Pini (Luig., M. Gen., M. Mil.), VI (Bin.) - M. Alben m. 2000 leg. Bari (Bari) - Vendrogno (Valsassina) VIII, leg. Bari (Bari) - Grigna Sett. m. 2000 VIII, leg. Focarile (M.F.). Alpi Lepontine: Val Darengo (Alto Lario) VII, leg. Bari (Bari) - Lago Truzzo m. 2100 (Val S 1 Giacomo, vers. occ.) VII, leg. Bari (Bari) - M. Sasso Canale (Alto Lario) IX, A Focarile (M.F.) - Fusio (Cant. Pioizio) VII, leg. Pozzi (Pozzi), VIII, leg. Bari (Bari) - M. Tamaro (Cant. Ticino) VI, leg. Mariani (M.F.). Alpi Pennine: Crodo (Val d’Ossola) VIII (Bin.). TRYPOCOPRIS ITALIANI 41 G. alpinus opacus Alpi Graie: Courmayeur (Coll. Demarchi-Dod.). Alpi Crozie: Coazze (Giaveno - V. di Susa) VIII, leg. Dodero (Dod.) - C. Assietta m. 2472 (V. Chisone) VII, leg. Burlini (Burl.) - Sestrieres VII, leg. Bari (Bari) - Bobbio Pellice VII, leg. Focarile (M.F.) - Crissolo (V. del Po) leg. Baudi (Dod.) - M. Viso VI (Coll. Fea-M. Gen.). Alpi Marittime: Vinadio (V. Stura) VIII, leg. Mancini (Manc.) - Terme Valdieri VII, leg. Dodero (Dod.) - Limone Piemonte, dint. leg. Burlini (M. Ver.) - Rocca Abisso (Colle Tenda) VI, leg. Mancini (Manc.) - V. Casterino (Tenda) VII, leg. Gestro (Luig., M. Gen.), VIII, leg. Mantero (M. Gen.). Alpi Liguri: Val Pesio molti es.: VIII, leg. Dodero (Dod.), VIII, leg. Mancini (Manc.), VII, leg. Fiori (M.F.), VI, leg. Magistretti (Mag.); Gran Costa leg. Della Beffa (M.F.), M. Margua- reis m. 2000 VI, leg. Bari (Bari); M. Costa Rossa m. 2200 VII, leg. Bari (Bari) - Pizzo d’Or- mea VIII, leg. Solari (Manc.) - M. Mondolè m. 2000-2300 VII, leg. Ruffo (M. Ver.) - Viozene (V. Tanaro) VI, leg. Ceresa (M.F.), VII, leg. Barajon (Bar.) - Castella di Quarzina (V. Tanaro) VII (M. Gen.) - M. Saccarello (V. Tanarello) VI, VII, leg. Bari (Bari), VI, leg. Focarile (M.F.). A queste località aggiungerò le seguenti francesi (la specie risulta nuova per la Francia): Savoia: Vanoise VI, leg. Mancini (Manc.) - Tignes VIII, leg. Poulard (M.F.). Alpi Marittime: Madonna delle Finestre (Val Vesubia) VIII, leg. Dodero (Dod.), VI, leg. Rocca (Pozzi). A conclusione di questo studio porto qui di seguito una tabella per la classificazione delle forme italiane di Trypocopris. I Sterniti ventrali sempre privi di pubescenza nella loro zona mediana. Pronoto a punteggiatura più rada, fina e leggera. Femori anteriori del maschio con un dente (talvolta appena accennato) al loro orlo anteriore. Fallo (in visione laterale) più tozzo e robusto, sensibilmente ingrossato all’estremità (Figg. 1-2-3-4) . 2 — Sterniti ventrali punteggiati o rugosi e con forte pubescenza nella loro zona me- diana. Pronoto a punteggiatura piü fitta e marcata. Femori anteriori del maschio senza alcun dente . ER 2 Superiormente colore verde ‘metallico con riflessi rameici, di rado verde puro (ab. autumnalis Heer nec Er.) . i . pyrenaeus sbsp. splendens Heer — Superiormente colore da nero (ab. Lombardi Gagl.) a nero violaceo fino a blu scuro, lucente, punteggiatura del pronoto più marcata, area glabra ventrale più ri- dotta i . | . pyrenaeus sbsp. cyanicolor Capra 3 Clipeo a profilo sub-trapezoidale (Fig. 13) (15). Dimensioni mediamente mag- giori (13-20 mm.) Fallo, in visione laterale, più snello, a lati sub-paralleli, senza particolare ingrossamento all’estremità (Figg. 5-6-7-8). . à i i x RC” — Clipeo a profilo semicircolare alquanto appiattito (Fig. 14). Dimensioni media- mente più piccole (11-15 mm.). Fallo, in visione laterale, alquanto simile a quello del pyrenaeus, però più snello, meno fortemente globoso all’estremità (Figg. 9- IO-II-I2) i ; À ; 3 ; ; i À à ; ; 5 4 Colore superiormente blu metallico, o blu verdastro lucente (f. typ.) o verde-azzurro o verde metallico splendente (ab. autumnalis Er. nec Heer). Regioni nord-orientali vernalis L. — Colore superiormente nero, o nero-violaceo, lucido. Italia centrale e meridionale vernalis sbsp. apenninicus nov. (15) Alcuni individui degli Abruzzi hanno clipeo quasi semicircolare. Non possono tuttavia essere confusi con l’alpinus per il colore e l’aspetto generale (oltre che per il fallo). Inoltre l’al/pinus non esiste negli Appennini. 42 G. MARIANI — Colore superiormente nero semiopaco a lucentezza sericea. Microscultura iso- diametrica, evidente. Alpı occidentali . ; ; : vernalis sbsp. Fauveli Bed. 5 Colore superiormente nero lucido con netti riflessi verde-bronzei. Zigrinatura delle elitre ben visibile a occhio nudo. Microscultura malamente visibile anche a forte ingrandimento (x 100). Alpi orientali e centrali . i . . alpinus Hag. — Colore superiormente nero più opaco, senza riflessi metallici eccettuata una traccia agli orli delle elitre. Zigrinatura delle elitre visibile solo a medio ingrandimento, così che a occhio nudo esse sembrano lisce. Microscultura generalmente ben marcata, isodiametrica. Alpi occidentali . { i . alpinus sbsp. opacus nov. BIBLIOGRAFIA BALTHASAR V., 1928 - Zehn neue palaearctische Formen aus der Familie der Lamellicornien. - Casopis Ceskosl. Spolec. Ent., Praze, XXV, p. 112-116. BALTHASAR V., 1930 - Einige Bemerkungen zum Artikel des Herren dr. F. Capra über die Syno- nimie des Geotrupes pyrenaeus ssp. splendens Heer und über Geotrupes Heyrovskyi m. - Casopis Ceskosl. Spolec. Ent. Praze, XXVII, pp. 67-68. | BEDEL L., 1911 - Faune des Coléoptères du Bassin de la Seine, IV, 1, Scarabaeidae - Paris, p. 103. BEDEL L., 1911 - Synonymies de Scarabaeidae paléarctiques - Bull. 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WOERNDLE A., 1950 - Die Käfer von Nordtirol - Schlern-Schriften, LXIV, p. 279. da UMBERTO PARENTI (Istituto di Zoologia- Università di Modena) UNA NUOVA SPECIE ITALIANA DI LEUCOPTERA Hb. (Lepidoptera: Cemiostomidae) Nel Settembre del 1956, in Abruzzo a Vacri in provincia di Chieti, ho os- servato su piante di Genista germanica L., alcune foglie minate da larve di un Microlepidottero. Da queste, incrisalidate in piccoli bozzoli sericei, ho ottenuto una trentina di adulti del genere Leucoptera Hb. (Cemiostoma Z., partim), che risultano appartenere ad una nuova specie. Intendo dare ora semplicemente notizia del nuovo reperto. In seguito verrà pubblicato un lavoro più esteso. Leucoptera aprutiella nov. spec. Capo, torace, addome ricoperti da squame bianco-argentee. Antenne fili- formi, bruno-scure, lunghe quanto l’ala anteriore. Ali anteriori bianco-argentee. A due terzi del margine costale si originano due bande giallo-dorate limitate da un’esile serie di squame bruno-scure. Queste bande risultano leggermente e re- ciprocamente confluenti all’indietro fino ad una macchia grigio-argentea, limi- tata verso i margini distale e prossimale da due areole subtriangolari di squamette bruno-scure, ciascuna delle quali presenta. verso il margine costale un piccolo gruppo di squame rosso-bronzee. Frange bianco-argentee fornite distalmente e subanteriormente di due ciuffi di peli bruno-scuri. Le ali posteriori sono grigia- stre, le frange ed il ciuffo anale bianchi. Lunghezza delle ali anteriori 1,5 - 2 mm. Apertura alare 3,5: - 4,5 mm, La specie è vicina a L. cytisiphagella Klimesch (1) dalla quale differisce per alcuni caratteri. In L. cytisiphagella le due bande giallo-dorate non conflui- scono reciprocamente all’indietro. Inoltre il loro bordo di squame bruno-scure è più marcato che in aprutiella. Manca la macchia grigio-argentea racchiusa tra le due aree subtriangolari bruno-scure, che, a loro volta, non presentano il pic- colo gruppo di squame rosso-cupree tipico di aprutiella. Il ciuffo anale in cytisi- phagella è giallo-grigio. Non è possibile per ora accennare alle differenze tra le armature genitali delle due specie perchè KLIMESCH non dà della sua alcuna descrizione. La specie è stata rinvenuta, come ho detto, su Genista germanica L. L’uovo, di forma ovale, appiattito nella parte inferiore, dove aderisce alla epidermide della foglia, è sempre deposto sulla faccia superiore del lembo. La giovane larva, dopo aver perforato il corion, penetra nell’interno del parenchima dove produce inizialmente una cavità subcircolare di 1-2 mm. di diametro, che, per trasparenza, si presenta molto scura a causa dell'accumulo in questo territorio di escrementi. (1) Ringrazio il Dottor Josef Klimesch di Linz, per le indicazioni fornitemi e per aver- mi segnalato la specie come nuova. LEUCOPTERA APRUTIELLA 45 In seguito la larva abbandona la piccola camera iniziale, scavando una sottile galleria che ben presto si allarga a formare una ampia chiazza. Secondo la termi- nologia di HERING dovrebbe perciò trattarsi di un ofistigmatonomio, ma di tipo particolarmente complesso. Nel nostro caso infatti la larva comincia ad alimentarsi scavando prima un piccolo stigmatonomio, continua poi con un ofionomio, per terminare di nuovo con uno stigmatonomio notevolmente più esteso. Al termine del suo sviluppo la larva matura, di color giallo chiaro e lunga quattro-cinque mm., abbandona la mina e mediante un filo di seta si cala a terra, dove, molto spesso tra due foglie ormai secche, fila un piccolo bozzolo bianco ancorato saldamente al substrato da numerosi fili di seta. Nei miei allevamenti le larve sono giunte a maturità in sette-otto giorni. Gli adulti sono sfarfallati una quindicina di giorni dopo. | La L. aprutiella si presenta nettamente localizzata. Nonostante le più ac- curate ricerche ho potuto raccoglierla solo in una località molto circoscritta, in un terreno incolto dietro la chiesa di S. Agata nella frazione omonima. Questo terreno, un tempo adibito a cimitero, è ora invaso da una fitta vegetazione spon- tanea, con numerosi cespugli di Genista germanica L. Tipo e paratipi nella collezione personale in Modena. AUTORI CITATI HERING M. E. - 1951 - Biology of the Leaf Miners. s’Gravenhage, Netherlands. HERING M. - 1933 - Die palaearktischen Arten der Gattung Leucoptera Hbn. - Mitteil. d. Zoolog. Mus. Berlin, 19, p. 64. KLIMESCH J. - 1938 - Leucoptera cytisiphagella nov. spec. (Lep., Cemiost.) - Ztschr. Oesterr. Ent. Ver., 23, p. 49-51. 46 MANFRED MACKAUER Zoologisches Institut der Universität Frankfurt M. - Deutschland EINE COPROPHAGEN-AUSBEUTE AUS DEM NOERDLICHEN SIZILIEN (Coleopt. Scarabaeidae) Bei der Durchsicht palaearktischer oder italienischer Coleopteren-Ver- zeichnisse fällt es auf, dass die grossen Mittelmeerinseln, insbesondere jedoch Sizilien, recht wenig erwähnt werden. Dies liegt nun nicht daran, dass viele Arten hier fehlen, vielmehr gibt es selbst im engeren europäischen Raum noch ziemlich grosse Gebiete, deren Durchforschung vom zoogeographischen Stand- punkt aus als äusserst lückenhaft bezeichnet werden muss. Eine vom 1. - 22 April 1957 dauernde Sizilien-Exkursion hatte deshalb vornehmlich das Ziel, den noch weitgehend in seiner ursprünglichen Beschaffenheit erhalten gebliebenen nördlichen Teil der Insel in entomologischer Sicht zu erkun- den. Obwohl dabei sämtliche Coleopteren-Familien berücksichtigt wurden, war, der Jahreszeit entsprechend, das Hauptaugenmerk doch auf die laparosticten Scarabaeiden gerichtet, über deren Funde auch an dieser Stelle gesondert be- richtet werden soll. Das Schwergewicht der Sammeltatigkeit lag in der Umgebung der im NO gelegenen Hauptstadt Palermo, von wo aus zahlreiche T'agesexkursionen unter- nommen wurden. Als weiterer, sehr ergiebiger Fundort erwies sich der Bosco della Ficuzza, etwa 30 km südlich von Palermo am Fusse der Rocca Busambra gelegen; er ist der westlichste Waldrest Siziliens, der in seiner natürlichen Zu- sammensetzung erhalten geblieben ist. Leider musste er in den letzten Jahren auf Grund einer starken Eichenprozessionsspinner-Kalamität weitgehend abge- holzt und durchforstet werden; da ausserdem auch organische Phosphorpräpa- rate zur Bekämpfung verwandt wurden, sind viele Insektengruppen gänzlich verschwunden, während der Bestand an Coprophagen anscheinend nicht geschä- digt wurde. Als drittes Sammelgebiet war das Bergland der Madonie um das Städtchen Castelbuono herum vorgesehen, wohingegen die noch weiter östlich gelegenen Nebrodischen und Peloritanischen Berge aus Zeitmangel nicht mehr besucht werden konnten. Im einzelnen wurden folgende Fundorte (siehe Abb. 1) aufgesucht: Palermo, 1-10,.16-17 April. - Küstengebiet; besonders ergiebige Fundplätze am Fusse des nordwestlich der Stadt gelegenen M. Pellegrino (606 m); teils gepflegtes Naturschutzgebiet, teils Macchia, die stellenweise als Vieh- weide benutzt wird; grösstenteils mit Agaven und Opuntien bepflanzt, dazwischen einzelne Pinien-Haine. Von hier aus wurden Tagesexkursionen unternommen nach: Monreale (766 m) - La Rocca, 4 April. - Trockener Höhenzug, vorwiegend Opun- tien, Euphorbiaceen und Ginster, auch Macchia; in tieferen Lagen ein feuchter Graben bei La Rocca. COPROFAGI DI SICILIA 47 Isola delle Femmine, 7 April. - Kleines Fischerdorf, etwa 15 km westlich von Palermo; felsiger Strand, einige karge Viehweiden. Sferracavallo, 7-8 April. - Fischerdorf, im Schutze des M. Gallo (470 m) und der Punta Malese gelegen; schmaler, felsiger Strand, das Enmintiane wird landwirtschaftlich genutzt. Js. d. Femm. Monreale è è @ Partinico Jsnello * Castelb. Ficuzia , RE “Bases d.K R. ee A Abb. 1: Skizze der Fundorte Bosco della Ficuzza, 11-15 April. - In den höheren Regionen zwischen 800-1000 m lichter Bewuchs von Manna-Eschen und Zerreichen, nur dicht unterhalb der Felswand der Rocca Busambra urwaldartig verwachsen; an feuchteren Stellen herrliche Bestände blühender Liliaceen. Das ganze Gebiet dient als Kuhweide, einige abgegrenzte Teile auch als Weiden für Schafe und Ziegen. Ä Rocca Busambra (1613 m), 14 April. - Karges Hochplateau, das nach N steil zu dem tiefer liegenden Bosco della Ficuzza abfällt. Partinico, 17 April. - Etwa 25 km westlich von Palermo am Fusse der Berge von Montelepre gelegenes Städtchen; das Gebiet ist sehr fruchtbar, Teile des Hinterlandes sind sandig. Madonie, 19-22 April. - Etwa 70 km östlich von Palermo, in den höchsten Lagen bewaldeter und zu dieser Jahreszeit noch schneebedeckter Gebirgszug. Exkursioniert wurde in der Umgebung von Castelbuono und Isnello in Höhenlagen zwischen 400-700 m in einem vorwiegend landwirtschaftlich genutztem Gebiet. Zu Vergleichszwecken wurde ausserdem in Calabrien, und zwar in der Nähe von Reggio Cal. und den Campi di S. Agata, gesammelt: S. Caterina, 23 April. - Vorort von Reggio Cal., sehr trockenes, sandiges Gebiet. Campi di S. Agata, 24 April. - Zum Aspromonte überleitendes Bergland; nur an wenigen Stellen mit künstlicher Bewässerung noch Bewuchs, sonst schon Ende April grösstenteils ausgetrocknet und verdorrt. S. Elia, 24-25 April. - Kleines Dörfchen, etwa 10 km östlich von Reggio Cal. gelegen; hier ein trockner, sandiger Hohlweg als hauptsächlichster Fundort der Scarabaeiden. 48 M. MACKAUER Bei meiner Sammeltatigkeit wurde ich in entgegenkommendster Weise von Herrn P. MAZUREK, Wiesbaden, unterstützt, dem ich deshalb auch an dieser Stelle meinen aufrichtigen Dank aussprechen möchte. Die Bestimmung der gefundenen Exemplare erfolgte an Hand von Vergleichs- material der Entomologischen Abteilung des Senckenberg-Museums in Frankfurt M., für dessen Überlassung ich der Kustodin Dr. E. Franz zu danken habe. Die Arten, für welche in den einschlägigen Katalogen keine sizilianischen Fundorte angegeben waren, wurden durch einen Stern vor der laufenden Num- mer als Neunachweis gekennzeichnet; die gefundenen Varietäten und Zeich- nungsaberrationen sind angegeben, aber in der Auswertung nicht mitberücksich- tigt worden. Das gleiche gilt von den in Calabrien gefundenen Stücken, deren Fundortangaben jeweils in Klammern mit eingefügt worden sind. Bei den Neunachweisen erschien mir ein allgemeiner Hinweis auf die bisher bekannt gewordenen Verbreitungszonen wünschenswert; dabei wurden folgende Abkürzungen verwendet: Aeg = Aegypten Kr =. Kroatien Afr = Afrika M = Mittel- Alg = Algerien Mad = Madeira Am = Amerika n, N = nördlich, Nord- As. = Asien Russ = Russland Cors = Korsika 8,9. == südlich, Süd- E = Europa Sard = Sardinien Fr.. = Frankreich Sib = Sibirien Gr. .= Griechenland Sp = Spanien istt Ca: Istrien Sayre Syrien It == Italien Turk = Turkestan KAs = Kleinasien w, W = westlich, West- Kk = Kaukasus Z = Zentral- Liste der Funde. Unt erfamsli é& Coprinae: * 1. Scarabaeus (Ateuchetus) semipunctatus FABRICIUS. - Iberische Halbinsel, SFr, Korcula, It, Cors, Sard, Malta, wNAfr - Partinico, 1 Expl. an Rin- derdung; (S. Elia / Cal., haufig an Kot von Homo sapiens). 2. S. (Ateuchetus) variolosus FABRICIUS. - La Rocca (1 Expl.), Partinico, an Rinderdung, häufig; (S. Elia / Cal., häufig). * 3. Gymnopleurus sturmi (Mac Leay). - SE, It, Elba, Cors, Sard, NAfr, Syr, KAs - Palermo, Partinico, einzeln an Schafsmist; Isnello, Castel- buono, sehr häufig auf sandigen Wegen und unter Kuhfladen; (S. Elia / Cal., 2 Expl.). Die einzelnen Stücke variieren in der Grösse zwischen 8 und 16 mm; der charakteristische Kiel des 1. Abdominalsegmentes fehlt häufig oder ist nur schwach ausgebildet. . Copris hispanus cavolini (PETAGNA). - Überall verbreitet, häufig (1). * 5. C. lunaris (LINNAEUS). - M-, SE, It, Cors, östlich bis nach M-China verbreitet. - Bosco d. Ficuzza, vereinzelt unter frischem Kuhmist. Die Expl. wurden ausschliesslich in der oberen Waldregion zwischen 900-1000 m.M. gefunden. (1) Nach einer brieflichen Mitteilung von E. ROMMEL gehören die sizilianischen Exemplare dem westlichen Formenkreis der Subspezies Copris hispanus cavolini (PETAGNA) an. 11. bi, LE CI 14; 19, COPROFAGI DI SICILIA 49 ab. corniculatus MULSANT. - Bosco d. Ficuzza, vereinzelt unter der forma typica. | | (Laut SCHATZMAYR soll auch C. pueli Borssy in den höheren Lagen von Ficuzza, der Madonie, Caronie etc. vorkommen; diese Vermutung konnte nicht bestätigt werden; sie erscheint mir auch unwahrscheinlich, zumal ich keinerlei Expl. dieser algerischen Art in sizilianischen Sammlungen vorfand.). Onitis ion (OLIVIER). - Palermo, am Fusse des M. Pellegrino, mehrfach an Kot von Homo sapiens. . Bubas bison (LINNAEUS). - SFr, It, Elba, Cors, Sard, Istr, Kr, Gr, wNAfr. - Überall verbreitet, meistens in den Brutröhren unter Pferde- und Kuh- mist gefunden. Euoniticellus fulvus (GOEZE). - M-, SE, It, Elba, Cors, Sard, Malta, NAfr, Syr, KAs. - Castelbuono, unter der trockenen Kruste von Kuhmist. Caccobius schrebert (LINNAEUS). - sN-, M-, SE, It, Cors, Sard, NAfr, WAs. - Partinico, Bosco d. Ficuzza, einzeln; Castelbuono, sehr häufig an Schafs- und unter Kuhmist; (S. Caterina | Cal., vereinzelt). ab. conjunctus J. MÜLLER. - Castelbuono. Onthophagus taurus SCHREBER. - sN-, M-, SE, It, Elba, Cors, Malta, NAfr, As. - Uberall verbreitet und neben O. verticicornis wohl die gemeinste Art: 18. Caterina’ Cal. jt apr). ab. femineus MULSANT, ab. recticornis LESKE, | ab. capra (FABRICIUS). - Alle 3 Formen sind z.T. wesentlich häufiger als die Stammform. O. andalusicus WaLTL. - Palermo (1 Expl.), Castelbuono (2 Expl.), an Rinderdung. var. italicus GOIDANICH. - Palermo, Isola d. Femmine, Sferracavallo, Rocca Busambra, Isnello; durchweg häufiger als die forma typica; auf- fallend ist das Vorkommen in einer Höhenlage von ca. 1500 m in der Rocca Busambra. O. grossepunctatus (REITTER). - Castelbuono, recht häufig an frischem Kuhmist. O. furcatus FaBRICIUS. - (S. Catarina, S. Elia / Cal., häufig an Kot von Homo sapiens). O. verticicornis (LAICHARTING). - W-, M-, SE, It, Elba, KAs, Syr, Kk, Turk. - Überall häufig, darunter auch dem O. ovatus in der Grösse ent- sprechende Stücke. O. opacicollis D’ORBIGNY. - Überall verbreitet, aber nirgends besonders häufig. O. lemur (FaBRICIUS). - (S. Caterina / Cal., 1 Expl.). ab. parisii SCHATZMAYR. - (S. Caterina / Cal., 1 Expl.). O. vacca (LINNAEUS). - Überall verbreitet, aber stets einzeln; 2 Expl. aus 1500 m.M. (Rocca Busambra). 50 * lb, Ly: Aa CEI 20. ER 22; 23. 24. M. MACKAUER Unterfamilie Geotrupinae: Typhoeus (Typhoeus s. str.) typhoeus (LINNAEUS). - ME, It, Elba. - Bosco d. Ficuzza, relativ häufig unter Kuhmist in den höheren Waldregionen. Geotrupes (Thorectes) intermedius Costa var. areolatus REITTER. - Überall verbreitet, besonders häufig auf einer alten Schafweide bei Isola d. Fem- mine; (S. Elia / Cal., 3 Expl.). Alle Tiere, einschliesslich der 3 aus Ca- labrien stammenden Stücke, gehören der var. areolatus an, die von REITTER aus Sizilien und Sardinien beschrieben wurde; ob ihr der Charakter einer ‘ Subspecies zukommt, bleibt noch zu klären, erscheint mir jedoch wahr- scheinlich. Unterfamilie Aphodunae: Aphodius (Colobopterus) erraticus (LINNAEUS). - E, It, Cors, Sard, NAfr, WAs, Sib, NAm. - An allen Fundorten sehr zahlreich, vorwiegend in frischem Rinderdung. ab. nebulosus (MULSANT), ab. fumigatus (MULSANT), häufig neben der forma typica. A. (Teuchestes) haemorrhoidalis (LINNAEUS). - E, It, Cors, Kk, Sib, Hi- malaya. - Sferracavallo, Bosco d. Ficuzza, vereinzelt in Kuhmist. ab. sanguinolentus (HERBST). - Palermo, La Rocca, Bosco d. Ficuzza, häu- figer als die Stammform. A. (Alocoderus) hydrochoeris (FaBRICIUS). - Palermo, Sferracavallo, sehr häufig an Kot von Homo sapiens: (ab. coloratus MULSANT. - S. Elia / Cal.), ab. discicollis MULSANT. - Sferracavallo, Palermo, (S. Elia / Cal.), verein- zeit unter der forma typica. A. (Acrossus) luridus (FABRICIUS). - Bosco d. Ficuzza, 1 Expl. Sämtliche Stücke dieser Art, mit Ausnahme eines Expl. der ab. gagates aus 1500 m.M., entstammen aus Höhenlagen bis zu ca. 800 m, und zwar ausschliess- lich aus Pferdemist. ab. gagates (O.F. MÜLLER). - Bosco d. Ficuzza (2 Expl.), Rocca Busambra (EE pio) | ab. a (HERBST). - Bosco d. Ficuzza, Castelbuono, ziemlich selten. ab. variegatus (HERBST). - Bosco d. Ficuzza, Castelbuono, die bei wei- tem häufigste Form. ab. nigrosulcatus (MarsHaM). - Bosco d. Ficuzza, 3 Expl. ab. intricarius MULSANT. - Bosco d. Ficuzza, 1 Expl. ab. faillae RAGUSA. - Bosco d. Ficuzza, selten. A. (Biralus) satellitius (HERBST). - Bosco d. Ficuzza, Castelbuono, verbreitet in Kuhmist. ab. planus W. ScHMIDT. - Bosco d. Ficuzza, Castelbuono, selten unter der forma typica. A. (Emadus) quadriguttatus (HERBST). - M. Gallo, 1 Expl. aus altem Pfer- demist. A. (Volinus) sticticus (PANZER). - Bosco d. Ficuzza, in Schafkot, sehr selten. ab. pallescens MULSANT. - Rocca Busambra, Ziegenmist. COPROFAGI DI SICILIA 51 * 25. A. (Volinus) lineolatus ILLIGER. - SE, It, Elba, Cors, Sard, Malta, NAfr, Syr, Trans-Kk. - Palermo, Partinico, Bosco d. Ficuzza, Rocca Busambra, (Sy Ela Gal) Eapi)yan Schafsmist. ab. conjunctus MULSANT. - Bosco d. Ficuzza, Castelbuono, 2 Expl. ab. virgatus A. SCHMIDT. - Partinico, Isnello, 3 Expl. ab. assimulans n. ab. Grundfarbe der Flügeldecken hellgelb; der 1. Zwischenraum völlig schwarz, auch um das Schildchen herum; die schwarzen Längslinien des 2. - 6. Streifens nach hinten auf den abfallenden Teil der Elytren Abb. 2: Aphodius lineolatus ILLIGER ab. assimulans n. ab., rechte Flügeldecke (Typus) +20: 27. *..28, verlängert und hier ein zweites Mal miteinander verschmolzen. Dadurch dass im 4. Zwischenraum eine Makel gelb bleibt, entsteht im hinteren Drittel der Flügeldecken eine auffallende augenartige Zeichnung (Abb. 2). Alle übrigen Merkmale wie bei der forma typica. Die neue Aberration unterscheidet sich von der ab. conjunctus MuLsANT dadurch, dass bei letzterer die schwarzen Längsstreifen der Flügeldecken nur einfach mit- einander verbunden sind; vor allem fehlt der charakteristiche Augenfleck. Fundort: Partinico / Palermo - Sizilien, 17 April 1957. Typus: 1 3, in meiner Sammlung. Die ab. assimulans n. ab. stellt wahrscheinlich eine äusserst selten auftre- tende progressive Färbungsvariante dar, die dem Tier ein auf den ersten Blick ganz anderes Aussehen verleiht. A. (Melinopterus) prodromus (BRAHM). - E, It, Elba, Cors, Syr, Kk, N-, ZAs, NAm. Bosco d. Ficuzza, Partinico; nicht allzu häufig, vorwie- send in Pferdekot. ab. semilunus MULSANT. - Bosco d. Ficuzza, Partinico, selten. ab. semipellitus SOLSKY. - Palermo, Bosco d. Ficuzza, selten. A. (Melinopterus) sphacelatus (PANZER). ab. punctatosulcatus STURM. - Bosco d. Ficuzza, 2 Expl. A. (Melinopterus) consputus CREUTZER. - W-, ME, It, Elba, Cors, Malta, wNAfr, Syr, KAs, Kk. - Bosco d. Ficuzza, Rocca Busambra, vorwie- gend in den höheren Lagen; vereinzelt in Schafskot. 52 M. MACKAUER * 29. A. (Trichonotulus) scrofa (FABRIcIUS). - sN-, M-, SE, It, Cors, Sard, Kk, MAs. - Sferracavallo, Bosco d. Ficuzza, Rocca Busambra, Isnello, Castelbuono, nicht allzu häufig, meist in frischem Schafsmist. 30. A. (Esymus) tersus ERICHSON. - Sferracavallo, 2 Expl. * 31. A. (Orodalus) diecki HAROLD. - Sp, Alg. - Sferracavallo, 1 Expl. Die Art ist bisher noch nicht im italienischen Faunenbereich gefunden worden. Das Vorkommen auf Sizilien deutet auf ein grösseres Verbreitungsgebiet als bisher angegeben hin. Das gefundene Tier entspricht in der Punktierung des Thorax und der Flügeldeckenstreifen und auch in der Färbung völlig spanischen und algerischen Stücken. * 32. A. (Aphodius s. str.) fimetarius (LINNAEUS). - E, Te Elba, Cors, Sard, Malta, NAfr, WAs, Sib, NAm. - Überall verbreitet, jedoch nur in den höheren Lagen des Bosco d. Ficuzza und der Madonie häufig. (ab. subluteus MULSANT. - S. Elia / Cal., 3 Expl.). * 33. A. (Aphodius s. str.) scybalarius (eu). - EB, It, Cors, NAfr, Kk.: - .. Sferracavallo, Isnello, 2° Expl. aus Rinderdung; (S. Elia / Cal., 1 Expl. aus Menschenkot). ab. conflagratus (FABRICIUS). - Palermo, Sferracavallo, Partinico, Castel- buono, bei weitem häufiger als die forma typica. ab. nigricans MULSANT. - Palermo, Partinico, (S. Elia / Cal.), selten. * 34. A. (Bodilus) ictericus (LAICHARTING). - E, It, Cors, Malta, Mad, NAfr, WAs, Kk. - Sferracavallo, 1 Expl. * 35. A. (Bodilus) immundus CREUTZER. - M-, SE, It, Cors, Aeg, Syr, KAs, Turk, Russ, Sib. - Castelbuono, 1 Expl. 36. A. (Calamosternus) granarius (LINNAEUS). - Palermo, Bosco d. Ficuzza, häufig, vor allem in Schaf- und Rindermist. ab. concolor MULSANT. - La Rocca, Partinico, Isnello, 3 Expl. ab. ragusanus REITTER. - Partinico, Isnello, einzeln. Unterfamilie Orphninae: 37. Hybalus glabratus (FABRICIUS). - Castelbuono, an sandigen Stellen in der Abenddämmerung schwärmend, 3 Expl. Unterfamilie; Troginae: * 38. Trox hispidus (PoNToPP). - E, It, Cors, Malta, Gr, WAs. - Bosco d. Fi- cuzza, 1 Expl. an einer Kanalmauer sitzend gefangen. Aus dem vorliegenden Material lassen sich trotz der relativ geringen Arten- zahl einige interessante tiergeographische Folgerungen ziehen, die jedoch nur im Rahmen dieser Arbeit Gültigkeit haben können: Ausgesprochen endemische Arten fehlen. 2 Arten (= 5, 3%) sind nur im tyrrhenischen Gebiet, 3 Arten (= 7,9%) im gesamten westmediterranen Raum verbreitet; 26 Arten (= 68,3%) kommen auch in Nordafrika vor, 23 Arten (= 60, ‚»%) sind im grössten Teil der palacarktischen Region anzutreffen; davon sind, 3 Arten. =. 7,900), AUCH ID Nordamerika gefunden worden und L'AGE {= 72,2%) ist Kosmopaltt, COPROFAGI DI SICILIA 53 Diese Aufgliederung nach einigen Verbreitungsarealen spricht für die An- nahme von KOLBE, dass die Scarabaeiden zu den jüngsten und damit auch zu den am wenigsten entwickelten aller Käferfamilien zu rechnen sind; das bedeutet im vorliegenden Falle, dass eine Abspaltung geographischer Rassen noch nicht im gleichen Masse erfolgen konnte wie bei anderen, stammesgeschichtlich äl- teren Familien. Darüber hinaus ist auch der « Insel-Charakter » Siziliens - im Gegensatz zu Korsika oder Sardinien z.B. - nur sehr gering ausgeprägt, da einmal eine völlige Isolierung erst in stammesgeschichtlich viel jüngerer Zeit stattge- funden hat, dann aber auch die Strasse von Messina für die meisten Insekten kein unüberwindliches Hindernis darstellt und demnach auch heute noch ein Austausch von Erbfaktoren mit Arten und Rassen des Festlandes stattfinden kann. Zusammenfassung Es werden die Ergebnisse einer 4-wöchigen Exkursion durch das nördliche Sizilien, die besonders auf das Studium der coprophagen Scarabaeiden ausgerichtet war, mitgeteilt. Insgesamt lagen 38 Arten in 65 Formen vor, wovon 21 Arten als Neunachweise für Sizilien und 1 Art als Neunachweis für das gesamte italienische Faunengebiet zu gelten haben; ausserdem wird eine neue Zeichnungsaberration, Aphodius lineolatus ILLIGER ab. assimulans n. ab., beschrieben. Die abschliess- enden tiergeographischen Folgerungen stellen nur einen kurzen Hinweis dar, sollen jedoch noch eingehend bei der Auswertung des gesamten Materials (Coleoptera und Hymenoptera) behandelt werden. Resume En ce travail, je présente une liste des Scarabéides coprophages capturés pendant une excur- sion entomologique dans la Sicilie du Nord. Les résultats sont les suivants: J'ai trouvé 38 espèces en 65 formes, y comprises 21 espèces nouvelles pour la Sicilie et une espèce trouvée la première fois dans toute l’Italie; de plus, il est décrit une aberration nouvelle: Aphodius lineolatus ILLIGER ab. assimulans n. ab. Le travail est conclu par quelques remarques zoo-géographiques. SCHRIFTTUM BALTHASAR, V.: (1935) - Scarabaeidae des palaearktischen Faunengebietes. Monographische Bestimmungstabelle. I. Coprinae. 1. Teil. - (Best. Tab. europ. Col., Heft 115) - Troppau. 112 9. GILLET, J.J.E.: (1911) - Scarabaeidae: Coprinae I. - (Coleopterorum Catalogus, Pars 38) - Berlin. 100 S. Horion, A.: (1951) - Verzeichnis der Käfer Mitteleuropas. Teil 1 und 2. - Stuttgart. 536 S. MACKAUER, M.: (1957) - Ein sexualdimorphes Merkmal der Onthophagini (Col., Scarab.). - Zool. Anz., Leipzig. 169: 306-311. Mixsic, R.: (1956) - Fauna Insectorum Balcanica - Scarabaeidae. - Godisnjak Bioloskog instituta u Sarajevu, Sarajevo. 6: 49-281. — — (1957) - Zweiter Nachtrag zur « Fauna Insectorum Balcanica - Scarabaeidae ». - Acta Mus. Macedon. Scient. Natur., Skopje. 4: 139-214. MÜLLER, G.: (1938) - Note su alcuni Coleotteri Lamellicorni (Scarabaeidae, Lucanidae). - Boll. Soc. Ent. Ital., Genova. 70: 50-60. Novak, P: (1921) - Tabelle der mit Onthophagus grossepunctatus Reitt. und ruficapillus Brull. verwandten Arten, nebst Beschreibung einer neuen Art. - Koleopt. Rundschau, Wien. 9: 98-100. ORBIGNY, H. d’: (1898) - Synopsis des Onthophagides palearctiques. - L’Abeille. J. d’Entom., Paris: 29: 117-254, 289-300. PORTA, A. (1932) - Fauna Coleopterorum Italica. Vol. V: Rhynchophora - Lamellicornia. - Pia- cenza, San Remo, 476 S. 54 M. MACKAUER — — (1949) - — — . Supplementum II. - Piacenza, San Remo. 386 S. REITTER, E.: (1906) - Übersicht der Coleopteren-Arten der Gattung Aphodius Illig. aus dem näch- sten Verwandschaftskreise des Aph. prodromus Brahm des Subgenus Melinopterus s. str. - Dtsch. entom. Z., Berlin. 2: 435-442. SCHMIDT, A: (1922) Aphodiinae (Das Tierreich, 45. Liefg.). - Berlin u. Leipzig. XXXVI, 614 S. SCHATZMAYR, A: (1930) - Risultati scientifici delle spedizioni entomologiche di S.A.S. il Principe Alessandro della Torre e Tasso nell'Africa settentrionale e in Sicilia. - Boll. Soc. Ent. Ital., Genova. 62: 110-114. snk. STRASSEN, R. zur: (1954) - Eine Käfer-Ausbeute aus Sardinien. - Senckenbergiana, Frankfurt a.M. 34: 259-289. WINKLER, A: (1924-32) - Catalogus Coleopterorum regionis palaearcticae. - Wien. 1698 S. 55 G. RONCHETTI Assistente alla Cattedra di Entomologia Agraria dell’Università di Pavia RICERCHE SULL’ATTIVITA’ INSETTICIDA DELL’IRIDOMIRMECINA SOMMARIO I - TECNICHE IMPIEGATE. II - SPERIMENTAZIONE COL METODO DELLE CAPSULE PETRI. ı - Risultati della sperimentazione in capsule Petri. 2 - Valutazione comparativa della tossicità di Iridomirmecina, DDT-pp’, gamma-esaclo- rocicloesano saggiati in capsula Petri. 3 - Variabilità del potere tossico dell’Iridomirmecina col variare della concentrazione o dello stadio di vita degli insetti. 4 - Selettività e caratteristiche dell’azione tossica dell’Iridomirmecina saggiata in capsula Petri. III - SPERIMENTAZIONE COL METODO DELLA REGISTRAZIONE ATTOGRAFICA. 5 - Risultati della sperimentazione col metodo della registrazione attografica. 6 - Considerazioni comparative della tossicità di Iridomirmecina, DDT-pp’, gamma-esa- clorocicloesano saggiati con registrazione attografica. IV - CONCLUSIONI. V - BIBLIOGRAFIA. L’iridomirmecina è la sostanza secreta dalle glandole anali di Zridomyrmex humilis Mayr (Formica argentina) messa in evidenza allo stato grezzo da Pavan e Nascimbene nel 1948 ed isolata da Pavan nel 1948. Su di essa si è sviluppata una specifica letteratura naturalistica, biologica, farmacologica e chimica. In colla- borazione Pavan-Ronchetti 1955 abbiamo steso un lavoro monografico nel quale sono riportati i dati di tutte le ricerche anatomiche su /ridomyrmex humilis Mayr, chimiche, biologiche e farmacologiche sull’iridomirmecina, condotte fino alla fine del 1955; in tale lavoro abbiamo riportato riassuntivamente anche i dati sul- l’attività insetticida che formano oggetto della presente nota. Ora ricordo soltanto accanto alla struttura chimica della iridomir- mecina, completamente delucidata da Fusco, "Trave e Vercellone 1955, fra CH, CH iridomirmecina C,,H,,O, ee om CH. is CO Jattone dell’acido a [2-ossimetil-3- CH=HcH O metil-ciclopentil] propionico er bee CH, CH, anche il fatto, messo in evidenza da Pavan 1950 e successivamente sviluppato in vari altri lavori, che la iridomirmecina é il principio attivo del veleno impiegato dalla Iridomyrmex humilis Mayr nella lotta contro gli insetti competitori. Questa 56 G. RONCHETTI proprietà ha indotto a compiere una serie di indagini sull’attivitä insetticida della sostanza anche al fine di ricercare eventuali specificità d’azione verso Insetti o Artropodi specifici nemici della Iridomyrmex humilis Mayr, ricerche che sono state impostate e svolte inizialmente da Pavan 1951 e proseguite successivamente dallo scrivente. | | Fin dalle prime prove (1949) lo studio dell’attivita insetticida per contatto (1) dell’iridomirmecina è stato condotto comparativamente con DDT-pp’ e il gam- ma-esaclorocicloesano (praticamente ı due insetticidi di sintesi che dominavano in quell’epoca); tali prime prove effettuate su 14 specie di insetti con metodiche varie (in capsula Petri, in matraccio di Erlenmeyer e con registrazione attografica) hanno fornito risultati interessanti sulle proprietà insetticide per contatto della sostanza la cui efficacia su numerosi Artropodi si è rivelata pari e talora superiore a quella del DDT-pp’ con una tossicità per gli animali a sangue caldo 6-7 volte inferiore a quella di DD’I-pp’ e gamma-esaclorocicloesano; il numero limitato delle specie sperimentate e la loro distribuzione nella scala zoologica non consenti- rono allora di individuare particolari relazioni tra azione tossica dell’iridomirme- cina e caratteristiche morfologiche e tassonomiche degli insetti, come pure la scarsità di prove condotte a dosi scalari su una stessa specie, in parallelo con DDT- pp’ e gamma-esaclorocicloesano, non ha permesso un approfondito confronto tra i poteri tossici delle tre sostanze, nè di cogliere 1 limiti di sensibilità delle specie in vario grado iridomirmecino-resistenti e di stabilire per le singole specie sperimen- tate la concentrazione più prossima all’optimum di tossicità a tre sostanze a temperatura ambiente. A tale fine, e per integrare i dati di cui sopra, ho condotto una serie di prove di attività insetticida per contatto con i tre prodotti citati, su 30 specie di Artro- podi, 3 delle quali: Blattella germanica L., Calandra granaria L., Iridomyrmex humilis Mayr, già in parte sperimentate da Pavan (1951). In vari casi è stato anche possibile saggiare l’attività delle tre sostanze su vari stadi di sviluppo di una stessa specie e cogliere nelle variazioni del potere tossico sulle diverse età degli insetti, interessanti dati differenziali tra le azioni dei tre in- setticidi. Inoltre la registrazione periodica delle reazioni da intossicazione manifestate dagli individui di ciascuna specie di fronte ai tre insetticidi sistematicamente ef- fettuata per ogni prova e la registrazione grafica e quantitativa delle reazioni deam- bulatorie di 7 specie condotte con gli attografi hanno permesso di individuare sovente sintomatologie da avvelenamento tipiche per ciascun insetticida. I. TECNICHE IMPIEGATE Poichè questo complesso di sperimentazioni aveva lo scopo di approfondire ed estendere le precedenti conoscenze sul potere tossico della iridomirmecina, mi sono servito delle stesse tecniche sperimentali e mi sono attenuto agli stessi criteri di registrazione e valutazione impiegati precedentemente da Pavan (1951), onde rendere possibile la comparazione e integrazione dei due gruppi di risultati sperimentali. Le sperimentazioni sono state effettuate su 30 specie di Artropodi (apparte- nenti a 9 Ordini di Insetti e 2 famiglie di Acari), delle quali 28 sono in vario modo (1) Saggi ripetuti dell’attività insetticida dei vapori di iridomirmecina condotti a temperatura ambiente su numerose specie di insetti non hanno rivelato risultati apprezzabili. RICERCHE SULL’ATTIVITA INSETTICIDA DELL’IRIDOMIRMECINA 57 dannose, 1 indifferente (Acheta domestica L.), 1 utile (Bombyx mori L.). La speri- mentazione è stata condotta a) con capsula Petri, b) con registrazione attografica. II. SPERIMENTAZIONE COL METODO DELLE CAPSULE PETRI Con questo metodo sono state condotte prove sulla maggioranza delle specie | sperimentate; ogni esperimento è stato condotto con almeno 8 ‘individui della stessa specie ed allo stesso stadio di sviluppo prelevati poco prima in natura o da nostri allevamenti sperimentali. Sulle pareti e sul fondo di ogni capsula Petri di 10 cm. di diametro, era stato distribuito uno strato uniforme di insetticida nelle dosi predeterminate per unità di superficie, facendo evaporare un quantitativo noto di soluzione eterea titolata; per eliminare le ultime tracce di etere etilico, dopo la completa evaporazione all’aria, le capsule venivano poste per alcuni minuti in termostato a 37°C. Le sperimentazioni condotte con 1 tre insetticidi sulla stessa specie o su uno stadio di questa, a una sola dose o a dosi scalari, sono sempre state effettuate contemporaneamente e nelle stesse condizioni ambientali, accompa- gnandole con prove di controllo in capsule precedentemente trattate col solo sol- vente. Per le singole prove si registrava con osservazioni brevemente intervallate, il succedersi delle reazioni degli animali, continuando l’osservazione in genere fino all’acinesi di tutti gli individui; la terminologia adottata per indicare le varie fasi di reazione degli insetti è la stessa usata da Pavan (1951). In base alla documentazione ottenuta con questi criteri di registrazione sono state compilate per ogni gruppo di prove effettuate a varie dosi dei tre insetticidi su una specie o su uno stadio di questa, tabelle riassuntive nelle quali sono stati riportati i tempi di comparsa delle principali fasi di reazione in ordine di apparente gravità fino all’acinesi; le tabelle sono state completate sovente con annotazioni su particolari reazioni e manifestazioni degli individui nel corso delle osservazioni. Dalla valutazione comparativa dei dati di ogni tabella, di cui riporto qui di seguito alcuni esempi nelle Tabelle I, II, III, sono stati ricavati infine comparativamente i valori dell’azione tossica dei tre insetticidi, in cui il grado di attività tossica è stato così espresso: molto forte (+ +++), forte (+++), media (++), bassa (+), incerta (+), negativa (0). 1. Risultati della sperimentazione in capsule Petri I dati raccolti per ogni specie sono stati riuniti con quelli ottenuti colla spe- rimentazione attografica e con quelli precedenti di Pavan in un’unica tabella rias- suntiva, (Tabella IV) nella quale essi compaiono a fianco del nome delle specie spe- rimentate elencate in ordine sistematico. Per una corretta interpretazione della tabella è necessario tener presente che i valori di tossicità sono comparabili fra loro soltanto in senso orizzontale o in senso verticale nell’ambito di una stessa specie, mentre non esiste una precisa relazione comparativa fra 1 valori relativi alle varie specie. 2. Valutazione comparativa della tossicità di iridomirmecina, DDT-pp’, gamma-esa- clorocicloesano saggiati in capsula Petri Il confronto particolareggiato dei dati riassunti nella Tabella IV permette di ricavare alcune considerazioni generali: Il potere tossico dell’iridomirmecina si è rivelato in vario grado superiore a quello del DD'T-pp’ e del gamma-esaclorocicloesano per tutte le dosi provate tra 58 DOSE gamma per cm. ? “FO 25 N UT INSET- TICIDA Irido DDT HCH Irido DDT HCH Irido DDT HCH Irido DDT HCH Irido DDT HCH LA EE ACARA, TETRANICHIDAE - TEMPI DI COMPARSA DELLE REZIONI, IN MINUTI prime reazioni prime anomodr. 09 Prg prime supinaz. supinaz. totale 25-30 1735 50—80 I prime acinesi 400—440 40—45 300—365 330—400 35—60 60—90 120—140 457553 I100—120 370405 17—35 17—35 | 50—80 LL A I Tetranichus filosus C. ii. csi acinesi «EEE totale 45-55 65—90 55—65 370405 33-759 Dopo 45° anomodr., Dopo 440’: Dopo 440’: Dopo 45’: Dopo 500’: Dopo 460’: Dopo 65’: Dopo 140’: Dopo 140’: Dopo 55’: Dopo 120’: Dopo 370’: Dopo 35’: Dopo 170’: Dopo 170’: e F. AN AZ Net : ritorno alla normalità; dopo 440’: 4 in supinaz. PO 44 4 p ) 2 normali. 2 in acinesi, 8 in supinazione. 8 in adromia 4 in acinesi, 6 in supinazione. 6 in acinesi, 4 in adromia. 8 in acinesi, 2 in anomodromia. 4 in acinesi, 4 in supinazione. 2 in acinesi, 6 in supinazione. 2 in acinesi, 6 in supinazione. 4 in acinesi, 6 in supinazione. 2 in acinesi, 8 in agonia. 10 in supinazione. Luglio 2 in 2 in acinesi, 6 in supinazione, 2 in anomodromia. 8 in acinesi, 2 in supinazione. 2 in acinesi, 8 in supinazione. CAD CN LEE S ede 59 VALUTAZIONE COMPARATIVA IRI DDT HCH. IRI DDE HCH IRI DDT HCH IRI DDT HCH IRI DDT HCH i H + od ++ + ++++ +++ +-+ ++++ +++ ++ ++++ +++ +++ TARE ORTHOPTERA, LOCUSTIDAE - Locusta migratoria | 5 DOSE INSET- TEMPI DI COMPARSA DELLE REAZIONI, IN MINUTI gamma per TICIDA prime prime prime supinaz. prime cm.? reazioni anomodr. supinaz. _ totale acinesi r: Irido 100—130 109-130 170-—-320 — DIT 329.100 400—500 500—I1010 | 1870—2520 — HCH O—40 O—40 O-—40 O—40 170—320 5 Irido 40—100 40—100 100—130 170 320 1020— 1600 DDT 170— 300 300— 380 430—1020 430—1020 | 1870—2520 HCH o—40 . 0-40 O—40 O—40 130— 170 Io Irido 40—100 40—100 100—130 130-170 430—1020 | | DDT 170-430 17077330 430—1020 4307 1920: 187072520 HCH O—40 0-40 O—40 ie 130—170 EL A Il migratorioides R. e F. (neonate ) Gennaio ~'T, 21° C PRIMI VALUTAZIONE a ANI GIOIA load ‘totale COMPARATIVA Sr Dopo 400’: 6 in supinazione, 2 in anomodromia, 2 normali; succes-|. IRI + siva ripresa; dopo 2520’: 8 normali, 2 in agonia. 7 Dopo 2520’: 4 in supinazione, 6 in agonia. DDT ++ 170-320 Dopo 170’: 10 in agonia. HCH LL 4 — Dopo 2520’: 8 in acinesi, 2 in agonia. IRI +++ Sr Dopo 2520’: 4 in acinesi, 6 in supinazione. DDT ++ 170—320 Dopo 170°: 4 in acinesi, 6 in agonia. HCH ++++ I 1870— 2520 Dopo 1870’: 6 in acinesi, 4 in agonia. IRI +++ — Dopo 2520’: 6 in*®acinesi, 4 in agonia. DDT ++ 190-320 Dopo 170°: 4 in acinesi, 6 in agonia. HCH +++ + 62 ARE ORTHOPTERA, LOCUSTIDAE - Locusta migratoria DOSE INSET- TEMPI DI COMPARSA DELLE REAZIONI, IN MINUTI gamma per TICIDA prime | prime prime supinaz. prime cm.? reazioni anomodr. supinaz. totali acinesi 8 Irido 350—660 — == — — DDT "660850 850—1250 | 3300—4200 | 4680—5000 | 5000—5640 HCH O—135 O—135 135—160 160— 210 1250— 1790 DDT 660— 1050 | 660-1050 3000— 3800 3800—4200 | 4680—5640 HCH O—135 O—135 135-160 160-210 1250—1790 20 Irido 390—540 540—800 800— 1790 — 3300—4200 DDT 540—660 660—1100 | 2760—3500 | 3500—4200 | 4680—5640 HCH 1250— 1500 Io Irido 1250-1590 | 1590—1790 0—135 0735 09135 160— 210 63 ELA III sue e oe . . y . a 0 | migratorioides KR. e F. (neanidi 4% età) SRI SAS RUE PRIMI Mt A VALUTAZIONE A AIN NOP AEON] acinesi COMPARATIVA Mo | Dopo 1250’: 4 normali, 4 con lente reazioni; successivamente ERT:“<© costante normalità. Dopo 5640’: 2 in acinesi, 6 in agonia. DDT + 1250—1790 Dopo 1250’: 8 in preacinesi. HCH +++ = Dopo 1790’: 4 in anomodromia, 4 normali; successivamente TRESS costante normalita. — Dopo 5640’: 4 in acinesi, 4 in preacinesi. DDT ++ 1250—1790 Dopo 1250’: 8 in preacinesi. HCH +++ — Dopo 2760’: 4 in agonia, 4 con lente reazioni; dopo 4200’: 4 IRI + in acinesi, 4 normali. — Dopo 5640’: 4 in acinesi, 4 in agonia. BITS 1790— 2760 Dopo 1790’: 6 in acinesi, 2 in preacinesi. HCH +++ 64 G. RONCHETTI 5 e 100 gamma per cm? ed uguale o inferiore soltanto in alcune prove effettuate a bassissima concentrazione (1-5 gamma per cm?) (1). Il potere tossico dell’iridomirmecina si è rivelato uguale o superiore a quello di DDT-pp’ e gamma-esaclorocicloesano per tutte le dosi provate tra 5 © tuu gamma per cm?, generalmente inferiore in varia misura nelle prove a dosi di 1 gamma per cm? (2). | Il potere tossico dell’ iridomirmecina si è sempre Liveldto superiore in vario grado a quello di DDT-pp’, uguale o leggermente inferiore a quello di gamma- esaclorocicloesano per tutte le dosi provate tra 5 e 100 gamma per cm?, inferiore in vario grado a quello del DDT-pp’ e inferiore di molto a quello del gamma- esaclorocicloesano nelle prove effettuate a dosi di 1 gamma per cm? (3). Il potere tossico dell’iridomirmecina si è rivelato inferiore a quello del DDT- pp’ a dosi comprese tra 1 e 10 gamma per cm?, lo ha eguagliato o superato anche di molto in una o più prove col crescere delle dosi da 10 a 100 gamma per cm?, è risultato solitamente inferiore a quello di gamma-esaclorocicloesano (4). Il potere tossico dell’iridomirmecina a tutte le dosi provate si è sempre ri- | velato inferiore in vario grado a quello del DDT-pp’, inferiore di molto a quello del gamma-esaclorocicloesano (5). Il potere tossico dei tre insetticidi a dosi comprese fra 5 e 20 gamma per cm? si è rivelato nullo (6). (1) Sulle immagini o su uno stadio preimmaginale delle seguenti 7 specie: Acheta domestica L. (neonate), Oncopeltus fasciatus Dallas, Linognatus setosus Olf., Iridomyrmex humilis Mayr (operaie), Bruchus pisorum L., e sugli Acari: Tetranichus pilosus C. e F. e Dermanissus gallinae De Geer. Una prova condena con iridomirmecina e gamma-esaclorocicloesano alla concentrazione di 1 gamma per cm? su Anopheles maculipennis Meig. var. atroparvus Van Thiel (femmine) ha messo in evidenza uguale potere tossico delle due sostanze. (2) Sulla immagine o su uno stadio preimmaginale delle seguenti tre specie: Myzus persicae Sulz. (neanidi), Pieris brassicae L. (larve di 1% età), Formica rufa ssp. pratensis Retz. (3) Sulle immagini o su uno o più stadi preimmaginali delle seguenti 8 specie: Blattella germanica L. (neonate), Acheta domestica L. (neanidi di 22 età), Locusta migratoria migratorioides R. e F. (neanidi di 12 e 2% età), Pediculus humanus vestimentorum Leach., Bombyx mori L. (larve di 2? età, razza Awoiku), Crataerhina pallida Latr., Lasius bicornis affinis Sch. (operaie), Lasius brunneus Latr. (operaie). Alcune prove effettuate con iridomirmecina e DD’T-pp’ alla dose di 10 gamma per cm? sulle immagini di: Musca domestica L. DDT-resistente, Pyrrochoris apterus L., Paederus fu- ‚seipes Curt., Dendrolasius fuliginosus Latr. (operaie), hanno pure rivelato costantemente una più gorte azione tossica della iridomirmecina. (4) Sulle immagini o su uno o più stadi preimmaginali delle seguenti 10 specie: Blatta orien- talis L. (neanidi), Periplaneta americana L. (neanidi), Blattella germanica L., Kalotermes flavicollis F. (operaie), Locusta migratoria migratorioides KR. e F. (neanidi di 3% e 4% età), Laemophloeus ferrugineus Steph., Tenebrio molitor L., Leptinotarsa decemlineata Say., Calandra granaria L., Melasoma po- puli L. (larve e adulti). Prove effettuate con sole dosi di 50 gamma per cm? su Gryllotalpa gryllo- talpa L. (neanidi) e con 50 e 100 gamma dei tre insetticidi per cm? su maschi adulti di Peripla- neta americana L. hanno rivelato azione tossica dell’iridomirmecina più forte di quella del DDT-pp’, inferiore rispetto a quella del gamma-esaclorocicloesano. Prove effettuate con iridomirmecina e DDT-pp’ a dosi di 10 gamma per cm? su Musca domestica L. e Drosophila virilis Str. e di 1-5-10 gamma per cm? su larve di Tenebrioides mauritanicus L. hanno rivelato uguale azione tossica dei due insetticidi. Prove condotte con la sola dose di 10 gamma per cm? di iridomirmecina e DDT-pp’ su Drosophila funebris Fabr. e su Platinus dorsalis Pont. hanno rivelato un maggior potere tossico di DDT-pp’. (5) Sulle immagini o su uno stadio preimmaginale delle seguenti 10 specie: Blatta orientalis L. (maschi adulti), Locusta migratoria migratorioides R. e F. (neanidi di 5? età), Galleria mellonella L. e Inachis io L. (larve all’ultimo stadio), Melolontha melolontha L., Tenebrioides mauritanicus L., Tenebrio molitor L. (larve), Palorus depressus Fabr., Gnathocerus sp. (6) Su larve in stadio avanzato di Cossus cossus L. RICERCHE SULL’ATTIVITÄ INSETTICIDA DELL’IRIDOMIRMECINA 65 Anche la comparazione dei valori massimi di tossicita ottenuti per ciascuno dei tre insetticidi su ogni stadio immaginale e preimmaginale, ci conferma la buona efficacia dell’iridomirmecina come insetticida di contatto; si constata infatti che l’iridomirmecina ha dato per le dosi provate, massimi di tossicità, superiori a quelli del DD’T-pp’ su 25 stadi immaginali o preimmaginali appartenenti a 25 specie di Insetti e Acari, dei 52 sottoposti alla sperimentazione parallela con iri- domirmecina e DD’T-pp’; su 15, appartenenti a 12 specie di Insetti, i valori mas- simi di tossicità dei due insetticidi sono risultati uguali; su 11, appartenenti a 10 specie di insetti, i valori massimi forniti dal DD’T-pp’ sono stati superiori a quelli dell’ iridomirmecina; su un solo stadio preimmaginale le due sostanze sono risul- tate inattive a tutte le dosi provate. | Pa agonando ora i poteri tossici di iridomirmecina e gamma-esaclorocicloe- sano si osserva che l’iridomirmecina ha dato per le dosi provate, massimi di tossi- cità superiori a quelli di gamma-esaclorocicloesano su 6 stadi immaginali e preim- maginali appartenenti a 6 specie di Insetti ed Acari dei 42 sottoposti ad azione parallela di iridomirmecina e gamma-esaclorocicloesano; su 10 appartenenti a 9 specie di Insetti, i valori massimi di tossicità dei due needed sono risultati uguali; su 25, appartenenti a 17 specie di Insetti, i valori massimi di tossicità forniti dal gamma-esaclorocicloesano hanno superato quelli dell’iridomirmecina; su un solo stadio preimmaginale le due sostanze sono risultate inattive a tutte le dosi provate. | 2, Variabilità del potere tossico dell’iridomirmecina col variare della concentrazione o dello stadio di vita degli insetti Le sperimentazioni sugli stadi immaginali delle specie in esame sono state generalmente condotte a dosi scalari variabili da 1 a 100 gamma per cm? per la stessa specie, per cui i risultati ottenuti hanno permesso di cogliere il variare del ‘potere tossico dell’iridomirmecina sugli stadi immaginali delle diverse specie col variare della concentrazione, comparativamente a quello del DD'T-pp’ e del gam- ma-esaclorocicloesano. Si è potuto in tal modo constatare che su una minoranza delle specie provate a più dosi di iridomirmecina: Pediculus humanus vestimento- rum Leach., Linognatus setosus Olf., Crataerhina pallida Latr., Bruchus pisorum 2. Formica rufa L. ssp. pratensis Retz. (operaie), Iridomyrmex humilis Mayr (operaie), Tetranichus pilosus C. e F. e Dermanissus gallinae De Geer, tutte forte- mente iridomirmecino-sensibili, il potere tossico della sostanza ha raggiunto già a basse dosi, valori massimi che si sono mantenuti pressapoco costanti con l’au- mentare della concentrazione; su un altro esiguo gruppo di specie provate a dosi scalari: Palorus depressus Fabr., Gnatocerus sp., Melasoma populi L. (larve), Ca- landra granaria L., tutte scarsamente iridomirmecinosensibili, 1 valori di tossicità dell’ iridomirmecina, deboli a dosi basse, sono rimasti tali o sono aumentati po- chissimo portando le dosi anche fino a 100 gamma per cm?; sulla maggior parte invece delle specie sperimentate a dosi scalari, i valori massimi di tossicità dell’iri- domirmecina sono stati raggiunti gradualmente col crescere della concentrazione soltanto a dosi assai elevate, e - come abbiamo visto - hanno sovente superato quelli ottenuti con DDT-pp’ è talvolta quelli ottenuti con gamma- -esaclorocicloesano. Confrontando questi dati con quelli forniti da DD’T-pp’ e gamma-esaclo- rocicloesano per i quali i valori di tossicità raggiunti a dosi basse hanno in generale variato pochissimo © non hanno variato affatto aumentando le dosi anche fino a 100 gamma per cm?:si può concludere che il potere tossico dell’iridomirmecina 66 G. RONCHETTI raggiunge in molti cası il suo massimo soltanto ad alte concentrazioni, mentre per DDT-pp’ e gamma-esaclorocicloesano il massimo è raggiunto nella quasi to- talità del casi a concentrazioni basse (1-10 gamma per cm?) 0 medie (10-20 gam- ma per cm?). Ne risulta pertanto che per una giusta valutazione del potere tossico della iridomirmecina comparato a quello dei due altri insetticidi, è opportuno spe- rimentare con dosi superiori a 50 gamma per cm?. Nel complesso delle sperimentazioni effettuate, dei 15 stadi immaginali sui quali l’iridomirmecina ha dato massimi di tossicità inferiori o uguali a quelli del DDT-pp’, soltanto 7 sono stati provati con dosi di 100 gamma per cm? dei due in- setticidi; così pure dei 18 stadi immaginali sui quali l’iridomirmecina ha dato mas- simi di tossicità inferiori od uguali a quelli del gamma-esoclorocicloesano, sol- tanto 8 sono stati provati a dosi di 100 gamma dei due insetticidi per cm?. Si è pertanto portati a pensare che se le prove sugli stadi immaginali di tutte le specie in esame fossero state effettuate anche con dosi di 100 gamma per cm? dei tre insetticidi, su buona parte di queste specie l’iridomirmecina avrebbe dato probabil- mente massimi di tossicità superiori a quelli del DD'T-pp’ e su alcune specie mas- simi superiori o uguali a quelli del gamma-esaclorocicloesano. In alcune prove su individui di Locusta migratoria migratorioides R. e F. provenienti dai nostri allevamenti è stato possibile condurre una estesa sperimen- tazione con dosi scalari dei tre insetticidi su tutti gli stadi preimmaginali; i risul- tati di questa serie di prove e di altre condotte su due stadi di sviluppo di ognuna delle seguenti 4 specie di etero-metaboli: Blatta orientalis L. (neanidi e maschi adulti), Periplaneta americana L. (neanidi e maschi adulti), Blattella germanica L. (neonati ed adulti), Acheta domestica L. (neonati e neanidi di 2? età), tutte scarsa- mente iridomirmecino-sensibili allo stadio immaginale, hanno permesso di osser- vare sensibile diminuzione del potere tossico dell’iridomirmecina col procedere dello stadio di sviluppo degli insetti fino allo stadio immaginale, diminuzione che è comparsa in modo assai meno accentuato o non è comparsa affatto per DD’T-pp’ e gamma-esaclorocicloesano. Esaminando infatti i valori di tossicità ottenuti ad esempio con dosi di 10 gamma per cm? dei tre insetticidi su tutti gli stadi immaginali di Locusta migratoria migratorioides R. e F., troviamo che essi variano per l’irido- mirmecina dal valore +++ per gli individui di prima età a quello + per gli in- dividui di 5* età, mentre restano costantemente sul valore ++ per DDT-pp’ e diminuiscono leggermente per gamma-esaclorocicloesano dal valore ++-+-+ a quello +++. Questa diminuzione di tossicità dell’iridomirmecina col crescere dell’età degli individui è risultata notevolmente rallentata aumentando le dosi dei tre insetticidi fino a 50-100 gamma per cm?, il che ha ristabilito una sensibile ugua- glianza tra potere tossico di DDT-pp’ e quello di iridomirmecina o una lieve su- periorità del potere tossico di quest’ultima. | Questi dati, completando quelli del paragrafo precedente, riconfermano che su specie scarsamente iridomirmecino-sensibili allo stadio immaginale, il potere tossico della sostanza varia ampiamente da valori di tossicità molto scarsi fino a valori che uguagliano o superano quelli del DDT-pp’ con l’aumentare della concentrazione oppure con l’impiego di stadi di sviluppo più giovanili; il che, oltre a convalidare l’efficacia della iridomirmecina a dosi oltre i 50 gamma per cm?, costituisce, di fronte alla più spiccata polivalenza riscontrata per gli altri due insetticidi, una caratteristica tipica della sua azione tossica. RICERCHE SULL’ATTIVITA INSETTICIDA DELL’IRIDOMIRMECINA 67 4. Selettività e caratteristiche dell’azione tossica dell’iridomirmecina saggiata in | capsula Petri L’elevato numero di specie sperimentate in questa serie di prove assieme. a quelle studiate in precedenza da Pavan, con le quali si toccano complessivamente 9 ordini di Insetti e 2 di Acari, fornisce una buona documentazione per una ri- cerca di particolari reazioni tra potere tossico di una sostanza e caratteristiche tas- sonomiche e morfologiche degli animali studiati. Pur nella frammentarietà dei risultati conseguiti e pur considerando che è possibile comparare soltanto appros- simativamente 1 valori di tossicità ottenuti su specie diverse, si può tuttavia in- travvedere in linea di massima nell’azione tossica dell’iridomirmecina una buona uniformità di valori di tossicità (ottenuti ad esempio nell’ambito di 20-50 gamma per cm?) sugli stadi immaginali delle varie specie di uno stesso ordine; inoltre si nota un’ampia variazione di questi valori per diversi ordini o gruppi di ordini spe- rimentati, assai più evidente che per le azioni tossiche di DD’T-pp’ e gamma- esaclorocicloesano. Questa variazione di valori dell’azione tossica dell’iridomir- mecina rispetto alla scala zoologica degli Artropodi saggiati può essere in sintesi così espressa: azione tossica molto scarsa o scarsa sulla generalità degli stadi im- maginali dei Coleotteri, Blattoidei e Ortotteri sperimentati (1), forte sugli stadi immaginali di Emitteri, Isotteri, Anopluri, Ditteri, Imenotteri Formicidi e molto forte anche su Acari Tetranichidae e Gamasidae. Questi dati indicano una selettività d’azione della sostanza di fronte alla polivalenza degli altri due insetti- cidi, ciò che può avere particolare significato. L'osservazione e la registrazione periodica del succedersi delle reazioni degli insetti durante le varie fasi di intossicazione, effettuata per tutte le sperimentazioni e di cui si ha una esemplificazione nelle tabelle I, II, III, ha permesso di cogliere i seguenti aspetti dell’azione tossica dell’iridomirmecina: i primi sintomi di intos- sicazione, a dosi pari dei tre insetticidi, compaiono in genere assai più precoce- mente negli insetti in presenza di iridomirmecina che in quelli in presenza di DDT-pp’ e contemporaneamente a quelli manifestati dagli insetti in presenza di uguali dosi di gamma-esaclorocicloesano; ma mentre talvolta (2) questi sintomi si aggravano rapidamente con comparsa di acinesi in tempi uguali o anche infe- riori a quelli degli insetti trattati con gamma-esaclorocicloesano e molto più brevi che per DDT-pp’ (Tabella I), sovente (3) l’aggravarsi dei sintomi è più veloce che per DD'T-pp’ ma più lento che per gamma-esaclorocicloesano (‘Ta- bella II); altre volte infine (4) i sintomi di intossicazione comparsi precocemente, si aggravano più lentamente che per DD’T-pp’ o cominciano ad attenuarsi dopo un certo periodo, permettendo un graduale ritorno degli insetti alla normalità (Tabella III) ‚ciö che non si verifica mai per DD'T-pp’ e gamma-esaclorocicloesano‘ la cui azione di intossicazione, quando si è manifestata, è risultata irreversibile. (1) Per gli Ortotteri mancano dati sperimentali sugli stadi immaginali, ma la scarsa attività tossica ottenuta su stadi preimmaginali assai avanzati di Gryllotalpa gryllotalpa L. e Locusta mi- gratoria migratorioides R. e F. consentono di prevedere scarsa tossicità anche sui loro stadi imma- ginali. (2) A tutte le concentrazioni provate su specie fortemente iridomirmecino-sensibili o soltanto a forte concentrazioni su specie meno fortemente iridomirmecino-sensibili. (3) In genere a forti o medie concentrazioni su specie meno fortemente iridomirmecino- sensibili. (4) Su specie debolmente iridomirmecino-sensibili comprese negli ordini dei Blattoidei, Ortotteri e Coleotteri e sulle altre specie a basse o bassissime concentrazioni. 68 a IV (1) — Riassunto sull attivita insetticida per contatto di IRIDOMIRMECINA (IRI), Cornice n.tir a ZI oO me ORDINE, FAMIGLIA ee ee We ee n i A Genere e specie gamma ı per cm? gamma 5 per cm? | di Insetti e Acari trattati IRI | DDT | HcH IRI | DDT | HCH BLATTOIDEA, BLATTIDAE Blatta orientalis L. (neanidi) vo Rae +++ + ++ +++ » » » (Sa) Periplaneta americana L. (neanidi) » » (68) BLATTELLIDAE 3 | Blattella germanica L. (neonate) + a gs ee AGE A sai ++ » » » (adulti) » » » (adulti) ISOPTERA, CALOTERMITIDAE | Kalotermes flavicollis F. (8%) SE dede ORTHOPTERA, GRYLLIDAE Acheta domestica L. (neonate) + Ci ARR NELL si i He a: » » » (2? età) ah re de Ta dest Fre GRYLLOTALPIDAE Gryllotalpa gryllotalpa L. (neanidi) ACRIDIDAE Locusta migratoria migratorioides ReF. . (1% età) Ra bt lE sti E 4 ++++| (2? età) es Ke TS sali "ar + rg (3° età) O gti gion ia ie ea (4° età) O ne Ft = + + (5? eta) (1) La presente Tabella viene riprodotta integralmente da « Pavan M., Ronchetti G., 1955. Studi | sulla morfologia esterna e anatomia interna dell’operaia di Iridomyrmex humilis Mayre he chimiche e « dei risultati delle ricerche DDT-pp’, (DDT), GAMMAESACLOROCICLOESANO (HCH). di insetticida gamma Io per cm? | IRI Dpr HCH IRI DDT - FHCH + lon. À O | + ++ TFUE O + O O E A ee O PT Sat (Ei HR ef Frl db PE Ar Pif ees lon stesi + ++ HET x bit PARE + ++ Pitt Dot cm? gamma 20-25-30 per cm? gamma 20 per cm? gamma 25 per cm.? + ++ gamma 25 per cm.? +++ +++ gamma 20 per cm.? gamma 20 per cm? + + hee ++ +-+ +++ 69 —@ ORI iii gamma 50 per cm? | gamma 100 per cm? IRI | DDT | HCH | IRI | DDT| HCH + | ++ [+++] ++ | ++ | +++ di + | ++ ++ | + +++) + + | +++ ++ | + |+++| ++ | + |++++ + [++ ++ | ++ ++ | ++ |+++|[+++| +++ +++ ++ It + + biologiche sulla iridomirmecina. Atti Soc. It. Sc. Nat., 44 (3-4): 379-4777 >, ove era stata riportata solo con un commento riassuntivo. 70 ORDINE, FAMIGLIA Genere e specie gamma I per cm? di Insetti e Acari trattati IRI DDT ANOPLURA, PEDICULIDAE Pediculus humanus vestimentorum Leach. I Linognatus setosus Olf. HAEMATOPINIDAE HEMIPTERA, PYRRHOCORIDAE Pyrrhocoris apterus L. (adulti) LYGAEIDAE Oncopeltus fasciatus Dallas (adulti) APHIDIDAE Myzus persicae Sulz. (neanidi) er. ee So LEPIDOPTERA, COSSIDAE Cossus cossus L. (larve mature) PYRALIDAE om Galleria mellonella L. (larve mature) O BOMBYCIDAE Bombyx mori L. (larve 22 età) (razza O ++ Awoiku) PIERIDAE Pieris brassicae L. (larve 1% età) 4 sale NYMPHALIDAE Inachis io L. (larve) Code a tik a2 Tone HCH IRI DDT = - +++ | ++ +++ + +++ | ++ + O O + O + ++4 - ++ +++ |++++| +++ gamma 5 per cm? FICE ++++ +++ +++ +++ di 1 Des ent t Det di a ele: m? ; gamma 20-25-30 gamma Io per cm? nee IRI | DDT | HCH IRI DDT HCH | gamma 20 per cm? Pr ir te “het + RAS aa | Sr ar gamma 30 per cm? | Far | + gamma 20 per cm? Far + er Ar O gamma 20 per cm? a ae Ar Rat re Tr a gamma 25 per cm? ee To eb ea er ae ae gamma 20 per cm? O O O O O O gamma 20 per cm? O 7 sb + Hr mer rt ste Fe o val alte e Mali gel er gamma 50 per cm? 71 gamma Ioo per cm? ER RE ee, rl III I I | see cene e ++++| ++ |+++|++++| + + + |++|++ +++|+++ +++ + |++|+++ ORDINE, FAMIGLIA Genere e specie gamma ı per cm? di Insetti e Acari trattati IRI DIPTERA, DROSOPHILIDAE Drosophila virilis Str. Drosophila funebris Fabr. MUSCIDAE Musca domestica L. Musca domestica L. DDT resistente CULICIDAE Anopheles maculipennis Meig. v. atroparvus Van Thiel (99) +44 HIPPOBOSCIDAE Crataerhina pallida Latr. COLEOPTERA, CARABIDAE Platinus dorsalis Pont. STAPHYLINIDAE Paederus fuscipes Curt. SCARABAEIDAE Melolontha melolontha L. OSTOMATIDAE Tenebrioides mauritanicus L. (larve) » | » » (adulti) Re CUCUJIDAE Laemophloeus ferrugineus Steph. TENEBRIONIDAE Tenebrio molitor L. (larve) » » » (adulti) Palorus depressus Fabr. Gnatocerus sp. DDT HCH +++ Won een tria z yon e IRI Beds ++ gamma 5 per cm? DDT HCH ++ - ++ ++ | +++ 73 ET dl se tte es" Ber. Cm” gamma 20-25-30 2 ) 2 amma 50 er cm amma 100 er cm erent g 50 p g p gamma Io per cm? IRI DDT} HCH IRI DOTE | SICH IRI DDT. | HCH IRI LDP a} ZICH ee mm | | e’ | ane eee | Fio [oe * + ++ a ae er gamma 20 per cm? FF ++ [++++ vat Fr He re fo de ese lp cle posh A ALLO gamma 20 per cm? + + | ++ | ++] + | ++ + | ++] + + | ++ | ++ + ++ | +++ | ++ | ++ | ++ + + HAT ts + Trier ae ef se I stan Sic. ca FE MT FE Dur ce CONNUE Ga à Hr meet Pi 74 ORDINE, FAMIGLIA Genere e specie di Insetti e Acari trattati CHRYSOMELIDAE Fe Melasoma populi L. (larve) » » » (adulti) Leptinotarsa decemlineata Say (adulti) BRUCHIDAE Bruchus pisorum L. (adulti) CURCULIONIDAE Calandra granaria L. (adulti) HYMENOPTERA, FORMICIDAE Retz (22) L. pratensis Lasius bicornis affinis Sch. ($$) Formica rufa Lasius brunneus Latr. (83) Dendrolasius fuliginosus Latr. ($$) Iridomyrmex humilis Mayr ($$) ACARA, TETRANICHIDAE Tetranichus pilosus C. e F. GAMASIDAE Dermanissus gallinae De Geer Co. mn Client razione gamma I per cm? IRI H + ae ++ +++ 7 DDT EICH ee aot ph + + len + + O + ca Ars # = ++ vali; gamma 5 per cm? IRI DDT | HCH + ee es au ee +++ | ++ | +++ O © ++ ++++| ++ ++ +++ | ++ ++ i E gamma 10 per cm? IRI DDT: |_HCH es | ED RS | ‘O |> + [+++ +++ + |+++| ++ cr +++ | ++ | ++ * i ARE N + I + +++ | ++ [+++ +++ | O |+++ He O ++ ttt + | +++ | + | ++ + + + ++++|+++|+++ i A S28 e eta pression gamma 20-25-30 per cm? IRI DDT | HCH gamma 25 per cm? ++ | ++ [+++ - ++ | ++ + [+++ 4 gamma 25 per cm? - + | ++ gamma 20 per cm? ++ | + + gamma 25 per cm? ++++|+++|+++ ++++|+++| ++ 75 gamma 50 per cm? gamma Ioo per cm? TRIP: DDT | HCH | INT | DDT Ber + ++ {+++4+| + | ++ I +++ ++ | ++ ++ |4++ +++ +++ = [++ + + ae Siri ++ + + ++ | + + :76 G. RONCHETTI III. SPERIMENTAZIONE COL METODO DELLA REGISTRAZIONE ATTOGRAFICA Poichè, in genere, in Insetti trattati con insetticidi le variazioni dell’attivitä deambulatoria fino alla supinazione definitiva esprimono con notevole precisione e chiarezza il procedere delle fasi di intossicazione ho ritenuto opportuno regi- strare le reazioni deambulatorie di alcune specie -di-insetti dannosi all'economia ed all’agricoltura posti in presenza di iridomirmecina, DD’T-pp’ e gamma-esaclo- rocicloesano, servendomi di un complesso di attografi idoneo alla registrazione contemporanea, grafica e numerica, delle reazioni deambulatorie di 16 individui. (Pavan, 1952; Pavan, Corna Pellegrini, Ronchetti, 1953). La sperimentazione si proponeva di raccogliere una documentazione obiet- tiva delle reazioni deambulatorie provocate dai tre insetticidi su ciascuna specie e, attraverso l’analisi della registrazione, di caratterizzare l’azione dell’iridomirme- cina comparativamente a quelle di gamma-esaclorocicloesano e DDT-pp’. Come materiale vivente da ‘esperimento sono state scelte specie di Insetti fornite in parte dai nostri allevamenti (Locusta migratoria migratorioides R. e F., Blatta orientalis L., Periplaneta americana L.) in parte raccolte in natura (Inachis io L., Gryllotalpa gryllotalpa L., Melolontha melolontha L., Leptinotarsa decem- lineata Say); gli individui di ogni esperimento, tutti di uguale età, erano posti ad acclimatarsi nella stanza della sperimentazione il giorno precedente l’inizio della prova. Sulle superfici interne delle singole camere ruotanti in cui sono rinchiusi gli insetti venivano evaporati i quantitativi richiesti di soluzione titolata distri- buendo uniformemente l’insetticida nelle dosi determinate per unità di superficie ; successivamente venivano praticati i due fori per l'applicazione del perno di ro- tazione della camera, i quali consentivano condizioni di aerazione sufficienti anche per insetti di notevoli dimensioni. Delle 16 camere ruotanti del complesso, 4 trattate con solo solvente (etere di petrolio), contenevano 4 insetti di controllo, le altre 12 erano suddivise e trattate a gruppi di 4 con le soluzioni dei tre insetti- cidi da saggiare. La registrazione grafica dell’attività deambulatoria degli insetti, effettuata con chimografo ruotante a bassa velocità (5 mm. al minuto primo), è stata effettuata per varie ore e dopo la scomparsa di ogni attività deambulatoria registrabile atto - graficamente, è stata opportunamente integrata e completata con regolari osser- vazioni periodiche del comportamento dei singoli individui visibili attraverso le pareti trasparenti delle camere ruotanti. Questo prolungamento dell’osservazione si è rivelato utile nella successiva interpretazione degli attogrammi e nella valu- tazione dell’attività tossica letale delle sostanze in esame. La registrazione quantitativa dell’attività cinetica degli insetti, fornendo ij ‘numero esatto dei contatti effettuati da ogni individuo in un periodo di tempo costante, stabilito in 30’, ha permesso di calcolare in metri il percorso medio di ogni gruppo di insetti nel periodo convenuto (1); riportando in grafico questi dati sull’ordinata e sull’ascissa il tempo in ore e minuti primi ad intervalli di 30’, ‘sono stati tracciati i diagrammi delle reazioni da intossicazione per pen specie | sperimentata. (1) Il percorso in metri compiuto all’interno della camera ruotante da un insetto in un pe- riodo di tempo stabilito si può ottenere moltiplicando lo spazio in centimetri esistente fra due contatti successivi sulla periferia della camera ruotante per il numero dei contatti effettuati durante tale periodo. RICERCHE SULL’ATTIVITA, INSETTICIDA DETL’IRIDOMIRMECINA 77 5. Risultati della sperimentazione col metodo della registrazione attografica | A: Esperimento con Locusta migratoria migratorioides R.eF. (neanidi al 4° stadio); gamma 50 di insetticida per cm? La prova iniziata alle ore 9 del 3.3.55 si è protratta per 98 ore consecutive con intervalli nella registrazione grafica e quantitativa riportati nel grafico an- nesso. | T. 20-21°C; U.R. 40-60% ; luce diurna attenuata; luce notturna artificiale di lampada da 100 Watt. Alcune brevi ma intense stimolazioni luminose che com- paiono nel grafico (fig. 1), sono state effettuate con due lampade da 500 Watt poste a mezzo metro di distanza dal complesso attografico, allo scopo di evidenziare dif- ferenze di reazioni cinetiche al nuovo stimolo nell’ambito dei tre gruppi di insetti trattati o tra questi e i controlli. Dall’esame comparato delle curve cinetiche risulta un elevato potere ab- battente ad azione precoce del gamma-esaclorocicloesano e dell’iridomirmecina con una temporanea ripresa dell’attività deambulatoria degli insetti in presenza di quest’ultima ed un'azione tardiva del DDT- -PP preceduta da una iniziale esal- tazione dell’attività deambulatoria. L'osservazione diretta delle reazioni degli insetti ha rivelato un potere letale del gamma-esaclorocicloesano un poco superiore a quello dell’iridomirmecina, con comparsa di acinesi dopo circa 48 ore di prova per il gamma-esaclorocicloe- sano, dopo 50-60 ore per l’iridomirmecina, mentre il DD’T-pp’ dopo ben 98 ore di prova ha provocato soltanto supinazioni con contrazioni cloniche. B: Esperimento con Blatta orientalis L. (adulti maschi); gamma 50 di insetticida per cm? La prova iniziata alle ore 9 del 15.3.55 è stata registrata attograficamente fino alla 34? ora, con intervalli riportati nel grafico (fig. 2), ma si è protratta fino alla 724 ora con osservazioni dirette periodiche del comportamento degli insetti. T. 21-24°C; U.R. attorno al 50% ; luce diurna attenuata; luce notturna arti- ficiale di lampada da 100 Watt; nel grafico sono riportati i periodi di stimolazione luminosa mediante 2 lampade da 500 W. Dall’esame comparato delle quattro curve risulta un potere di esaltazione dell’attività deambulatoria degli insetti, ad azione precoce e poco intensa per gamma- -esaclorocicloesano, precoce e assai forte per iridomirmecina, tardiva e assai forte per DD’T-pp’; il potere abbattente del gamma- -esaclorocicloesano è risultato nettamente superiore a quello dell’ iridomirmecina, e quello dell'iridomir- mecina sensibilmente più forte di quello del DD’T-pp’. L'osservazione diretta delle fasi di reazione ha rivelato potere letale forte per gamma- esaclorocicloesano con comparsa di acinesi alla 48% ora di prova, de- bole per DDT-pp’ e iridomirmecina con comparsa di preacinesi rispettivamente alla 482 e 554 ora di sperimentazione protrattasi poi fino al termine della prova [72 Ore). C: Esperimenti con Periplaneta americana L. (adulti maschi); 2 esperimenti con 50 e 100 gamma di insetticida per cm? se esperimento con 50 gamma di insetticida per cm?, iniziato alle ore 9 del 22.3.55 È stato registrato attograficamente fino alla 33? ora, con intervalli ripor- 78 G. RONCHETTI tati nel grafico (fig. 3), ma si è protratto fino alla 49? ora con osservazioni dirette periodiche del comportamento degli insetti. T. 20-25°C; U.R. 48-50% ; illuminazione ambientale consueta; stimola- zione luminosa con 2 lampade da 500 W. al termine della prova. Dall’esame comparato delle 4 curve cinetiche risulta un potere di esaltazione dell’attività deambulatoria degli insetti debole e di breve durata per gamma- esaclorocicloesano, assai forte e ad azione precoce di lunga durata per iridomir- mecina, assai forte e ad azione tardiva di durata notevole (non valutabile nella sua precisa entità per la sospensione delle registrazioni durante il periodo notturno) per DDT-pp. Il potere abbattente dei tre insetticidi si è rivelato assai forte per gamma- esaclorocicloesano, notevolmente inferiore per iridomirmecina, debolissimo per DDT-pp’ (1). L'osservazione diretta delle fasi di reazione da intossicazione ha rivelato for- tissimo potere letale del gamma-esaclorocicloesano con comparsa di acinesi alla 244 ora di prova, forte potere letale per l’iridomirmecina, che ha determinato acinesi totale al termine della prova dopo 49 ore e debole potere letale del DDT-pp’, che nello stesso tempo ha provocato solo preacinesi e supinazioni agoniche. II. L'esperimento con 100 gamma di insetticida per cm?, iniziato alle ore 9 del 29.3.55, si è protratto a temperature di 21-23°C e U.R. intorno al 48-50% per 25 ore consecutive, con sospensione definitiva dopo 13 ore di prova della re- gistrazione grafica e numerica dovuta a cause tecniche inerenti all’alimentazione elettrica del complesso attografico. Le 4 curve di attività ottenute nelle prime 13 ore, molto simili a quelle ottenute nello stesso tempo per l’esperimento precedente, e le osservazioni dirette del comportamento degli insetti permettono di conclu- dere che il potere di esaltazione della deambulazione e quello abbattente delle tre sostanze su Periplaneta americana L. (maschi), non viene sensibilmente va- riato raddoppiando la concentrazione di insetticida. Anche il potere letale della iridomirmecina alla concentrazione di 100 gamma per cm? sembra uguale a quello della dose di 50 gamma per cm?, mentre il potere letale del gamma-esaclorocicloe- sano e del DDT-pp’ è stato sensibilmente modificato raddoppiando la concen- trazione dell’insetticida: molto rafforzato per il gamma- -esaclorocicloesano, leg- germente indebolito per il DDT-pp’. D: Esperimento con Inachis io L. (larve all'ultimo stadio); 50 gamma di insetticida per cm? \ La prova iniziata alle ore 9 del giorno 28.5.55, si è protratta per 48 ore circa, con interruzione della registrazione grafica e numerica alla 26* ora per l’an- nullamento definitivo di ogni attività deambulatoria registrabile dei 12 individui osti in presenza dei tre insetticidi. T. 18-21°C; U.R. 60-64% ; luce diurna diffusa. (1) Nelle prove con Periplaneta americana L. in presenza di 50 e 100 gamma di Iridomir- mecina e DDT-pp’ per cm? gli insetti, durante le prime ore di supinazione definitiva, hanno deter- minato rapida rotazione della camera ruotante, facendo leva contro le pareti con le lunghe zampe in energica agitazione; i tempi di caduta delle curve cinetiche relative sono quindi sensibilmente superiori ai tempi di effettiva comparsa della supinazione definitiva e non esprimono in valore as- soluto il potere abbattente dei due insetticidi. RICERCHE SULL'ATTIVITÀ INSETTICIDA DELL’IRIDOMIRMECINA 79 — Controii luce di —— 3yÿ-esaclorocicloesano | 1 000 Watt et DDT-pp' - iridomirmecina in Attivita Tempo in ore Fig. ı: Curve di attività deambulatoria di Locusta migratoria migratorioides R.eF., neanidi al 4° stadio, in presenza di 50 gamma di insetticida per cm’. Ordinata : per ogni trattamento, percorso medio di 4 insetti ogni 30 minuti primi. Ascissa : tempi di osservazione ogni 30 minuti primi. heer ai controlli C7, y-esaclorocicloesano 1000 Watt 8 50 y /em° | DDT-pp' inidomirmecina Tempo in ore © | 9 Fig. 2: Curve di attivita deambulatoria di Blatta orientalis L., adulti maschi, in presenza di 50 gamma di insetticida per cm’. Ordinata : per ogni trattamento, percorso medio di 4 insetti ogni 30 minuti primi. Ascissa : tempi di osservazione ogni 30 minuti primi. 80 ALE ri | G. RONCHETTI | Dall'esame comparato delle 4 curve (fig.4) risulta una evidente azione depres- siva dell'attività deambulatoria degli insetti da parte dei 3 insetticidi, accom- pagnata da un potere abbattente forte ad azione precoce per gamma- -esacloroci- cloesano e DD’T-pp’, debole ad azione tardiva per iridomirmecina. L'osservazione diretta delle reazioni degli insetti ha confermato equivalenza anche nella capacità letale di gamma-esaclorocicloesano e DD’T-pp’, riscontrando | la comparsa quasi contemporanea di preacinesi verso la 5° ora di prova e acinesi totale nel periodo notturno compreso fra la 10? e la 22* ora di sperimentazione, e un’azione letale notevolmente più debole per iridomirmecina, con comparsa di | preacinesi alla 232 ora e dell’acinesi totale nel periodo notturno fra la 34* e la 482 ora di sperimentazione. Ei Esperimento con Gryllotalpa dia Ex (a 2° età); 50 gamma di insetticida per cm?. ba prova, iniziata alle ore 9 del 26.5.55 è stata registrata attograficamente fino alla 33% ora con intervalli riportati nel grafico, (fig. 5) ma si è protratta fino alla 492 ora con osservazioni dirette e periodiche del comportamento degli insetti. T. 19-20°C; U.R. 63-65% ; luce diurna diffusa; due stimolazioni luminose con due lampade” da 500 Watt riportate nel grafico. cata Dall’esame comparato delle 4 curve ‘appare un'azione depressiva dell’attività deambulatoria degli insetti, forte e ad azione precoce per gamma-esaclorocicloe- sano e iridomirmecina, debole e ad azione tardiva per DD'T-pp’ ; il potere abbattente delle tre sostanze ha rivelato azione precoce per gamma-esaclorocicloesano e per iridomirmecina, azione tardiva per DD’T-pp’; per gli individui in presenza di iri- domirmecina, si è avuta dopo un periodo di mancanza di attività deambulatoria una debole ripresa durante la 6 ora, che si è se fino al termine della regi- strazione... Il potere letale del gamma- -esaclorocicloesano si è rivelato all'osservazione diretta del comportamento degli insetti, assai più forte di quello degli altri due insetticidi, avendo provocato comparsa di preacinesi alla 322 ora e acinesi totale tra la 404 e 492 ora, di fronte ad acinesi e anomodromie per l’iridomirmecina o a lievi anomodromie de il DDT-pp’ entro la 49% ora. F: Esperimento con An rte de L. (adulti); aqunig 50 di insetticida per cm? La prova iniziata alle ore 10 del 20.5.55 si è protratta per 72 ore consecutive con intervalli nella registrazione attografica riportati nel grafico (fig. 6). T. 18-20°C; U.R. intorno al 60% ; luce diurna diffusa. Dall’ esame comparato delle 4 curve risulta un’azione depressiva di varia entita dell’attivita deambulatoria degli insetti da parte di gamma- esaclorocicloe- sano e di DDT ’-pp’, di fronte alla intensa esaltazione dell’attività deambulatoria degli insetti esercitata- dall’iridomirmecina per tutta la durata della prova; il potere abbattente delle tre sostanze si è rivelato molto forte per gamma-esacloro- cicloesano, assai più debole per DDT-pp’, nullo per iridomirmecina. L'osservazione diretta del comportamento degli insetti ha rivelato potere letale molto forte per gamma-esaclorocicloesano con comparsa di preacinesi e acinesi. rispettivamente alla 62 e 10% ora di prova; debole per DD’T-pp’ con comparsa di acinesi nella notte tra il terzo e quarto giorno di prova, ‘praticamente nullo’ per ee ne ha dato ch termine sien provi soltanto anomodromie di varia entità. a OD og BSR, RICERCHE SULL’ATTIVITA INSETTICIDA DELL’IRIDOMIRMECINA 81 — control luce di y-esaclorocicloesano cual | \ | POSI SO em | DOT-pp = | —.—. iridomirmecina 18,00 L 4 14,40 E = — 10,80 = 5 = 120 <= O ii La 0 Bi pie e LR RG CR “OR 23 24 25 26 27 30:31 33: Tempo in ore. © - hi nes Ash È i Fio; 3 Curve di attività deambulatoria di Periplaneta americana L., adulti maschi, in presenza di so gamma di insetticida per cm’. Ordinata : per ogni trattamento, percorso medio di 4 insetti ogni 30 minuti primi. - Ascissa: tempi di osservazione ogni 30 minuti primi. 30 \ controlli BR y-esaclorocicloesano i DOT-pp' 2,40 i ey PP . indomirmecina © 1,80 E & ‘OG 1,20 > = 0,60 Tempo in ore Fig. 4 Curve di. attività deambulatoria: di Inachis io L., larve all’ultimo stadio, in presenza di 50 gamma di insetticida per cm’. a it Ordinata:: per ogni ‘trattamento; percorso medio di 4 insetti ogni 30 minuti primi. Ascissa : tempi di osservazione ogni 30 minuti primi.. 82 G. RONCHETTI 14,40 CONERO © luce di | — — -esaclorocicloesano 1000 Watt 3 3 50 5 /em* {= DDT-pp' 12,00 —-—. Iridomirmecina 4 9,60 Tempo in ore ‘ 4,80 > = N: <. 2,404 _ ~~ CRE: PR Re. IO IO ee. NN Ot 8.1; 39 31 | 32: Fig. 5 Curve di attività deambulatoria di Gryllotalpa gryllotalpa L., neanidi di 22 età, in presenza di 50 gamma di insetticida per cm?. Ordinata : per ogni trattamento, percorso medio di 4 insetti ogni 30 minuti primi. Ascissa: tempi di osservazione ogni 30 minuti primi. 7 : 20 == Controlli TAR Le; yesaclorocicloesano DDT-pp' iridomirmecina 6,00 Tempo in ore Fig. 6 Curve di attività deambulatoria di Melolontha melolontha L., adulti, in presenza di so gamma di insetticida per cm?. Ordinata : per ogni trattamento, percorso medio di 4 insetti ogni 30 minuti primi. Ascissa : tempi di osservazione ogni 30 minuti primi. RICERCHE SULL’ATTIVITÄ INSETTICIDA DELL’IRIDOMIRMECINA 83 G: Esperimento con Leptinotarsa decemlineata Say (adulti); gam- ma 50 di insetticida per cm? La prova iniziata alle ore 9,45 del 17.5.55 è stata registrata attograficamente fino alla 332 ora con intervalli di registrazione riportati nel grafico (fig. 7), ma l'osservazione diretta del comportamento n insetti si è protratta fino alla 492 ora. = =rontrolli snai luce di bes , — — -esaciorocicioesano 1000 Watt cn gen | ODT pp | —-—- iridomirmecina in metri Attivita oem eee Di à 8. 6-1 9 LEA Tempo in ore i i Fig, 7 Curve di attività deambulatoria di Leptinotarsa decemlineata Say, adulti, in pre- senza di 50 gamma di insetticida per cm’. Ordinata : per ogni trattamento, percorso medio di 4 insetti ogni 30 minuti primi. Ascissa: tempi di osservazione ogni 30 minuti primi. T. 18-20°C; U.R. tra 60 e 66%; luce diurna diffusa; due stimolazioni lu- minose effettuate con due lampade da 500 Watt durante il secondo giorno. Dall’esame comparato delle 4 curve risulta: breve azione iniziale dei tre insetticidi di esaltazione dell’attività deambulatoria degli insetti e successiva de- pressione di entità varia per ciascun insetticida. Il potere abbattente si è rivelato molto forte per gamma-esaclorocicloesano, forte per DDT-pp’, debole per iridomirmecina, con la quale, dopo un breve annullamento di ogni attività deambulatoria si è avuta una ripresa di attività protrattasi fino al termine delle registrazioni. L'osservazione diretta del comportamento degli insetti ha rivelato potere letale molto forte per gamma- -esaclorocicloesano che ha provocato acinesi totale dopo 10 ore di prova, debole per DD’T-pp’ che ha portato all’acinesi totale in 48 ore, molto debole per iridomirmecina che ha determinato entro tale periodo solo preacinesi e anomodromie. 6. Considerazioni comparative della tossicità di iridomirmecina, DDT-pp’, gam- ma-esaclorocicloesano saggiati con registrazione attografica I sette gruppi di curve di deambulazione ottenuti permettono di fare utili confronti fra le azioni tipiche di intossicazione dei tre insetticidi. 1: Si è potuto constatare la netta polivalenza dell’azione tossica del gamma- esaclorocicloesano alla concentrazione di 50 gamma per cm? sulle specie in esame; 84 ER G. RONCHETTI il carattere prevalentemente abbattente della sua azione ha determinato immediata depressione di varia entità dell’attività deambulatoria e successivo rapido annulla- mento di questa (esperimento con Locusta migratoria migratorioides R. e F., Gryllotalpa gryllotalpa L., Inachis io L., Melolontha melolontha L.), oppure breve | fase iniziale di esaltazione dell’attivita deambulatoria, annullata completamente e definitivamente già durante la seconda o terza ora; il suo potere letale si è sempre rivelato molto forte, nettamente superiore a quello degli altri due insetticidi per precocità di comparsa delle preacinesi ed acinesi. 2: L'azione tossica del DDT-pp’ alla concentrazione di 50 gamma per cm? ha determinato reazioni cinetiche ad andamento diverso per le varie specie di insetti saggiati. Infatti, mentre in un esperimento (Inachis io L.) l’azione del DDT- pp’ si è rivelata molto simile a quella del gamma-esaclorocicloesano per il forte potere abbattente ad azione precoce, in altre prove ha manifestato inizialmente potere depressivo dell’attività deambulatoria e potere abbattente un poco più de- bole ad azione tardiva (esperimento con Melolontha melolontha L. e Leptino- tarsa decemlineata Say) oppure azione di intensa esaltazione dell’attività deambula- toria di lunga durata ma tardiva e potere abbattente debole ad azione molto ritar- data (esperimenti con Periplaneta americana L. a 50 e 100 gamma per cm? ed esperimento con Blatta orientalis L.) o infine potere abbattente debolissimo che ha consentito un comportamento cinetico degli insetti simile a quello dei controlli per più giorni di prova (esperimenti con Locusta migratoria migratorioides R. e F. e Gryliotalpa gryllotalpa LA Il potere letale del DD'T-pp’ si è rivelato per la quasi totalità delle specie (6) di entità abbastanza costante ma debole o molto debole, nettamente inferiore quin- di a quello del gamma-esaclorocicloesano; per un'unica specie (Inachis 10 L.) è ri- sultato invece molto forte, simile a quello del gamma-esaclorocicloesano. 3: L’iridomirmecina alla dose di 50 gamma per cm” ha manifestato sulle sette specie sperimentate potere tossico assai variabile, da un’azione simile a quella del gamma- -esaclorocicloesano fino ad un'attività anche più debole di quella del DDT-pp’ a seconda dei casi: azione notevolmente simile a quella tipica del gamma-esaclorocicloesano per il forte potere abbattente ad azione precoce, nettamente superiore a quello debolis- simo del DDT-pp’ (esperimento con Locusta migratoria migratorioides R. e F.); azioni di esaltazione o depressione precoce dell’attività deambulatoria simili a quelle del gamma- -esaclorocicloesano, nettamente anticipate rispetto a quelle tar- dive del DDT-pp’ e potere abbattente ad azione precoce: e rapida come quella del gamma-esaclorocicloesano ma con ripresa temporanea di lenta deambula- zione fin verso il termine della prova, in contrapposto al potere abbattente del DDT-pp’ ad azione tardiva e irreversibile (esperimento su Blatta orientalis L.) o nulla (esperimento su Gryllotalpa gryllotalpa L.); azione di forte e duratura esaltazione dell’attività deambulatoria, simile a quella del DDT-pp ma netta- mente più tempestiva e potere abbattente ad azione di poco ritardata rispetto a quella del gamma-esaclorocicloesano e anticipata di molto rispetto a quella di DD'T-pp’ (esperimenti con Periplaneta americana L. a 50 e 100 gamma per cm?); lenta azione depressiva ‘dell’attività deambulatoria ‘e’ potere abbattente in vario grado più deboli di quelli del DD’T-pp’ (esperimenti su Inachis 10:L. e Lepti- notarsa decemlineata Say); forte potere ‘di eccitazione deambulatoria ‚per tutta la prova e potere abbattente nullo in contrapposto alla costante azione depressiva del'DD’T-pp’ e alla sua lenta ma FM à azione peints nt con Melolontha melolontha L.). : O M et 5 & o PASS RICERCHE SULL’ATTIVITY INSETTICIDA DELL’IRIDOMIRMECINA 85 Anche il potere letale dell’iridomirmecina sulle sette specie ha dato risultati assai diversi, rivelandosi inferiore in varia misura a quello del gamma-esacloro- cicloesano, superiore a quello del DDT-pp’ negli esperimenti su Locusta migra- toria migratorioides R. e F., Gryllotalpa gryllotalpa L. e Periplaneta americana L., uguale nell’esperimento su Blatta orientalis L., inferiore negli esperimenti su Inachis io L., Melolontha melolontha L. e Leptinotarsa decemlineata Say. Si può quindi concludere che in via di massima l’iridomirmecina i inizia la sua azione di intossicazione più tempestivamente del DD’T-pp’ e contemporanea- mente a gamma-esaclorocicloesano; che questa si manifesta a seconda delle specie con reazioni assai diverse da quelle determinate da DD’I-pp’-e gamma-esaclo- rocicloesano, che vanno dalla forte, costante esaltazione dell’attività deambulatoria a una notevole depressione di questa attività sul tipo di quella ottenuta general- mente con gamma-esaclorocicloesano; che il suo potere abbattente, quando esiste, determina di solito una rapida caduta dell’attività deambulatoria, sul tipo di quella provocata dal gamma-esaclorocicloesano, alla quale talvolta fa seguito una ripresa deambulatoria di varia entità e durata, mentre il gamma-esaclorocicloesano de- termina caduta rapida ma definitiva e il DDT- De. manifesta la sua azione abbat- tente lentamente ma in modo irreversibile. | IV - CONCLUSIONI. L’esame dettagliato dei risultati ottenuti sperimentalmente su 41 specie di Artropodi (39 di Insetti, 2 di Acari) nello studio dell’azione tossica per contatto dell’iridomirmecina, di gamma-esaclorocicloesano e di DD’T-pp’ consente di for- mulare un giudizio sull’iridomirmecina come insetticida di contatto. La sua tossicità per gli Artropodi, particolarmente elevata a concentrazioni comprese tra 50 e 100 gamma per cm? e rivelatasi superiore a quella del DDT-pp’ sulla maggior parte delle specie sperimentate e su qualche specie superiore anche a quella del gamma-esaclorocicloesano, costituisce elemento determinante a fa- vore del suo significato come insetticida di contatto, in considerazione anche della sua scarsissima tossicità per gli animali a sangue caldo, notevolmente inferiore a quella degli altri due insetticidi. Inoltre l’iridomirmecina ha manifestato su una stessa specie col variare della concentrazione o per una stessa concentrazione col variare dello stadio di sviluppo di una specie o col variare dei vari ordini di Artropodi sperimentati, variazioni del suo potere insetticida assai più notevoli di quelle rivelate da DD’T-pp’ e gamma- esaclorocicloesano; questo comportamento differenzia pertanto nettamente l’a- zione tossica dell’iridomirmecina da quelle polivalenti del DD'T-pp’ e special- mente del gamma-esaclorocicloesano, e rivela una certa selettività d’azione della sostanza, elemento non trascurabile nella valutazione di un insetticida. Infatti la tendenza odierna, che coincide con il reale interesse pratico, sarebbe quella di riu- scire ad avere insetticidi altamente selettivi caso per caso, poichè con 1 polivalenti si verificano gli incovenienti, talora gravi, di alterare indiscriminatamente e peri- colosamente i rapporti faunistici recando anche più danni che benefici. In merito a questa selettività d’azione della sostanza è interessante constatare come tra le famiglie di insetti particolarmente sensibili all’azione tossica dell’iri- domirmecina, si trovino gli Imenotteri Formicidi, cioè i più diretti competitori della Iridomyrmex humilis Mayr nella lotta per la sopravvivenza della specie, fatto che può essere posto in relazione con il significato che la iridomirmecina riveste in natura come arma offensiva o difensiva delle operaie e femmine di /ridomyrmex: humilis Mayr (Pavan 1950, 1951, 1952, 1955, 1957). 86 G. RONCHETTI Nella valutazione pratica di un insetticida non si può prescindere da consi- derazioni economiche della sua preparazione ed altro, ma non è compito di questo lavoro occuparsi di tali aspetti del problema essendomi posto solo il problema della valutazione delle proprietà insetticide in comparazione con due fra i più noti insetticidi pratici. Istituto di Anatomia Comparata dell’Università di Pavia, diretto dal prof. M. Vialli Centro di Ricerche sugli Antibiotici e Insetticidi di Origine animale - Soc. Montecatini BIBLIOGRAFIA Pavan M., NAScIMBENE A., 1948 - Studi sugli antibiotici di origine animale. I. Su un principio antibiotico di Iridomyrmex pruinosus humilis Mayr. Boll. Soc. Med. Chir. Pavia, 72 (1-2): 193-197. | Pavan M., NASCIMBENE A., 1948 - Ricerche sugli antibiotici di origine animale. X. Nuovi risultati sulla iridomirmecina. Boll. Soc. Med. Chir. Pavia, 72 (1-2): 295-298. Pavan M., 1950 - Iridomyrmecin an antibiotic substance extracted from the argentine ant (Iri- domyrmex pruinosus humilis Mayr). VIII Int. Kongr. of Entom., Stockholm 1948: 863-865. Pavan M., 1950 - Potere insetticida della iridomirmecina e significato della sostanza nella biologia di Iridomyrmex humilis Mayr (Formica argentina). La Ricerca Scientifica, 20 (2): 1853-1855. Pavan M., 1951 - Sull’attivita insetticida della iridomirmecina. Mem. Soc. Ent. It. 30: 107-132. 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Heretofore, nine species have been reported from Sardinia and 15 species from Corsica (Ghidini, 1936, 1937; Piccioli, 1949, 1951). Only two of these, Chrysops italica Meigen and Tabanus intermedius Egger (as T. eggeri Schiner) are listed without question from both islands, though Pangonius striatus Szilädy (as P. Rraussei Surcouf) is questioned as occurring in « Central Corsica » in addition to Sardinia. Leclerq (1956) includes a revised list of Italian species by Ghidini and Piccioli, but gives no records for Sardinia or Corsica. The present collection provides records from both islands of Chrysozona italica (Meigen), Dasyrrhamphis anthracinus (Meigen), Atylotus fulvus (Meigen), Tabanus autumnalis Linné, T. bromius Linné and T. cordiger Meigen. In addition, Nemorius vitripennis (Meigen), previously known only from Corsica, was taken in Sardinia, and vice versa, Tabanus sudeticus Zeller was collected in Corsica. This paucity of records in common is more likely a reflection of meagerness of collecting than of significant differences in ecological suitability for a common tabanid fauna, judging by the better sampled mosquito species that occur on both islands (Aitken, 1954). The present records add 9 species (including one new species) to the Sar- dinian faunal list and 10 species to that of Corsica. There are 12 species (including the questionable record of Hybomitra erberi [Brauer]) previously reported for one or the other of these islands which are still not represented in the present inci- dental collecting from both. It appears highly probable, from a comparison of totals for all Italy (Table I), that more intensive collecting will substantially increase numbers of species from both islands, and also bring about more du- plication. (*) Pubblicazione N. 3 del Centro di Entomologia alpina e forestale del Consiglic Nazio- nale delle Ricerche (diretto dal Prof. Athos Goidanich). (1) Principal Medical Entomologist, U.S. Department of Health, Education, and Welfare, Public Health Service, National Institutes of Health, National Institute of Allergy and Infectious Diseases, Rocky Mountain Laboratory, Hamilton, Montana. (2) Staff Member, The Rockefeller Foundation, Trinidad Regional Virus Laboratory, Port-of-Spain, Trinidad, B.W.I. (3) The studies upon which this report is based were initiated by the junior author while still a member of the Armed Forces of the U.S.A. and were continued under the auspices of ERLAAS, a temporary agency set up by the High Commission for Hygiene and Public Health of the Italian Government in cooperation with the Division of Medicine and Public Health of the Rockefeller Foundation. They are published here for interest of the Italian National Research Council. 88 C. By PHILIP - 1. HS. ATEREN As would be expected, the fauna so far known from the Islands is entirely of Palaearctic derivation, and several species also extend into North Africa or Asia Minor. Pangonius striatus Szilady and Hybomitra pseuderberi n. sp. are the only species that might possibly be precinctive since they have not been found else- where, but they are obviously related to other European species. Some generic concepts in the subfamily Tabaninae have changed since Ghidini published his resumé of Italian species with reference also to French Corsica. As pointed out by the senior author (1948), most previous European students misidentified Atylotus Osten Sacken and their concept of Therioplectes Zeller was too broad. It was also pointed out that Hybomitra Enderlein had priority over Sztlädynus Enderlein and that Palaearctic tabanine species with bare sub- epaulets (basicostae) would need special attention. T'wo of these were correctly placed in Dasyrrhamphis by Ghidini, but Philip (1948) later erected Efflatou- nanus (') for two others (alexandrinus and umbrinus) which Ghidini had placed respectively in Therioplectes and Atylotus. Most of Ghidini’s Atylotus spp. are presently referred to Tabanus sens. lat. along with his Therioplectes tergestinus _ and Ther. unifasciatus for want of a satisfactory, restrictive assignment of these hairy-eyed species; both of his Dasystipia spp. (sic, = Dasystypia) are true Aty- lotus. His Sylvius is a lapsus for St/vius. Oldroyd (1954) followed with a similar revision of these older interpretations in his monograph of African Tabaninae. Description of the one new species recognized in this collection follows. The type specimen has been incorporated in the collection of the senior author. Hybomitra pseuderberi n. sp. (Figure 1) A medium-sized, dark gray species with broadly red-sided abdomen, and a middorsal and a complete midventral blackish stripe expanding caudally; bicolored legs; distinctly tinted wings; three flat, rudimentary ocelli at vertex; black antennal flagellum with low tooth; pale-yellow-haired beard and palpus; entire body covered with a buff to golden bloom and abdomen with mostly yellow hairs. Length, 16 mm. Female: Eyes (relaxed) plain greenish, without purple bands. Front: index (basal width to height) 1:4.25, slightly bowed in the middle, but upper and lower widths about equal; yellowish gray pollinose, the tubercle at vertex brown and bare, not prominent but two microscopic ridges at probable location of vestigial, paired ocelli; basal callosity black, finely wrinkled, narrowly separated from eye margins, tapered above to connect with an expanded median callus (the connection may be due to wear). Subcallus, face, and cheeks heavily pale yellow pollinose over blackish integument which shows through small abrasions; entirely pale yellow pilose which includes beard. Pale yellow palpi at least three times longer than thick, tapered to a rather blunt point. Thorax blackish with red antealar tubercles, covered with a buff gray bloom, no evident lines; hairs mostly pale yellow with sparse black ones on notum and pleura. Coxae dark with buff gray bloom and pale hairs. Basal two thirds of femora, apical third of fore tibiae, and all tarsi blackish, remainder of legs orange reddish, covered with predominantly golden-yellow hairs. Wings moder- ately fumose, the costal cells yellow, no spur-veins, cells R, open. Halteres with orange stalks, bright, rt knobs. la recent elia et concerning a systematics of world T'abanidae, Mackerras has questioned retention of Efflatounanus, at least on full generic level, separate from Dasyrrhamphis simply for lack of the antennal tooth. TABANIDAE GG. 89 Abdomen with abruptly black middorsal and midventral lines, narrow- est dorsally on tergite 2, widening behind on each incisure, segments 5 t0 7 en- tirely blackish; covered predominantly with golden-yellow hairs, black ones in- conspicuous, increasing caudally. Holotype: Female. Northwest Sassari Province, Sardinia, 28 July 1950, T.H.G. Aitken, collector. Figure 1. - Hybomitra pseuderberi n. sp., holotype 9, front, flagellum, palpus, and venter. This species was at first considered to be a dark form of Hybomitra erberi (Brauer, new combination), but it differs from three females of the latter from Iran (Paigambar, 27-V-56, F. Schmid through courtesy of Dr. G. Bouvier) and a male and three females from Middle Asia (River Amu Darya, May 1943, A. Lutta, through courtesy of the collector) in having plain greenish, unbanded eyes, entirely white-haired palpi, more strongly tinted wings, and a wide, mid- ventral, black band which expands on the hind margins of sternite 4 to include the remainder of the abdomen; this band terminates on sternite 2 in true H. erberi. In the last respect, the present new species could relate to « T'ylostypia erberi f. obscura » (Olsoufiev, 1937, pp. 129, 380, in keys only) from North Kazakstan, but the form is not described, nor is it catalogued by Kröber (1939). It probably represents a nonvalidated name even if the critical. difference in locality 1 is: dis- counted and the two are considered the same. The present new species is undoubtedly a relative of H. erberi and may be the same as what Ghidini (1936) questioned as occurring in Corsica, based on a record by Surcouf. Kréber (1939) placed A. erberi in « Atylotus » (not of Osten Sacken) whereas Olsoufiev (1937) had correctly assigned it to T'ylostypia Enderlein 90 C; B. PHILIP - ‘TH. G. AITKEN (= Hybomitra End.) even though the hairs on the eyes are short. Enderlein (1924) had also erected a genus Dasyommia for the North American Hybomitra cincta Fabricius, also with very short hairs on the eyes of the females, but with ocelli much better developed than in the Palaearctic H. erberi group, including the present H. pseuderberi n. sp. LIST OF SPECIES BASED ON RECENT COLLECTIONS AND EARLIER RECORDS CITED BY GHIDINI (1936) AND PiccioLI (1949, 1951) (AII collections not cited from the literature were made by the junior author, and are preserved in the collection of the senior author. Mr. H. Oldroyd of the British Museum studied certain specimens as indicated below). 1. Pangonius striatus Szilädy Sardinia: Ghidini (1936) (as P. kraussei Surcouf); Piccioli (1951). Corsica?: Ghidini (1936) (as P. Rraussei Surcouf); Piccioli (1951). Note: Both Ghidini and Piccioli state Surcouf’s Corsican record remains unconfirmed. 2. Pangonius variegatus (Fabricius) Sardinia: Piccioli (1951) Corsica: — 3. Pangonius mauritanus (Linné Sardinia: Isola Maddalena, Ghidini (1936) (as P. proboscideus |Fabricius]); Piccioli (1951). Corsica: — 4. Pangonius obscuratus Loew Sardinia: — Corsica: Piccioli (1951) 5. Nemorius vitripennis (Meigen) | Sardinia: Ponte Flumendosa (Gadoni, prov. Nuoro), 9, 11/VIII/46 Monte Acuto (Burcei, prov. Cagliari), ©, 11/VII/47. Corsica: Ghidini (1936); Piccioli (1949). 6. Chrysops italica Meigen Sardinia: Ghidini (1936) (as C. marmoratus [Rossi]); Piccioli (1949) (as Heterochrysops); Oristano, 9, 14/VII/47; Grogasti, Palude de Uta (Ca- ghar), 290, 17/V 1/49: Palmas Suergiu (prov. Cagliari), o, 14/1X/50. Corsica: Piccioli (1949) (as Heterochrysops). 7. Chrysops italica nigriventris Loew Sardinia: Ghidini (1936) (as variety of C. marmoratus); Piccioli (1949) (as Heterochrysops). Corsica: — 8. Chrysops quadrata Meigen Sardinia: — Corsica: Piccioli (1949); Figareto (Folelli), 9, 12/VI/44; Prunete, 4 99, 19/VI/44; Ghisonaccia, 5 99, 12/VIII/44. 9. Chrysops caecutiens (Linné) Sardinia: — Corsica: Piccioli (1949) 10. Chrysozona pluvialis (Linné) Sardinia: Ghidini (1936) Corsies: — ay: 2. 13; 14 15. 16. 17. 18. 14. 20. at. 22; TABANIDAE 91 Chrysozona grandis (Macquart) Sardinia: — Corsica: Prunete, 2 99; 19/VI/44; ©, 24/VI/44; 4 99, IX/44 (determined by Oldroyd). Chrysozona italica (Meigen) Sardinia: Serrenti (prov. Cagliari), 9, VI/47 (determined by Oldroyd). Corsica: Prunete, 9, 24/VI/44. Dasyrrhamphis anthracinus (Meigen) Sardinia: Cantoniera Signora Marta: Orotelli (prov. Nuoro), 3, 10/V/47; Cantoniera sa Codina: Tonara (prov. Nuoro), 4, 24/VI/47; Sarcidano Isili (prov. Nuoro), 9, 21/VI/46. Corsica: Ghidini (1936); Prunete, 5 gg, 3 99, 19-24/VI/44. Note: Most specimens of both sexes were covered with plant pollen which indicates habits of flower visitation. Dasyrrhamphis ater (Rossi) Sardinia: Ghidini (1936). Corsica: uo, | Hybomitra erberi (Brauer) new comb. Sardinia: — Corsica: Ghidini (1936) (as Atylotus). A questionable record credited to Surcouf; possibly is following species. Hybomitra pseuderberi n. sp. Sardinia: Northwest Sassari Province, 9, 28/VII/50. Corsica: — Hybomitra tropica (Panzer) Sardinia: — Corsica: Calvi, 9, 5/VI/44; Prunete, 9, 13/VIII/44. Atylotus agricola (Wiedemann) Sardinia: — Corsica: Ghisonaccia Beach, 2 99, 8/VI/44. (Determination confirmed by Oldroyd). Atylotus fulvus (Meigen) Sardinia: Ghidini (1936) (as [sic] Dasystipia); Cagliari, 2 GG, 6/VIII/46 and 27/VIII/49, ©, 26/VII/50; Pula (prov. Cagliari), 9, 14/VII/46; Paulilatino (ibidem), 2 3g, 9/VIII/47; Rio Mannu: Uta (ibidem), 3 Sg, 27/VII/48. Corsica: Prunete, 9, 24/VI/44; Ghisonaccia Beach, 9, 1944. Atylotus pulchellus (Loew) Sardinia: Austis (prov. Nuoro), g, gt Corsica: — Tabanus autumnalis Linné Sardinia: Posada (prov. Nuoro), 9, 21/VI/47; Sorgono (ibidem), 9, 24/V1/47; Cagliari, 9, 19/VI/49; Zeddiani (prov. Cagliari), 9,2/VIII/50; Geremeas, o, 24/V11/52. Corsica: Ghidini (1936) (as Straba); Borgo, 9, 12/VIII/44 Tabanus bifarius Loew Sardinia: — Corsica: Ghidini (1936) (as Atylotus). 92 23: 24. 23. 26. 27, 28. 29, 30. at. 32. 33 34; C,. B.. PHILIP = Te eG. AITKEN Tabanus bovinus Linné Sardinia: — Corsica: Prunete, 9, VII/44. Note: var. auratus, described by Ghidini from Italy, was not seen in our material. Tabanus bromius Linné Sardinia: Ponte Flumendosa (Gadoni), 2 5° t1/VITIA6 Monte Acuto (Burcei: prov. Cagliari), 2 99, 11/VII/47 Corsica: Prunéte; 2.9913) VIILA44; Tabanus bromius flavofemoratus Strobl Sardinia: Austis (prov. Nuoro) 9, 8/VIII/48. Corsica: — Tabanus cordiger Meigen Sardinia: Oniferi (prov. Nuoro), 9, 25/VI/47; Altipiano di Sennalonga: Alà dei Sardi (prov. Sassari), 9, 17/IX/47; Oliena (prov. Nuoro), 9, 19/VI/48; Rio Pardu: Ierzu (ibidem), 9, 1/IX/50 (egg mass, associated with ovipositing 9); Geremeas, 3 99, 24/VII/52. Corsica: Ghidini (1936) (as Straba); Proncte, &, RHINITE - Tabanus glaucopis Meigen Sardinia: Macomer (prov. Nuoro), 9, 19/VI1(46; | Cantoniera sa Rena: Fonni (ibidem), 9, 13/VIII/46; Austis, g,. we Monte Senes, Valle del Rio Siniscola (Siniscola: prov. Nuoro), 2 99, 2/IX/48. Corsica: — Tabanus intermedius Egger Sardinia: Cagliari, Ghidini (1936) (as 7. eggeri Schiner); Zeddiani, 9, 2/VIII/50 (determined by Oldroyd). Corsica: Ghidini (1936) (as T. eggeri Schiner). Tabanus maculicornis Zetterstedt Sardinia: — Corsica: Ghidini (1936) (as Straba); Prunete, ©, 24/VI/44. Tabanus nemoralis Meigen Sardinia: — a Corsica: Ghidini (1936) (as Atylotus). Tabanus regularis Jaennicke Sardinia: — Corsica: Ghidini (1936) (as Straba); Prunete, 9, 13/VIII/44. Tabanus sudeticus Zeller Sardinia: Ghidini (1936) (as Straba). Corsica: Prunete, 3, 19/VI/44. (Determination confirmed by Oldroyd). Tabanus tergestinus Egger Sardinia: — Corsica: Prunete, g, 2 99, 19/VI/44. Tabanus verralli Oldroyd (new name for T. sudeticus perplexus Verrall) Sardinia: — Corsica: Ghisonaccia, 9, 14/VI/44; Prunete, 4, 19/VI/44, 9, VIII/44; Borgo, 9, 12/VIII/44. TABANIDAE 03 KEY TO SARDO-CORSICAN TABANIDAE 1. Subepaulets (basicostae) bare (Fig. 2) . > È È È ; ; À REN: Subepaulets with hairs as on the costa . i er e 16 . Third antennal segments with more than 5 annulations, the basal one not oo elongated (Pangonius) . i re Flagellum with at most 5 le di Loi one den si sometimes with an acute dorso-basal tooth . i 3 ; i à ; ‘ J i : 6 Figure 2. - Bases of wings showing (A) hairy subepaulet (basicosta) of Tabanus bovinus Linné and (B) bare subepaulet of Dasyrrhamphis anthracinus (Meigen). t = tegula, s = subepaulet, c = base of costal vein. . Thorax plainly lined . À > ; : \ ‘ : ; ; à À a Thorax without pattern . . 1 i 4 i À : ; : à h 5 Femora entirely yellow; snout long. à i À Pangonius mauritanus (L.) Femora blackish, darker than tibiae; snout shorter . . È STR sides Szıl. Snout (upper face) pollinose below the antennae, with 2 black, shiny stripes . ; P. variegatus (Fabr.) Snout entirely shiny, unicolorous . : . M NT ; P. obscuratus Lw. . Wings clear or tinted or with dark ER 5-annulate, lai with long dorsal tooth . i ; 9 Wings with peculiar « water handing » in trim a wavy lines or rosettes; sein 4-annulate (Chrysozona) RE à: . Wings clear or tinted; body rege ee PRETI or he u ‘ Se Wings with dark pictures; bodies yellow and black (Chrysops) . À +6 : Wings clear; body predominantly gray, slender; antennae plain Nemorius vitripennis (Meig.) Wings strongly tinted; body robust, black; antennae with dorsal «thumb » or hook 9 94 IO. PT 12. TS, 14. 16, 16. 17. 18. 19. 20. 21. 22. Fe CB. PHILIP” «GIL Hs GMAITKEN . Antennal plate nearly as wide as long with downward pointed, sickle-shaped tooth; beard, hairs of coxae and abdominal segments 2-4 black Dasyrrhamphis ater (Rossi) . Antennal plate more slender with sharper, shares forward pointed tooth; many pale hairs on cheeks, coxae, and as easily worn triangles on tergites 2-4 Dasyrrhamphis anthracinus (Meig.) Discal cell with clear spot in crossband of wings . ; i à ee: Discal cell without fenestrate spot . : : 3 ; à Fée Venter of abdomen basally yellow . ; i : + . Chrysops italica Meig. Venter entirely blackish . ; ì : à . C. italica nigriventris Lw. Tergite 2 (©) yellow with black inverted « V » crossing the segment; abdomen (9) predominantly black; second tibia predominantly blackish . . C. caecutiens (L.) Tergite 2 (©) yellow with small black spot basally; abdomen (3) with black and yellow pattern; second tibia predominantly yellow brown . C. quadrata Meig. First antennal segment very swollen; subshiny black . 3 ea Ki (L.) Scape long and cylindrical, dull pollinose . i i : 14 Scape very slender, reddish brown . : : : E; ia ree Scape cylindrical but thicker, blackish gray . ; ; È i . RS Size larger, ıı mm. . : h : 4 i i . «Ci italica (Meig.) Size small, 6.5 mm. . 7 ; i ; € . C. italica (Meig.) form? Eyes yellow to dark reddish with one band which may persist in dried ERESSE front (9) with small isolated calli (Atylotus) . i; 17 Eyes black, dark greenish or blue, often with more han one purple i in re or with none; front (9) with prominent basal callosities . ì ; he ED) Small, delicate species, the abdominal pattern in rows of dark spots | Atylotus Be (Lw.) Larger, more robust species with broadly reddish sides . : ; 1 RER No) Abdomen reddish yellow with predominantly golden vestiture . A. ae (Meig. ) Abdomen grayish yellow to gray, with predominantly gray vestiture A. agricola (Wied.) Vertex with tubercle, usually without rudimentary ocelli; eyes usually distinctly hairy; dark species with red-sided abdomens (Hybomitra) È A À 20 Vertex without ocelligerous tubercle, and eyes usually bare; pattern Habis (Tabanus) : 3 : : : : à 3 ; È ‘ : ; ; Neg Femora blackish; antennal plates red, the annuli abruptly black; halteres reddish brown i ; . Hybomitra tropica (Panz.) Femora SA Featdish alle: et ir dark brown to black on distal halves; halteres pale yellow on knobs . ; ; , À ) i : D HAT Venter with complete, median, dark te palpi white haired; eyes in life plain green . H. pseuderberi n. sp. Venter with ba BER on sternites I and 2, at least 3 and 4 completely red; palpi with mixed black and white hairs; eyes with 3 narrow purple stripes H. erberi (Br.) Large species (about 20 mm) with reddish yellow to dark red ER and a median row of low, pale triangles . à 23 Medium to small sized, usually darker species idr ie more cab one row of pale spots or triangles . ‘ ; È ) : A > 26 23: 24. 25. 26. DA; 28. 29. 30. SE; 32: 33: 34. TABANIDAE 95 Front rather narrow with callosity small and drop-shaped or rounded below; abdomen bright reddish yellow, the median triangles not extended along incisures Tabanus intermedius Egger . Front broader with larger callosity which is truncate and dentate across the bottom; abdomen usually darker with pale incisures . ; ; À rd Eyes copper brown; abdominal triangles with obtuse apices; antennal plates with acute dorso-basal teeth (eyes of $ with upper facets enlarged) 3 T. sudeticus Zell. Eyes green; abdominal triangles with acute apices due to concave sides; antennal plates with teeth hardly acute . È A : : à ; i È : 5 25 Male eyes with uniform facets . T. bovinus L. Male eyes with upper facets distinctly rs à 3 . T. verralli Old. Note: Difficulty of separation of females of these 2 species discussed by Oldroyd (1939, Pp. 102-104). Size large, about 17 mm. Blackish-gray species with 3 rows of pale triangles T. autumnalıs L. Smaller gray to reddish brown species; if blackish then about 13 mm . ; see. Basal callosity (9) prolonged above to form a median keel or expanded median callus È È à 3 , | i x i N 3 5,28 Median callus of front (9) isolated from ee ate (sometimes connected by wear) i = ; i ; À | 2 i 8S Eyes in life black; unbanded; antennal plates and annuli black T. regularis Jaenn. Eyes in life with one to three purple bands; antennal plates red to brown, annuli dark, à A : ; ; : 5 à ; i À 3 20 Eyes in life with one purple band; antennae predominantly reddish to brown, the plates compact with low angles, and longer than the annuli; size under 14 mm 30 Eyes in life with 3 bands; antennae more slender with prominent tooth, red basally, black on distal half, the annuli subequal to length of plate; size about 15 mm T. tergestinus Egger Antealar tubercles black; abdomen chiefly black with 3 rows of low gray spots T. maculicornis Zett. Antealar tubercles reddish; abdomen gray brown with 3 rows of brown spots 31 Femora blackish; abdominal spots discrete i | , T. bromius L. Femora with brown to reddish shades; abdomen more extensively brown T. bromius flavofemoratus Strobl Eyes distinctly hairy under a hand lens; palpi pale and very slender . i x 33 Eyes bare; palpi either robust or blackish . N à whic ae Antennae and basal callosity black; sides of the front gently convergent below T. nemoralis Meig. Antennae basally and the callosity reddish; sides of front strongly convergent below | T. bifarius Lw. Eyes in life with one band; front broad, the basal callosity its full width, subcallus pale pollinose with a brown band across base of antennae; palpı robust, pale T. cordiger Meig. Eyes in life with 3 bands; front narrow, the basal callosity isolated from eye margins, subcallus denuded; palpi more slender, blackish . ; T. glaucopis Meig. 96 È: B. PHILIP. TH GC. AITKEN Table I Comparison of known dt fauna of Italy with that of Sardinia and Corsica Number of species (excluding varieties) ga ara: Sardinia Corsica Total and Corsica) | both (Ghidini | Previously | Aitken Previously | Aitken : 1936) known Coll. known Coll. islands Pangonius 3 3 O BE) o 4 Nemorius - I o) ES I e) i Silvius 3 o) o) o) o) o) Chrysops 9 I I 3 I 3 Chrysozona 6 I 1” o, er 2.02%) Dasyrrhamphis 2 I ied I I 2 Efflatounanus 2 O o) o) o) o) Hybomitra 9 O 7 ho) i iene) Atylotus (syns. Ochrops, Dasystypia) 3 7 242°) o) 2% 3 (2%) Tabanus (syns. Straba, « Atylotus » auct.) 28 2 | 7 9.45%) 17. (6%) Therioplectes (sens. str.) 2 o o) o) o) | © Total 66 9 12:(9*) In 16 (10*) er er (*) New records herein reported. REFERENCES AITKEN THomas H.G., 1953 - The Anopheline Fauna of Sardinia. In: Logan, J.A., et al. The Sardinian Project: An experiment in the eradication of an indigenous malarious vector. Baltimore, Johns Hopkins Press. Amer. J. Hyg. Monogr. 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The number of species presently known from the two faunas is now raised to 32 (plus 2 subspecies), of which 18 (plus 2 subspecies) occur in Sardinia and 25 (2 queried) are to be found in Corsica. A key to species is also provided. RIASSUNTO Raccolte occasionali di Tafàni in Sardegna ed in Corsica durante il 1944 e poi nuova- mente dal 1946 e al 1952 hanno fornito 22 specie, una delle quali, la Hybomitra pseuder- beri di Sardegna, viene descritta come nuova. Precedentemente erano conosciute 21 specie di T'abanidi delle due Isole (9 di Sardegna e 15 di Corsica). Il numero di spedie oggi note per le due faune è portato ora a 32 (oltre a 2 subspecie), 18 delle quali (più 2 subspecie) si trovano in Sardegna e 25 (2 con dubbio) in Corsica. E data anche una chiave analitica delle specie in questione. 98 E. BERIO UN IMPIANTO PER LA DETERMINAZIONE RAPIDA DELLE ENTITA TASSONOMICHE Le classiche tavole dicotomiche di uso universale nella determinazione dei generi e specie, presentano tutte, tra gli altri, due grandi incovenienti pra- tici, tali da renderne molto spesso incerto o addirittura impossibile l’uso. Anzitutto il determinatore si trova nella necessità di seguire la gerarchia dei caratteri preordinata dal compilatore, il che porta alla eventualità che ove manchi la possibilità del rilievo di un certo carattere nella entità o individuo determinando, si rende impossibile di proseguire per una sola via; ciò costringe il determinatore a tenere aperte due o più vie e seguirle per tentativi. Questo caso si può verificare per tanti motivi: può mancare nel pezzo da determinare la parte del corpo in cui il carattere dovrebbe risiedere; può mancare un individuo del sesso in cui tale carattere si trova; può il carattere, per condi- zioni speciali dell'esemplare, non essere rilevabile. L’altro grave incoveniente è dato dalla eventuale scelta da parte del compilatore di caratteri di difficile rilievo oppure di caratteri alternanti. Ad esempio nella grande monografia delle Sfingi del globo fatta da Jordan- Rotschild nel 1903 il carattere scelto per la prima dicotomia risiede nella parte interna del 1° segmento dei palpi ed è quasi impossibile rilevarne sicuramente la presenza o l’assenza neppure con la rottura di almeno un palpo. Molti altri casi danno luogo a questo inconveniente; per lo più si tratta di entità in cui vengono inclusi elementi aberranti o di incerto collocamento per cui nella tavola dicotomica viene indicata la presenza di un carattere con la dici- tura «per lo più» oppure «tipicamente » ecc. In questi casi la scelta di una delle vie è incerta e pericolosa: il risultato è tutt'altro che sicuro, e la determinazione richiede poi una minuziosa verifica il che non sempre, peraltro, porta a risultati precisi. Allo scopo di eliminare entrambi questi gravi inconvenienti ho ideato e sperimentato un impianto a schede che consente la determinazione tra l’altro molto rapida di ogni entità tassonomica, e porta anche il vantaggio di permettere l'inserimento di entità nuove senza praticamente alcun limite di numero. Questo metodo rappresenta un notevole miglioramento, per i fini pretta- mente pratici, del metodo a schede, di cui ho fatto descrizione in precedenza nel Boll. Soc. Ent. It. anno 1952, Vol. LXXXII, pagg. 23-28. In quello suggerivo la compilazione di una scheda per ogni entità, nella quale scheda venivano elencati i caratteri dell’entità medesima; essi poi venivano messi in evidenza mediante cavalieri in modo che coll’esame dello schedario di- veniva possibile individuare subito il gruppo di entità dotate di uno stesso carat- tere. Procedendo per eliminazione, considerando poi man mano altri caratteri, si terminava individuando la scheda dell’unica entità dotata dei caratteri corri- spondenti. Col sistema che oggi propongo le schede invece riguardano i caratteri dia- gnostici e il gruppo di entità dotate dello stesso carattere vengono messe in evi- denza mediante un foro, presso a poco come nella contabilità meccanografica. Sovrapponendo le varie schede si arriva ad isolare l’unica entità corrispon- dente all'oggetto della determinazione, in maniera quasi automatica. In dettaglio l'operazione si presenta così: SCHEDARIO DETERMINAZIONE TASSONOMICHE 99 Si abbia un certo numero di schede di carta piuttosto resistente, tutte eguali, portanti una serie di numeri da uno a cento o più, a seconda della quantità di entità sistematiche su cui si desidera operare. I E Fig. 1 - Modello di scheda, impicciolito; l'originale misura cm. 25 x 22. Si supponga di elencare le entità in un foglio a parte, assegnando a ciascuna un numero progressivo. | Si compilino le schede prendendo a riferimento per ciascuna un carattere diverso e su ciascuna si operi una foratura che asporti il numero corrispondente all'entità dotata del rispettivo carattere. Un esempio pratico: Supponiamo di operare sulla sottofamiglia delle Erastrinae tra le Noctuidae (Lepidoptera), e di voler preparare le schede per la determinazione dei generi, che sono circa 150. I caratteri differenziali più salienti sono: la nervatura delle ali anteriori che si presenta in una decina di modi diversi (che chiamo A,B,C, ecc.); la forma della fronte che si presenta in quattro o cinque modi (a,b,c,d, ecc.); la forma e direzione dei palpi (A’,B’,C’, ecc.); la forma delle ali (a’,b’,c’, ecc.); la crestatura del torace e dell'addome (A’’,B’’,C”, ecc.) Numerati in un ordine qualunque i generi, si compilano le schede del carattere « venatura delle ali anteriori » (una decina), e cioè una scheda per il 100 en AT D Do carattere À, una | per il carattere B, ecc., forando per ciascuna scheda il numero del genere che possiede il rispettivo carattere. Cosi avremo la scheda col carattere A che porterà dei fori in corrispon- denza ad es. det nn. da 1a 10; da 25230; da 50 a 55; da 70 a 125 ecc.; la scheda B portera 1-fori dei nn. da lla 24, da 40249, ecc. la scheda C da 31 a 39 edo Si compilano poi le schede per i caratteri della fronte; una per il carattere a, una per il carattere b,c, ecc. e così si procede per tutte le schede di ogni carat- tere differenziale. Al momento di eseguire la tl... non c'è nessun bla dia un ordine più che un altro, e - osservando l'esemplare determinando - si potrà scegliere per primo il carattere più sicuro e saliente. Mettiamo che l’esemplare presenti una fronte dotata di una forma chiaramente riportabile alla scheda d. Si prende allora tale scheda e si può intanto affermare che il genere cercato è uno di quelli il cui numero è stato forato nella scheda d. Messa da parte la scheda si torna ad osservare l’esemplare rilevando un secondo carattere; sia esso la venatura corrispondente alla scheda C. Sovrapponendo le due schede d e C, è chiaro che al- cuni fori dell’una verranno chiusi da alcuni dell’altra e viceversa, e così resterà aperto un numero di fori minore di quelli della scheda d scelta come prima. Procedendo alla scelta di un altro carattere e sovrapponendo la relativa scheda alle altre due, e poi ad altro carattere ecc. si giungerà ad avere ad un certo momento un solo foro, che darà il numero del genere corrispondente. L'operazione di determinazione sarà così sempre sollecita e comoda, e le schede sempre aggior- nabili con l’aggiunta, nella lista dei generi, di altri generi; e nelle schede, di altri fori corrispondenti ai nuovi generi. | Per il rilievo dei numeri rimasti scoperti dai fori, è comodo avere una scheda eguale alle altre, ma su carta di colore; celeste rosso o verde ecc. In tal modo posando su di essa le altre schede man mano si scelgono si vedranno spiccare in colore i numeri rimasti. | : Il sistema permette la foratura di due schede per un carattere alternativo, quando vi sono entità eterogenee oppure caratteri incerti. Così se alcuni compo- nenti un genere portano palpi lunghi e altri corti, si può forare il numero di quel genere sia sulla scheda dei «palpi lunghi » che su quella dei « palpi corti»; e se vi è un caso nel quale non si sa decidere se le zampe siano « lunghe » 0 « corte ) perchè hanno una lunghezza media, si forano entrambe le schede quella delle «lunghe » e quella delle « corte ». Ciò equivale a togliere valore, nel caso indivi- duale, a quel carattere, e a togliere ogni incertezza sulla sua appartenenza all’uno o all’altro gruppo, quando la discriminazione non è sicura. Il metodo è stato applicato con successo. Per dare un’idea di ordine pratico pubblico qui il modello di una delle mie schede; esso è fatto in modo da permettere anche una foratura quasi totale senza lo cat ict della scheda. In esso vi è il posto per la descrizione del carattere ed eventualmente la pi grafica di esso. Perttori è ciali aha una fustella, eun ete da usare posan- do la scheda sopra un foglio di buon cartone. E pure consigliabile fare prima un semplice segno sul numero da forare in sede di spoglio dei caratteri, e Hi apre la foratura di tutte le schede in una volta. Per chi volesse migliori chiarimenti l'Autore resta a disposizione e puo essere interpellato presso il Museo di Storia Naturale di Genova. EM: Soc. ENT; IT. 2 vor. ARAVI aves Tav. I - Adulti di Phymatodes testaceus L. sfarfallati da tronchi di Roverella della valle Curone: a maschio e femmina della forma tipica, b idem della f. praeustus F., c femmina della f. dimidia- tipennis Chevr., d maschio e femmina della f. similaris Kiist., e idem della f. analis Redt., f idem delle forme semiflavus Fleisch. e marginicollis Fleisch., g idem della f. variabilis (L.) Ganglb., idem della f. violaceoniger Kanabé (X 2). ne tay Na À DI 5 à uu ti n Lei pc pa i ir = ML EU A se, A Seer Ren) er NAT a. er sir ne Pi à 4 lina PK a noie 20e. +. pa 172 a ni En ne Bu aa SOCIETA ENTOMOLOGICA ITALIANA Sede in GENOVA, Via Brigata Liguria, N. 9 presso il Museo Civico di Storia Naturale CONSIGLIO DIRETTIVO PER IL BIENNIO 1958-59 PRESIDENTE: Dott. Fabio Invrea. Vice PRESIDENTE: Cesare Mancini. SEGRETARIO: Prof. Cesare Conci. AMMINISTRATORE: Dott. Emilio Berio. DIRETTORE DELLE PUBBLICAZIONI: Prof. Alessandro Brian. CONSIGLIERI: Prof. Athos Goidanich, Prof. Guido Grandi, Dott. Mario Magistretti, Prof. Giuseppe Müller, Prof, Antonio Porta, Prof. Sandro Ruffo, Prof. Mario Salfi; Prof. Antonio Servadei, Livio Tamanini, Prof. Filippo Venturi, Dott. Ruggero Verity, Prof. Edoardo Zavattari. REVISORI DEI CONTI: Ing. Paolo Bensa, Giovanni Binaghi, Dott Tullo Casiccia. — Sup- plenti: Dott. Mario PERSON: G.B. Moro. | mia em ee - Quota per il 1958: Soci ordinari: L. 2000; Studenti: L. 1000; Soci all’Estero L. 2500. Abbonamento alle pubblicazioni peri non soci: Italia: L.2500; Estero: L. 3500. Si prega di fare i 'versamenti esclusivamente a mezzo del Conto Corrente Postale: N. 4/8332 intestato a: Soc. Louve Italiana, Via Brigata Liguria 9, Genova. LE ne 1 La corrispondenza relativa alla Società deve essere indirizzata impersonalmente alla Società Entomologica Italiana, Via Brigata Liguria 9, Genova (116). Le adunanze della Società si tengono ogni Sabato alle ore 18 nella Sede Sociale. AVVISO IMPORTANTE PER GLI AUTORI Gli originali dei lavori da pubblicare devono essere inviati dattilografati a righe . distanziate, scritti su di un solo lato del foglio, e nella loro redazione completa e definitiva, compresa la punteggiatura. Gli Autori devono attenersi alle seguenti norme di sottolineatura: per le parole in corsivo (normalmente nomi in latino); per le parole in neretto (normalmente nomi generici e specifici nuovi); per le parole in carattere distanziato;. per le parole in carattere MAIUSCOLETTO (per lo più nomi di Autori). Gli eventuali disegnì devono essere trasmessi con il dattiloscritto e muniti delle loro diciture. Le incisioni, isia per le figure nel testo come per le tavole, non possono in nessun caso sorpassare la giustezza della pagina (cm. 12 in larghezza, cm. 18 in altezza, comprese le spiegazioni); i disegni originali o più grandi dovranno essere ridotti nel clichè a tale misura o a dimensioni minori. Le eventuali spese per correzioni rese necessarie da aggiunte o modificazioni al testo originario saranno interamente a carico degli Autori. | La Società concede agli Autori 50 estratti gratuiti senza copertina. Chi li deside- rasse con la copertina o in numero maggiore è tenuto a farne richiesta. sul dattiloscritto o sulle prime bozze. I prezzi sono i seguenti: copie n. 50 n. 100 pag, 2 L. 450 L. 800 » 4 » 700 » 1.100 dic » $00 » 1.350 yo! » 1,100 » 1.800. 5:10 » 1.450 | » 2.650 : Copertina stampata: n. 50, L, 1.300; n. 100, L. 1.650; n. 150, L. 2.200. -SUPPLEMENTO AL BOLLETTINO DELLA SOCIETÀ ENTOMOLOGICA ITALIANA _ MEMORIE. SOCIETÀ ENTOMOLOGICA- _ITALTANA | FONDATA NEL 1869 - ERETTA IN ENTE MORALE CON R. DECRETO 28 MAGGIO 1936 VOLUME XXXVH - 1958 FASCICOLO IE È: xe C fe, Premere mn ant | ERA: } n CONA LEN fi ne N 8 es À VIA) n x en WY, N } N ÿ \ [ian mo anne | Ÿ | è si Ji iti 1 \N.MdUL HO £UUD : À N ) a / le “= Nom PA A de Sede della Società Genova — Via Brigata Liguria, 9 Pubblicato col contributo del Consiglio Nazionale delle Ricerche \ GENOVA FRATELLI PAGANO - TIPOGRAFI EDITORI 1958 SOMMARIO BACCETTI B. - Ricerche faunistiche sull’Isola della Gorgona, I. Ortho- ptera, (12-11-1958) SUAREZ F.J. - Especies nuevas 0 poco conocidas de la Fauna Medi. terranea (Hym.: Apterogynidae, Mutillidae). (30-12-1958) . CONSIGLIO €. - Contributo alla conoscenza dei Plecotteri Olognati del- l’Italia Centrale, (30-12-1958) Mancini (CG. - Corologia Emitterologica Italiana. Nota IV. Emitteri della Valle d’Aosta. (30-12-1958) BoLporI L. - Larve di Coleotteri. I. Larve di Trechini, X. (30-12-1958) GRANDI G, - In memoria del Dottore Attilio Fiori, (30-12-1958) / La data che segue i titoli & quella di pubblicazione dell’estratto. Pag. 101 109 ne 132 149 162 101 RICERCHE FAUNISTICHE SULL’ISOLA DELLA GORGONA Baccio BACCETTI lL, ORTHOPTERA Durante la scorsa primavera, con gli amici proff. GIORGIO FIoRI e RODOLFO ZoccHI decidemmo di effettuare una serie di ricerche entomofaunistiche alla Gorgona, probabilmente la meno esplorata dagli zoologi fra le sette isole di mag- giori dimensioni dell’Arcipelago ‘Toscano. Durante l’estate successiva potemmo effettuare due diverse spedizioni, i cui risultati, unitamente a quelli di altre che potranno eventualmente aver luogo in futuro, verranno resi noti in una breve serie di pubblicazioni. Con la presente nota inizio la esposizione dei reperti, prendendo in esame la ortotterofauna dell’isola. Le precedenti conoscenze dovute a RAZZAUTI (1917) indicavano come pre- senti alla Gorgona tre specie di Ortotteri: Stauroderus bicolor Charp. (= Chor- thippus brunneus Thbg.), Calliptamus italicus L. (da me successivamente attri- buito a barbarus Costa) e Sphingonotus coerulans L. L’isola risultava pertanto una fra le più povere dell’arcipelago: le ricerche da noi effettuate, pur aumentando sensibilmente l’elenco, non cambiano questa constatazione. La Gorgona in effetti sia per le ridotte dimensioni (Kmq 2,23) sia per il numero di ambienti piuttosto esiguo, è risultata ospitare una ortotterofauna assai limitata quanto a numero di specie. Ordo ORTHOPTERA Subordo ENSIFERA Superfamilia TETTIGONIOIDEA Familia Phaneropteridae Phaneroptera nana nana Fieb. Phaneroptera nana Fieber, 1853, Lotos 3, p. 173. Phaneroptera quadripunctata Brunner, 1878, Mon. Phan., p. 112. Phaneroptera nana nana, Ragge, 1956, Proc. Zool. Soc. London, 127, p. 132. È presente solo nelle zone più elevate dell’isola. Io ne raccolsi due neanidi nelle macchie basse di Myrtus communis L., Pistacia lentiscus L., Erica arborea L.., Cistus monspeliensis L., Cistus villosus L. e Cistus salvifolius L., posta nella zona prospiciente Cala Maestra il 12-VII-1958. G. Fiori ne ha catturato 3 SS e 3 99 adulti e 3 99 ninfe nei giorni 23,25-VIII-58, sempre sulle alture, in località « Torre vecchia » ed in località «Punta Tacca ». 102 B. BACCETTI Elemento tipicamente mediterraneo la cui geonemia raggiunge a nord 50° di latitudine, ed a sud si estende lungo tutta la fascia settentrionale dell’Africa, era già noto per altre isole dell’Arcipelago Toscano, quali Elba e Capraia (Bac- GETTI, 1952, 1953); “ NE ee Ne G 2 > SPIRE wm GM ro ee ei as | 2 Ge Te": Vecchia : 2 Ro, È % S “Mat = x LE SE Costa dei Bt: Gabbianikà = = Se ea «Colonica * ,; DIE, ai gen IX TE aah ; ce i sn x on) Dal My SCA] C. Bellaviste oxy of Cala dei Wita Giunchi Fig. 1 Cartina schematica dell’isola della Gorgona con le indicazioni delle principali località di raccolta. Scala 1:31:000 circa. Leptophyes punctatissima Bosc Locusta punctatissima Bosc, 1792, Actes Soc. Hist. Nat. Paris, I, p. 44. Leptophyes punctatissima, Chopard, 1951, F. Fr. p. 88. Abbastanza frequente in luglio nelle zone più elevate ed a macchia bassa della parte centro-meridionale dell’isola. Ne ho raccolto 6 neanidi e ninfe sulle alture che delimitano a sud Cala Maestra (12-VII-58); 1 neanide a Punta Gor- gona (12-VII-58), 1 © adulta ed 1 g ninfa a Punta Tacca (13-VII-58); 1 3 adulto ed 1g ninfa a Capo Bellavista (13-VII-58). La specie è nuova per l’Arcipelago ‘Toscano, è tuttavia abbastanza diffusa nella zona settentrionale del Bacino Mediterraneo. La sua geonemia comprende infatti quasi tutta l'Europa, dalla Svezia meridionale e dalla Danimarca alle coste mediterranee della Francia, dell’Italia (grandi isole comprese), Dalmazia, Gre- cia. Sembra mancare nella penisola Iberica e non risulta segnalata in Corsica. Si spinge ad oriente in Romania, nella Russia meridionale e nel Caucaso; a sud sembra limitarsi alla Palestina. ORTOTTERI DELLA GORGONA 103 Familia. (1 et tee nitdae Yersinella raymondi (Yersin) Pterolepis Raymondi Yersin, 1860, Ann. Soc. Ent. Fr., 3, VIII, p. 524. Yersinella raymondi, Chopard, 1951, F. Fr., p. 121. Insetto alquanto raro nell’isola. Ho potuto catturarne una © inadulta il 12-VII-58 nella macchia di Myrtus communis L. sopra Cala Maestra ed un ¢ adulto, il 14-VII-58, in una zona a macchia molto bassa, costituita esclusivamente da Cistus monspeliensis L., sulla cima di Punta Maestra. | È un elemento mediterraneo occidentale; la sua geonemia comprende in- fatti le coste mediterranee della Spagna, Francia, Italia e Dalmazia, la Corsica e la Sicilia. In Italia si spinge in alcune località dell’Arco alpino, che costituiscono il limite nord dell’areale. È già noto per l’Arcipelago toscano: l’ho raccolto, in- fatti, all’Isola del Giglio (BACCETTI, 1958). Platycleis intermedia (Serv.) Decticus intermedius Serville, 1839, Ins. Orth., p. 486. Platycleis intermedia, Zeuner, 1941, Trans. R. Ent. Soc., London, XCI, p. 28. Questo Decticino è ordinariamente uno dei più comuni elementi della fauna di alcune isole dell’Arcipelago toscano. Letteralmente pullula, al Giglio, in tutti gli ambienti, ma particolarmente nel pascolo a graminacee. Alla Gorgona, invece è piuttosto raro ed estremamente localizzato: si raccoglie infatti solo nella zona più meridionale, in alcune località depresse, riparate dai venti, ove le condizioni ambientali consentono la presenza di uno stentato pascolo. Ho raccolto, il 12 ed il 13-VII-1958 238 e 299 adulti e 299 ninfe in una conca presso « Casa colonica » su un campo di grano mietuto; 299, il 13-VII-58 nella valle che si apre su Cala Martina, su di un prato sottostante ad un vigneto; 1g ed 19, il 13-VII-58, su un piccolo pascolo della valle prospiciente Cala Scirocco. È specie largamente diffusa nell’ Europa meridionale ed in Asia. In Italia raggiunge in qualche punto le Alpi, ma è soprattutto comune nella penisola e nelle isole maggiori. Nell’Arcipelago Toscano risulta presente all’Elba, al Giglio ed‘ a: Giannutri:(BACCETTI, 4952; 49535: 1953), Superfamilia GRYLLOIDEA Familia Gryllidae Gryllomorpha dalmatina (Ocsk.) Acheta dalmatina.Ocskay, 1832, Nova Acta Acad. Leop. Carol., XVI, (2), p. 959. Gryllomorpha dalmatina, Chopard, 1951, F. Fr., p. 79. Una femmina inadulta è stata raccolta, fra il 23 ed il 25-VII-1958 da G. Fiori nella vallata prospiciente lo Scalo di Gorgona, in una piccola grotta arti- ficiale scavata nel terreno, dal fondo pieno d’acqua. 104 B. BACCETTI Specie assai comune lungo il bacino del Mediterraneo, raggiunge |’ Anatolia ed il Caucaso ma sembra mancare in Spagna. In Italia è particolarmente frequente lungo la costa tirrenica e nelle maggiori isole; nell’Arcipelago Toscano era già nota per Capraia (Razzauti, 1917) e Giglio (BAccETTI, 1958). “Familia Oecanthidae Oecanthus pellucens (Scop.) Gryllus pellucens Scopoli, 1763, Ent. Cam, à Jan Oecanthus pellucens, eae OS ES Pr: Di 100, Ho raccolto un pilo VII- 1958, in un felceto nella parte più alta della valle che si apre su Cala Scirocco, sotto Capo Bellavista. È uno dei più comuni Ortotteri lungo il Bacino del Mediterraneo; segnalato in tutta l’Italia e nelle grandi isole. Nell’Arcipelago Toscano era già noto per il Giglio (BAccETTI, 1958). Subordo CAELIFERA Superfamilia ACRIDOIDEA Familia Catantopidae Anacridium aegyptium (L.) Gryllus Locusta aegyptius Linné, 17064; Mus: Lud. Ult, p. 138. Anacridium aegyptium, Dirsh e Uvarov, 1953, Eos, XXIX, pp. 40-49. Poco comune sull’isola. Ho catturato una © ninfa ed una adulta, il 13-VII-58, nel felceto posto presso Capo Bellavista. Tipico elemento a geonemia circummediterranea. Già segnalato al Giglio, a Pianosa (TARGIONI T'ozzETTI, 1891; BACCETTI, 1953, 1958), a Palmaiola, Elba e Montecristo (BACCETTI, 1953). Calliptamus barbarus (0.G. Costa) Acridium barbarum O.G. Costa, 1833, Mon. Acrid. Pod. R. Napoli, p. 28. | Calliptamus barbarus, Ramme, 1951, Mitt. Zool. Mus. Berlin, XXVII, p. 311. È l’Ortottero più comune della Gorgona, frequentissimo in tutti gli ambienti | ma particolarmente nei rari pascoli e nei campi di grano dopo la mietitura. Ne ho raccolti molti 44 e 99 e qualche ninfa, nei giorni 11-14 luglio 1958, nelle lo- calità seguenti: Punta maestra, Colline sopra Cala Maestra, Torre Vecchia, Punta Gorgona, Punta Tacca, Casa Colonica. Nelle medesime località la specie è stata raccolta abbondantemente da G. Fiori, nei giorni 23-25 agosto 1958, sempre allo stadio adulto. È un elemento a vasta geonemia circummediterranea, che colonizza, su- bendo un certo differenziamento intraspecifico, parte dell'Asia. In Italia è assai comune lungo tutte le coste e sulle maggiori isole. Nell’Arcipelago Toscano ORTOTTERI DELLA GORGONA 105 era già stato segnalato (in parte sub Calliptamus italicus L.) a Palmajola, Pianosa, Giglio (TARGIONI TozzETTI, 1891), Capraia, Gorgona (RAZZAUTI, Li; Elba e - Giannutri (BACCETTI, 1952; ua Familia Acrididae Oedaleus decorus (Germ.) Acrydium decorus Germar, 1826, Faun. Ins. Eur., XII, p. 17. Oedaleus decorus, Chopard, 1951, F. Fr., p. 244. Specie localizzatissima, alla Gorgona; presente solo sulla Punta Maestra, e qui in tutti gli ambienti, eccettuato nella macchia più alta di Myrtus communis L., ed in gran numero. Ne ho catturati molti 4 e 99 allo stadio di adulto e pochi in quello di ninfa nei giorni 11-14 luglio 1958. G. Fiori ne ha catturata una © adulta, nella stessa località, il 23 agosto. È, anche questa specie, largamente distribuita attorno al Bacino del Mediter- raneo. In Italia e nelle maggiori isole è presente quasi ovunque nelle zone di limitata altitudine. Nell’Arcipelago ‘Toscano era sin’ora stata rinvenuta solo al Giglio (BaccETTI, 1958). | Locusta migratoria L. ph. solitaria Gryllus Locusta migratorius Linné, 1758, Syst. Nat., ed. X, I, p. 432. Gryllus cinerascens Fabricius, 1871, Spec. Ins., I, p. 369 n. 38. Locusta migratoria cinerascens, Capra, 1946, Boll. Soc. Ent. Ital., LXXVI, p. 30. Locusta migratoria f. solitaria, Chopard, 1951, F. Fr., p. 246. Pochi esemplari isolati, tutti in stadio preimmaginale, tanto in luglio che in agosto, nei pascoli presso « Casa colonica », verso l’estremità meridionale della isola. Io ho raccolto 3 ninfe (233 e 19) nei giorni 12-13 luglio; G. FioRI 1 ninfa 9 fra al-.22..e\ 11.25 dgaste: Specie ad amplissima geonemia, presente in gran parte dell'Europa, Asia ed Africa. In Italia è segnalata ovunque e, nell’Arcipelago Toscano, risulta cat- turata a Capraia (TARGIONI TozzETTI, 1891) ed al Giglio (BACCETTI, 1958). Sphingonotus coerulans (L.) Gryllus (Locusta) coerulans Linné, Syst. Nat., ed. XII, I, (2), p. 701. Sphingonotus coerulans, Chopard, 1951, F. Fr., p. 254. Frequente sui terreni detritici scoperti, particolarmente in prossimità del mare, si spinge entroterra nelle radure prive di vegetazione. Ne ho catturati molti dg e 99, in tali ambienti, nelle seguenti località: Punta maestra (11-14 luglio 1958); Punta Gorgona (12-VII-58); Punta Tacca (13-VII); Casa Colo- nica (12-13-VII); Capo Bellavista (13-VII); Belvedere (12-VII). G. Fıorı ne ha catturati numerosi esemplari, nelle stesse località, fra il 22 e il 25 di agosto 1958. | Tutti gli esemplari si avvicinano, come quelli delle altre isole dell’Arci- pelago toscano da me esaminati in precedenza, alla ssp. corsicus, per la venula- zione delle tegmine, differendone per la lunghezza della metazona. Ulteriori 106 B. BACCETTI ricerche nelle rimanenti isole potranno stabilire il valore del carattere ed eventual- mente autorizzare la istituzione di una nuova subspecie su questa base. E questa pure specie ad ampia geonemia circummediterranea, che si spinge fino all’Europa centrale ed all’Africa meridionale. Diffusa ovunque, a modesta altitudine, in Italia, e particolarmente nelle zone costiere, era gia nota per tutte le isole dell’Arcipelago Toscano, Pianosa esclusa (RAZZAUTI, 1917; BACCETTI, 1952, 41959). Acrotylus patruelis (H.S.) Oedipoda patruelis Herrich-Scheffer, 1838, Fauna Ins. Germ., CLVII, 18. Acrotylus patruelis, Chopard, 1951, F. Fr., p. 258. Ho raccolto pochi esemplari nelle radure scoperte dell’entroterra: 19 il 12-VII-1958 nella vallata che si apre su Scalo di Gorgona; 1 J e 3 99, il 12-VII, a Cima Maestra. Una femmina è stata raccolta da G. Fiori il 23-VIII-58. Specie largamente diffusa nell'Europa meridionale, nell’ Asia occidentale e nell'Africa settentrionale; frequentemente raccolta in Italia tanto nelle re- gioni peninsulari quanto in quelle insulari, era già nota per l’Elba (BACCETTI, 1952), Giannutri (BACCETTI, 1953) e Giglio (BACCETTI, 1958). Acrida bicolor mediterranea Dirsh Acrida mediterranea mediterranea Dirsh, 1949, Eos, XXV, p. 36. Acrida bicolor ssp. mediterranea Dirsh, 1954, Bull. Soc. Fouad I Ent., XXXVIII, p. 143. Molto rara sull’isola; ne ho raccolto solo esemplari nei pochi prati verdi delle zone, relativamente più umide, coltivate a vigneto: 1 neanide 9 il 12-VII nella vallata dello Scalo di Gorgona; una ninfa 9 il 13-VII nella vallata che si apre su Cala Scirocco. G. Fiori ha raccolto un maschio adulto fra il 22 ed il 25 settembre. Acrida manifesta, alla Gorgona, una ecologia leggermente diversa che al Giglio ed all’Elba, ove sembra prediligere le località più aride. Questa sottospecie è presente in tutta l’Europa mediterranea; in Italia è molto frequente nelle regioni centro-meridionali e nelle grandi isole, pur spingendosi, a nord, in qualche lo- calità dell’Arco alpino. Nell’Arcipelago Toscano era stata da me in precedenza segnalata all’Elba ed al Giglio. Chorthippus brunneus (Thbg.) Gryllus brunneus 'Thunberg, 1815, Nova Acta R. Soc. Sc. Upsala, V, p. 256. Stauroderus bicolor, Ramme, 1920, Arch. f. Naturg., LXXXVI, A, 12, p. 27. Assai comune in tutte le località ed in tutti gli ambienti, eccettuato le rive del mare e la macchia alta. Ne ho raccolti molti 33 e 99 adulti nei giorni 11-14 luglio a Punta Maestra, sulle colline sovrastanti Cala Maestra, a Punta Gorgona, Punta Tacca, Capo Bellavista, Belvedere, Casa Colonica e nelle tre vallate poste lungo il versante orientale dell’isola. ORTOTTERI DELLA GORGONA :107 TABELLA I Attuali conoscenze sul popolamento ortotterologico dell'Arcipelago Toscano (1). Nomi delle specie Gorgona Fili Palmajola Elba Pianosa Giglio | Montecristo Giannutri Phaneroptera nana nana Fieb. Acrometopa macropoda italica Ramme Leptophyes punctatissima Bosc Metaplastes pulchripennis Costa Homorochoryphus nitidulus Scop. Tettigonia viridissima L. Rhacocleis germanica H.S. Yersinella raymondi Yers. Fe Eupholidoptera chabrieri Charp. Platycleis intermedia Ramme + +++ ++ 0 | | Sepiana sepium Yers. Decticus albifrons F. i Li Steropleurus elegans Fisch. Gryllus bimaculatus De Geer Tylopsis llufolia F. | tie Acheta burdigalensis Latr. ++ +++++ + Gryllomorpha dalmatina Ocsk. ne (2) Mogoplistes brunneus Serv. Arachnocephalus vestitus Costa Trigonidium cicindeloides Rambur Oecanthus pellucens Scop. + Gryllotalpa gryllotalpa L. Paratettix meridionalis Ramb. Tetrix depressa f. acuminata Brisout » Pezotettix giornai Rossi Anacridium aegyptium L. Calliptamus barbarus Costa Oedaleus decorus Germ. Locusta migratoria L. ph. solitaria Oedipoda coerulescens L. Sphingonotus coerulans L. Sphingonotus rubescens Walk. Acrotylus patruelis H.S. Aiolopus strepens Latr. Aiolopus thalassinus F. O Acrida bicolor mediterranea Dirsh Chorthippus brunneus 'Thbg. Chorthippus eisentrauti Ramme Dociostaurus maroccanus 'Thunb. O Dociostaurus genet Ocsk. | dio a © © po. © oo + + AT bo Sr + + ++++ + + +0+ +++ +++ +++++++4++4++++++++ + +++ + + + ++ ++ - + + + ++++ ++ ++++ (1) Le segnalazioni per la Capraia indicate con « 0 » sono del dott. Capra, da un suo lavoro in preparazione. (2) Reperti nuovi, comunicati qui per la prima volta in base all’esame da me effettuato di materiale raccolto dalla Sig.na Fabris negli anni 1948-49, e conservato nell’Istituto di Zoologia dell’ Università di Firenze. 108 B. BACCETTI Comune nell’ Europa meridionale, Asia occidentale ed Africa settentrionale, segnalato in tutta l’Italia, era già noto per Capraia, Gorgona, Giannutri e Giglio (Razzawıtı,..1917;.Bacekrer, 19535 1958). In base ai reperti sopra esposti la fauna ortotterologica della Gorgona risulta constare di 14 specie, delle quali alcune senz’altro molto rare sull’isola, altre comuni ed ovunque diffuse (Calliptamus barbarus Costa, Chorthippus brun- neus Thbg., Sphingonotus coerulans L., quest'ultimo limitatamente alle zone sco- perte), altre ancora presenti in buon numero ma estremamente localizzate. Fra queste deve essere ricordata Platycleis intermedia Serv., limitata ai pascoli ed agli appezzamenti di grano «dopo la mietitura della parte meridionale dell’isola (in ciò confermando quanto già si sapeva sulla sua ecologia) e Oedaleus decorus Germ., confinato sulla Punta Maestra, ma qui quasi ovunque presente, nei piccoli prati a graminacee, nella bassa e fitta macchia tipica dell’isola (i cui elementi predominanti sono Myrtus communis L., Arbutus unedo L., Pistacia lentiscus L., Erica arborea L., Rosmarinus officinalis L., Genista juncea Scop.) e nelle zone a macchia rada di Cistus monspeliensis L., caratteristiche della sommità dell’altura. Una plausibile spiegazione della spinta localizzazione della specie va ricercata nel fatto che Punta Maestra è probabilmente una delle zone più aride del terri- torio in esame e può favorire lo sviluppo del solo Oedaleus, Ortottero spiccata- mente xerofilo. Tutte le specie raccolte sono tipici elementi mediterranei a vasta geone- mia, comuni al litorale toscano ed alle maggiori isole tirreniche. Anche la Gor- gona, come la rimanente parte dell’Arcipelago ‘Toscano sin’ora esplorata, mostra una netta tendenza ad avere ciascun genere di Ortotteri rappresentato da una sola specie: non presenta infatti alcuna eccezione a questo principio. Delle 14 entità raccolte una sola è nuova per l’Arcipelago Toscano: la Leptophyes punctatissima Bosc. Le altre specie sono, come mostra la tabella I, fra le più comuni nelle ri- manenti isole. BIBLIOGRAFIA CONSULTATA BaccETTI B., 1952 - Contributo alla conoscenza della ortotterofauna della Toscana. Ortotteri dell’isola d’Elba. Redia, XXXVII, pp. 333-343, 1 fig. BACCETTI B., 1953 - Nuovi reperti sull’ortotterofauna dell’ Arcipelago Toscano. Reda, XXXVIII, | P. 247-254, 1 fig. BACCETTI B., 1958 - Materiali per una fauna dell'Arcipelago Toscano. XXIII. Ortotteri dell’isola del Giglio. Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, LXX, pp. 73-91, 2 figg. RAZZAUTI A., 1917 - Contributi alla conoscenza faunistica delle isole toscane. I. Isola Capraia. Atti Soc. Tosc. Sc. Nat., XXXI, Pisa, pp. 190-224. TARGIONI TOZZETTI A., 1891 - Animali ed Insetti del tabacco in erba e del tabacco secco. Firenze, Roma, Bencini, 346 pp., 100 figg., 3 tavv. 109 FRANCISCO J. SUAREZ Almeria (Espafia) ESPECIES NUEVAS O POCO CONOCIDAS DE LA FAUNA MEDITERRANEA (Hym.: Apterogynidae, Mutillidae) En el transcurso del estudio de abundantes materiales de diversa proce- dencia surgen datos que, no pudiendo ser incluidos en la publicaciön de un tra- bajo de conjunto por provenir de ejemplares aislados o procedentes de localida- des cuyas faunas han sido estudiadas con detalle, son sin embargo de un gran interés y no deben quedar inéditos por referirse a nuevas formas o completar el conocimento de las ya descritas permitiendo situarlas en el rango taxonömico que les corresponde. Es nuesto propösito dar a conocer estos datos en sucesivas notas que agru- pen un determinado numero de ellos, a semejanza de la serie que con un titulo comun publica el Dr. Invrea (1953), deseando contribuir en la medida de nuestras fuerzas al mejor conocimiento de la fauna de esta interesante regiön de la zona palearctica que, a pesar de la continua atenciòn prestada por tantos y tan compe- tentes naturalistas, ain nos reserva innumerables descubrimientos y sorpresas. Apterogyna mickeli var. targui nov. 4. Coloraciön semejante al tipo pero con el törax, incluido el propodeo, completamente negro. Holotipo : 1 3 del Hoggar (Sahara Central): Adrar Amezzeroui, 25-V-1951, Mateu. Observaciones: Comparada al tipo de la A. mickeli Gin. esta Apterogyna presenta las si- guientes diferencias: El primer segmento abdominal es ligeramente mäs corto con relaciön a su anchura; el segundo segmento es mas transversal y con un perfil anterior casi circular, en vez de subtriangular como ocurre en aquélla; el tercer segmento es ligeramente menos convexo. En cuanto a la puntuaciòn, es en el segundo segmento punteada-reticulada con los puntos redondeados o ligeramente ovalados pero mucho menos que en la especie tipica en que son mas alargados (por término medio doble longitud que su anchura); el tercer segmento es tam- bien punteado-reticulado con los puntos o fosetas dos veces mas largos que an- chos y con el reticulado saliente y agudo pero no formando costillas, siendo en aquella costulado-reticulado con costillas largas algo irregulares. El tinte amari- llento de las alas, muy difuminado en el tipo, forma en la variedad una faja estrecha proxima al borde del ala anterior llegando hasta casi el Apice, por fuera de las nerviaciones. Los ojos tanto en el tipo como en la variedad son ovales, grandes y brillantes; los ocelos normales. Todo lo expuesto sugiere la presencia de una subespecie, pero hemos pre- ferido, por el momento, considerarla como simple variedad hasta tanto sea com- probada, en otros ejemplares, la constancia de dichos caracteres. 110 F. SUAREZ Myrmilla capitata var. olcesei (Tourn.) 1895. Mutilla Olcesei Tournier, Bull. Soc. Ent. France, pig. XLVIII. 1 9 de Marruecos: Larache. 1 9 de Tunez: Hammamet, 26-IV-1955, Ve- rhoeff. | Entre un lote de Mutilidos procedente de la coleccién Vaucher que nos fué regalado por Mr. J. Négre, hay un ejemplar que concuerda exactamente con la M. olcesei, sölo citada hasta la fecha, que sepamos, por su autor al describirla sobre un unico ejemplar hembra de Tanger. Muy recientemente nos ha sido co- municado por su colector el ejemplar de Tunez. André en su monografia (1901, 219) se limita a transcribir la descripciön original al final del género Myrmilla, en el apartado que dedica a las especies dudosas o insuficientemente descritas no conocidas por él, aventurando la opiniön de que se trata de una variedad obscura de M. capitata (Luc.). Nada mäs acertado a nuestro juicio. A primera vista, tanto el color negro intenso y la abundante pilosidad ama- rillenta, como la fuerte escultura de todo el cuerpo, hacen pensar en una especie distinta, pero el estudio de una buena serie de ejemplares de M. capitata de di- versas procedencias, nos ha hecho, tras algunas vacilaciones, abundar en la opi- nıön del citado especialista. En efecto, al lado de ejemplares completamente tipicos, hemos observado ejemplares españoles y marroquies con la puntuacién muy apretada, llegando a ser reticulada en algunos; en cuanto a la coloracién varian desde los que tienen una mancha roja en el vertice hasta un ejemplar de Marruecos, casi negro. Por otra parte, la variedad robustior André de la M. ca- pitata es un eslabön entre los ejemplares tipicos, de puntuaciön esparcida y color claro, y aquellos mäs obscuros y de mäs fuerte escultura en cuyo extremo de variabilidad puede colocarse la var. olcesei. Salvo la coloraciön y escultura no existe absolutamente ningün caracter que la separe de la M. capitata tipica. La cabeza y törax son fuertemente punteado reticulados, con la puntuaciön profunda y ovalada, los espacios intermedios agu- dos, fuertes y brillantes, que hace el efecto de ser punteado-costulada en algunas zonas. La descripciön de Tournier es bastante exacta, lo que nos ahorra el dedicar mas espacio a su caracterizacion. | Myrmilla ortizi Suär. Myrmilla chiesi var. halensis Auctorum (in part). 1946 Myrmilla otini Giner (in litt.) 1954 Myrmilla ortizi Suärez, Arch. Inst. Aclim, Almeria, vol. II, pägs. 157-160. 3 22 de Marruecos: Tanger, II-1898; 2 99, id. III-1895, III-1900. 1 © sin localidad ni fecha de captura. Después de la publicaciön de la M. ortizi hemos tenido ocasiön de examinar nuevos ejemplares adjudicados a otras especies con anterioridad a su descripciön, permitiéndonos asimilar a ella una parte de las citas hechas por diferentes autores de la confusa e indeterminada M. halensis de Fabricius. Ya al describirla encontramos determinado como M. bipunctata (Latr.) uno de los ejemplares considerados como paratipos. Posteriormente, examinando las colecciones del Museum National d’Hi- stoire Naturelle de Paris, descubrimos algunos ejemplares de ortizi determinados APTEROGYNIDAE E MUTILLIDAE MEDITERRANEI DFE como M. chiesti var. halensis (Fabr.) y, con esta misma determinaciön estaban los de Tänger mäs arriba citados pertenecientes a la colecciön Vaucher. Como ya expusimos (1954, 157) no teniamos conocimiento de que exis- tiera ninguna descripcién de M. otini Gin., descripciön que hemos hallado ul- timamente en un manuscrito de Giner (1946) que el Director del Instituto Espa- nol de Entomologia nos ha confiado para su revisiön. Myrmilla chiesii negrei Suar. 9 nov. sex. 1958. Myrmilla chiesi negrei Suarez, (3), Fos, vol. XXXIV, pags. 96-97. Se distingue de la M. chiesti (Spin.) tipica, como el 4, por tener sélo el tercer segmento abdominal recubierto por una banda de pilosidad blanca, sin que exista una banda semejante en el cuarto segmento. Asi mismo, como en el otro sexo, se separa de la M. leopoldina Invr. por tener el clipeo recto en su borde libre, cabeza un poco mäs estrechada, sin manchas claras cuticulares en el segundo segmento abdominal y sélo algunos pelos blancos, en lugar de aquellas, que forman unas vagas manchas de pilosidad. Alotipo : 1 ® de Marruecos: Ifrane, VIII-1941, Bletén. Paratipos : 4 99 de Marruecos: Bon Iblane, 14-VII-1939, Otin; Sefrou, 21-VII-1939, Otin; Fes, 10-V-1940, Bletön; Oued Tassennt, 15-VI-1942, Otin. Observaciones: Junto a los ejemplares que acabamos de señalar como alotipo y paratipos pertenecientes a la colecciön del Instituto Espanol de Entomologia, determinados por Giner Mari como M. chiesü var. halensis, hemos tenido ocasiön de examinar 2 92 y 2 83 del mismo lote y otra 2 de ‘Tunez comunicada por Mr. P.M.F. Ve- rhoeff, todos sin banda clara en el cuarto segmento abdominal. Los 33 concuerdan con la negrei en todo y unicamente uno posee una mancha ferruginosa en el vér- tice semejante a la que presentan las formas picticephala Invr. y rufonotata Suär. en las M. leopoldina y chiesti iberica respectivamente. En cuanto a las 99, las dos de Marruecos tienen manchas cuticulares claras en el segundo segmento abdo- minal y el clipeo escotado como en leopoldina Invr.; la de ‘Tunez, junto a las mismas caracteristicas que las anteriores en la ornamentaciön y forma del cli- peo, varia en la anchura de la cabeza que es mucho mayor. Es imposible, por el momento, situar dentro de un cuadro completo de subespecies, variedades, etc. estos ejemplares aislados pertenecientes a una espe- cie de variabilidad tan amplia. Nos hemos limitado recientemente (1958) a la descripciön de algunas formas que hemos creido suficientemente caracterizadas, intentando establecer un punto de partida para el estudio de las razas de chiesti, pero aun tenemos muchas dudas, es preciso confesarlo, sobre la verdadera distri- buciön e incluso sobre el verdadero sentido taxonömico de estas formas, hasta tanto podamos examinar materiales en numero suficiente de los diversos paises en que ha sido citada esta especie. Sigilla angelae nov. sp. ©. Muy semejante a la S. dorsata (Fabr.) pero se distingue bien de ella por los siguientes caracteres: La cabeza es mas corta, transversal, con los lados no paralelos y mas escotada por deträs, su puntuaciön es mas irregular y el tegumento menos brillante; los ojos a una distancia del borde posterior igual a su mayor diametro, mientras que en la dorsata distan vez y media. 'T6rax en proporciòn 112 | F. SUAREZ algo mas ancho y mas corto, mas estrecho por delante que por deträs. Primer segmento abdominal bastante mas ancho y transversal; segundo segmento menos convexo con una quilla media basal poco saliente pero bien perceptible en el esternito. Fig. 1. - Silueta y ornamentaciön abdominal de: A. Sigilla dorsata (F.) y B. Sigilla angelae nov. sp. Cabeza y törax, con sus correspondientes apéndices, de color rojo ferru- ginoso con pilosidad esparcida de color variable, segün la regiön, dorado pälido, ferruginoso claro o parduzco, y con manchas de color obscuro, casi negro, en las siguientes regiones: Una banda transversal en la frente sobre las aristas fron- tales, el diente apical de las mandibulas, las pleuras y los fémures que, aunque de color rojizo, estän mäs obscurecidos que el resto de las patas. Abdomen negro, con el primero y ultimo segmentos asi como toda la parte esternal de color ferru- ginoso obscuro. Primer segmento sin pilosidad decumbente, segundo segmento con pilosidad decumbente negra que recubre la casi totalidad de la regiön dorsal y en ésta una mancha subredondeada, basal, en contacto con el primer segmento, de color dorado pälido; tercer segmento dorsal recubierto completamente por una faja de pilosidad clara semejante; cuarto segmento recubierto igualmente de pilosidad clara pero mäs esparcida. En todo el cuerpo tanto dorsal como ven- tralmente, incluidas las patas, existe una pilosidad esparcida y erecta en su mayor parte de color dorado pälido, entremezclada de pelos ferruginosos en la cabeza y törax y de otros obscuros en la parte posterior del törax y segundo segmento abdominal. Espolones de las tibias de color blanco amarillento. Longitud: 8,5 mm. aproximadamente. APTEROGYNIDAE E MUTILLIDAE MEDITERRANEI 113 Holotipo: 1 2 del Sahara Argelino: Beni Abbes, 25-VI-1949, Pierre. Dedicada a mi mujer, colaboradora en mis estudios entomolögicos. Observaciones: | Esta especie, confundible a primera vista con las variedades claras de S. dorsata (Fabr.) se distingue muy bien de ella y es perfectamente diferente obser- vando la distinta forma y proporciones de la cabeza, törax y primer segmento abdominal, asi como la posiciön de la mancha dorsal del segundo segmento del abdomen (véase ne. PE La descripciön que da Lepeletier (1845, 639-40) de su M. punctum coincide en muchos aspectos con la S. angelae, aunque la insuficiencia de aquella descripciön no permiten establecer las semejanzas o diferencias que pueden existir entre ellas. Tanto Sichel y Radoszkowski (1870, 206) como André (1901, 197) asimilaron la punctum a la de Fabricius como una simple variedad y como, por otra parte, la nueva especie no coincide exactamente con la descripciön de Lepeletier, hemos descrito la que nos ocupa como nueva especie, aunque hacemos constar que sin el examen del tipo de Lepeletier no podrän ‘obtenerse conclusiones definitivas, Smicromyrme pierrei nov. sp. 3. Cabeza poco convexa, mas ancha que larga y mas ancha que el pronoto por delante, no prolongada sino suavemente arqueada por detràs de los ojos, y por tanto, sin ängulos posteriores, con una pequefia elevaciön en el vértice ro- deada por los ocelos, punteada-reticulada en la frente, en el resto con la puntua- ciön mucho mas esparcida y con espacios lisos; ojos muy grandes, muy convexos, ocupando casi completamente los lados de la cabeza, ovales casi subredondeados, con una pequeña escotadura en el tercio superior del borde interno y, muy pré- ximos a la base de las mandibulas; mejillas casi lineales; ocelos muy gruesos y salientes, los posteriores mäs separados entre si que de las örbitas internas cor- respondientes; clipeo triangular, ligeramente céncavo, con fina puntuaciön muy esparcida e irregular que deja espacios lisos y lustrosos, una pequena quillita parte del vértice superior y lo une a la regiòn interantenal, con dos dientecitos salientes muy pröximos entre si en el borde anterior; mandibulas estrechas, fuertemente comprimidas hacia la mitad, formando un diente agudo en el borde externo, la mitad apical bastante mäs estrecha que la basal, pero ambas con los bordes paralelos y el apice bidentado; tubérculos antenales pequeños, algo an- gulosos; antenas con el primer artejo del funiculo (pedicelo) pequefio, apro- ximadamente un tercio del segundo, que a su vez es aproximadamente de una longitud igual a tres cuartos del tercero, el tercero y cuarto son aproximadamente iguales y los siguientes disminuyen gradualmente hacia el apice. 'T6rax suboval, mäs ancho por delante que por deträs; pronoto ligeramente estrechado hacia adelante, con los ängulos anteriores redondeados pero algo marcados y el borde anterior muy ligeramente convexo, punteado-reticulado con la puntuaciön mas gruesa pero mäs irregular que la de la frente, en algunas zonas los interespacios se hacen mayores y resulta simplemente punteado; mesonoto bastante convexo, densamente punteado pero no reticulado con puntos aproximadamente iguales a los del pronoto pero mäs regulares, con los surcos medianos obliterados en el tercio anterior; tégulas medianamente convexas, mas anchas por detràs, muy lisas y brillantes, con algunos puntos esparcidos; escudete convexo, subrectan- gular, mäs ancho que largo y algo redondeado posteriormente, punteado-reticu- lado con una puntuaciön algo menor que la del mesonoto; propodeo regularmente convexo, sin truncadura y con sus lados estrechändose gradualmente hacia aträs, 114 F. SUAREZ sin ängulos posteriores definidos, areolado-reticulado, con una pequefia area media basal en triangulo muy alargado de fondo finamente rugoso, las fosetas son bastante regulares y de tamaño mediano, de fondo liso; pleuras punteado- reticuladas. Abdomen oval alargado; primer segmento estrecho, cası tan largo como su anchura apical, con dos dientes basales agudos dirigidos hacia adelante, f Fig. 2. - Cabeza de Smicromyrme pierrei nov. sp. y con una quilla media, longitudinal, aguda, casi recta en la parte esternal, pun- teado-reticulado tanto dorsal como ventralmente y con la puntuaciön de tamaño aproximadamente igual a la de la frente; segundo segmento poco convexo, den- samente punteado en el dorso y con la puntuaciön muy regular, algo mayor que la del mesonoto, con los puntos mäs gruesos en el esternito; los segmentos si- guientes finamente punteados en el dorso y en la mitad apical de los esternitos; séptimo segmento casi mäs largo que ancho en su base, truncado en su extremo, en el dorso solamente punteado en su base con el resto liso, el esternito punteado en toda su extensiön. Tibias intermedias y posteriores con alguna débil espina, confundible con los pelos, en el tercio apical. Alas completamente hialinas, con las nerviaciones amarillentas, estigma opaco de color castafio claro, segundo nervio transverso-cubital acodado en ängulo muy obtuso e interrumpido antes de alcanzar el nervio cubital, la venacién normal, pero debido a la casi total obliteracién de la terminaciön del nervio cubital, asi como, del tercero transverso- cubital y segundo recurrente (aunque quedan ligeros vestigios), han desaparecido la tercera celda cubital y la segunda discoidal. Insecto de color castafio amarillento, claro en la cabeza donde solamente son mas obscuros una linea en las sienes y el Apice de las mandibulas, mäs claro aun el térax y obscuro el abdomen; antenas, patas y tégulas amarillentas casi testaceas, las ultimas transparentes. Todo el cuerpo y patas con abundante pi- losidad esparcida y erecta de color blanco amarillento; espolones blancuzcos. Longitud: 7 mm. aproximadamente. Holotipo : 1 3 del Sahara Argelino: H. Noukrila (Erg er Raqui), 20-V-1947, Pierre; Dedicada a su colector Mr. F. Pierre. CLI N Né NS È WV ‘ VAR por vu roy CA DAY W Fig. 2. - Cabeza de Smicromyrme pierrei nov. sp. APTEROGYNIDAE E MUTILLIDAE MEDITERRANEI 115 Observaciones: Esta especie pertenece al grupo de Smicromyrme provistas de diente externo en las mandibulas y gran desarrollo ocelar (véase fig. 2) como S. gebatana Invr., S. schemeana Invr., S. mendizabali Suär., etc. pero se distingue muy bien de todas ellas por muchos caracteres destacados en sus respectivas descripciones. Es posible tenga ciertas afinidades con una especie norte-africana que no conocemos «de visu » la S. pallidula Bisch. pues aparte de que esta ültima es una especie de coloraciön mas clara de lo corriente en el género (aunque no tanto como la anteriormente descrita), coincide bastante respecto a los caracteres mor- folögicos. No obstante la ausencia de comentarios de Bischoff (1920, 604) sobre los ocelos nos hace suponer se trata de una especie completamente distinta, ya que, es uno de los caracteres mas notables de S. pierrei, que no hubiera silenciado el citado especialista de poseerlo igualmente la S. pallidula. Smicromyrme berberica var. melanosoma nov. Sg. Semejante a la forma tipica pero con todo el cuerpo negro. Holotipo : 1 3 de Marruecos: Uixan (Beni Bu Ifrur), VII-1955, Codina. Paratipo : 1 3 de Marruecos: Tanger, V-1896, ex coll. Vaucher. Observaciones: Hemos comparado el holotipo de la variedad a un ejemplar de S. berberica (André) tipica de la colecciön del Museo de Paris y no hemos encontrado dife- rencias morfolögicas apreciables. Tambien en el Museo de Paris hemos tenido ocasiön de examinar un 4 de Argelia: Oran, 1900, Mathieu, perteneciente a la S. berberica var. melanosoma nov., procedente de la colecciön R. du Buysson con una etiqueta de determinaciön en la que se lee: « Mutilla hispanica R.S.? var. ? ». Dasylabris maura lepida (Klug) (= oraniensis Luc.) nov. syn. 1835 Mutilla lepida Klug (©), Reise, d. Tirol, Oberit. u. Piem. nach d. sudlich. Span. pag. 94. 1846 Mutilla oraniensis Lucas (3), Explor. sc. Algérie, Zool., vol. III, pig. 287. La Mutilla lepida de Klug, asignada por André como variedad a la D. maura (L.) es considerada modernamente como una subespecie de aquella, y, en efecto, junto a la similitud de caracteres fundamentales con la especie de Linné presenta algunas caracteristicas diferenciales constantes aunque pequefias, como son: la distinta coloraciön, el desarrollo de la una escutelar y las diferencias de escultura cla pigidial que, unido al hecho de habitar un area geogräfica distinta de la forma tipica, justifican esta consideraciön. De la misma manera la Mutilla oraniensis de Lucas coincidiendo con los caracteres del 3 de D. maura es muy parecido en su coloracién al 3 de la ssp. arenaria (F.) del que se distingue por no poseer pilosidad argentada en el törax y concurre en la misma area geografica que lepida. Giner en su trabajo sobre los Mutilidos de España (1944) no cita esta forma de la Peninsula, localidad tipica de lepida. No obstante, ya la habia citado Bischoff (1932, 79) y posteriormente nosotros (1950, 86) habiendo tenido después ocasiön de examinar un buen nümero de ejemplares de las mismas localidades en que se ha cazado la lepida y de cazarlo, asi mismo, en sitios donde era aquélla la unica © habitante que se le pudiese atribuir como sexo opuesto. 116 F. SUAREZ Por ültimo, hemos tenido ocasiön de presenciar en el campo un hecho que nos ha convencido de hallarnos ante los dos sexos de una misma forma. En el espacio de un par de horas y sobre una misma planta de Retama sphaero- carpa B. tuvimos ocasiôn de capturar, en Gergal el dia 28-VI-1956, una serie de unos 60 33 de D). maura oraniensis, pudiendo observar hasta un centenar o mäs. Procuramos investigar la causa ante la insistencia en acudir a aquella planta, corretear por sus tallos y descender al suelo, donde se les veia rebuscar, y termi- namos por descubrir, separando las brozas ‘al pié de la planta, 6 6 7 ce de D. maura lepida de eclosiön reciente, al parecer, dado su impecable aspecto. Es de notar que pröximas habia otras plantas de la misma especie y sölo acudian a aquella. Atribuimos este hecho a la atracciön de los sexos para efectuar la cöpula. Como a nuestro modo de ver no existe ningün motivo que justifique su separaciön, proponemos para ambos sexos la misma denominaciön de D. maura lepida (Klug), ya que dicho nombre tiene prioridad sobre el de oraniensis Luc. BIBLIOGRAFIA ANDRE’ E., 1899-903 - Species des Hyménoptères d’Europe et d’Algérie, Paris, vol. VIII, pägs. ı- 478. | BiscHoFF H., 1920 - Monographie der Mutilliden Afrikas. Arch. fur pare, Berlin, Abt. 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XLVII- AW LL, 117 CARLO CONSIGLIO Istituto di Zoologia dell’ Università di Roma Direttore: Prof. Pasquale Pasquini CONTRIBUTO ALLA CONOSCENZA DEI PLECOTTERI OLOGNATI DELL'ITALIA CENTRALE Nel presente lavoro sono elencati i risultati delle ricerche faunistiche sui Plecotteri Olognati svolte dall'A. per più anni nell’Italia centrale, con l’aggiunta delle poche notizie che si possono trovare nella bibliografia sullo stesso argomento. Seguirà prossimamente un’altra nota sui Plecotteri Sistellognati dell’Italia centrale. Il territorio considerato comprende le seguenti regioni: Toscana, Marche, Umbria, Lazio, Abruzzi e Molise. Non si tiene conto delle isole per le quali esistono contributi a parte dell'A. (1957a, 1957b, 1958) e di Festa (1938). Le notizie esistenti nella bibliografia sulla fauna di Plecotteri Olognati del territorio considerato sono molto scarse. KLAPALEK (1901, 1903) cita di Livorno Taeniopteryx (= Rhabdiopteryx) neglecta Albarda (si tratta probabilmente della sottospecie italica descritta da AuBERT (1953b). AUBERT ricorda qualche specie nel lavoro sui Plecotteri della Collezione Costa (1953a) e dà in seguito un elenco di specie dei Monti Sibillini (1956). Due specie di Olognati degli Abruzzi sono infine ricordate in precedenti lavori dell’A. (1955a, 1955b). Nel presente lavoro i nomi di località relativi a raccolte effettuate dall’A. sono tratti dalle carte dell’Istituto Geografico Militare all’1:100.000 e dalle guide del Touring Club Italiano; di alcune località, il cui nome non è indicato nelle carte suddette ma fu appreso sul posto, è spiegata l’ubicazione nel testo. Ogni nome di località meno importante è preceduto dal nome del paese più vicino. Salvo diversa indicazione, il materiale è stato raccolto da me e si trova nella mia collezione. Non ho tenuto conto di alcune 99 di Nemoura (s.s.) indeterminabili, e di alcune 99 di Nemoura (Protonemura) di cui non è ancora noto il g. Neppure ho tenuto conto delle larve che saranno studiate in un secondo tempo; è noto d’altra parte che molte specie non possono essere riconosciute con certezza allo stato larvale (cfr. AUBERT, 1954). Sento il dovere di ringraziare tutti coloro che mi hanno inviato materiale in studio o in dono, e precisamente: il Prof. Giampaolo Moretti, Direttore dello Istituto di Idrobiologia dell’Università di Perugia; il Prof. Benedetto Lanza dell’Università di Firenze; la dott. Loreta Bellini e il dott. Gino Tomasi della Università di Camerino. Debbo inoltre ricordare che ho potuto studiare il ma- teriale dell’Istituto Nazionale di Entomologia grazie alla cortesia del compianto Marchese Saverio Patrizi, già Commissario dell'Istituto stesso, e del Prof. Sabato Visco, attuale Commissario; e che le raccolte nel territorio del Parco Nazionale d'Abruzzo (Lecce, Gioia, Pescasseroli, Opi, Villetta Barrea, Civitella Alfedena) sono state possibili per la cortesia del Prof. Edoardo Zavattari e dell'Avv. Fran- cesco Saltarelli. (1) Lavoro effettuato con l’aiuto di contributi del Consiglio Nazionale delle Ricerche e dell’Ente Autonomo del Parco Nazionale d’Abruzzo. 118 C. CONSIGLIO Nemoura (Protonemura) costai Aubert AUBERT, 19534, p. 2. CONSIGLIO, 19554, P. 273. Marche: Monti Sibillini, Fonte del Fargno, m. 1690, G. Tomasi leg., 30-VII-1955, 3 99. Lazio: Paterno, Sore. Peschiera, m. 400, 2I°V-14957, 17 Sd, 11-99; 18-X-1957, 9 gd, 4 29; Paterno, Sorg. S. Vittorino, m. 400, 21-V-1957, 1 ©. Abzuz21:.Op, Ya! kLondille, m. 1200-1350, T-V11-1952, 2 4%, 2,99 (ConsiGLio, 1955a); 4-V-1953, 1 ©; 6-V-1953, 1 3, 2 99; 23-VI-1954, 3 99; Opi, Valle Cacciagrande, m. 1300 circa, 23-VI-1954, 1 9; Villetta Barrea, Camo- sciara, m. 1100-1300, 3-VII-1952, 22 g, 1699 (ConsicLio, 1955a); 7-V-1953, 9 og, 299; 24-VI-1954, 6 dg, 5 29; 13-X-1955, 19; Civitella Alfedena, Valle Jannanghera, m. 1200, 25-VI-1954, 3 99. Nemoura (Protonemura) intricata Ris Rıs, 1902, p. 392. DespAix; (1.05 2): p.557 Abruzzi: Opi, Val Fondillo, m. 1050-1200, 1-VII-1952, 19; 23-VI- 1954, 1 2; Villetta Barrea, Vallone Profluo, m. 1100-1250, 4-VII-1952, 1 3; 26-VI- 1954, 699; Scanno, S. Liborio, m. 1150 circa, 26-VI-1954, 1 g, 6 99; Scanno, Vallone delle Croci, m. 1300 circa, 27-VI-1954, 5 gg, 2 99. Nemoura (Protonemura) salfii Aubert AUBERT, 1954, p. 7. Di questa specie ho raccolto numerosi gg che corrispondono esattamente alla descrizione di AuBERT (1954). Essi sono accompagnati da 99 provviste di una placca sub-genitale ben diversa da quella descritta e raffigurata da AUBERT (1954) per questa specie. E pertanto evidente che la 9 descritta da AUBERT ap- partiene ad una specie distinta. Do pertanto una nuova descrizione della © di N. salfü, basandomi su 14 99 provenienti dagli Abruzzi: Villetta Barrea, Camo- sciara, Cascata delle Ninfe, m. 1100, 13-X-1955. Esse sono accompagnate da 13 38. © (Fig. 1). Lunghezza mm. 6145-74. Ala anteriore mm. 1015-11. Capo uniformemente bruno; tracheobranchie lunghe, strozzate avanti il terzo terminale, spesso agglutinate. Area chitinizzata dello sternite VII chiara, poco pigmentata, larga circa 1/3 della larghezza dello sternite VII. Placca sub-genitale dello sternite VIII poco chitinizzata, assai grande, larga alla base circa la metà dello sternite VII, distal- mente circa come lo sternite VIII, depressa al centro, sollevata a tetto ai due lati dai lobi vaginali, margine posteriore per lo più rettilineo al centro, ai lati prolun- gato in due grandi lobi semicircolari spesso raggiungenti il margine posteriore dello sternite IX. Lobi vaginali piccoli, nascosti sotto la placca sub-genitale dello ster- nite VIII, raramente appena sporgenti ai lati di questa. Paraprocti ad apici ap- puntiti, leggermente rivolti verso l’esterno. Come si vede, la 9 di N. salfi Aubert presenta una placca sub-genitale assai somigliante a quella di N. beatensis Despax (CONSIGLIO, 1955c). Ciò con- ferma l’opinione di AUBERT (in litteris) che N. nitida, N. brevistyla, N. beatensis, N. salfu e N. lagrecat appartengono ad un unico gruppo di specie. PLECOTTERI DELL’ITALIA CENTRALE 119 Lazio: Trevi, Ponte delle Tartare, F. Aniene, m. 630, 28-XI-1957, 2 29; Filettino, Sorgenti F. Aniene, m. 1040, 28-XI-1957, 8 99. | Abruzzi: Opi, Val Fondillo, m. 1050-1300, 12-X-1955, 7 3g, 19; 15-X-1955, 12; Villetta Barrea, Camosciara, m. 1100-1250, 31-X-1954, 4 99; 13-X-1955, 25 gg, 15 99; Villetta Barrea, Vallone Profluo, m. 1250 circa, 15- X-1955, 19; Scanno, S. Liborio, F. Tasso, m. 1150 circa, 15-X-1955, 11 gg, 10 99. Nemoura (Protonemura) tyrrhena Festa RESTA: 1038, 1%. Abruzzi, Villetta: Barrea, Vallone’ Profluo,, m. 1250-1300 circa, 7- V-1953, 1 &, 19; 26-VI-1954, 2 99. Nemoura (Protonemura) ausonia Consiglio CONSIGHIO, 109555b..p,’ To: Lazio: Paterno, Sorg. Peschiera, m. 400, 18-X-1957, 4 4%, 19; Filet- tino, Sorgenti F. Aniene, m. 1040-1200, 28-XI-1957, 2 gg, 37 99. Abruzzi: Lecce de’ Marsi, Le Prata di Lecce, m. 1540, 14-X-1955, 9 gd, 2199; Gioia de’ Marsi, Padule, tra Templo e Campomizzo, m. 1300, 14-X-1955, 244, 8 99; Opi, Val Fondillo, m. 1300 circa, 12-X-1955, 444, 499; Opi, Valle Jancina (affl. della Val Fondillo), m. 1300 circa, 12-X-1955, 1g; Villetta Barrea, Camosciara, m. 1000-1300 circa, De Feo leg., 10-IX-1954, 4 33, 3 92 (ConsiGLio, 1955b); C. Consiglio leg., 31-X-1954, 19 (Consiglio, 1955b); 13-X-1955, 16 99; Scanno, Vallone delle Croci, m. 1300 circa, 16-X-1955, 5 34, 10 99; Pacentro, Fonte Romana, 16-X-1955, 1 3, 3 99; Pacentro, 16-X-1955, La, | Nemoura (Amphinemura) sulcicollis Stephens BRINCK, 1949, Pp. 37. DESPAX, 1051, p. 74 (cinerea) Marche: Valle di Bolognola, m. 1000, Biancheri e Ruffo leg., 24-VI- 1955, 1 3, 5 22 (AUBERT, 1956); Biancheri leg., 27-VI-1955, 4 99 (AUBERT, 1956); Ussita, 27-V-1951, 3 gg, 1299 (coll. Bellini, Camerino); M. Catria, Sorgente Galicchio, m. 600, Bellini leg., 30-VI-1954, 2 99. Abruzzi: Opi, Val Fondillo, m. 1050-1350 circa, 1-VII-1952, 2 gg, 19 99; 23-VI-1954, 299; Opi, Valle Cacciagrande (affl. della Val Fondillo), m. 1300 circa, 1-VII-1952, 6 99;- Villetta Barrea, Camosciara, T. Scerto, m. 1020 circa, 3-VII-1952, 19; Scanno, S. Liborio, F. Tasso, m. 1150 circa, 26-VI- 1954, 2 dg, 32 92; Scanno, F. Tasso, m. 950 circa, 26-VI-1954, 1 9. Nemoura (Amphinemura) triangularis Ris Ris, 1902, p. 306, DESPAX,. 1051 p. 77. Lazio: Subiaco, F. Aniene, m. 400, 24-VI-1951, 299; Trevi nel La- zio, Ponte delle ‘Tartare, F. Aniene, m. 630, 13-V-1952, 3 99. Abruzzi: Villetta Barrea, Vallone Profluo, m. 1300 circa, 7-V-1953, 3 33, 499; Scanno, S. Liborio, F. Tasso, m. 1150 circa, 26-VI-1954, 4 99. 120 C. CONSIGLIO Nemoura (s.s.) cinerea Retzius ssp. Questa nuova sottospecie, a cui sono da riferire tutte le citazioni di N. cinerea Retzius per l’Italia, verrà descritta in una nota a parte. Toscana: Vallombrosa (nec Abruzzes!), 2 gg (AuBERT, 1953a, sub nom. N. cinerea). Mea rebe Piano Perdutoj# 10):15350,. SyRuffo “leg; @55V11+1954, 1 & 19 (AuBERT, 1956, sub nom. N. cinerea): Valle Canatra, m. 1500, S. Ruffo leg}, 7-VII-1954, 3 34, 9 9° (AUBERT, 1956, sub nom. N. cinerea): Valla di Bolognola, m. 1000, E. Biancheri leg., 26-VI- 1955, 153 (AUBERT, 1956, sub nom. N. ci- nerea). Umbria: Norcia, m. 580 circa, 8-IX-1955, 3 dd. Lazio: Gerano, O. Castellani leg., 26-IV-1943, 3 es. (det. Aubert). Abruzzi: Camarda, T. Raiale, m. 834, 27-VI-1954, 14 33, 20 99; Ovindoli, Piana di Ovindoli, m. 1350, 29-VI-1952, 1 &, 2 22; Ovindoli, Val d’Arano, T. La Foce, m. 1300, 29-VI-1952, 1 ©; Lecce de’ Marsi, Le Prata di Lecce, m. 1540, 5-VII-1952, 3 99; 22-VI-1954, 2 99; 25-VI-1954, 3 99; Gioia de’ Marsi, Templo, m. 1350, 3-V-1953, 47 gd, 46 92; 22-VI-1954, 207 99, 1 ginandro- morfo; Gioia de’ Marsi, Padule, tra Templo e Campomizzo, m. 1300 circa, 3-V-1953, 3 44, 2 99; 22-VI-1954, 2 33, 23 99; Pescasseroli, Acqua Venti- lata (tra Passo del Diavolo e Campomizzo), m. 1250, 25-VI-1954, 1 9; Pe- scasseroli, Prato della Valle, m. 1150, 2-VII-1952, 1 $; Opi, Val Fondillo, m. 1300 circa, 1-VII-1952, 1 9; Villetta Barrea, Vallone Profluo, m. 1250-1300, 7-V-1953, 1 3; 26-VI-1954, 1 9. | | Abruzzi/Campania: Matese, 1 © (AUBERT, 1953 a, sub nom. N. cinerea). Nemoura (s.s.) erratica Claassen DESPAX, 1929, p. 94 (Rist). CLAASSEN, 1936, p. 623. Umbria: Bagni di Nocera Umbra, F. Hartig leg., 23-IV-1952, 2 3g (coll. Istituto Nazionale di Entomologia). Abruzzi: Lecce de’ Marsi, Le Prata di Lecce, m. 1540, 22-VI-1954, 433, 19; Gioia de’ Marsi, Padule, tra Templo e Campomizzo, m. 1300 circa, 3-V-1953, 2 33; Opi, Val Fondillo, m. 1300 circa, 6-V-1953, 1 3; Villetta Barrea, Camosciara, m. 1100 circa, 7-V-1953, 2 4%; Villetta Barrea, Vallone Profluo, m. 1250 circa, 26-VI-1954, 299; Scanno, Vallone delle Croci, m. 1300 circa, 27-VI-1954, 13, 1.0. Nemoura (s.s.) palliventris Aubert ÄUBERT, 1953b, p. 17. Marche: Valle di Bolognola, m. 1000, Biancheri e Ruffo leg., 24-VI- 19595, FA. 200 (AUBERT, 1956). Abruzzi: Opi, Valle Cacciagrande (aff. della Val Fondillo), m. 1300 circa, 6-V-1953, 13; Villetta Barrea, Camosciara, m. 1100 circa, 7-V-1953, Pac ba Leuctra major Brinck BRINCK, 1949, p. 12. DESPAX, 1951, p. 130 (cylindrica). Abruzzi: Villetta Barrea, Vallone Profluo, m. 1250, 15-X-1955, 1 3; Scanno, S. Liborio, F. Tasso, m. 1150 circa, 15-X-1955, 18. PLECOTTERI DELL’ITALIA CENTRALE 121 Leuctra leptogaster Aubert AUBERT, 1949, P. 232. Lazio: Castel Madama, F. Aniene, m. 240, 28-X-1951, 13; Sorgenti R. Licenza tra Percile e Orvinio, m. 700-800, 7-XII-1951, 1 g, 19; Leonessa, Riofuggio (affl. sinistra F.° Tascino), m. 1070, 6-IX-1955, 4 33, 19; Filettino, — Sorgenti F. Aniene, m. 1040-1200, 28-XT- 1957, 6.29, Abruzzi: Pescasseroli, Campomizzo, F. Sangro, m. 1220, 14-X-1955, 736, 499; Villetta Barrea, Camosciara, m. 1000-1100, 13-X- 1955, 309: Vil- letta Barrea, Vallone Produc m. 1250 dica; 15-X19580 2.00: Scanno: S. Libo- r10;. F.. Tasso,: masa 1150. eirca, 1521055, + 43,32%. Leuctra fusca Linné BRINCK, 1949, p. 8. DESPAX, 1951, p. 134 (fusciventris). Umbria: Nocera Umbra, 22-XI-1950, 19 (coll. Bellini, Camerino). Lazio: Castel Madama, F. Aniene, m. 240, 28-X-1951, 333, 18; Vicovaro, F. Aniene, m. 250, 28- X- 1931, 2.38, 299, Abruzzi: Gioia de’ Marsi, Padule, tra Templo e Campomizzo, m. 1300 circa, 14-X-1955, 9 gg, 11 99; Wes Campomizzo, F. Sangro, m. 1220, 14- X- 1955, 9 33, 5 22; Opi, Val Fondillo, m. 1050, 15-X-1955, 1 g, 299; Vil letta Barrea, Vallone Profluo, m. 1250, 15- X-1955, 19. Leuctra mortoni Kempny KEMPNY, 1899 b, p. 271. DESPAX, 1951, p. 121. Marche: F. Potenza, m. 560, Verdarelli leg., 28-XII-1954, 1 ©; Cam- pottone (Fiuminata), F. Potenza, m. 480, Bellini leg., 11-X-1952, 2 33, 1€. Umbria: Acquacci, F. Topino, 9-XI- 1954, 19 (coll. Bellini, Came- rino). Lazio: Sora, 1g (AUBERT, 1953a); Castel Madama, F. Aniene, m. 240, 28-X-1951, 3 gg, 2 99; Vicovaro, F. Aniene, m. 250, 28-X-1951, 1 ©; Subiaco, F. Aniene, m. 400, 23-IX-1951, 15 gg, 15 99; Paterno, Lago di Paterno, m. 450, 26-XI-1956, 1 3, 19; Trevi, Ponte delle Tartare, F. Aniene, m. 630, 28-XI-1957, 19; Filettino, Sorgenti F. Aniene, m. 1040, 28-XI-1957, 2 99. Abruzzi: Opi, Val Fondillo, m. 1050 circa, 15-X-1955, 13, 499; Scanno, S. Liborio, F. Tasso, m. 1150 circa, 15-X-1955, 96 33, 48 99. Leuctra hexacantha Despax DESPAX, 1940, p. 297. AUBERT, 1946, p. 42 (beaumonti). Lazio: Leonessa, Mulino di Fuscello, Fosso di Leonessa, m. 1040, 6-IX-1955, 16 43, 2 99; 8-IX-1955, 2 43; Filettino, Sorgenti F. Aniene, m. 1040- 1200, 28-XI-1957, 11 gg, 38 99. Abruzzi: Opi, Val Fondillo, m. 1100-1300, 1-X1-1954, 13, 499; 12-X-1955, 11 $3, 6 99; Villetta Barrea, Camosciara, m. 1000-1100, 31-X-1954, 299; 13-X-1955, 5 dd, 899; De Feo leg., 10-IX-1954, 5 43, 499; Scanno, Vallone delle Croci, m. 1300 circa, 16-X-1955, 16 gg, 8 99. 122 C. CONSIGLIO Leuctra pasquinii n. sp. Holotypus: 1g, paratypi: 10 44, 999, ABRUZZI, Villetta Barrea, Vallone Profluo, m. 1250 circa, 15-X-1955, C. Consiglio leg. Conservati in alcool a 80° nella mia collezione. Lunghezza: 3 holotypus, mm. 7; 44 paratypi, mm. 6-7; 99 paratypi, mm. 6-9. Ala anteriore: $ holotypus, mm. 714; 44 paratypi, mm. 614-8; 9° paratypi, mm. 714-9. 3 (Figg. 2, 3). Tergite VI a margine anteriore chitinizzato, ai lati del quale sorgono dalle placche laterali del tergite due appendici brevi, quadrangolari, dirette verso l’indietro, l’interno e l’alto, distanti tra loro circa il doppio della larghezza di ciascuna di esse. T'ergite VII presentante due appendici spatoliformi, dirette verso l’indietro, l’interno e l’alto, inserite nella metà posteriore del mar- gine delle placche laterali del tergite. Tali appendici sono ritorte in modo che la loro parte terminale viene a trovarsi in un piano parallelo all’asse perlaterale del corpo. Le due placche laterali del tergite VII sono per lo più riunite in avanti da una sottile listerella chitinosa, regolarmente arcuata con convessità anteriore; talvolta tale listerella è interrotta nel mezzo. Teergite VIII privo di vere appendici, le due placche laterali del tergite non sono connesse anteriormente, ma sono con- nesse posteriormente da una sottile listerella chitinosa trasversale che emana ‘ dalla parte posteriore del margine della placca di ciascun lato. Tale listerella chi- tinosa ha per lo più spessore uniforme e si compone di due parti laterali dirette verso l’indietro e l’interno, connesse tra loro da una parte centrale parallela all’asse perlaterale del corpo. Sul tergite VIII si trova da ciascun lato, presso l’origine della listerella trasversale, un gruppo di lunghi peli, inseriti in parte sulla regione centrale membranosa, in parte sulle placche laterali chitinizzate del tergite. Anche sul tergite VII si trova da ciascun lato, ma solo sulla parte posteriore del tergite, un gruppo di lunghi peli. Margine anteriore chitinoso del tergite IX per lo più interrotto per un breve tratto, per cui le due placche laterali del tergite non sono per lo più connesse tra loro. Disegno centrale del tergite IX in forma di trapezio basso e largo a base minore verso l’innanzi, al centro profondamente incavata. Vescicola dello sternite IX piccola, circa così lunga come larga. Margine poste- riore del tergite X profondamente incavato. Lobo sopra-anale ovoide, ristretto alla base, la metà basale è pigmentata, quella distale membranosa. Prolungamenti dei paraprocti rudimentali, raggiungenti circa i 2/5 della lunghezza dello specillum. ® (Fig. 4). Sternite VII fortemente chitinizzato, saldato al centro con lo sternite VIII. Questo forma una placca sub-genitale a margine posteriore for- mante due lobi larghi, brevi e assai arrotondati, delimitanti tra loro un angolo ottuso molto aperto. Il margine posteriore è privo di lunghi peli. Al centro della placca sub-genitale si trova un’ampia zona chiara, membranosa, in forma di trian- golo isoscele con la base alla base della placca e il vertice opposto poco in avanti del margine posteriore della placca. Le restanti parti della placca sub-genitale, e cioè le parti postero-laterali comprendenti i lobi, sono regolarmente chitiniz- zate. Armatura chitinosa della spermateca (Fig. 8,9) lunga circa 250 u, allungata, Nemoura (Protonemura) salfit Aubert - 1: 9, Villetta Barrea, Camosciara, 13-X-1955, estremità dell'addome, visione ventrale. Leuctra pasquinii n. sp. - 2: 5 holotypus, estremità dell'addome, visione dorsale: 3: 4 holotypus, estremità dell'addome, visione ventrale; 4: 9 paratypus, estremità dell’addome, visione ventrale. Leuctra concii n. sp. - 5: & holotypus, estremità dell’addome, visione dorsale; 6: ¢ holotypus, estremità dell’addome, visione ventrale; 7: £ paratypus, estremità dell’addome, visione ventrale. 123 PLECOTTERI DELL’ITALIA CENTRALE 2mm. 124 C. CONSIGLIO / rami posteriori contigui, formanti un angolo acuto, arco anteriore ellittico con margine chitinoso assai ampio, non sorpassato dai rami dorsali brevi; in visione laterale i rami posteriori si mostrano ricurvi ventralmente. | Affinità. Poichè la listerella chitinosa del tergite VIII del 3 di L pasquinii n. sp. deriva certamente dal saldarsi di due appendici pari, L. pasqui- ni n. sp. appartiene al gruppo di L. fusca L. sottogruppo di L. budtzi Esben Petersen, caratterizzato dalla presenza di appendici sui tergiti VI, VII e VIII del $. Per la grande riduzione dei prolungamenti dei paraprocti nel 3 e per la forma e colorazione della placca sub-genitale nella ©, L. pasquinit n. sp. dimostra una grande affinità con L. hexacantha Despax. Quest'ultima specie ne differisce per i seguenti caratteri: g: tergite VIII con appendici pari non saldate; paraprocti completamente privi di prolungamenti; Oe placca sub-genitale con un disegno chiaro a forma di V, in avanti al quale vi è un triangolo alquanto pigmentato; margine posteriore della placca sub-genitale fornito di lunghi peli; armatura della spermateca (Figg. 10, 11) più corta, con il margine chitinizzato dell’arco anteriore meno ampio, sorpassato dai rami dorsali, e con i rami posteriori solo debolmente ricurvi ventralmente. Alcuni 3g ‘di L. mortoni Kempny, in cui le due strisce oblique chitinizzate sul tergite VIII si uniscono all’apice, potrebbero confondersi con L. pasquinit n. sp. Però in L. mortoni il margine anteriore del tergite VII è sempre interrotto, la listerella chitinosa posteriormente al tergite VIII formata dall'unione delle due strisce oblique è larga, meno chitinizzata, la vescicola dello sternite IX manca, i prolungamenti dei paraprocti sono poco più brevi dello specillum. Ecologia: L. pasquini n. sp. è stata catturata presso torrentelli di montagna a corrente piuttosto forte e temperatura fredda (da 6° a 10° C.) ad altitudini tra m. 1100 e 1550 circa. Dedico questa specie al chiarissimo Prof. Pasquale Pasquini in segno di riconoscenza. Abruzzi: Lecce de’ Marsi, Le Prata di Lecce, m. 1540, 14-X-1955, 1 8, 7 99; Pescasseroli, Campomizzo, F. Sangro, m. 1220, 14-X-1955, 2 gd, 19; Pescasseroli, Acqua Ventilata (tra Passo del Diavolo e Campomizzo), m 1250, 14-X-1955, 19; Villetta Barrea, Vallone Profluo, m. 1250 circa, 15-X-1955, 11 8 929%, Scanno us. Liborio,» Ae Tasso, m. 1150, :15-X-+1955;-1 3; 19 Pa- centro, m. 1100 circa, 16-X-1955, 3 99. Leuctra costai Aubert AUBERT, 19534, p. 4. Abruzzi: Opi, Val Fondillo, m. 1300 circa, 1-XI-1954, 2 33; 12-X- 1955, 453, 299; Opi, Valle Jancina (affl. della Val Fondillo), m. 1300 circa, 12-X-1955, 4 33, 1%; Villetta Barrea, Camosciara, m. 1000-1250, De Feo leg., 10-IX-1954, 3 99; C. Consiglio leg., 13-X-1955, 15 33, 2199; Villetta Barrea, Vallone Profluo, m. 1250, 15-X-1955, 13 43, 1999; Scanno, S. Liborio, F. Tasso, m. 1150 circa, 15-X-1955, 13.33, 7 99; Scanno, Vallone‘.delle Croci, m. 1300 circa, 16-X-1955, 13 33, 5 98. Leuctra concii n. sp. Holotypus: 1 3, paratypi: 13 gd, 5 22: Lazio, Leonessa, Riofuggio (aff. sinistra F.° Tascino), m. 1070 circa, 6-IX-1955, C. Consiglio leg. Conservati in alcool a 80° nella mia collezione. PLECOTTERI DELL’ITALIA CENTRALE 125 Lunghezza: $ holotypus, mm. 7%; 33 paratypi, mm. 544-7; 9° paratypi, mm." 6-7. Ala anteriore: & holotypus, mm. 7; 43 paratypi, mm. 614-714; 99 para- typi, mm. 7-81. | | 3 (Figg. 5,6). Tergite VI a orlo anteriore chitinizzato assai largo, recante due appendici piuttosto lunghe separate fra loro da uno spazio largo almeno tre volte la larghezza di una di esse. T'ergite VII presentante due appendici in forma di piccole punte, inserite verso la metà del margine delle placche laterali del ter- gite; queste sono riunite in avanti mediante una sottile listerella chitinosa. Ter- giti VIII e IX privi di appendici e di margine anteriore chitinoso, per cui le plac- che laterali di ciascun tergite non sono connesse fra loro. Disegno del tergite IX all’incirca in forma di trapezio, con la base minore rivolta in avanti e inca- vata. Processo ventrale dello sternite IX di media lunghezza, circa 115-2 volte più lungo che largo. Disegno del tergite X bilobato. Lobo sopra-anale triangolare, largamente peduncolato. 2 (Fig. 7). Sternite VII formante una placca chitinosa leggermente, in- distintamente più pigmentata ai lati che al centro, fusa al centro con la placca sub-genitale formata dallo sternite VIII. Questa presenta al margine posteriore due lobi troncati non convergenti, separati da uno spazio circa così ampio come uno di detti lobi. Armatura della spermateca (Figg. 12, 13) lunga circa 200 u, allun- gata, rami posteriori contigui, formanti un angolo acuto, arco anteriore circolare privo di margine chitinoso, rami dorsali brevi, non sorpassanti l’arco anteriore. In visione laterale 1 rami posteriori si mostrano ricurvi ventralmente. Affinità. L. concti n. sp. somiglia molto a L. carinthiaca Kempny sensu Mosely, da cui differisce principalmente: il 4 per la costante presenza e le maggiori dimensioni delle appendici del tergite VII, la minore lunghezza del processo ventrale dello sternite IX, e forse anche per la maggiore distanza che separa le appendici del tergite VI; la 9 per le parti laterali dello sternite VII e le parti latero-anteriori della placca sub-genitale formata dallo sternite VIII assai meno pigmentate, e per i lobi della placca sub-genitale non convergenti. L. concii n. sp. somiglia molto anche a L. meridionalis Aubert, da cui dif- ferisce: il $ per la mancanza di espansioni digitiformi sul tergite VIII e per i prolungamenti dei paraprocti di lunghezza normale, circa così lunghi come lo specillum; la 9 per la placca sub-genitale di forma differente. L. concii n. sp. rappresenta probabilmente una forma meridionale di L. carinthiaca Kempny (sensu Mosely), con appendici sul tergite VII più sviluppate e costanti nel 3 e colorazione degli sterniti VII e VIII meno contrastata nella 9. Si avrebbe quindi una certa analogia con L. dolasilla Consiglio che presenta le appendici sul tergite VIII più sviluppate che L. cingulata Kempny di cui sembra rappresentare una forma meridionale. Si avrebbero dunque due superspecie o Artenkreise paralleli fra loro: uno formato da L. carinthiaca e L. concii, Valtro da L. cingulata e L. dolasilla. Distribuzione: Questa specie, oltre che del Lazio, mi è nota anche di Liguria: Monte Aiona, Lago degli Abeti, m. 1300, 2-X-1950, C. Conci leg., 134, | Dedico questa specie al valente Prof. Cesare Conci che l’ha raccolta in Li- guria insieme a molti altri Plecotteri che saranno oggetto di ulteriori note. 126 C. CONSIGLIO Leuctra hippopus Kempny KEMPNY, 1899a, p. 10. Toscana: Abetone, F°. Sestaione, m. 1300 circa, 20-IV-1952, 29. Marche: Ussita, 27-V-1951, 3 3%, 1899 (coll. Bellini, Camerino), Lazio: Trevi nel Lazio, Ponte delle Tartare, F. Aniene, m. 630, 20- III-1952, 15 gg, 15 99; 25-IV-1953, 3 99; F. Aniene fra Trevi e Filettino, m. 750 circa, 20-III-1952, 19; Subiaco, F. Aniene, m. 400 circa, 20-III-1952, 1 3. Armatura delle spermateche (trattate con KOH) - 8: Leuctra pasquinii n. sp., 2 paratypus, fron- tale; 9: idem, laterale; 10: L. hexacantha Despax, 9, Scanno, Vallone delle Croci, 16-X-1955, frontale; 11: idem, laterale; 12: L. concîi n. sp., 2 paratypus, frontale; 13: idem, laterale. Abruzzi: Opi, Val Fondillo, m. 1050, 1-VII-1952, 12; 23-VI-1954, 1.9; Villetta Barrea, Vallone Profluo, m. 1250, 7-V-1953, 7 33, 14 99; 26-VI-1954, N aes Leuctra alpina Kühtreiber KÜHTREIBER, 1934, P. 71. Toscana: Alpi Apuane, M. Corchia, m. 1150, B. Lanza leg., 9-V-1954, 2.60, 14%. Marche: Valle di Bolognola, m. 1000, Biancheri leg., 27-VI-1955, 5 99 (AUBERT, 1956). | Abruzzi: Opi, Val Fondillo, m, 1300 circa, 6-V-1953, 5 34; 10:99; Villetta Barrea, Camosciara, m. 1100-1350, 7-V-1953, 3 44, 19; 24-VI-1954, 12. PLECOTTERI DELL’ITALIA CENTRALE 127 Leuctra inermis Kempny KEMPNY, 1899 b, p. 270. AUBERT, 1957, P. 291. Lazio: Filettino, Sorgenti F. Aniene, m. 1200, 28-XI-1957, 499. Abruzzi: Opi Mal Fondille, m. 1300, .1-VI-19523783188,,228;:16* V-1953, 5 gg; 23-VI-1954, 2 99; 1-XI-1954, 19; 12-X-1955, 8 gg, 2 99; Valle Jancina (affl. della Val Fondillo), m. 1300, 6-V-1953, 1 3; 12-X-1955, 13, 4 99; Valle Cacciagrande (affl. della Val Fondillo), m. 1300, 23-VI-1954, 8 99; Villetta Barrea, Camosciara, m. 1100-1300, 3-VII-1952, 4 gd, 499; 7-V-1953, 9 33, 792; 24-VI-1954, 15 gg, 18 99; 31-X-1954, 1 ©; 13-X-1955, 6 33, 799; De Feo leg., 10-IX-1954, 7 gg, 10 99; Civitella Alfedena, Valle Jannanghera, m. 1200, 5-V-1953, 6 33; 25-VI-1954, 3 44, 23 92; Barrea, Valle dell’Inferno, m. 1400 circa, 5-V-1953, 19: Scanno, 5. Liborio, F, Tasso, m. 1150; 26-VI-1954,1©: 15-X-1955, 3 $3, 4 99; Scanno, Vallone delle Croci, m. 1100-1300, 16-VII-1951, 5 44, 5 99; 27-VI-1954; 6 43, 12 22; 16-X-1955, 15 gg, 29 29; Pacentro, Fonte Romana, 16-X-1955, 15 99; Pacentro, 16-X-1955, 1 9; Camarda, Torr. Rajale, mn. 834, 27-91-1954, 1 3, 1-9. Leuctra handlirschi Kempny KEMPNY, 1898, p. 220. AUBERT) 1067, D. 301, Abruzzi: Lecce de’ Marsi, Le Prata di Lecce, m. 1540, 22-VI-1954, 12 gd, 47 99; 25-VI-1954, 41 gg, 102 99; Gioia de’ Marsi, Padule, tra Tem- plo e Campomizzo, m. 1300, 22-VI-1954, 1 9; Pescasseroli, Acqua Ventilata (tra Passo del Diavolo e Campomizzo), m. 1250, 5-VII-1952, 2 33, 2 99; 25-VI-1954, 2 88, 3 9% Opi, Val Fondillo, 0. 1050-1550 1-YI- 263,23 23-VI-1954, 27 33, 45 99; Villetta Barrea, Camosciara, m. 1100, 3-VII-1952, 1 9; Villetta Barrea, Vallone Profluo, m. 1100-1250, 4-VII-1952, 3 gd, 21 99; 26-VI-1954, 18 gg, 21 99; Civitella Alfedena, m. 1200, 25-VI-1954, 2 33, 599; Scanno, Vallone delle Croci, m. 1100-1300, 9-VII-1951, 1 g, 1 9; 16-VII-1951, 2 99; 27-VI-1954, 5 gg, 15 99; Passo Capannelle, m. 1150, 28-VI-1954, 1 g, 2 99. (:) Leuctra teriolensis Kempny AUBERT cita questa specie per le località che seguono. Poichè lo stesso AU- BERT (1957) afferma che L. teriolensis è una specie strettamente alpina, è assai probabile che tali citazioni siano da riferirsi a L. rauschert. Marche: Pintura di Bolognola, m. 1400, Tamanini leg., 25-VI-1955, 1 3 (AUBERT, 1956); Valle di Bolognola, m. 1000, Biancheri leg., 27-VI-1955, 7:88, 499 (AUBERT, 1956). Leuctra rauscheri Aubert AUBERT, 1957, D. 295. Abruzzi: Opi, Val Fondillo, m. 1300, 1-VII-1952, 1 3, 2 99; 6-V-1953, 2 99; 23-VI-1954, 2 99; Opi, Valle Cacciagrande (affl. della Val Fondillo), m. 1300 circa, 6-V-1953, 1 ©; 23-VI-1954, 1 ©; Villetta Barrea, Camosciara, m. 1100-1350, 3-VII-1952, 3 99; 7-V-1953, 18 4%, 10 99; 24-VI-1954, 6 99. 128 C. CONSIGLIO Leuctra insubrica Aubert AUBERT, 1949, p. 234; 1957, P. 297. Marche: Montemonaco, m. 900, Tamanini leg., 2-VII-1955, 1 4, 6 29 (AUBERT, 1956); Valle di Bolognola, Fonte del Fargno, m. 1690, G. Tomasi leg., 30-VII-1955, 19. | Capnia nigra (Pictet) AUBERT, 1946, p. 22. DESPAX, 1951, p. 157 (conica). | Abruzzi: Opi, Val Fondillo, m. 1200-1350, 1-VII-1952, 1 9; 6-V-1953, 9 38, 69 99; 23-VI-1954, 2 gg, 16 29; Valle Jancina (affl. della Val Fondillo), m. 1300 circa, 6-V-1953, 2 99; Valle Cacciagrande (affl. della Val Fondillo), m. 1300 circa, 6-V-1953, 2 99. Capnia bifrons (Newman) KIMMINS, 1947, p. 261. | DESPAX, 1951, p. 154 (nigra). Lazio: Gerano, Castellani leg., 13-1-1944, 1 © (det. AUBERT, coll. Castellani, Roma) (1). Brachyptera calabrica Aubert AUBERT, 1953b, p. 7. Abruzzi:, Opi, Val. Hondillo, m. 1200-1350; <1-VII-1952, 14. 99; 6-V-1953, 2 $3, 11 99; 23-VI-1954, circa 40 99; Villetta Barrea, Vallone Profluo, m. 1300 circa, 7-V-1953, 7 33, 4 9. Brachyptera risi (Morton) DESPAX, 1951, p.138. Abruzzi: Gioia de’ Marsi, Padule, tra Templo e Campomizzo, m. 1300 circa, 3-V-1953, 2 99; Pescasseroli, Campomizzo, F. Sangro, m. 1220, 3-V-1953, 1 9; Pescasseroli, Acqua Ventilata (tra Passo del Diavolo e Campo- mizzo), m. 1250, 25-VI-1954, 1 ©; Pescasseroli, Ponte Abbeveratoio, F. Sangro, m. 1147, 2-V-1953, 2 99; Villetta Barrea, Vallone Profluo, m. 1250 circa, 7-V-1953, 9 33, 10 99; 26-VI-1954, 1 3, 4 98. | Rhabdiopteryx neglecta italica Aubert AUBERT, 1953b, p. 11. Toscana: Livorno, 1847, leg. Mann, 5 es., coll. Hofmuseum, Vienna (KLAPALEK, 1901, 1903, citati come Taeniopteryx neglecta Albarda, ma è pro- babile che debbano riferirsi a questa sottospecie, descritta nel 1953, che sembra abitare tutta l’Italia); Abetone, Lago Baccioli, m. 1300, B. Lanza leg., V-1953, 1:9 Marche: Valle di Bolognola, m. 1000, Biancheri leg., 27-VI-1955, 1 2 (AUBERT, 1956). (1) Per la cortesia del Sig. Castellani ho riesaminato questo interessante esemplare e non vi è alcun dubbio che si tratta di 1 9 di Capnia bifrons (Newman). PLECOTTERI DELL’ITALIA CENTRALE 129 Abruzz1: Opi, Val’Fondille’m.”105021350,4-V-1953, 2 89, 3.88; 6-V-1953, 5 3g, 9 99; 23-VI-1954, 5 99; Valle Cacciagrande (affl. della Val Fondillo), 6-V-1953, 11 gd, 7 29; 23-VI-1954, 1 ©; Villetta Barrea, Camosciara, m. 1100-1250, 7-V-1953, 2 4%, 1 9; 24-VI-1954, 3 99; Villetta Barrea, Torr. Scerto, m. 1000 Circa, 7- V-1953, 3 gg; Civitella Eee at Valle Jannanghera, m. 1200 circa, 25-VI-1954, 1 ©. x * * Complessivamente sono state dunque riscontrate in Italia centrale 29 specie di Plecotteri Olognati. Secondo la loro distribuzione geografica attual- mente conosciuta esse possono distribuirsi nei seguenti gruppi: I gruppo. Elementi diffusi sia a Sud del territorio considerato (Italia meri- dionale o Africa settentrionale), sia a Nord (Itala settentrionale o Europa cen- trale). 16 specie: Nemoura intricata, N. tyrrhena, N. sulcicollis, N. triangularis, N. cinerea ssp., Leuctra major, L. leptogaster, L. fusca, L. mortoni, L. hexacantha, L. hippopus, L. inermis, L. handlırschi, Capnia nigra, Brachyptera risi, Rhabdiopteryx neglecta italica. II gruppo. Elementi settentrionali, che raggiungono qui il loro massimo limite di diffusione verso Sud finora conosciuto. 6 specie: Nemoura erratica, Leuctra conci, L. alpina, L. rauscheri, L. insubrica, Capnia bifrons. III gruppo. Elementi meridionali, che raggiungono qui il loro massimo limite di diffusione verso Nord finora conosciuto. 6 specie: Nemoura costai, N. salfu, N. ausonia, N. palliventris, Leuctra costai, Brachyptera calabrica. IV gruppo: Elementi che sembrano endemici al territorio considerato. 1 specie: Leuctra pasquini. Nel suo complesso, la fauna di Plecotteri Olognati dell’Italia centrale si mostra piuttosto povera di endemismi, quindi presumibilmente originatasi in epoca relativamente recente mediante immigrazioni da Nord o da Sud. Alcune fra le specie hanno occupato nella loro migrazione la catena degli Appennini per tutta la sua lunghezza (I gruppo), ed è quindi difficile fare supposizioni sulla loro origine. Le altre specie, invece, ad eccezione dell’unica che sembra endemica (forse a causa delle nostre insufficienti conoscenze), si sono arrestate ad un certo punto della loro diffusione ed in tal modo ci danno opportunità di indagare sulla loro origine. E precisamente quelle del II gruppo sembrano essere di origine set- tentrionale; tra esse Leuctra insubrica non sembra oltrepassare le Marche, men- tre le altre cinque si spingono più a Sud senza tuttavia raggiungere la Calabria. Quelle del III gruppo saremmo tentati invece di ritenerle di origine meridionale; ma, data la scarsezza delle nostre conoscenze sulla fauna plecotterologica dello Appennino settentrionale, non possiamo affermarlo con certezza, anzi, mentre alcune (Nemoura ausonia, Leuctra costai) per le loro affinità sono di probabile origine meridionale, altre (Nemoura costa, N. salfu, N. palliventris) mostrano una forte affinità verso alcune specie alpine e non è escluso pertanto che : siano di origine settentrionale. 130 C. CONSIGLIO SUMMARY The A. gives a list of Plecoptera Holognatha from Central Italy. Previous statements on this matter were very scarce. A new description of the female of Nemoura (Protonemura) salfit Aubert is given, as the female described by AUBERT does not belong to this species. A new ssp. of N. (s. s.) cinerea Retzius, to which have to be referred the previous statements of N. cinerea for Italy, will be described in a distinct paper. Two further new species from Central Italy are described in this paper: Leuctra pasquinii (related to L. hexacantha D and L. concii (related to L. carinthiaca Kempny). On the whole, 29 species of Plecoptera Holognatha were found in the investigated territory. Among these, we can recognize 4 groups: 1) 16 SI are found also in regions situated both in the North and South of Central Italy; 2) 6 ones are northern species, that reach in Central Italy their southern bound of distri- bution; 3) 6 ones seem to be southern species, that reach in Central Italy their northern bound of distribution; 4) I es seems to be endemic (perhaps owing to our insufficient knowledge of the geo- graphical distribution of Italian Plecoptera). For the first group, it is difficult to recognize whether most of the species spread over the territory coming from North or from South. The species of the second grup seem to have immi- grated from North, while the species of the third group seem to have immigrated in part from South; but it is probable, that a part of the species of the third group have immigrated from North and their presence in the northern Apennines has not yet been discovered. The scarceness of ende- misms appears to be own to a relatively recent origin of the Plecopteran fauna of Central Italy. It is to be hoped for further investigations that will bring more knowledge on this matter. BIBLIOGRAFIA AUBERT J., 1946 - Les Plecopteres de la Suisse romande. - Mitt. Schweiz. Ent. Ges., 20, 7-128, Carte. AUBERT J., 1949 - Plecopteres helvétiques. Notes morphologiques et systematiques. - Mitt. Schweiz. Ent. Ges;;.)22; "2177-230, AUBERT J., 1953a - Les Plecopteres de la collection A. Costa (Musée Zoologique de Naples). - An- nuario Ist. Mus. Zool. Univ. Napoli, 5:1, 6 pp. AUBERT J., 1953b - Contribution a l’etude des Plecopteres et des Ephemeropteres de la Calabre (Italie méridionale). - Annuario Ist. Mus. Zool. Univ. Napoli, 5:2, 35 pp., 1 tav. AUBERT J., 1954 - Ricerche zoologiche sul massiccio del Pollino (Lucania-Calabria). IX. Nouvelle contribution à l’étude des Plécoptères de Calabre (talie méridionale). - Annuario Ist. Mus. Zool. Univ. Napoli, 6:6, 18 pp. AUBERT J., 1956 - Plécoptères des Monts Sibillins. - Mem. Mus. Civ. St. Nat. Verona, 5, 89-91. AUBERT J., 1957 - Les Leuctra du groupe de inermis Kempny et quelques espèces inermes isolées (Plé- coptères Leuctridae). - Mitt. Schweiz. Ent. Ges., 30, 285-312. BRINCK P., 1949 - Studies on Swedish Stoneflies (Plecoptera). - Opusc. Entom., Lund, Suppl. 11, XII--250 pp. BRINCK P., 1956 - Reproductive system and mating in Plecoptera - Opusc. Entomol., 21, 57-127. CLAASSEN P.W., 1936 - New names for stoneflies (Plecoptera). - Ann. Ent. Soc. 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Toulouse, 75, 296- 299. | Despax R., 1951 - Plécoptères. In: CHOPARD, Faune de France, Paris, Vol. 55, 280 pp. FESTA A., 1938 - Studi sui Plecotteri italiani. III. Note sulle famiglie Leuctridae e Nemuridae. - Boll. Soc. Ent. .It., 70; 156-159. KEMPNY P., 1898 - Zur Kenntniss der Plecopteren. II. Neue und ungenügend bekannte Leuctra- Arten. I. Theil. Verh. k. k. zool.-bot. Ges. Wien, 48, 213-221, Taf. III. KEMPNY P., 1899a - Zur Kenntniss der Plecopteren. II. Neue und ungenügend bekannte Leuctra- Arten. II. Theil. - Verh. k. k. zool.-bot. Ges. Wien, 49, 9-15, Taf. I. KEMPNY P., 1899b - Zur Kenntniss der Plecopteren. II. Neue und ungenügend bekannte Leuctra- Arten. III. Theil. (Schluss.) - Verh. k. k. zool.-bot. Ges. Wien, 49, 269-278, Taf. VI. Kımmins D.E., 1947 - A note on Capnia nigra Pictet (Plecoptera). - The Entomologist, 80, 261, KLAPALEK F., 1901 - O novych a malo znamych druzich palaearktickych Neuropteroid. - Ceskä Akad. Cisare Frantiska Josefa (2) 10:21, 19 pp. KLAPALEK F., 1903 - Ueber neue und wenig bekannte Arten der paläarktischen Neuropteroiden. - Ceska Akad. Cisare Frantiska Josefa I. Bul. internat. (Sci. math. et nat.) 7, 1-14. KUHTREIBER J., 1934 - Die Plekopterenfauna Nordtirols. - Naturw.-Med. Ver. Innsbruck Berichte, 43/44, 219 pp. Rıs F., 1902 - Die schweizerischen Arten der Perlidengattung Nemura. - Mitt. Schweiz. Ent. Ges., 10, 378-405, 432, 6 Pl. 132 CESARE MANCINI COROLOGIA EMITTEROLOGICA ITALIANA Nota IV - EMITTERI DELLA VALLE D’AOSTA Nelle estati del 1932, 33 e 35 il marchese Gian Carlo Doria raccolse a Cour- mayeur ed a Pre St. Didier insetti per il Museo di Storia Naturale di Genova, tra i quali un buon numero di Emitteri. Della Valle d’ Aosta erano noti solamente 12 Emitteri, credo quindi che possa interessare darne l’elenco, portando così un piccolo contributo alla conoscenza della distribuzione geografica in Italia di questo ordine, ancora così poco nota. Al materiale raccolto dal marchese Doria, ho creduto bene aggiungere quello che si trova nelle collezioni del Museo di Genova, nella mia, in quella del Prof. G. Della Beffa di Torino (Charvensod e St. Nicolas), e poco altro materiale avuto in comunicazione per lo studio. Le specie che ho elencato sono 243 (Eterotteri 191 e Omotteri 52) e 28 varietà; di esse ben 13 sono nuove per l’Italia (segnate con un asterisco), ciò che dimostra, insieme alle 9 da me elencate del Biellese, quanto sia poco nota la fauna emitterologica delle nostre Alpi. Esse sono tutte forme montane e setten- trionali ad eccezione del Plagiognathus bipunctatus Reut. specie del Mediterraneo orientale, che arriva fino al Caucaso e ‘l'urchestan; certamente pure essa è specie montana e la Valle d’Aosta sarebbe il suo estremo limite di espansione occidentale. Gli emitteri Valdostani sono certamente molti di più, dato che tutto il materiale da me visto è stato raccolto nella stagione estiva e per la quasi totalità nella media ed alta montagna. Nessuno ha mai fatto ricerche metodiche e speciali di questo gruppo di insetti; ne è una prova che, se facciamo il confronto col ma- teriale così diligentemente raccolto dal Dott. Felice Capra nel vicino Biellese, risulta che delle 171 specie da me elencate di questa regione, ben 77 non sono ancora note per la Valle d'Aosta, mentre buone parte di esse vi si devono certa- mente trovare. Le specie eurosibiriche e continentali sono 166, alle quali si possono ag- giungere le seguenti 18 specie che hanno area di diffusione limitata, ma che si possono ritenere come forme alpine o montane: Coriomeris alpinus Horv., Alydus rupestris Fieb., Geocoris lapponicus Zett., Anthocoris pilosus Jak., Acompocoris montanus E. Wagn., Psallus vittatus Fieb., Atractotomus rhodani Fieb., Dicyphus ceruttii E. Wagn., Stenodema sericans Fieb., Stenodema algoviense K. Schm., Calocoris lineatus Costa, Sigara carinata C. Shlb., Cixius alpinus G. Wagn., Neophilaenus infumatus Hpt., Macropsis infuscata J. Shlb., Macrosteles frontalis Scott., fassargus neglectus Then., Ebarrius cognatus Fieb.; si ha così che le forme continentali sono il 75,5%, quelle meridionali sono solamente 11, cioè poco più del 4,5%; ne deriva quindi che la fauna emitterologica della Valle d’ Aosta, come era da prevedere, risulta completamente continentale. Ringrazio vivamente il Dott. Carlo Alzona che mi raccolse il ricco mate- riale di Brusson e Valle d’Ayaz e il Sig. G. Bartoli per quello di Ollomont. EMITTERI DELLA VALLE D’AOSTA 133 Buona parte degli Omotteri sono stati determinati dal Dott. J. Dlabola di Praga, che ringrazio. | HETEROPTERA Fam. CYDNIDAE Thyreocoris scarabaeoides L. - Brusson, Courmayeur. Specie continentale; sparsa in tutta Italia. Aethus nigritus F. - Valpelline. Regione Paleartica; sparso in tutta Italia. Sehirus luctuosus M.R. - Gressoney, Brusson, Champoluc, S. Giacomo d’Ayaz, Cogne, Pré St. Didier, Courmayeur. Europa, Algeria, Asia Minore, Turchestan; Italia settentrionale. Sehirus dubius Scop. - Gressoney, Fiery d’Ayaz, Cogne, Valsavaranche. Specie Eurosibirica; tutta Italia. Sehirus biguttatus L. - Champoluc, S. Giacomo d’Ayaz, Courmayeur. Specie continentale; Italia settentrionale, Toscana, Marche, Umbria, Abruzzo, Sicilia. Fam. PLATASPIDAE Coptosoma scutellatum Geoffr. - Valpelline, Saint Nicolas. Regione Paleartica; tutta Italia. Fam. PENTATOMIDAE Odontoscelis fuliginosus L. - Chatillon, Brusson, Breuil, Ollomont, Entrèves. Europa media e meridionale, Nord Africa, Asia Minore, Caucaso, Turchestan, Siberia; tutta Italia. Eurygaster maurus L. - Brusson, Valpelline. Specie meridionale; tutta Italia, non comune nella Valle Padana. Graphosoma italica Muell. - Ollomont. Specie Eurosibirica; tutta Italia meno la Sardegna. Sciocoris macrocephalus Fieb. - Courmayeur. var. luteolus Fieb. - Brusson. Specie meridionale, arriva alla Germania; sparsa in tutta Italia, la varietà è nota della Liguria, ‘Trentino e Sicilia. Sciocoris cursitans F. - Brusson, Cogne. Specie Eurosibirica; tutta Italia. Aeha acuminata L. - Brusson, Charvensod. Specie Eurosibirica; tutta Italia, comunissima. Peribalus sphacelatus F. - Aosta. Europa media e meridionale, Nord Africa; tutta Italia, comune. Peribalus albipes F. - Aosta, Courmayeur. Specie Mediterranea; tutta Italia. Chlorochroa juniperina L. - Fiery d’Ayaz, Courmayeur. Specie Eurosibirica; Italia settentrionale, Abruzzo, Sardegna. 134 C. MANCINI Carpocoris fuscispinus Boh. - Villeneuve, Courmayeur. var. subrufus De Seab. - Valpelline. Regione Paleartica; tutta Italia. Carpocoris pudicus Poda - Charvensod, Villeneuve, La ‘Thuile, Courmayeur. var. pyrrhosomus Westh. -.Aosta. Regione Paleartica; tutta Italia. Dolycoris baccarum L. - Brusson, S. Giacomo d’Ayaz, St. Vincent, Breuil, Char- vensod, Ollomont, Villeneuve, Valsavaranche, Pré St. Didier, Courmayeur. Specie Paleartica : tutta Italia, Comunissima. Eurydema ventrale Klt. - St. Nicolas. Specie meridionale; tutta Italia. Eurydema ornatum L. - Aosta, St. Vincent. var. pictum H.S. - Aosta. var. decoratum H.S. - St. Nicolas. Specie Paleartica; tutta Italia, comune. Eurydema fieberi var. rotundicolle Dhrn. - Gressoney, Fiery d’Ayaz, S. Giacomo d’Ayaz, Valsavaranche, Piccolo S. Bernardo, Courmayeur, Frety. Europa media e meridionale, Asia Minore, Caucaso; Piemonte, Tren- tino, Abruzzo, Sardegna, molto rara. | Eurydema oleraceum L. - Brusson, Ollomont, Pré St. Didier, Courmayeur. var. flavatum Schrk. - Valsavaranche, Courmayeur, Entrèves. var. magdalenae Royer - Gressoney. var. albomarginatum Goeze - Brusson, Ollomont, St. Nicolas, Courmayeur. Specie Eurosibirica; tutta Italia, comunissima insieme alle varietà. Pentatoma rufipes L. - M. Rosa, Valtournanche, Charvensod, Villeneuve, Lago Loic (Cogne), colato Specie Eurosibirica; Italia settentrionale, Toscana, Abruzzo, Calabria, Sicilia, specie montana. Elasmostethus interstinctus L. - Aosta. Specie Eurosibirica; Italia settentrionale e centrale. Elasmucha ferrugata F. - Courmayeur. Specie Eurosibirica; Trentino, Venezia Giulia, molto rara nuova per il Piemonte. Elasmucha grisea L. - S. Giacomo d’Ayaz, Charvensod, Courmayeur. Specie Eurosibirica; Italia settentrionale, ‘Toscana, Abruzzo. Picromerus bidens L. - Gressoney, Champoluc, Valtournanche, Valpelline, St. Nicolas, Pré St. Didier. Specie Eurosibirica; Italia settentrionale e centrale, Calabria, Sicilia, Troilus luridus F. - Aosta. Specie el kirion; Piemonte, Lombardia, Trentino, Abruzzo, Lazio, Sicilia, rara. Zicrona coerulea L. - Gressoney, Breuil. Regioni Paleartica, Orientale e Neartica; tutta Italia. Fam. COREIDAE Syromastes rhombeus L. - Pré St. Didier. Regione Mediterranea, Is. Canarie, Caucaso, T'urchestan; tutta Italia. EMITTERI DELLA VALLE D’AOSTA 135 Mesocerus marginatus L. - St. Vincent. Specie Eurosibirica; tutta Italia, comunissima. Loxocnemis dentator F. - Pré St. Didier. Europa media e meridionale, Nord Africa, Asia Minore; Piemonte, Lombardia, Trentino, Romagna, Sardegna, Corsica, io lo conosco pure di Liguria (Genova, Finale), delle Puglie (Capo Leuca) e della Basilicata (Ma- tera). | Coriomeris alpinus Horv. - S. Giacomo d’Ayaz, Breuil. Francia, Italia, Svizzera, Ungheria; Piemonte, Trentino, Romagna, Abruzzo, raro. Coriomeris denticulatus Scop. - Brusson, Entreves. Specie Eurosibirica; comune in tutta Italia. Dicranomerus agilis Scop. - Fiery d’Ayaz, Breuil, Ollomont, Courmayeur, Entrèves. Specie Eurosibirica; tutta Italia, comune. Alydus calcaratus L. - M. Rosa, Courmayeur, M. Frety. Regione Paleartica; tutta Italia, molto comune. Alydus rupestris Fieb. - S. Giacomo d’Ayaz, Valtournanche, Ollomont, Val- savaranche, Gran S. Bernardo. Svizzera, Italia, Germania, Austria; Piemonte, Veneto, molto raro. Camptopus lateralis Germ. - Brusson. Regione Mediterranea, Germania meridionale, Polonia, Caucaso, T'ur- chestan; tutta Italia, comune. Corizus hyoscyami L. - Gressoney, Fiery d’Ayaz, St. Nicolas, Ravoire , Valsa- varanche, Pré St. Didier, La Thuile, Courmayeur. Regione Paleartica; tutta Italia, comune. Rhopalus subrufus Gmel. - Brusson, Courmayeur. Regioni Paleartica, Etiopica, Orientale e Neartica; tutta Italia, molto comune. Rhopalus conspersus Fieb. - Fiery d’Ayaz, Cogne. Europa media e meridionale, Caucaso, Turchestan; Italia settentrio- nale e centrale, Sicilia, Sardegna, raro. Rhopalus parumpunctatus Schill. - Brusson, Charvensod, Courmayeur. Specie Eurosibirica; tutta Italia, comune. Stictopleurus punctatonervosus Goeze - Charvensod. Specie Paleartica; tutta Italia. Stictopleurus crassicornis F. - Rhèmes, Courmayeur, Entrèves. Specie Eurosibirica; Italia settentrionale, Abruzzo. Stictopleurus abutilon Rossi - Aosta. Specie Eurosibirica; tutta Italia. Fam. ARADIDAE Aradus reuterianus Put. - Champ de Praz (teste L. Tamanini). Francia meridionale, Corsica, Austria meridionale; per l’Italia è noto solamente della Corsica. 136 C. MANCINI Aradus corticalis L. - Aosta. Specie Eubeiliziogi Piemonte, Veneto, Calabria, io la conosco pure dello Spluga (Lombardia). Fam. BERYTIDAE Neides tipularius L. - Pré St. Didier, Entreves. Europa, Asia Minore, Caucaso, Turchestan; Piemonte, Lombardia, Trentino, Toscana, Abruzzo, Lazio, Sicilia, io lo conosco pure dell'Emilia (Piacenza, Spilimberto), Marche (Imola), Rep. S. Marino, Calabria (Sila, Camigliati (Riva dell’Arvo)). Fam. LYGAEIDAE Lygaeus saxatilis Scop. - Champoluc, Brusson, Fiery d’Ayaz, Valtournanche, Ollomont, Pre St. Didier, Courmayeur, Entreves. Europa, Nord Africa, Persia, Turchestan, India settentrionale; tutta Italia, comunissima. LIRA pandurus Scop. - Aosta. | Is. Canarie, Regione Mediterranea, T'urchestan, Regioni Etiopica ed Orientale; tutta Italia. Lygaeus equestris L. - St. Vincent, Ollomont, Valsavaranche, Courmayeur, En- trèves. Specie Paleartica; tutta Italia, comune. Lygaeus albomaculatus Goeze - Ollomont. Europa media e meridionale, Algeria, Caucaso, Turchestan; tutta Italia. Nysius jacobeae Schill. - S. Giacomo d’Ayaz, Valtournanche, Cheneil, Valsa- varanche, Rhémes, Pré St. Didier, Courmayeur. Europa media e settentrionale, Pirenei, Siberia; Italia settentrionale. Nysius thymi WIff. - Cheneil, Rhémes, Courmayeur. Specie Eurosibirica; Italia settentrionale e centrale, Sicilia, Sardegna. Ortholomus punctipennis H.S. - Charvensod, Pre St. Didier. Specie Eurosibirica; Piemonte, Trentino, Emilia, Toscana, Marche, Umbria, Lazio, non comune. Kleidocerys resedae Panz. - Gressoney la Trinité, Fiery d’Ayaz. Specie Eurosibirica; Italia settentrionale, Toscana. * Geocoris lapponicus Zett. - Cheneil, Ollomont, Cogne. | Francia, Svizzera, Ungheria, Norvegia, Finlandia, Russia media e settentrionale, Siberia, Nord Mongolia; nuovo per l’Italia. Geocoris pallidipennis Costa. - Valpelline, S. Giacomo d’Ayaz. Regione Mediterranea, Cina, Regioni Etiopica e Orientale; Piemonte, Veneto, Venezia Giulia, Romagna, Liguria, Toscana, Lazio, Calabria, Si- cilia, io lo conosco pure di Lombardia (S.ta Caterina Val Furva). Heterogaster affinis H.S. - Courmayeur. Europa media e meridionale, Algeria, Asia Minore, Caucaso; Trentino, Toscana, Abruzzo, Lazio, Sicilia, Corsica, 10 lo conosco pure della Lombar- dia (Senago), Emilia (Parma), rara, nuovo per il Piemonte. EMITTERI DELLA VALLE D’AOSTA 137 Heterogaster artemisiae Schill. Entreves. Europa media e meridionale, Is. Canarie, Algeria, Siria, Caucaso, Turchestan; Italia settentrionale e centrale, Campania, Calabria. Heterogaster urticae F. - Parleaz. Europa, Is. Canarie, Nord Africa, Siria, Asia Minore, Caucaso, Tur- chestan; tutta Italia, comune. Platyplax salviae Schill. - Brusson, Courmayeur. Europa media, Regione Mediterranea; tutta Italia, comune. Oxycarenus modestus Fall. - Courmayeur. Europa media, Caucaso; Nizza, Piemonte, Lombardia, "Trentino, Venezia Giulia, molto raro. Macroplax preyssleri Fieb. - Courmayeur. Europa continentale; Italia settentrionale e centrale. Megalonotus dilatatus H.S. - Ollomont. Europa media e meridionale, Caucaso; tutta Italia. Megalonotus chiragra F. - Brusson, Champoluc, Pré St. Didier, Courmayeur. Specie Eurosibirica; Italia settentrionale e centrale. Stygnocoris rusticus Fall. - Courmayeur. Specie continentale; Italia settentrionale e centrale, Corsica. Peritrechus geniculatus Hhn. - Ollomont. Europa media e EEE Nord Africa, Persia, Caucaso; Liguria, Piemonte, Trentino, Veneto, Lazio. Aellopus atratus Goeze - Brusson, Ollomont, Parleaz, Pré St. Didier, Courmayeur. Europa media, Regione Mediterranea, Caucaso, ‘Turchestan, Regione Neartica; tutta Italia. Trapezonotus arenarius L. - M. Rosa, Fiery, S. Giacomo d’Ayaz, Ollomont, Valsavaranche, Courmayeur. Specie Eurosibirica; Italia settentrionale e centrale. Aphanus rolandri L. - M. Rosa. Specie continentale; tutta Italia, comune. Raglius lynceus F. - Courmayeur. Specie continentale; Italia settentrionale, ‘Toscana, Umbria, Lazio, Puglie, Sicilia. Raglius alboacuminatus Goeze - Frety. Specie continentale, tutta Italia, comune. Raglius pini L. - Champoluc, Fiery, S. Giacomo d’Ayaz, Ollomont, Valsavaranche, Courmayeur, Entrèves. Specie Eurosibirica; tutta Italia, comune. Raglius phoeniceus Rossi - Brusson, Champoluc, Courmayeur. Europa, Siria, Caucaso, Turchestan; tutta Italia, comune. Emblethis verbasci F. - Courmayeur, Entrèves. Regione Paleartica; tutta Italia, comunissimo. Drimus pilipes Fieb. - Courmayeur. Europa media e meridionale; Liguria, Piemonte, Trentino, Venezia Giulia, Corsica, io lo conosco pure delle Marche (M.te Giove (F ano)), molto raro. 138 C. MANCINI Eremocoris podagricus F. - Ollomont. Europa, Caucaso; Liguria, Trentino, Veneto, Venezia Giulia, Emilia, Toscana, Marche, Umbria, Puglie. Eremocoris abietis L. - Gressoney, Valtournanche, Valsavaranche, Courmayeur. Specie Eurosibirica; ‘Trentino, Veneto, molto raro, nuovo per il Pie- monte. Eremocoris fenestratus H.S. - S. Giacomo d’Ayaz, Ollomont, Courmayeur. Europa media e meridionale, Algeria, Caucaso, 'Turchestan; sparsa in tutta Italia ma non comune. Scolopostethus affinis Schill. - S. Giacomo d’Ayaz. Specie continentale; Italia settentrionale e centrale. Gastrodes grossipes De G. - Ollomont. Specie Eurosibirica; Italia settentrionale, Puglie, Corsica. Fam. PYRRHOCORIDAE Pyrrhocoris apterus L. - Pré St. Didier. Regioni Paleartica, Orientale, Neartica; tutta Italia, comunissimo. Fam. PIESMIDAE Piesma capitata WIff. - Courmayeur. Specie Eurosibirica; tutta Italia. Fam. 'TINGITIDAE Tingis reticulata H.S. - Entrèves. | Europa media, Russia meridionale, Caucaso; Italia settentrionale e centrale. | Tingis cardui L. - Entreves. Specie Eurosibirica; tutta Italia. Cotoplatus fabricu St. - Brusson. Specie continentale; Italia settentrionale. Physatocheila quadrimaculata WIff. - Courmayeur. Specie Eurosibirica; specie montana, sembra che in Italia sia molto rara, è indicata per tutta Italia da Garbiglietti e da De Carlini per il Canton Ticino, io la conosco solamente di Liguria (Rezoaglio, S. Stefano d’Aveto), Piemonte (Bardonecchia, Valformazza), Lombardia (Schilpario), Emilia (Canale Val Trebbia), Calabria (Camigliatello); gli esemplari di Stazzano citati da P.M. Ferrari in Hemipt. Agri Ligustici hucusque lecta (Ann. Mu- seo di Genova, 1874 Vol. VI p. 171) appartengono invece alla Phys. du- metorum H.S. Monanthia echi Schrk. - Valpelline, Pré St. Didier. Specie Eurosibirica; tutta Italia, comune. Fam. REDUVIIDAE Reduvius personatus L. - Courmayeur. Specie continentale; tutta Italia. EMITTERI DELLA VALLE D’AOSTA 139 Rhinocoris annulatus L. - Champoluc, Ollomont, Valsavaranche, Courmayeur. var. nigripes Manc. - Breuil. Specie Eurosibirica; tutta Italia, la varietà è stata descritta sull’esemplare del Breuil. Rhinocoris iracundus Poda - Courmayeur. var. rubricus Germ. - Ollomont, Courmayeur. Specie continentale; tutta Italia, comune specialmente la varietà. Coranus subapterus De G. - Champoluc, Cogne, Valsavaranche, La Thuile. Specie continentale; tutta Italia. Fam. NABIDAE Nabis myrmecoides Costa - Brusson, Charvensod. Specie Eurosibirica; tutta Italia, comunissimo. Nabis flavomarginatus Schltz. - Ollomont, Courmayeur. Specie Eurosibirica; d’Italia è nota solamente del Piemonte e della Lombardia, io la conosco pure della Venezia Tridentina (Peio, T'ubre) e della Venezia Giulia (Sorgenti Isonzo). Nabis feroides Remane - Brusson. Europa; Italia settentrionale e centrale, Campania. Nabis rugosus L. - Brusson, Fiery d’Ayaz, Courmayeur. Specie Eurosibirica; tutta Italia, comune. Fam. ANTHOCORIDAE Anthocoris nemoralis F. - Courmayeur. Europa, Nord Africa, Siria, Asia Minore, Caucaso; tutta Italia. Anthocoris pilosus Jak. - Courmayeur. Ungheria, Romania, Crimea, Caucaso, Nord Persia, ‘Turchestan; per l’Italia è indicato solamente del Trentino, io lo conosco pure della Lom- bardia (Bormio). Anthocoris nemorum L. - Ollomont. Specie Eurosibirica; Italia settentrionale e centrale. Tetraphleps bicuspis H.S. - Courmayeur, Entreves. Europa continentale; in Italia è rarissima e nota solamente del Pie- monte e del Trentino. * Acompocoris montanus E. Wagn. - Courmayeur. Alpi Austriache; nuovo per l’Italia. Orius niger Wlff. - Valsavaranche, Courmayeur, Entreves. Europa, Is. Canarie, Nord Africa, Siria, Caucaso, 'Turchestan ; co- mune in tutta Italia. Fam. MICROPHYSIDAE Myrmedobia inconspicua Dgl. Sc. - Champoluc. Inghilterra, Germania, Italia, Is. Canarie; in Italia è nota solamente del Piemonte e dell’ Emilia. 140 C. MANCINI Fam. MIRIDAE Deraeocoris annulipes H.S. - Brusson, Courmayeur. Specie Eurosibirica; Piemonte, ‘Trentino. Deraeocoris scutellaris F. - Ollomont. Specie Eurosibirica; Piemonte, Italia centrale, Sicilia. Deraeocoris ruber var. danicus F. - Courmayeur. var. gothicus Scop. - St. Vincent, Pré St. Didier, Courmayeur. var. dobsiki Stk. - Val Gressoney. var. segusinus Mll. - Ollomont. Europa, Asia Minore, Regione Neartica; tutta Italia, comune special- mente le varieta. | Deraeocoris lutescens Schill. - Courmayeur. Specie continentale; Italia settentrionale e centrale, Sicilia, Sardegna. Deraeocoris serenus var. extensus Stich. - Brusson. - Regione Mediterranea; Italia peninsulare. Deraeocoris punctulatus Fall. - Courmayeur. Regione Paleartica; tutta Italia. Monalocoris filicis L. - Courmayeur. Specie Eurosibirica; Italia settentrionale e centrale, Calabria, Sicilia. Orthonotus rufifrons Fall. - Courmayeur. Europa, Asia Minore, Caucaso; indicato per l’Italia solamente del Piemonte e Lombardia. Phylus coryli L. - Courmayeur, Entreves. Europa, Caucaso; tutta Italia. Psallus betuleti Fall. - Courmayeur. Europa media e settentrionale, Algeria, Siberia; Sicilia. * Psallus vittatus Fieb. - Valsavaranche. Svizzera, Austria, Ungheria, Romania; nuovo per l’Italia. * Psallus scholtzi Fieb. - Courmayeur. Europa media e settentrionale; nuovo per l’Italia. * Atractotomus rhodani Fieb. - Valsavaranche, Courmayeur. Francia, Svizzera, Romania; nuovo per l’Italia. * Plagiognathus bipunctatus Reut. - Courmayeur. Austria, Ungheria, Balcania, Russia meridionale; nuovo per l’Italia. Plagiognathus chrysanthemi Wlff. - Champoluc, Valsavaranche, Courmayeur. Europa, Algeria, Caucaso, T'urchestan, Siberia; Italia settentrionale, Sicilia. Plagiognathus arbustorum F. - Champoluc, Pré St. Didier, Courmayeur. Regione Paleartica; Italia settentrionale e centrale. Chlamydatus pulicarius Fall. - Courmayeur. Specie Eurosibirica; Italia settentrionale. Systellonotus triguttatus L. - Courmayeur. Europa; in Italia sembra raro, è noto della Venezia Giulia, Piemonte, Abruzzo, Lazio, Sicilia; io lo conosco pure di Liguria (M. Figogna, Santua- rio della Vittoria) e di Toscana (M. Pella). EMITTERI DELLA VALLE D’AOSTA 141 Cremnocephalus albolineatus Reut. - Champoluc, Courmayeur. Europa; da noi noto solamente del Trentino. Ani ceruttii E. Wagn. - Saint Oyen (Valle del Gr. S. Bernardo) (Cotypus). Vallese e Valle del Gr. S. Bernardo. RR globulifer var. reuteri Stich. - Courmayeur, Entreves. Europa, Algeria, Caucaso; Italia settentrionale e centrale. Campyloneura virgula H.S. - Courmayeur. Europa, Algeria, Tunisia, Turchestan; Liguria, Piemonte, Trentino, Veneto, Toscana, Sicilia, non comune, io la conosco pure del Lazio (Fiuggi, Sasso Furbara) e Campania (Portici). Philophorus clavatus L. - Valsavaranche, Pré St. Didier, Courmayeur. Specie Eurosibirica; Liguria, Piemonte, Trentino, Venezia Giulia, Umbria, Abruzzo, Lazio, Sicilia, Sardegna, Corsica. Pilophorus perplexus Dg. Sc. - Courmayeur. Europa, Algeria, Tunisia; Liguria, Piemonte, Trentino, Venezia Giu- lia, Umbria, Abruzzo, Lazio. Orthocephalus brevis Pnz. - Ollomont. Specie Eurosibirica; Canton Ticino, Trentino, Venezia Giulia, Abruzzo, Calabria, Sicilia, Sardegna, io la conosco pure di Lombardia (Esino), rara. Euryopicoris nitidus Mey. D. - Courmayeur, Entreves. Specie Eurosibirica; sparsa in tutta Italia nella regione montana, ma raro. Halticus apterus L. - Courmayeur. Specie Eurosibirica; tutta Italia. Strongylocoris leucocephalus L. - Brusson, Breuil, Valsavaranche, Pré St. Didier. Specie Eurosibirica; tutta Italia. * Orthotylus bilineatus Fall. - Courmayeur. Europa, Algeria; nuovo per l’Italia. Orthotylus marginalis Reut. - Brusson, Champoluc, Orvieille. Specie Eurosibirica; Liguria, Piemonte, Alto Adige, Venezia Giulia, Toscana, Umbria. Heterocordylus tumidicornis H.S. - Ollomont. Europa, Algeria, Caucaso; Liguria, Venezia Giulia, Emilia, Toscana, Abruzzo. Globiceps cruciatus Reut. - Courmayeur. Specie Eurosibirica; tutta Italia, comune. Stenodema calcaratum Fall. - Courmayeur. Europa, Mediterraneo, Regione Etiopica; tutta Italia. Stenodema virens L. - Gressoney, Brusson. Specie Eurosibirica; in Italia sembra rara, è indicata solamente di Li- guria, Lombardia, Trentino, Lazio e Sardegna. Stenodema laevigatum L. - Charvensod. Europa, Algeria, Caucaso, Regione Neartica; tutta Italia, molto comune. 142 C. MANCINI ' Stenodema sericans Fieb. - Pré St. Didier, Courmayeur. Italia, Svizzera, Baviera, “ne Carpazi; Italia settentrionale, specie montana. Stenodema algoviense K. Schm. - Valle Aosta. Descritto di Germania, è stato indicato del Trentino, il Prof. A. Servadei lo cita di Valle d’Aosta in Luglio non raro, ma non indica nessuna località. Stenodema holzatum F. - Champoluc, Fiery d’Ayaz, Breuil, Valsavaranche, Rhémes, Pré St. Didier, Courmayeur. Specie Eurosibirica; tutta Italia nella zona montana. Notostira erratica L. - Courmayeur. Europa, Regione Mediterranea; tutta Italia, comunissima. Megaloceroea recticornis Geoffr. - Courmayeur. Europa, Algeria, Asia Minore, Caucaso; tutta Italia, comune. Trigonotylus ruficornis Geoffr. - Courmayeur. Regioni Paleartica, Neartica; tutta Italia. Leptopterna dolobrata L. - Pre St. Didier, Courmayeur. Specie Eurosibirica; Italia settentrionale, Abruzzo, Lazio, Calabria, specie montana. | Phytocoris tiliae F. - Courmayeur. Europa, Algeria’ Piemonte, Trentino, Veneto, Venezia Giulia, io lo conosco pure di Liguria (San Lorenzo di Casanova, Casella). Phytocoris populi L. - Brusson, Courmayeur. Europa, Algeria; Veneto, Venezia Giulia, Calabria, Sicilia, Sardegna, ritengo che in Italia sia molto più sparso ma sempre raro, io lo conosco pure di Liguria (San Lorenzo di Casanova). Phytocoris ulmi L. - Ollomont, Pré St. Didier, Courmayeur. Europa, Algeria, Caucaso; tutta Italia. Phytocoris varipes Boh. - Valpelline. Europa media e meridionale, Algeria, Caucaso, Turchestan; Italia set- tentrionale e centrale, Sicilia. Adelphocoris lineolatus var. binotatus Hhn. - Courmayeur. Regione Paleartica; tutta Italia, la varietà è estremamente comune. Calocoris lineolatus Costa - Gressoney la 'Trinite, Ollomont, Brusson, Valtour- nanche. Austria, Svizzera, Italia, Francia; Liguria, Piemonte, Venezia Giulia, Toscana, Abruzzo, specie montana. Calocoris sexguttatus F. - Pré St. Didier, Courmayeur. Europa media e settentrionale, Caucaso; Lombardia, Trentino. Calocoris biclavatus H.S. - Cogne, Courmayeur. Europa; Italia settentrionale, ‘Toscana, Abruzzo, Campania. Calocoris fulvomaculatus De G. - Champoluc, Rhémes. Europa, Algeria, Asia Minore, Caucaso, Siberia; in Italia sembra raro, Garbiglietti lo indica di tutta Italia, però io l’ho trovato indicato solamente dell'Emilia e dell’ Abruzzo, io lo conosco pure dell’Alto Adige (Brunico). Calocoris affins H.S. - Courmayeur. Europa media e meridionale, Algeria; ‘Trentino, Venezia Giulia, Abruzzo, Sicilia, Sardegna, 10 lo conosco pure del Lazio (Gerano, Filetino). EMITTERI DELLA VALLE D’AOSTA 143 Calocoris alpestris Mey. D. - Champoluc, Ollomont, Courmayeur. Europa; in Italia si trova nella regione alpina e nell’Appennino emiliano, Calocoris roseomaculatus De G. - Champoluc, Ollomont, Courmayeur. Europa, Algeria, Siria, Caucaso; tutta Italia, non comune. Calocoris norvegicus Gmel. - Gressoney. Europa, Is. Canarie, Nord Africa, Siria, Asia Minore, Regione Neartica; tutta Italia, comunissimo. Hadrodemus M - flavum Goez. - Courmayeur. Europa media e meridionale; Italia settentrionale e centrale, Sicilia. Miris striata L. - Brusson. Europa, Siria, Caucaso; tutta Italia nella regione montana ma non comune. Brachycoleus scriptus F. - M. Rosa. Europa media e meridionale, Asia Minore, Caucaso, Turchestan, Siberia; Toscana, Abruzzo, Basilicata, Sicilia, Sardegna. Stenotus binotatus F. - Ollomont, Courmayeur. _ Europa, Asia Minore, Siberia; tutta Italia, comune. Dichroscytus valesianus Fieb. - Gressoney la Trinité. Spagna, Francia, Inghilterra, Germania, Svizzera, Austria, Grecia; noto in Italia solamente del Trentino. Liocoris tripustulatus F. - Pré St. Didier. Specie Eurosibirica; tutta Italia, comune. Lygus pabulinus L. - Cheneil, Courmayeur. Europa, Siberia, Cina, Regione Neartica; Italia settentrionale e centrale. Lygus viridis Fall. - Pré St. Didier. Europa, Regione Neartica; citato per l’Italia solamente del Trentino, molto raro. Lygus contaminatus Fall. - Val Gressoney. Specie Eurosibirica; Piemonte, Lombardia, Trentino. Lygus wagneri Remane - Gressoney, Brusson, Cheneil, Ollomont, Valsavaranche, Courmayeur. Specie Eurosibirica; Italia settentrionale, Sardegna. Lygus rugulipennis Popp. - Champoluc, Valsavaranche, Cogne, Courmayeur. Regione Paleartica; Italia settentrionale e centrale. Lygus gemellatus H.S. - Ollomont. Regione Paleartica; Trentino, Lazio, Lucania, Sardegna, lo ritengo molto più sparso. Lygus montanus Schill. - Aosta, Pré St. Didier, Courmayeur. Europa; Italia settentrionale, Abruzzo, Sicilia. Lygus campestris L. Gressoney. var. viridipallens Stich. - Gressoney, Pré St. Didier. var. trimaculatus ‘Tam. - Courmayeur. Europa, Caucaso, Siberia; in Italia non è comune, la forma tipica è nota del Piemonte, Trentino e Alto Adige, Emilia, Lazio, Lucania, Corsica, la var. viridipallens Stich. Piemonte e Trentino e la var. trimaculatus "Tam. Piemonte e Alto Adige. 144 | C. MANCINI Lygus Ralmi L. e var. pauperatus H.S. - Courmayeur. | | Regione Paleartica; tutta Italia, comunissimo, la varietà è nota del Trentino e del Lazio, io la conosco pure della Liguria (Genova, Rezzoaglio), Lombardia (Esino), ‘Venezia Giulia u) Toscana Ka Is. Giglio). Lygus basalis Costa - Courmayeur. Francia" Italia; Austria, Cecoslovacchia, Tabata: Svezia; Italia settentrionale e centrale, Campania. Lygus rubicundus Fall. - Valsavaranche, Courmayeur. Specie Eurosibirica; Italia settentrionale e centrale. Poeciloscytus unifasciatus F. - Gressoney, Pré St. Didier, Courmayeur. Regione Paleartica; tutta Italia. Polymerus holosericeus Hhn. - Gressoney, Courmayeur. Europa centrale e meridionale, Caucaso; Piemonte, Trentino, Venezia Giulia, Abruzzo, Puglie, io lo conosco pure della Lombardia (Legnano) e del Veneto (Ponzano Veneto, Udine). Charagochilus gyllenhali Fall. - Courmayeur. Regione Paleartica; tutta Italia. Fam. GERRIDAE Gerris costae H.S. - Cheneil, Valtournanche, Breuil, Courmayeur, Entrèves. Europa media e meridionale, Palestina, Siria, Asia Minore, Caucaso, Turchestan; Liguria, Trentino, Venezia Giulia, Emilia, Lazio, Campania, Calabria, Sicilia, Sardegna. Gerris lacustris L. - Valtournanche, Cheneil. Specie Eurosibirica; tutta Italia, comune. Fam. SALDIDAE Saldula orthochila Fieb. - Champoluc, Colle d’Olen. Specie Eurosibirica; Italia settentrionale e centrale, Sicilia. Saldula saltatoria L. - Gressoney, Ollomont. Europa, Nord Africa, Siria, Caucaso, Siberia; tutta Italia. Saldula c-album Fieb. - Gressoney, Pré St. Didier. Specie Eurosibirica; Piemonte, Veneto, Venezia Giulia, Abruzzo. Saldula melanoscela Fieb. - Courmayeur. Europa media e meridionale, Asia Minore, Cipro, Turchestan, Si- beria; Italia settentrionale, Abruzzo, Lazio, Sicilia. Saldula pallipes v. luctuosa Westw. - Cervinia. Europa, Caucaso, Nord Africa, Persia, Caucaso, Turchestan, Siberia; Trentino, Venezia Giulia, Sicilia, Sardegna. Chartoscirta elegantula Fall. - M.te Rosa. Specie Eurosibirica; Lombardia, Trentino, Abruzzo. Fam. NOTONECTIDAE Notonecta glauca L. - Lago Chamois m. 2.400, Lago Col Nana tn. 2,650, Pian Marmotte m. 2. 650 (Valtournanche). Specie Eurosibirica; Italia settentrionale. EMITTERI DELLA VALLE D’AOSTA 145 Notonecta maculata F. - Fiery d’Ayaz. Specie Mediterranea; tutta Italia, comune. Notonecta viridis Delc. - Fiery d’Ayaz. Specie Mediterranea; Italia settentrionale e centrale, Campania, Pu- glie, Sardegna. Fam. CORIXIDAE Sigara carinata C. Shlb. - Lago Col Nana, Ollomont, Oyace (Lago di Essert), Valsavaranche, Gran San Bernardo. Europa settentrionale, Caucaso; Piemonte, Trentino. HOMOPTERA Fam. CIXIIDAE Cixius pilosus Oliv. - Campoluc. Europa, Tunisia, Cina, Regione Neartica; Italia settentrionale e cen- trale; Puglie, Sicilia. Cixius nervosus L. - Aosta, Fiery d’Ayaz, Courmayeur. Regione Paleartica; tutta Italia. Cixius alpinus W. Wagn. - Courmayeur. Germania; Piemonte. Fam. ISSIDAE Issus coleoptratus Geoffr. - Ollomont. Europa, Algeria, Caucaso; Italia settentrionale e centrale, Sicilia. Fam. ARAEOPIDAE Calligipona pellucida F. - Courmayeur. Europa, Algeria, Caucaso, T'urchestan, Siberia, Regione Neartica; Liguria, Piemonte, Trentino, Emilia, Toscana, Umbria. Dicranotropis hamata Boh. - Courmayeur. | Europa, Algeria, Tunisia, Siberia; Liguria, Piemonte, Lombardia, Trentino, Toscana, Abruzzo, Campania, Puglie, la conosco pure del Lazio (Sasso Furbara). Fam. CERCOPIDAE Cercopis dorsata Germ. - Brusson. Europa meridionale; Italia settentrionale e centrale, Puglie, Calabria, Sicilia. Cercopis sanguinolenta Scop. - Courmayeur. Europa media e meridionale, Asia Minore; tutta Italia. Lepyronia coleoptrata L. - Courmayeur. Europa, Caucaso, 'Turchestan, Siberia, Regione Neartica; tutta Italia. Aphrophora corticina Germ. - Courmayeur. Europa occidentale, Regione Neartica; Liguria, Piemonte, Trentino. 146 C. MANCINI Aphrophora spumaria L. - Cogne, Ollomont, Pre St. Didier, Courmayeur. Regione Paleartica; tutta Italia. Philaenus spumarius L. - Fiery d’Ayaz, Ollomont, Valsavaranche, Pré St. Didier, Courmayeur. fina var. gibbus F. - Courmayeur; var. lateralis L. - Ollomont, Courmayeur; var. leucocephalus L. - Courmayeur; var. marginellus F. - Valsavaranche, Courmayeur; var. albomaculatus Schrk. - Courmayeur; var. trilineatus Schrk. - Courmayeur; var. flavicollis Schrk. - Courmayeur; var. populi F. - Cour- mayeur; var. pallidus Zett. - Ollomont. Regioni Paleartica e Neartica; tutta Italia. Neophilaenus lineatus L. - Courmayeur. Specie Eurosibirica; Piemonte, Trentino, Emilia, Lazio, Sicilia, Sar- degna. | Neophilaenus infumatus Hpt. - Courmayeur. Germania, Svizzera; Piemonte. Neophilaenus exclamationis Thnb. - Valsavaranche. * var. dilutus J. Shlb. - Entreves; var. renonensis W. Wagn. - Valsavaranche. Europa, Algeria, Siberia; Trentino, Toscana, la varietà è nuova per l’Italia. | Neophilaenus campestris Fall. - Courmayeur. Europa, Algeria, Tunisia, Caucaso; tutta Italia. Fam. ULOPIDAE Ulopa trivia Germ. - Courmayeur. Europa media e meridionale; Liguria, Piemonte, Trentino, Emilia, Toscana, Marche, Lazio, Abruzzo. >) D 3 Fam. EUACANTHIDAF Euacanthus interruptus L. - Ollomont, Pré St. Didier, Courmayeur. Regione Paleartica; Piemonte, Trentino, Emilia, Marche, Abruzzo, Lazio, Sicilia, lo conosco pure di Liguria (Casella, M. Penna), Lombardia (Bormio), Toscana (Pianosinatico). | Euacanthus acuminatus F. - Courmayeur. Specie Eurosibirica; Italia settentrionale e centrale. Fam. APHRODIDAE Aphrodes bicinctus Schrk. - Valpelline, Courmayeur. Regioni Paleartica e Neartica; tutta Italia. Aphrodes bifasciatus F. - Ollomont, Courmayeur. Specie Eurosibirica; Italia settentrionale e centrale, Puglie, Calabria. Aphrodes tricinctus Curt. - St. Giacomo d’Ayaz, Courmayeur. Europa media e meridionale, Algeria, Caucaso; Trentino, Marche, Lazio. Aphrodes trifasciatus Geoffr. - Champoluc, Courmayeur. Nord e media Europa, Siberia; Liguria, Piemonte, Trentino, io lo co- nosco pure del Parco Nazionale dell’Abruzzo. EMITTERI DELLA VALLE D’AOSTA 147 Aphrodes albifrons L. - Champoluc, S. Giacomo d’Ayaz, Courmayeur. Europa, Is. Canarie, Tunisia, Regione Neartica; tutta Italia. Aphrodes flavostriatus Don. - Pré St. Didier, Courmayeur. Specie Eurosibirica; Piemonte, Trentino, lo conosco pure di Liguria (Pedemonte, Casella). Fam. JASSIDAE Bathrachomorphus irroratus Lew. - Courmayeur. Europa centrale e meridionale, Caucaso, Turchestan; Liguria, Piemonte, Trentino. Fam. MACROPSIDAE Oncospis alni Schrk. - Courmayeur, Entreves. Specie Eurosibirica; Liguria, Trentino, Sardegna. Macropsis virescens F. - Courmayeur. Europa, Algeria, Caucaso, Turchestan, Siberia, Regione Neartica; tutta Italia. Macropsis infuscata J. Schlb. - Entreves. Francia, Germania, Svezia, Finlandia; Piemonte. Fam. IDIOCERIDAE *Idiocerus stigmaticalis Lew. - Courmayeur. Europa, Algeria; nuovo per l’Italia, lo conosco pure di Liguria (Casella). Idiocerus herrichi Kbm. - Courmayeur. Europa media e meridionale, Caucaso, 'Turchestan; Trentino, Lazio. Idiocerus populi L. - Courmayeur. Specie Eurosibirica; Piemonte, Trentino, Emilia, ‘Toscana. Fam. AGALLIIDAE Agallia venosa Fall. - Valsavaranche. Europa, Nord Africa, Asia occid., Siberia; Italia settentrionale e cen- trale, Calabria, Sicilia, Sardegna. Fam. MACROSTELIDAE * Macrosteles frontalis Scott. - Courmayeur. Inghilterra; nuovo per l’Italia. Macrosteles sexnotata Fall. - Courmayeur. Regione Paleartica; tutta Italia. * Macrosteles horvathi W. Wagn. - Courmayeur. Europa, Is. Canarie, Giappone, Regione Neartica; nuova per l’Italia. Fam. DELTOCEPHALIDAE Doratura stylata Boh. - Valsavaranche. Europa, Nord Africa, Turchestan, Siberia; Piemonte, Trentino, Emi- lia, Marche, Lazio, Molise, Calabria. 148 C. MANCINI Psammotettix striatus L. - Entreves. Regione Paleartica; tutta Italia. Psammotettix alienus Dhlb. - Courmayeur. Specie Eurosibirica; tutta Italia. Psammotettix cephalotes H.S. - Courmayeur. var. helvolus Kbm. - Courmayeur. : Europa media e settentrionale, Siberia; Italia settentrionale, Lazio, Puglie, Calabria, la varieta € nota della Sardegna, io la conosco pure della Venezia Giulia (Monfalcone) e dell’Emilia (M. Falco). Deltocephalus pulicarius Fall. - S. Giacomo d’Ayaz, Courmayeur. Europa, Algeria, Turchestan, Siberia; Piemonte, Trentino, Emilia. * Fassargus neglectus Then. - Courmayeur. | Austria, Ungheria; nuovo per l’Italia. Ebarrius cognatus Fieb. - Entrèves. Finlandia, Norvegia, Svezia, Cecoslovacchia, Austria; Trentino. Diplocolenus abdominalis Fieb. - Fiery d’Ayaz, Courmayeur. | Europa, Tunisia, Caucaso, ‘Turchestan, Siberia; Trentino, Emilia, Abruzzo, Lazio, lo conosco pure del Veneto (dint. di Treviso). Fam. EUSCELIDAE Thamnotettix dilutior Kbm. - Courmayeur. Europa media e meridionale, Siberia; Italia settentrionale e centrale, Puglia, Calabria, Sicilia. Cicadula quadrinotata F. - Courmayeur. Europa, Algeria, Siberia, Giappone; Piemonte, Trentino, Emilia, Calabria, Sardegna. * Cicadula persimilis Edw. - Courmayeur. Europa media e settentrionale; nuova per l’Italia. Pseudotettix subfusculus Fall. - Ollomont, Courmayeur. Europa, Nord Africa, Siberia; Italia settentrionale e centrale, Puglia, Calabria. Fam. TYPHLOCYBIDAE Dicraneura manderstjernai Kbm. - Courmayeur. Europa media; Trentino. Empoasca rufescens Mel. - Courmayeur. Europa media; Lazio. * Cicadella ornata Leth. - Courmayeur. Europa media; nuova per l’Italia, la conosco pure dell’ Abruzst (Sul- mona). * Cicadella cyclops Mats. - Courmayeur. Europa media; nuova per l’Italia, la conosco pure dell’Alto Adige (Brunico). 149 L. BOLDORI LARVE. DI COLEOTTERI I LARVE. DH EBEEH EN Dx Una scatola di semplice cartone, con punti metallici che lasciavano fessure negli angoli, racchiuse, nel lontano 1910, la mia prima collezione entomologica costituita da ben due o tre pieridi, qualche cetonia, una coccinella e non ricordo che altro ancora. Siccome il coperchio completava analogamente la molto somma- ria accennata chiusura gli antreni l’invasero con piacere: fu quello il mio primo allevamento di coleotteri. Le cicindele si prestarono poi a più proficui allevamenti finchè, iniziate le esplorazioni in caverna, mi diedi non solo ad allevare cavernicoli, ma cominciai a disturbare il prossimo per sentenziare l’importanza degli studi delle forme preim- maginali nella sistematica. Ora, non starò a rifare la predica! Mi limiterò a segnare nel cenno biblio- grafico anche i dati dei miei sproloqui così come farò per le modalità di caccia, di allevamento e di conservazione dei materiali. Del resto voci ben più autorevoli della mia si sono anche recentemente levate a favore degli studi larvali cosicchè pare più utile facilitarli fornendo basi attendibili a chi voglia addentrarsi nel cam- po tanto negletto da dilettanti e professionisti. Ho messo di proposito un titolo della maggiore possibile ampiezza nella speranza che altri vogliano seguire il mio esempio e da una collaborazione risulti un «catalogo delle larve conosciute di coleotteri ». La forma che ho preferita è quella ibrida fra la chiave e l'elenco. Perciò sulla trama di una chiave dicotomica verranno elencate, genere per genere, le larve conosciute. Per ciascuna di esse verranno indicati i lavori che ne parlano, anche per semplice citazione. Cerco in tal modo di completare o meglio aggiornare le pub- blicazioni che in tempi precedenti si occuparono dell’argomento come l’ormai vecchissimo Ruperstberger, il Blunck ed altri ancora. Mi si permetta di chiudere queste righe introduttive con due affermazioni. La prima: che non ritengo possibile, almeno per il momento, giungere a delle determinazioni larvali di specie, cosa ovvia perchè evidentemente i caratteri di- stintivi si precisano e si rivelano con lo svilupparsi del soggetto. La seconda: che pare assiomatico l’affermare che a larve diverse corrispondono sempre forme immaginali diverse e mai a forme immaginali affini corrispondono larve profon- damente diverse: se ciò accade non è eccezione alla regola, ma avvertimento che gli studi e le deduzioni umane sulle immagini vanno rivedute. * * * La chiave che segue non è il frutto di un riesame dei materiali, ma l’aggior- namento di quelle che pubblicai in passato con l’inserimento dei nuovi tipi lar- vali rinvenuti e studiati da altri successivamente alle mie note di egual titolo VIII 150 L. BOLDORI CIA apparse 0 in corso di stampa in periodici non strettamente entomologici. È però mia intenzione di intraprendere quanto prima uno studio ex novo sugli stadi larvali della intera famiglia Trechidae Bonelli 1810. ; (2) Larve viventi nei greti dei torrenti e sulle rive del mare, aventi sempre due distinti unghielli tan.) LS 3 2 (1) Larve viventi nelle più varie condizioni, ma sempre con tarsi terminanti in un solo unghiello . . D 3 (4) Larve viventi nei pressi delle spiagge marine dell’isole Crozet. Le zampe si terminano in due unghielli lievemente ineguali Amblystogenium End. pacificum Putz. 1909 - Enderlein, Deutsch. sudpol. Exped. X, zool. II pag. 371-374 1926 - Jeannel, Abeille XXXII, p. 385 1931 - Boldori, Mem. soc. ent. it., p. 156 | 1937 - Womersley, Ant. res. exped., rep. B., v. IV, p. 24-26 1940 - Jeannel, Mem. Mus. Paris, n. s. XIV, p. 87-92 1942 - v. Emden, Trans. R. Ent. Soc. London 92, p. 29 e 61 1951 - Boldori, Rass. spel. it. III, p. 142-148 4 (3) Larve viventi con le immagini nel greto dei torrenti. Zampe con due unghielli tarsali e fra essi una più lunga setola ricurva Perileptus Schaum. areolatus Cr. 1936 - Boldori, Studi trent. sc. nat. XVII, p. 65-71 1940 - Jeannel, Mem. Mus. Paris, n.s. XIV, p. 90-91 1942 - v. Emden, Trans. R. Ent. Soc. London, 92, p. 28 e 61 1951 - Boldori, Rass. spel. ital., III, p. 141-150 5 (6) Larve viventi sulle coste marine alternativamente sommerse dalle maree. Palpi labiali aventi il secondo articolo senza traccia di suddivisione. Nasale a margine anteriore rotondeggiante Aepopsis Jeann. Robini Lab. 1838 - Westwood, Mag. zool. bot. II, p. 124-132 1839 - Westwood, An introd. mod. classific. of Insects, pag. 462 1850 - Coquerel, Ann. soc. ent. France s. 2, t. 8, p. 529 1858 - Laboulbène, Ann. soc. ent. France, p. 73-110 1862 - Laboulbène, Ann. soc. ent. France, p. 564-565 1862 - Perris, Ann. soc. ent. France, p. 173-243 1919 - v.. Emden, Suppl. ent. n. 8, p. 19 1920 - Jeannel, Arch. zool. exper., t. 59, p. 509-542 1923 - Bolivar, Bul. r. soc. esp. hist. nat. XXIII, p. 56-59 1925 - Lengerken in Blunck Syllabus Insektbiol. I, p. 20-21 1926 - Jeannel, Abeille XXXII, p. 383 1931 - Boldori, Mem. soc. ent. ital. X, p. 155 1938 - Le Masne, Bull. soc. zool. Fr. LXIII, p. 68 1941 - Jeannel, Faune France 39, p. 305 e 1166 1942 - v. Emden, Trans. ent. soc. London 92, p. 29 1951 - Boldori, Rass spel. ital., III, p. 142-148 6 (5) Palpi labiali con secondo articolo pit o meno distintamente Vise dh dete) Nat A Kegel 4 gy za lu? * 11 iva 13 14 15 16 (8) (11) (14) (13) (16) (15) LARVE DI TRECHINI 151 Nasale con lobo mediano molto stretto e tanto proteso in avanti da generare due ampie concavità laterali - Larve prov. dalle Prealpi: BST Ah ag? RoE an) gl Allegrettia Jeann. Boldorii Jeann. 1924 - Boldori, Boll. soc. ent. ital., LVI, p. 145 1926 - Jeannel, Abeille XXXII, XXXV, p. 394 e 226 1927 - Boldori, Mem. soc. ent. ital., VI, p. 92 1931 - Boldori, Grotte d’It., V, p. 10 1931 - Boldori, Mem. soc. ent. ital, X, p. 161 1942 - v. Emden, Trans. ent. soc. London, 92, p. 29 1951 - Boldori, Rass. spel. ital., III, p. 148 Nasale di diversa forma . . A a cone Nasale a margine anteriore arcuato e-denticolato;.. .. . . 11 Nasale trilobato od a margine anteriore rettilineo e denticolato 17 Larve oculate viventi in una caverna della Spagna Iberotrechus Jeann. Bolivari Jeann. 1920 - Jeannel, Arch. zool. exper. gen. 59, p. 521 1926 - Jeannel, Abeille XXXII, p. 386 1931 - Boldori, Mem: soc. ent. ital. X, p. 156 1942 - v. Emden, Trans. r. entom. soc. London, 92, p. 29 1951 - Boldori, Rass spel. ital. III, p. 148 Larve viventi in altra località . . 13 Testa più larga che lunga (rettangolare secondo il disegno di Lera 19 1 alate a a dia na Temnostega End. antarctica End. 1909 - Enderlein, Deutsch. sudpol. Exped., X-II, p. 371 1926 - Jeannel, Abeille XXXII, p. 385 1931 - Boldori, Mem. soc. ent. ital. X, p. 156 1940 - Jeannel, Mem. mus. Paris, n.s. XIV, p. 82 1942 - v. Emden, Trans. r. ent. soc. London, 92, p. 29, 61 1951 - Boldori, Rass. spel. ital. III, p. 142 Testa più lunga che larga . LF Larve viventi a grande profondità. in ambienti ipogei a bassa temperatura (+ 4°?). Nasale non particolarmente proteso, arcuato a segmento circolare. Molte setole, quelle della corona ti- biale molto sviluppate © » n e airone 1; Mall, venetianus Winkl. 1956 - Busulini, Boll. Mus. st. nat. Venezia, IX, p. 115-122 Larve facilmente rinvenibili con gli adulti specialmente nei coni detritici sul fondo di pozzi carsici. Nasale arcuato, ma spesso molto proteso tanto da raggiungere una forma semicircolare a corto raggio. Minor numero di setole, quelle della corona tibiale non raggiungono la metà tarsale . . Typhlotrechus J. Müll. Bilimeki croaticus Hampe 1939 - Boldori, Le grotte d’It., s. 2, v. III, p. 63 1951 - Boldori, Rasseg. spel. it., III, p. 148 152 17 (10-18) 18 19 an (20) L. BOLDORI Bilimeki dimnicensis Müll. 17931: Boldori, Leser. alt.» MVjipi- LI Logi: Boldori;: Mem, :60c. "ent: At, N; pr “Hot 1933 - Boldori, Atti I Congr. spel. naz. Trieste, p. 193 1951 - Boldori, Rass. spel. it., III, p. 148 Bilimeki frigens Jeann 1039 - Boldon, Le er. alt, s. 2, v. Ill, D. 60 1951 - Boldori, Rass. spel. it., III, p. 148 Bilimeki Hacqueti Sturm 1930 - Boldorl, Be gr. dit, 8 2, v. ITL p. 6 1951 - Boldori, Rass. spel. it., III, p. 148 Bilimeki Hauckei Ganglb. 1931 - Boldori, Le gr. d’It., V, p. 10 1931 - Boldori, Mem. soc. ent. it., X, p. 161 1986: Boldoni Le Lens e. gs vos per 04 1939 Roldosy Ie.gr. dt, 2, ve. LIL, prise 1951 - Boldori, Rass. spel. ital. III, p. 148 Bilimeki Kiesenwetteri Sch. 1939 + Boldor;